Fiom, Landini: «La nostra scelta» Fonte: rassegna

“La Fiom non si è esclusa. È stata esclusa”. Sono partite dalla fine dell’intervento di Susanna Camusso le conclusioni di Maurizio Landini al XXVI Congresso della Fiom. “Non è per polemica, ma questo è un punto decisivo del come si sta in un’organizzazione”, ha continuato poi riepilogando le ragioni del dissenso sull’accordo del 10 gennaio e della decisione non di partecipare alla consultazione decisa dalla Cgil ma di rimettersi direttamente al voto dei lavoratori.

“La domanda la faccio io alla confederazione: la Cgil sostiene i lavoratori della Fiom per cambiare quell’accordo?” le parole successive. “Noi abbiamo indicato i punti precisi su cui quel testo va modificato: il diritto di voto, sempre, di lavoratrici e lavoratori; diritto che nella maggioranza dei casi viene regolarmente esercitato, oggi, ogni qualvolta si firma un accordo”. E poi il no al sistema delle sanzioni e all’arbitrato obbligatorio.

Se il problema è rilanciare la contrattazione, come giustamente ha sottolineato il segretario generale della Cgil, alcuni soggetti privati – Cisl, Uil, Confindustria – non possono avere il diritto di decidere chi può contrattare o meno. Non è possibile “che esisti solo se firmi questo o quell’accordo”, la Cgil deve farsi garante delle libertà sindacali. Così come non può sostenere l’idea che l’esigibilità di un accordo, anziché essere affidata alla responsabilità delle parti, debba essere regolata da un sistema di sanzioni. O che l’autonomia negoziale dei titolari della contrattazione, con le mediazioni necessarie, debba avere alle spalle un terreno precostituito in cui alla fine sono le confederazioni che decidono.

Cambiare l’accordo, dunque. E, insieme, avviare a maggio-giugno una campagna generalizzata di rinnovo delle Rsu. “Perché se qualcuno viene a dirti che non sei rappresentativo è quella la strada per dimostrare il contrario”. “È un’azione contrattuale o un’azione politica, questa? – ha esclamato il leader della Fiom –. E perché ripetere continuamente che la Fiom dice sempre di no? Non raccontiamo storie, noi siamo il sindacato che in Italia fa più accordi!”.

Un sindacato che tiene a pubblicare i propri bilanci, fra l’altro, e a rendere note le buste paga. Fatto di donne e uomini che non concepiscono il proprio lavoro come un mestiere qualsiasi. Al contrario di quel che tanti pensano, “non siamo impiegati dello Stato, i lavoratori devono saperlo”.

E ancora, la questione della Fiat. Un’impresa tanto cambiata ma che “è sempre al centro, nel bene e nel male”. Le cui vicende, i cui conflitti, “hanno ogni volta determinato un cambiamento dei rapporti sociali del paese”. È la storia di questi anni. Oggi la riconquista del contratto nazionale passa anche per i lavoratori Fiat, allora. Qui però c’è la necessità di un cambiamento: contratti diversi, non solo tra la Fiat e le altre aziende metalmeccaniche, ma nell’industria, non aiutano.

Un ragionamento che riporta all’accordo sulla rappresentanza. “Perché non lo riapriamo? Quello schema permette di fare davvero la contrattazione? Vogliamo discuterne? Il problema non è il segretario generale della Cgil, ma cosa la Cgil fa”.

E il governo, Renzi, tutto quanto è successo ultimamente? “Le proposte del nostro congresso sono le proposte per il governo”, ha proseguito Landini. Se continuerà con le privatizzazioni, e altre misure non condivisibili, ci sarà la mobilitazione, la lotta, “sino allo sciopero generale” – che la Cgil a quel punto dovrebbe proclamare anche da sola se Cisl e Uil fossero contrarie –.

Ma ignorare quel che sta accadendo, le aspettative oggi esistenti, sarebbe un errore. “Dia una mano a Renzi”: un incontro fortuito a Viale Regina Margherita, a Roma – due signori che passavano in auto –, dicono tanto, per Landini, di sentimenti e attese assai diffusi. “Interroghiamoci su cosa c’è dietro. C’è davvero una parte del paese che non si fida più, che si attacca a tutto pur di cambiare. Dobbiamo capire che anche per noi muta il terreno d’iniziativa, che anche noi dobbiamo essere più veloci”. Senza sacrificare com’è ovvio le complessità, e provando a discutere su tutti i temi che possono essere oggetto dell’intervento del sindacato – non ultimo il salario minimo –.

Infine il congresso della Cgil. “Avevamo fatto un accordo esplicito, siamo di fronte a un congresso che la sua natura l’ha già cambiata”. La composizione della platea dei delegati non rispecchia le diverse anime della confederazione, detto in altre parole. La dialettica delle posizioni è stata sempre la forza, la ricchezza della Cgil. Oggi “il problema non è più la dialettica, ma la Fiom”. E questo, sottinteso, non è un bene.

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