Il sogno della Fiom: democrazia e partecipazione per vincere la sfida. L’intervento di Landini al congresso | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

A Rimini ha preso il via il congresso della Fiom. Un appuntamento molto atteso, soprattutto per quanto riguarda lo spinoso e difficile dibattito interno. Dalle prime avvisaglie si capisce che l’assise di maggio della Cgil sarà un appuntamento da non mancare. Mace n’è anche per il Governo. “#Matteo non stare sereno”: e’ il messaggio lanciato dal segretario generale al presidente del Consiglio poco prima di salire sul palco congressuale. “Se potessi mandare un messaggio, come adesso si fa con Twitter – dice – mi sentirei di dire al presidente del Consiglio :”#Matteo non stare sereno, perche’ noi alle nostre richieste non rinunciamo e non ce ne faremo una ragione”.

La relazione di Landini parte con un affondo contro la Cgil, responsabile di aver cambiato la natura del congresso facendo prevalere una logica autoritaria,e bluffando addirittura sui numeri. Il punto è il voto sugli emendamenti. I dati che Landini presenta sono molto diversi da quelli della Cgil. In pratica, alla Fiom risulta che i cinque testi presentati pur sempre all’interno del documento di maggioranza hanno ottenuto nelle altre categorie una percentuale tra il 32 e il 46%. Da Corso d’Italia fanno invece sapere che il rane è tra il 7% e il 23%. Illeader della Fiom va giu duro: “Operazione truffaldina, mortificazione del pluralismo della nostra organizzazione”. Ma non è finita qui, quei numeri, secondo la Fiom, dicono anche dell’altro. Ed è il nodo della partecipazione visto che i documenti sono stati votati da meno del 16,5% degli iscritti in Cgil. “La forma congresso è superata,non serve più a nessuno. Né a partecipare né a parlare con la società”. “La Cgil al contrario – sottolinea Landini – ha bisogno di aprirsi e allargare la rappresentanza e cambiare le pratiche di funzionamento. Una sfida decisiva per il nostro destino. Non si può pensare di ‘mantenere le posizioni’ o adeguarsi ai cambiamenti in corso. Dobbiamo misurarci e essere in grado di proporre delle soluzioni alternative. Se rimaniamo fermi per conservare noi stessi impauriti ci porta verso una lenta agonia e rischia di essere un suicidio. Superare la logica della riduzione del danno aspettando tempi migliori. Stiamo vivendo una crisi di rappresentanza esplicita”. Una requisitoria molto dura, che ha però il pregio della verità e della trasparenza. Una analisi impietosa che via via si estende alla crisi e alla necessità di accettare la sfida, “per cambiare il Paese”. Lo strumento? La scelta dello stare insieme con giustizia, ovvero del sindacato. Solo così è possibile rimanere fedeli ai valori della libertà e dell’uguaglianza. “Non c’è più niente da conservare se non la natura confederale del sindacato, ovvero ‘insieme con giustizia’”.

La crisi divide, e i governi non aiutano, a cominciare dai vincoli europei. Il punto è che l’austerity non lascia più spazio agli investimenti. “La vera battaglia da lanciare è far assumere la piena occupazione che non può venire perseguita se non attraverso nuove politiche pubbliche”. LaFiom fa le sue proposte: riforma della banca centrale europea; per consentirle l’emissione di eurobond e il perseguimento della crescita, con un operato sottoposto al puntello del Parlamento europeo; riforma fiscale; riforma del sistema finanziario; politiche industriali rispettose dell’ambiente e con una idea diversa di rapporto con il territorio e le città. Una idea di società che rimette al centro la politica economica e non l’austerità, né la conservazione dell’esistente. Lontano anni luce dal comportamento servile di alcuni ministri alla Fiat. “Un tema, quello della Fiat, che deve toranre centrale per impedire che Termini Imerese chiuda e trovarci con gli altri siti nel futuro di fronte ai problemi”. A maggio novità dalla Fiat? “Bene,ma quanto si produrrà in Italia? Se fai sei milioni di auto nel mondo più di un milione devono essere prodotti dall’Italia”.

Insomma, se si vuole cambiare veramente, nell’interesse degli ultimi, bisogna superare le barriere accettando la sfida. La prospettiva del sindacato europeo nelle parole di Landini sembra davvero meno rituale. Così come sul piano nazionale, un contratto nazionale dell’industria. Landini pensa alle divisioni sindacale di questi anni  e alla neccessità di tornare a fare il sindacato che davvero promuove l’unità dei lavoratori. Del resto è l’unico strumento rimasto di fronte a un sistema delle imprese che accentrano le decisioni, promuovono la concorrenza tra i lavoratori e distruggono i contrati nazionali. Un sindacato europeo che abbia fermi i seguenti obiettivi: salario minimo, orario di lavoro, lotta alla precarietà, voto dei lavoratori e democrazia partecipativa.

“La Fiom non ha mai smesso di sognare né di difendere le proprie idee”, dice Landini ricordando Pio Galli. “La sua esperienza ci parla”, aggiunge. “Il ruolo di Pio fu fondamentale per rinnovare il sindacato”. Ma soprattutto nello gestire la gloriosa epoca unitaria dell’Flm.

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