Giornata mondiale dei Rom. Amnesty: “L’Europa non li protegge dal razzismo” | Autore: claudia galati da: controlacrisi.org

Ieri è stata la Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, istituita dall’ONU nel 1979 per commemorare l’8 aprile 1971, data in cui per la prima volta si riunirono a livello internazionale rappresentanti delle comunità rom, costituendo così la “Romani Union”, la prima associazione mondiale dei Rom. In quella occasione scelsero di definirsi “Rom” e non “zingari”, termine considerato dispregiativo.In Europa i Rom e i Sinti sono tra i 10 e i 12 milioni, in Italia sono circa 170 mila, ossia lo 0,3% della popolazione (in Romania sono 2 milioni e mezzo e in Spagna 800 mila). Si tratta per la maggior parte di cittadini italiani, presenti sul territorio dal 1400, e in parte di immigrati in regola, arrivati di recente, in ondate successive, da ex-Jugoslavia, Romania e Bulgaria.

Diversi studi scientifici evidenziano che il nomadismo ormai coinvolge solo il 3% dei rom, mentre la maggior parte di loro, a causa anche del fallimento delle politiche di inclusione sociale della popolazione rom in Italia, attualmente vive emarginata in “campi attrezzati”, creati e gestiti con denaro pubblico attraverso cooperative scelte dalle amministrazioni locali sulla base di contratti. I campi sono per lo più lontani dai centri abitati, dalle scuole e dai posti di lavoro. E sono anche piuttosto onerosi per le amministrazione pubbliche: una ricerca di Lunaria ha calcolato che, nella sola città di Roma, la gestione dei campi nomadi sia costata al contribuente 86 milioni di euro tra il 2005 e il 2011. Soldi che invece potrebbero essere usati in maniera più fruttuosa per integrare i residenti dei campi tramite supporti all’impiego, all’abitazione e alla scolarizzazione.

In molti paesi europei esistono quartieri ghetto, ma in nessun stato membro Ue vi sono villaggi creati dalle istituzioni appositamente per concentrarvi persone appartenenti a una singola etnia, per segregare le persone in base alla razza, costringendole a risiedere in baracche o container che nulla hanno a che vedere con abitazioni vere e proprie.

La discriminazione dei rom – nonostante gli obblighi internazionali e comunitari in tutela dei loro diritti, e i fondi strutturali stanziati dalla Ue contro la discriminazione su base etnica -, non solo nel nostro Paese, è all’ordine del giorno: razzismo, pregiudizi, paure ingiustificate e ignoranza comportano violenze, allarmismi e ghettizzazione di queste persone, allontanandone l’integrazione nella società. Ed è proprio questa “discriminazione sistematica e radicata” nei confronti delle comunità rom in Europa che viene denunciata da Amnesty International nel suo rapporto: “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista”, diffuso – non a caso – proprio nella giornata di oggi. Secondo l’organizzazione internazionale, gli stati europei non solo non stanno contrastando, ma addirittura in alcuni casi alimentano la discriminazione, le intimidazioni e le violenze nei confronti dei rom. “In Europa, negli ultimi anni, vi è stata una rilevante crescita della violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante è stata clamorosamente inadeguata. È inaccettabile che nell’Europa moderna di oggi le comunità rom debbano vivere sotto la costante minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom (termine utilizzato in riferimento a tutti gli episodi di violenza, danni materiali, massacri e persecuzioni a sfondo etnico-razziale, n.d.r.) ” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Il rapporto prende in esame gli episodi più gravi di violenza e intimidazione compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in Europa ai danni dei rom negli ultimi anni: in Repubblica Ceca nel 2013, dove gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-rom in decine di città e villaggi di tutto il paese, ricorrendo a sistematiche intimidazioni e marce a scadenza regolare nei confronti delle comunità rom. In Francia, dove la sera del 22 novembre 2011 a Marsiglia la polizia fece irruzione nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di dieci famiglie rom, lanciando lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali. Generalmente, i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e di violenza perché non hanno fiducia nella polizia e temono ulteriori conseguenze. In Grecia, dove il 4 gennaio 2013 una settantina di persone lanciarono bombe molotov, pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom, nell’indifferenza della polizia. “In molti casi, le autorità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia”, ha lamentato Dalhuisen.

