ANPI news 113

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

Lunedì 31 marzo 2014, dalle 14.30 alle 19.00, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio 131 a Roma, l’ANPI Nazionale e l’Istituto Alcide Cervi promuovono una seria e approfondita riflessione, col contributo di esperti e studiosi, sui fenomeni sempre più frequenti di rigurgito neofascista e neonazista: “Il contrasto ai neofascismi: gli strumenti giuridici e politici

 

     

“LegalMente – parole, immagini, suoni: legalità e giustizia dalla A alla Z”: promossa dall’Associazione Nazionale Legalità e Giustizia, si svolgerà a Firenze dal 4 al 6 aprile un’iniziativa pubblica che vedrà la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo politico, istituzionale, sindacale e associativo. L’ANPI nazionale ha concesso il suo patrocinio e il Presidente Carlo Smuraglia sarà presente e interverrà

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Sul progetto di “abolire” il Senato: un problema delicato e complesso, da affrontare con ponderazione e con rispetto per la Costituzione

Sono costretto a tornare ancora una volta sulla questione della cosiddetta “abolizione” del Senato.Riassumo le osservazioni che ho già fatto in precedenza, per maggiore chiarezza: (…)

Anniversario delle Fosse Ardeatine: sconfitte le strumentalizzazioni, resta il ricordo, doloroso, dei caduti e l’affetto di cui devono essere circondati i familiari delle vittime. Resta soprattutto la riflessione su un crimine così orrendo, contro l’umanità, perché essa serva come antidoto contro il possibile ripetersi di ogni forma di brutale violenza

Ieri ricorreva l’anniversario della strage delle fosse Ardeatine. Una tragedia terribile, che spero molti conoscano e ricordino: 335 uomini uccisi dai tedeschi per “rappresaglia” contro un attacco partigiano, a Roma,  in cui erano stati uccisi 32 militari tedeschi. Il commando tedesco decise che bisognava fucilare dieci italiani per ogni tedesco; poi, alla conta finale, gli uccisi risultarono 15 di più; ed anche questo è un dato terrificante, che dimostra quanto poco conto si facesse della vita delle persone. Un atto di crudeltà e di barbarie inaudito, non giustificato da nulla, neppure da convenzioni internazionali e tanto più grave quando eseguito su civili (…)

Apprendiamo con soddisfazione che in questi giorni, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne irrogate dal Tribunale militare di Verona per le stragi commesse nel 1944, nell’Appennino tosco-emiliano e in particolare nella provincia di Firenze(…)

Mi perviene una lettera aperta di tre ragazzi che il 1 aprile dovranno comparire davanti al Tribunale di Tivoli per danneggiamento ad un bene pubblico. Si tratta dell’accusa di aver imbrattato “con vernice la scalinata in marmo, due porte e quattro facciate del sacrario denominato “Il soldato”, sito in Affile. I tre ragazzi fanno alcune considerazioni e chiedono sostegno per un processo “che non deve passare come un semplice danneggiamento”. Ovviamente, io non so come stiano i fatti e quali prove vi siano sugli autori; e, avendo fatto per molto tempo l’avvocato, so che non bisogna mai pronunciarsi su atti che non si conoscono. Ma alcune considerazioni di carattere politico possono e debbono essere svolte; anzitutto per augurare, sinceramente, ai tre ragazzi in questione di poter dimostrare, nel giudizio, la proprio innocenza (…)

 

ANPINEWS N.113

CATANIA 25 APRILE: festa della LiBERAZIONE corteo ore 9.30 Piazza STESICORO

25 APRILE

Mantova, sospette infiltrazioni della ‘ndrangheta: due circoli Pd commissariati da:basta casta

Mantova, sospette infiltrazioni della ‘ndrangheta: due circoli Pd commissariati

A Viadana e Cogozzo-Cicognara, nel Mantovano, inchieste della Procura e strani episodi di cronaca nera portano i vertici democratici ad azzerare due sezioni. Gli ex responsabili: “Noi estranei a tutto”

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Sospetto di infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle sezioni del Partito democratico di Viadana; tesserati con precedenti con la giustizia coinvolti in sparatorie sulle quali la Procura ha aperto un’indagine a tre anni dal fatto; intercettazioni telefoniche fra ‘ndranghetisti che avrebbero fatto il nome dell’ex assessore alle politiche sociali del Comune di Viadana, nonché ex esponente del Pd,Carmine Tipaldi, a sua volta coinvolto nella sparatoria del 2011 e sentito dal procuratore come persona informata dei fatti. Nessuna accusa precisa, nessuna condanna, ma troppi sospetti. Allafederazione provinciale del Pd, di concerto con la direzione regionale, non è rimasto altro da fare che tirare una riga sopra i due circoli di Viadana e Cogozzo-Cicognara, azzerarli e commissariarli.

