Forza Italia e il rebus simbolo e candidature. Intanto va giù nei sondaggi Autore: marco piccinelli

Brutte notizie in casa Forza Italia: i sondaggi mostrati stamattina dalla trasmissione ‘Agorà’ (Rai Tre) mostrano il partito dell’ex Cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi cedere qualche punto percentuale.
Il messaggio di Forza Italia arriverebbe al 20% e spiccioli dell’elettorato, o meglio: alla parte di esso che ancora intende recarsi alle urne per la tornata elettorale europea del maggio prossimo.
Ma i sondaggi, che pure Silvio Berlusconi guarda con molta più attenzione di qualunque altro ‘attante politico’, sono solo la punta dell’iceberg del volo mancato di Forza Italia.
Nell’impeto di riprendere in mano un progetto che si stava terribilmente inclinando e descritto sui mezzi di informazione attraverso categorie ornitologiche (vd. falchi e colombe), Berlusconi aveva puntato sul rinnovamento a Forza Italia del precedente partito: il Popolo della Libertà.
Le grane, però, per Berlusconi non sono semplicemente quelle legate ai sondaggi: essendo incandidabile, giacché condannato, si deve correre necessariamente ai ripari.
I componenti di Forza Italia, cosiddetti ‘forzisti’, sanno bene che qualora non ci fosse Berlusconi candidato sarebbero costretti a raccogliere le briciole di una tornata elettorale, già magra di affluenza, come può essere quella europea.
Lasciare il nome ‘Berlusconi’ sul simbolo che si troverà sulla scheda elettorale, come se niente fosse, è comunque un azzardo, ‘Silvio’ non si può candidare e far rimanere impresso il nome sul partito suona quasi come una menzogna e potrebbe far invalidare il voto, come scriveva Amedeo la Mattina su ‘La Stampa’ del 20 marzo: «Rimane la possibilità di mettere il nome di Berlusconi nel simbolo («Forza Italia per Berlusconi») ma ci sono delle controindicazioni: molti elettori potrebbero scrivere il nome Berlusconi come preferenza e questo andrebbe a invalidare il voto».
Giovanni Toti, nel frattempo, in qualità di consigliere politico di Forza Italia, twitta: “Leggo sui giornali: Forza Italia, tutti contro tutti! Ragazzi…avete sbagliato pagina, non è’ il PD!! Da noi #nessunodevestaresereno!!”; si invola in dichiarazioni come “Silvio Berlusconi è più in campo che mai”, ma la sostanza è una: il partito, senza il leader ora condannato, potrebbe evaporare in un attimo.
I figli di Berlusconi, come candidati alle elezioni europee, comunque, potrebbero essere la soluzione estrema per il salvataggio del partito, un appiglio ma da Marina a Pier Silvio, però, è tutto un diniego.
Sebastiano Messina nel suo ‘Bonsai’ di ‘La Repubblica’, il 26 marzo provava ad ironizzare così: «E’ interessante l’idea del simpatico Rotondi di mettere in lista per le europee — al posto del capostipite — i figli di Berlusconi: tutti e cinque, uno per circoscrizione. Si può fare anche di meglio, volendo. Dal momento che bisogna trovare 73 candidati — tanti sono gli europarlamentari da eleggere — sarebbe magnifico presentare delle liste monocognome: tutti Berlusconi, dal primo all’ultimo, così non si scontenta nessuno. Basterebbe attingere agli elenchi telefonici, dove troviamo quattro Berlusconi a Bordighera, due a Soprana, cinque a Vigo di Cadore e tre a Roma. Purtroppo non ce n’è nessuno in tutto il Sud, ma per fortuna c’è la Lombardia, dove ne vivono 83 solo a Veniano, 50 a Lurago Marinone e 20 a Saronno. Pure troppi. Si potrebbe tirare la monetina. Testa, sei in lista. Croce, fai il figurante a “Verissimo”».Ora ‘Silvio’ prova a convincere Barbara, ipotesi mai tramontata per la successione familistica del partito: meglio lei che i capi locali nelle varie regioni.
Anche perché i coordinatori regionali possono sempre prendere in mano la situazione che, nella maggior parte dei casi, non coincide più con la visione di Berlusconi e il caso della Campania ne è un esempio.
E’ manifesto, ormai, che la rinascita di Berlusconi non passava per la cruna dell’ago della ricostruzione del ‘sogno forzista’, tornando alla composizione del partito del ’94: il baratro è ad un passo e per evitarlo ci vogliono manovre sapienti.

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