Toh, la Cgil si accorge che nelle coop c’è lo sfruttamento bestiale. Dove sta il trucco? | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

”Ci vuole una nuova legislazione sulle cooperative”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenendo al congresso nazionale della Filt-Cgil due giorni fa a Firenze, ha impresso una vera e propria svolta nel sindacato. Verrebbe voglia di dire “benvenuta Cgil”. Anche perché sembra di toccare con mano la fine di una alleanza storica con il mondo delle coop. Dopo l’ultraconcertazione che ha accompagnato di fatto un processo al ribasso culminato con la lotta, contrastata fino in fondo dalla Cgil, dei facchini della filiera Granarolo, sembra levarsi una dichiarazione di guerra. “Se l’attuale legislazione – ha osservato Camusso – ha permesso una cosi’ ampia presenza in tutti i settori di forme false, spurie di imprese che teoricamente danno lavoro ma non rispettano le regole, evidentemente c’e’ qualche buco e bisogna quindi sanare la situazione. Chiediamo al ministro che una nuova legislazione sia una priorita”’. A quale ministro? E qui casca l’asino. Perché la Cgil, e in particolare Susanna Camusso, improvvisamente imprime questa svolta al sindacato? Come mai il più grande sindacato dei lavoratori si accorge che, pensate un po’, ci sono “forme false e spurie” di aziende celate sotto la dicitura “sovietica” di coop? E’ semplicemente perché non si può più nascondere lo schifo dello sfruttamento e del ricatto? Ovvero, orari massacranti di lavoro, licenziamenti ritorsivi, paghe da fame. Può darsi. Ma c’è una ragione più eminentemente politica che attiene alla crisi della Cgil e al progressivo “spiaggiamento” dell’azione del suo segretario generale, Susanna Camusso, che ha deciso di mandare un segnale esplicito al Governo colpendolo in uno dei suoi ventri molli. Il conflitto di interessi del ministro del Lavoro Poletti è sotto gli occhi di tutti. La Cgil dapprima ha fatto finta di niente ma dall’altro giorno ha cambiato atteggiamento. La ragione è non è così misteriosa. Poletti e Renzi hanno fatto catenaccio sulla precarizzazione del mondo del lavoro. Questa battaglia era l’ultima carta rimasta in mano a Camusso, che ne ha fatto uno dei filoni del suo intervento non appena eletta alla guida della Cgil. Chi non ricorda la campagna mediatica “Non più disposti a tutto”? Campagna che culminò con una manifestazione a Roma. Insomma, il segretario della Cgil rischia di presentarsi al congresso di maggio senza niente in mano. Nemmeno un incontro con il “governo amico” di Renzi; sfacelo totale sul fronte del pubblico impiego. Ovviamente non parliamo di tutti gli altri temi, a cominciare dalla crisi economica. In più c’è un sindacato mai così diviso da decenni. Insomma, anche la gestione “collaterale” e “politica” con la quale Camusso ha di fatto disarmato sul fronte della lotta sindacale vera e propria sembra naufragare miseramente. Ed allora ecco la pensata! Perché non colpire sui denti il ministro Poletti?
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