La breccia di porta Renzi Fonte: il manifesto | Autore: Giorgio Airaudo e Giulio Marcon

Lista Tsipras. La posta in gioco non è semplicemente il risultato elettorale (superare la soglia del 4% non sarà semplice), ma riaprire il dibattito e una iniziativa su uno spazio politico a sinistra del Pd non subalterno e residuale

Matteo Renzi At The Democratic Party PD National Assembly

Girando per l’Italia, due sono le sen­sa­zioni per l’avventura appena ini­ziata della Lista per l’ Altra Europa con Tsi­pras : la dif­fi­coltà e la fatica (di rac­co­gliere le firme, ma anche di con­tem­pe­rare diver­sità e vec­chie rug­gini) e l’entusiasmo per un’iniziativa che ha rimesso in gioco ener­gie e spe­ranze per una sini­stra senza agget­tivi  e per un suo ritorno al par­la­mento euro­peo dopo cin­que anni di assenza. C’è innanzi il tre­mendo osta­colo con cui ci si è con­fron­tati — e che sem­bra sulla via di solu­zione — della rac­colta delle firme: rac­co­glierne 3mila in Valle d’Aosta e 15mila in Sici­lia è una richie­sta pale­se­mente incon­grua, ingiu­sta e ves­sa­to­ria verso chi cerca di per­cor­rere la strada di una rap­pre­sen­tanza poli­tica nuova. La posta in gioco poi non è sem­pli­ce­mente il risul­tato elet­to­rale (supe­rare la soglia del 4% non sarà sem­plice), ma ria­prire il dibat­tito e una ini­zia­tiva su uno spa­zio poli­tico a sini­stra del Pd non subal­terno e residuale.

Per chi avesse – anche den­tro Sel – guar­dato nei mesi scorsi soprat­tutto all’evoluzione interna del Pd dev’essere ormai chiaro che l’ipotesi di fare la quarta o quinta cor­rente di sini­stra den­tro il Pd (oltre ai civa­tiani, dale­miani, ber­sa­niani, gio­vani tur­chi, ecc) non ha alcun senso poli­tico: è una stra­te­gia con­dan­nata al fal­li­mento dal “nuo­vi­smo con­ser­va­tore” di Mat­teo Renzi. Anche nella ipo­te­tica rico­stru­zione di un rap­porto — dina­mico e con­flit­tuale — con il Pd, l’esistenza di una forza di sini­stra auto­noma, irri­du­ci­bile alle lar­ghe intese e radi­cal­mente oppo­sta alla logica dell’austerità e del fiscal com­pact diventa un pas­sag­gio fon­da­men­tale da per­cor­rere sino in fondo. Renzi, nel suo eclet­ti­smo deci­sio­ni­sta e velo­ci­sta, mescola con­fu­sa­mente qual­che buon pro­po­sito tutto da vedere (come il taglio dell’Irpef) nelle non indif­fe­renti moda­lità di ero­ga­zione con la con­ti­nua­zione della pre­ca­riz­za­zione del mer­cato del lavoro come rispo­sta alla domanda di lavoro: la più clas­sica e ver­go­gnosa delle ricette libe­ri­ste che sca­rica sulla soli­tu­dine della per­sona la respon­sa­bi­lità di un’ occu­pa­zione qual­si­vo­glia dove il lavoro è svalutato.

Se la Lista per l’Altra Europa dovesse otte­nere un buon risul­tato, nulla sarà come prima e nes­suna forza poli­tica che a que­sto risul­tato ha con­tri­buito potrà pen­sare di col­ti­vare la pro­pria auto­suf­fi­cienza. Bensì dovrà essere capace, con gene­ro­sità e pren­dendo l’iniziativa, di costruire un campo più largo e plu­rale, per­cor­rendo strade nuove. Non certo quelle della vec­chia sini­stra arco­ba­leno o dei vec­chi car­telli — redu­ci­sti e mino­ri­tari — di pic­coli par­titi e forze ormai con­su­mate in que­sti ultimi quat­tro anni che hanno cam­biato tutto nel pano­rama poli­tico e sociale.

Se, come ha detto più volte Nichi Ven­dola il tema non è quello del par­tito , ma della par­tita , quella da gio­care dopo il 26 mag­gio — se la Lista Tsi­pras avrà un risul­tato — è di pren­dere l’iniziativa, e non subirla, per met­tersi al ser­vi­zio della costru­zione di un campo della sini­stra senza agget­tivi. Una sini­stra sog­getto del governo del cam­bia­mento, radi­cal­mente alter­na­tivo alle lar­ghe intese e alle “pic­cole patrie” gene­rate dalla crisi della sini­stra, in grado di aggre­gare chi è col­pito dall’austerità. Quelle lar­ghe intese e quell’austerità che hanno segnato la subal­ter­nità di una parte della sini­stra euro­pea (come ricor­dato anche da Schulz) alle ricette di un con­ser­va­to­ri­smo tec­no­cra­tico che — pro­vo­cando depres­sione eco­no­mica, impo­ve­ri­mento e dise­gua­glianze — ha impe­dito un’uscita della crisi nel segno del lavoro, dell’eguaglianza e di un nuovo modello di sviluppo.

In que­sto senso vanno pen­sate anche le rela­zioni con il Movi­mento 5 stelle. Non si tratta né di farne degli “intoc­ca­bili della poli­tica”, né di imba­stire ope­ra­zioni poli­ti­ci­ste, spe­rando di stac­care qual­che pezzo di gruppo par­la­men­tare. Occorre par­lare diret­ta­mente a chi (mol­tis­simi vec­chi elet­tori della sini­stra) ha votato per i 5 Stelle e in secondo luogo assu­mere i temi, anche con mag­giore radi­ca­lità, che sono alla base di quel movimento.

La strada giu­sta , in Ita­lia come in Europa, è quella pre­sen­tata qual­che giorno fa a Bru­xel­les dall’incontro della Rete euro­pea degli eco­no­mi­sti pro­gres­si­sti (Euro-pen): fine dell’austerità, supe­ra­mento della pre­ca­rietà, demo­cra­tiz­za­zione delle isti­tu­zioni euro­pee, pro­mo­zione di un new deal sociale ed eco­lo­gico, regole dei mer­cati finan­ziari. E’ in gioco il supe­ra­mento delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste e con esse della tena­glia tecnocrazia-populismo che ha stri­to­lato in que­sti anni la poli­tica demo­cra­tica, la sovra­nità popo­lare, la rap­pre­sen­tanza, il lavoro.

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