La democrazia è un’inserzione contro Landini? | Fonte: Il Manifesto | Autore: Francesca Re David*, Mirco Rota**

Con un mes­sag­gio a paga­mento sull’ Unità del 31 marzo scorso — ma la cifra chie­sta è stata dav­vero con­cor­ren­ziale, spe­ci­fi­cano gli autori — si è voluto riba­dire che il segre­ta­rio gene­rale della Fiom Cgil nazio­nale, con le sue ripe­tute appa­ri­zioni tele­vi­sive e con le inter­vi­ste rila­sciate ai gior­na­li­sti, con­ti­nue­rebbe ad affer­mare — in modo asso­lu­ta­mente falso — una man­canza di demo­cra­zia in Cgil.

Nel docu­mento viene minu­zio­sa­mente rico­struito l’iter con­gres­suale della Cgil, tutt’ora in corso, forte di decine di migliaia di assem­blee nei luo­ghi di lavoro e tra i pen­sio­nati, in cui si discu­tono gli impor­tanti accordi inter­con­fe­de­rali su demo­cra­zia e rappresentanza.

Pec­cato che gli esten­sori del pezzo omet­tano due aspetti che sicu­ra­mente sono apparsi di det­ta­glio, anzi, non degni di nota per chi muove a Lan­dini la cri­titca di essere ingiu­sta­mente cri­tico nei con­fronti della con­fe­de­ra­zione: nei con­gressi non solo non esi­ste un ade­guato rap­porto tra i voti agli emen­da­menti e i dele­gati che li rap­pre­sen­tano, ma soprat­tutto ci si scorda che se gli accordi inter­con­fe­de­rali sono messi al voto è pro­prio gra­zie all’azione di chi oggi viene pesan­te­mente cri­ti­cato, e non di chi invece muove quelle accuse, che ha accet­tato solo in un secondo tempo la veri­fica da parte almeno degli iscritti. La demo­cra­zia sin­da­cale non ha facce che cam­biano a seconda di chi chiede che venga appli­cata, non assume aspetti diversi se la guardi da una cate­go­ria — che peral­tro ne ha fatto un ele­mento deci­sivo della pra­tica sin­da­cale — piut­to­sto che dalla con­fe­de­ra­zione (della quale anche Mau­ri­zio Lan­dini è diri­gente). La coe­renza non può diven­tare un valore solo quando la si pre­tende dagli altri.

Usare, a titolo gra­tuito, gli stru­menti di comu­ni­ca­zione per denun­ciare la tra­ge­dia in cui versa oggi il lavoro nel nostro paese ed espri­mere, in rela­zione a que­sto, opi­nioni diverse rispetto a quelle che paiono muo­vere l’azione della segre­ta­ria gene­rale della Cgil, assu­men­do­sene pub­bli­ca­mente la respon­sa­bi­lità — que­sta pare la colpa di Lan­dini — vuol dire inde­bo­lire la demo­cra­zia sin­da­cale? E quindi pagare una inser­zione per attac­care il segre­ta­rio della Fiom vuol dire essere fieri e con­vinti democratici?

Se si vuole cri­ti­care Lan­dini si pos­sono uti­liz­zare occa­sioni e stru­menti gra­tuiti, anche in con­si­de­ra­zione della deli­cata situa­zione eco­no­mica che molte Camere del Lavoro stanno attra­ver­sando… La scelta di pagare uno spa­zio per con­te­stare un diri­gente sin­da­cale è, se ci si riflette, l’aspetto più imba­raz­zante e tri­ste di que­sta vicenda, per il rispetto che sen­tiamo di dovere tutti alla Cgil di Di Vit­to­rio e di Tren­tin; ed è la dimo­stra­zione che oggi, al nostro interno, la voce di chi dis­sente non è più garan­tita, men­tre in pas­sato la stessa auto­re­vo­lezza del nostro sin­da­cato ha sem­pre assi­cu­rato la cir­co­la­zione delle idee e delle pro­po­ste, pure quando non imme­dia­ta­mente alli­neate alle deci­sioni della segre­te­ria nazio­nale. E’ di que­sto che dob­biamo discu­tere, per­ché mai come oggi ai lavo­ra­tori e alle lavo­ra­trici, a chi cerca di diven­tarlo e a chi rischia di non esserlo più, senza tutele e con sem­pre minori diritti, serve una Cgil forte, auto­re­vole e sin­ce­ra­mente democratica.

*Segre­ta­ria gene­rale Fiom Roma Lazio — **Segre­ta­rio gene­rale Fiom Lombardia

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