“Troppo spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i più gravi episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorità sono riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si è mostrata restia a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente discriminazione nei confronti dei rom” – ha commentato Dalhuisen. “L’Unione europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria negli stati membri, non si è ancora impegnata in un’azione chiara e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei confronti dei rom all’interno degli stati membri.”

Amnesty International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom nel continente.

Anche in Italia, dove nonostante la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e rafforzare la tutela dei rom e non solo.

In mattinata il presidente della Camera Laura Boldrini ha ricevuto una delegazione di giovani rom, e il Comune di Roma nel pomeriggio ha organizzato una tavola rotonda nella Sala della Piccola Protomoteca alla quale hanno partecipato, oltre a esponenti della Giunta Regionale e comunale, rappresentanti di associazioni impegnate nell’integrazione della comunità rom e sinti. Ed è proprio in questa ricorrenza che la “Federazione Roma e Sinti Insieme” ha lanciato la campagna nazionale per la raccolta di firme su una legge di iniziativa popolare per il riconoscimento giuridico della minoranza linguistico-culturale dei Rom e Sinta italiana.

Il 4 aprile scorso invece, un gruppo di associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della comunità rom di Roma ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina siano investite in progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel centro di accoglienza: “Best House Rom” e per le famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.”Le violazioni dei diritti umani dei rom da parte delle autorità italiane, incluse quelle di Roma, continuano: sgomberi forzati, segregazione in campi in condizioni abitative gravemente inadeguate ed esclusione dall’edilizia residenziale pubblica stanno proseguendo sotto l’amministrazione del sindaco Marino”, ha ricordato lo stesso Dalhuisen.”Amnesty International aveva auspicato un cambio di rotta da parte della giunta Marino dopo gli anni del “Piano Nomadi” della giunta Alemanno. Lo scorso ottobre avevamo accolto con favore l’impegno della giunta Marino a ritirare misure chiaramente discriminatorie nei confronti delle famiglie rom residenti nei campi autorizzati nell’accesso alle case popolari, ma ad oggi il sindaco Marino non ha mantenuto quegli impegni né ha risposto alla nostra lettera del 14 febbraio scorso, in cui esprimevamo profondo rammarico per il fatto che la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari riferita al bando pubblico del 31 dicembre 2012 non fosse stata ancora pubblicata e che l’attribuzione del punteggio a ciascuna domanda venisse ancora compiuta in applicazione dei criteri previsti nella circolare del dipartimento Politiche abitative del 18 gennaio 2013. Insieme ad Amnesty International, anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks aveva evidenziato il carattere discriminatorio di quella delibera, che impedisce ai rom residenti nei campi autorizzati di veder riconosciuto il proprio stato abitativo gravemente disagiato e dunque riduce enormemente le loro probabilità di vedersi assegnata una casa popolare”, ha proseguito Dalhuisen.

“Chiediamo al sindaco Marino anche di fare chiarezza su come intenda impiegare i fondi recentemente messi a disposizione dalla Regione Lazio per la cosiddetta ‘emergenza abitativa’.

Non possiamo accettare che quest’operazione ancora una volta si concluda con l’esclusione delle famiglie rom residenti nei campi, oltre che di altri cittadini che hanno fatto domanda per un alloggio residenziale pubblico in base alla graduatoria del 31 dicembre 2012”, ha concluso Dalhuisen. A Roma, nell’ambito di una grave emergenza abitativa dovuta alla scarsa disponibilità di alloggi pubblici, dei 50.000 nuclei familiari che vivono nelle case popolari della capitale gestite dall’Ater solo lo 0,02 % è costituito da rom, sebbene i rom costituiscano oltre lo 0,2 % della popolazione totale della città.

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