Landini: “Renzi ci sta sfidando, la Cgil si rinnovi” Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

L’intervista. Basta con le liturgie, la concertazione è morta. Il leader della Fiom Maurizio Landini disegna il profilo del nuovo sindacato: il governo si deve affrontare in autonomia. Camusso non vuole riconoscere un numero adeguato di delegati: addio all’unità, a Rimini si va verso la rottura

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Chissà se la scelta di por­tare quell’unico poster, da Bolo­gna a Roma, anni fa non sia stata pre­mo­ni­trice: Mas­simo Troisi con la sua bici­cletta fermo a guar­dare il mare, nel «Postino». «Lui mi piace, istin­ti­va­mente. E quello è il suo film più bello», si scher­mi­sce Mau­ri­zio Lan­dini. La pas­sione e il can­dore di Troisi, la voglia di par­lare fuori dai denti di Lan­dini. Non è stato facile l’ultimo anno del segre­ta­rio gene­rale Fiom: ama­tis­simo dal grande pub­blico, ma osteg­giato den­tro la sua Cgil. Gli avver­sari nel sin­da­cato, cigiel­lini come lui ma senza tuta blu, la spie­gano così: che è un po’ spi­go­loso, dif­fi­cile al com­pro­messo, che forse sarebbe riu­scito, per esem­pio, a Clau­dio Sabat­tini. Ma quella era anche un’altra Ita­lia, va detto.

Oggi Lan­dini ha sem­pli­ce­mente preso atto che la con­cer­ta­zione è morta e che il sin­da­cato, se vuole cam­biare, deve tagliare il cor­done ombe­li­cale con il par­tito, non ele­mo­si­nando un ango­lino ai tavoli del nego­ziato. Ma agendo da pro­ta­go­ni­sta, alla pari. E in que­sta rivo­lu­zione Mat­teo Renzi, il gio­vane e spre­giu­di­cato pre­mier, in effetti lo sta aiutando.

«Basta con le paro­die della demo­cra­zia, basta con i riti. Basta dirci che il sin­da­cato sta bene, che fa un muc­chio di tes­sere e che ha il mag­gior numero di iscritti in Europa. Que­ste sono balle. La verità è che un alto numero di per­sone, di lavo­ra­tori, non solo non si sente rap­pre­sen­tato da noi, ma oggi ci per­ce­pi­sce come un pro­blema. C’è una crisi di rap­pre­sen­tanza, nostra e della politica».

Però mi pare che la poli­tica sia già più avanti di voi, almeno sul piano di ciò che appare. Per­so­naggi come Grillo e Renzi hanno rivo­lu­zio­nato i lin­guaggi e la par­te­ci­pa­zione, hanno risve­gliato l’entusiasmo. Il sin­da­cato, in effetti, oggi appare «antico», «inadeguato».
Con Grillo e Renzi mi pare che si sia riat­ti­vato un coin­vol­gi­mento dei cit­ta­dini. Anche se la crisi della poli­tica non è ancora supe­rata: metà del corpo elet­to­rale non va a votare, e l’astensione aumenta nono­stante i risul­tati di Grillo. Nei due feno­meni vedo la stessa voglia di cam­bia­mento, anche se credo che la per­sona sola al comando, come fu per Ber­lu­sconi, non sia un fatto posi­tivo. E anzi ritengo che possa essere peri­co­losa. È un bene che dopo anni di immo­bi­li­smo ci sia la velo­cità, ma la demo­cra­zia ha anche biso­gno di ascolto, con­fronto, par­te­ci­pa­zione. Certo, poi c’è la deci­sione, ma senza sal­tare i pas­saggi necessari.

Par­te­ci­pa­zione che, afferma la Fiom, è man­cata nel con­gresso Cgil.
Lo dicono i dati. Quando hai 5,7 milioni di iscritti, e votano meno di un milione di per­sone, cosa dire? Che ha par­te­ci­pato il 17%, men­tre l’83% è rima­sto a casa. E per­ché? Vuol dire che non siamo riu­sciti a coinvolgerli.

Come mai?
Per­ché il modo in cui discu­tiamo è antico, supe­rato, ina­de­guato. Dedi­chi solo 45 minuti a due docu­menti, peral­tro ela­bo­rati da 150 per­sone a Roma senza aver fatto par­te­ci­pare altri. E chiedi ai tuoi iscritti di alzare la mano.

In effetti nell’epoca del web, dei social, è un po’ sur­reale. Avete un’altra idea di par­te­ci­pa­zione, alla Fiom?
Sì, ave­vamo un’altra idea, che peral­tro era con­te­nuta nel nostro emen­da­mento sulla demo­cra­zia. Sarebbe stato giu­sto avere i docu­menti solo come trac­cia, e poi aprire un periodo di un mese, 40 giorni, in cui facevi tante assem­blee, dibat­titi e ini­zia­tive pub­bli­che. Inviti ospiti esterni, coin­volgi i diret­tivi pro­vin­ciali e di cate­go­ria: sono migliaia e migliaia i nostri dele­gati che pos­sono par­lare, dire la loro, invece di alzare solo la mano. Solo alla fine fai votare, dopo che le per­sone si sono infor­mate, hanno par­lato tra di loro. La stessa moda­lità l’avevo pro­po­sta per la discus­sione sul Testo Unico. Non dob­biamo avere paura del dibat­tito, del con­fronto. Basta con i riti, le litur­gie, le paro­die della democrazia.

