Mai più morti sotto i palchi! da: il manifesto

Roma 2012:
pre­si­dio dei lavo­ra­tori dello spettacolo

(da La Furia dei cervelli)

Una peti­zione per i diritti degli ope­rai dello spet­ta­colo live ha rac­colto oltre 80 mila firme. Inter­vi­sta a Paola Armel­lini, madre  di Mat­teo, dece­duto alle­stendo un palco di Laura Pau­sini. 
A poco più di due anni dall’incidente che causò la morte di Mat­teo Armel­lini, la Pro­cura della Repub­blica presso il tri­bu­nale di Reg­gio Cala­bria, ha con­cluso la fase inve­sti­ga­tiva indi­vi­duando sette per­sone alle quali viene con­te­stato il reato di omi­ci­dio col­poso.

Paola Armel­lini, la madre di Mat­teo, ha rac­colto più di ottan­ta­mila firme, e rin­gra­zia di cuore per aver fir­mato, ma dal Mini­stero del Lavoro ancora nes­suna risposta.

Oggi chiede di nuovo  che le norme sulla sicu­rezza del lavoro e le norme sulle costru­zioni attual­mente in vigore siano inte­grate con pro­po­ste a tutela degli ope­rai dello spet­ta­colo. E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

Di seguito l’intervista a Paola Armel­lini rea­liz­zata nell’agosto 2013

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«Io resto in attesa. Sono ferma al 5 marzo 2012 quando mio figlio Mat­teo è morto schiac­ciato da una strut­tura che pesava ton­nel­late al Pala­ca­la­fiore di Reg­gio Cala­bria, men­tre si stava alle­stendo il palco per un con­certo di Laura Pau­sini». Da quel giorno Paola Armel­lini chiede nuove leggi per tute­lare gli ope­rai dello spet­ta­colo costretti a svol­gere un lavoro in con­di­zioni di scarsa sicu­rezza. Sul sito change​.org, ha lan­ciato la peti­zione «Sicu­rezza per gli ope­rai degli spet­ta­coli live: mai più morti sotto i pal­chi!» che ha rac­colto più di 40 mila firme in una man­ciata di giorni. L’appello è rivolto alle mas­sime cari­che dello Stato e al mini­stro del lavoro Enrico Giovannini.

 

Quali sono le pro­po­ste prin­ci­pali dell’appello?
In primo luogo la defi­ni­zione di una nor­ma­tiva con­trat­tuale spe­ci­fica per chi lavora nello spet­ta­colo live. C’è poi l’obbligo della coper­tura assi­cu­ra­tiva a carico del com­mit­tente o del datore di lavoro. E la veri­fica dell’idoneità delle loca­tion che accol­gono le mega strut­ture dei con­certi. L’anno scorso il Pre­fetto di Roma aveva preso posi­zione: i pro­getti devono essere pre­sen­tati in tempi utili per essere con­trol­lati. Oggi non se ne parla più.

Per­ché lo spet­ta­colo dal vivo è un sistema a sca­tole cinesi?
Que­sto mondo fun­ziona sul sistema degli appalti e dei subap­palti. Al ver­tice c’è una pro­du­zione che appalta il lavoro a coo­pe­ra­tive o società. Que­ste ultime subap­pal­tano ad una rete di for­ni­tori. Le società di pro­du­zione, i pro­mo­ter, i ser­vice e le coo­pe­ra­tive di gestione dei tour oggi for­mano una rete tal­mente com­plessa che il ver­tice della pira­mide spesso non sa cosa fa la base. E vice­versa. Per que­sta ragione chie­diamo l’introduzione dell’obbligo di pren­dere i nomi­na­tivi di chi sta sul cantiere.

Che cosa s’intende per «gigan­ti­smo» in que­sto mondo?
Quello dei con­certi è un busi­ness milio­na­rio. Il mer­cato della musica è forse l’unico in attivo oggi, impone ritmi fre­ne­tici e pal­chi sem­pre più grandi e tec­no­lo­gici. Oltre al gua­da­gno, que­sto gigan­ti­smo porta al rispar­mio sulla sicu­rezza dei lavo­ra­tori. Visto che la sicu­rezza costa, si pre­fe­ri­sce rispar­miare sulla mano­do­pera. Io non dico che biso­gna fer­mare tutto, ma che biso­gna con­trol­lare i turni e disten­dere i tempi affret­tati della programmazione.

Che cosa intende per «sicu­rezza»?
In que­sto set­tore la sicu­rezza è par­ti­co­lare. Tal­volta incro­cia quella dell’edilizia, ma la nor­ma­tiva dev’essere più spe­ci­fica. Il lavoro degli ope­rai dello spet­ta­colo, molti dei quali ope­rano in altezza, dev’essere con­si­de­rato un lavoro ad alto rischio. Biso­gna rego­lare i turni e non ren­derli illi­mi­tati com’è acca­duto a Mat­teo che il giorno prima di Reg­gio Cala­bria era ad Ancona. La sicu­rezza non è data solo dai guanti o dal caschetto. È un sistema molto più com­plesso: biso­gna dare più mezzi all’ispettorato del lavoro, per­met­tere alle Asl di inter­ve­nire 24 ore su 24. La sicu­rezza è data anche dal con­trollo sulla qua­lità del mate­riale e delle strut­ture. Basta una vite avvi­tata male come nel mec­cano e tutto può crol­lare. La sicu­rezza è anche un fatto cul­tu­rale e inte­ressa chi lavora in prima per­sona. Ma par­lia­moci chiaro: c’è la paura di per­dere il posto e que­sto fa sì che tutto resti sem­pre uguale.

Quale potrebbe essere il con­tri­buto degli arti­sti?
Si dice sem­pre che i can­tanti non c’entrano niente con i crolli dei pal­chi. Certo loro non si occu­pano degli ope­rai, ma qual­cuno dovrà occu­parsi del sistema dove lavo­rano anche loro. Come geni­trice io gli chie­de­rei: avete figli? Ogni vit­tima è un figlio, sia sul lavoro sia in guerra. Se i can­tanti danno valore alla vita, non pos­sono con­ti­nuare a sce­gliere le mega-strutture come se fos­sero un bel vestito da com­prare solo per­ché è stupendo.

La peti­zione ha rice­vuto rispo­ste fino ad oggi?
No. Sono parec­chio avanti con gli anni, ma fin­ché avrò vita con­ti­nuerò que­sta bat­ta­glia. Ripar­tirò ogni mat­tina per­ché non c’è più Mat­teo. E non lo fac­cio per­ché sono una madre addo­lo­rata, ma per le ingiu­sti­zie che sono seguite dopo la sua morte. Non voglio oboli, ma voglio la giu­sti­zia che spetta ai cit­ta­dini del mondo. Mat­teo era uno di que­sti e lui avrebbe voluto tutto questo.

Roberto Cic­ca­rell
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