Tra l’altro, con­te­state anche le per­cen­tuali di dele­gati asse­gnate dalla Cgil.
Si sta vio­lando il rego­la­mento che ci era­vamo dati, e quindi anche un patto. Il patto che era alla base del docu­mento uni­ta­rio, che ave­vamo accet­tato di siglare pro­prio per abban­do­nare le con­trap­po­si­zioni pre­giu­di­ziali e aprirci al con­fronto sul merito. Il rego­la­mento dice che deve esserci un «ade­guato rap­porto» tra l’esito degli emen­da­menti da noi pro­po­sti e i dele­gati: noi abbiamo preso il 34% con quello sulla demo­cra­zia, e se va bene ci stanno rico­no­scendo il 15%. Ci siamo asso­ciati in que­sta pro­te­sta con altri due segre­tari della Cgil, Moc­cia e Nico­losi, per­ché il peso di tutti i nostri emen­da­menti è stato sottovalutato.

Lo stesso è avve­nuto nel con­gresso lom­bardo, con due liste con­trap­po­ste. Peral­tro, non so se sia stata una coin­ci­denza, Milano è la roc­ca­forte di Camusso, dove è stata eletta dele­gata. A Rimini vedremo dun­que una rottura?
Ai con­gressi nulla accade per caso, e credo ci sia un segnale molto pre­ciso. Non posso pre­ve­dere il futuro. Dico solo che i due fatti che potranno por­tare a chiu­dere diver­sa­mente quello che era stato aperto con un accordo uni­ta­rio, non li ha deter­mi­nati la Fiom, ma chi oggi guida la Cgil: 1) il 10 gen­naio non solo i metal­mec­ca­nici, ma tutta la con­fe­de­ra­zione, è stata messa davanti a un accordo già scritto e fir­mato, senza essere stata mai coin­volta; 2) si sce­glie di darci meno dele­gati di quanti dovremmo avere.

L’accusa che viene mossa a Lan­dini è che parla da solo con Renzi, che ha fatto un asse con­tro Camusso, e che discute temi con­fe­de­rali, che non spet­te­reb­bero alla cate­go­ria Fiom.
Credo che una cate­go­ria possa e debba porre tutti i pro­blemi che si incro­ciano con la vita delle sue per­sone. La let­tera che ci ha pub­bli­cato Repub­blica rias­sume il nostro docu­mento pro­gram­ma­tico ed è sem­pre stata un testo alla luce del sole, che io sem­pli­ce­mente sot­to­pongo al nuovo pre­mier. Dob­biamo smet­terla di pen­sare che l’unico oriz­zonte del sin­da­cato sia otte­nere un posto a un tavolo: con la poli­tica devi par­lare da pari, par­tendo dalla tua piat­ta­forma, che costrui­sci con le tue per­sone. La vec­chia con­cer­ta­zione, che poi in realtà negli ultimi anni non si è mai fatta, è per­dente, per­ché appiat­ti­sce il sin­da­cato sui par­titi, rende le tue ragioni una sem­plice arti­co­la­zione della poli­tica, non un’elaborazione auto­noma. Nell’agosto del 2011, alla vigi­lia del governo Monti, la Cgil ha fir­mato un docu­mento con tutte le forze sociali e poli­ti­che, in cui al primo punto c’era l’obbligo del pareg­gio di bilan­cio. Quel testo fu pre­sen­tato a nome di tutti da Emma Mar­ce­ga­glia: fu uno dei punti più bassi di auto­no­mia mai toc­cati. Ora Mat­teo Renzi ci sfida: lui vuole le mani libere, essere auto­nomo. Bene, siamo auto­nomi anche noi, e pos­siamo mobi­li­tarci se non abbiamo risposte.

Va bene, ma per­ché non vi vediamo in piazza come con tutti i pas­sati governi? Il decreto sui con­tratti a ter­mine non meri­te­rebbe una mobilitazione?
Prima della nostra inter­vi­sta ero in piazza davanti a Palazzo Chigi per la Micron. E lunedì potremmo chiu­dere posi­ti­va­mente la que­stione Elec­tro­lux, gra­zie al fatto che il governo ha rifi­nan­ziato i con­tratti di soli­da­rietà. Non lo faceva dal 2005, ed è merito della nostra mobi­li­ta­zione. Non nascondo che Renzi ha posto ele­menti di novità, come ad esem­pio gli 80 euro in busta paga: io non parto per­ciò da posi­zioni pre­giu­di­ziali. Noto però anche i limiti: il decreto sui con­tratti, ma anche il fatto che non ha dato nulla ai pen­sio­nati, ai pre­cari, a chi gua­da­gna poco sopra i 25 mila euro e paga anche lui le tasse. Tutti pro­blemi che vogliamo discu­tere nel nostro con­gresso, insieme a tutto il Jobs Act : e da lì orga­niz­zare mobi­li­ta­zioni, ovvio, se serviranno.

La sini­stra in tutto que­sto che futuro ha? Vi pre­oc­cu­pano le riforme isti­tu­zio­nali pro­po­ste dal governo?
Ci pre­oc­cu­pano, e non a caso ho fir­mato l’appello dei pro­fes­sori. Rodotà sarà ospite al con­gresso. Con­ti­nuiamo con la «Via mae­stra». E vi dò un’anticipazione: stiamo pen­sando a una rac­colta di firme per un refe­ren­dum abro­ga­tivo del pareg­gio di bilan­cio in Costituzione.

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