“Soltanto in questo modo – ha detto il segretario provinciale del Pd mantovano, Antonella Forattini – potremo fare chiarezza e ripartire. Abbiamo tutti bisogno di un Pd senza ombre”. Ma i segretari dei due circoli non ci stanno e puntano il dito contro i vertici. “Non c’entriamo nulla con questo caso ‘ndrangheta – ha detto Daniele Mozzi, coordinatore del Circolo di Cogozzo-Cicognara, due frazioni di Viadana – e questo commissariamento, per quanto ci riguarda, è un’ingiustizia. Non abbiamo pregiudicati tra i tesserati e non possono trattarci come gli altri. Faremo ricorso alla Commissione di garanzia del Partito, per far valere le nostre ragioni”. D’altro canto Fabrizio Nizzoli, segretario della sezione di Viadana dove erano iscritti tre personaggi dal curriculum poco edificante, è duro con il direttivo provinciale: “Si poteva intervenire molto prima. Da quando questa vicenda delle possibili infiltrazioni mafiose è iniziata, nel gennaio scorso, il direttivo, a livello provinciale e regionale, è stato assente . Il commissariamento può risolvere il problema, ma arriva troppo tardi. Per quanto mi riguarda, non farò più parte di un gruppo dirigente del Pd”.

L’assenza dei vertici del Pd, secondo Nizzoli, si è manifestata già due anni fa, quando il circolo di Viadana si è spaccato in due per divergenze fra i tesserati. Ma la situazione è esplosa con il caso Tipaldi e i sospetti di infiltrazioni di stampo ‘ndranghetista. Secondo quanto riportato dalle intercettazioni della Direzione distrettuale antimafia nell’ambito dell’operazione Pandora, rese note nel gennaio scorso, nel maggio 2006 il nome dell’allora assessore ai servizi sociali, nonché tesserato Pd, sarebbe stato fatto da due esponenti della ‘ndrangheta: Nicola Lentini, che si trovava proprio a Viadana in quel periodo, e Luigi Morelli, che parlava con lui da Cutro. Tipaldi si difende e si dice estraneo alla vicenda. Ma intanto il Pd mantovano viene travolto da polemiche interne ed esterne. Tipaldi, difeso dal sindaco di Viadana Giorgio Penazzi, resiste in carica per un po’. Ma poi si sgancia dal Pd e pochi giorni fa ha abbandonato anche la carica di assessore.

 

Nel frattempo, infatti, si è ritrovato coinvolto in un’altra vicenda poco chiara accaduta nel 2011 sulla quale la Procura di Mantova ha deciso di aprire un’indagine. Alle tre di notte del 17 febbraio di tre anni fa, al Pronto Soccorso dell’ospedale di Vicomoscano si presenta un 47enne con una ferita da arma da fuoco a una gamba. Il suo nome è Pasquale Prato. E’ di origine calabrese ma vive a Viadana e ha avuto problemi con la giustizia. Dice che a sparargli è stato un uomo da una Fiat Unobianca. Ad assisterlo ci sono due uomini, uno dei quali si scoprirà essere uno dei tre “strani” personaggi iscritti al Pd viadanese. I due dicono di non c’entrare nulla con la sparatoria, ma di essere stati chiamati da Carmine Tipaldi che ha accompagnato il ferito all’ospedale.

Quel sapere femminile da: il manifesto

Simposi. Il 29 e 30 marzo, un convegno a Roma presso la Casa internazionale delle donne dal titolo «Invito al passo avanti, d’autorità»

Giosetta Fioroni

Il 29 e 30 marzo alla Casa inter­na­zio­nale delle donne di Roma, si svol­gerà il con­ve­gno delle Città Vicine dal titolo Invito al passo avanti, d’autorità. A con­vo­care la due giorni sono la Rete delle Città Vicine, L’Associazione «Auto­rità fem­mi­nile nella poli­tica» e Mag Ser­vizi Verona.

Lo spunto della discus­sione par­tirà dal bel­lis­simo libro di Anna­rosa But­ta­relli, Sovrane. L’autorità fem­mi­nile al governo (Il Sag­gia­tore), già recen­sito sulle pagine di que­sto gior­nale. Si scom­mette ancora sull’autorità fem­mi­nile, con forza e con la pre­cisa con­vin­zione che sia «l’unica pos­si­bi­lità esi­stente nel mondo con­tem­po­ra­neo per pro­vare a rigo­ver­nare il mondo». Il ragio­na­mento, che si radica su altri fon­da­menti rispetto a quelli pro­po­sti in età moderna, è ben lon­tano dalla rap­pre­sen­tanza isti­tu­zio­nal­mente intesa. Mostra piut­to­sto quanto le buone pra­ti­che rea­liz­zate in que­sti anni dalla poli­tica delle donne siano effi­caci e pro­iet­tate al governo attra­verso l’autorità, in una rela­zione che tenga conto di donne e uomini e che si con­fi­guri nell’orizzonte diri­mente e radi­cale della dif­fe­renza sessuale.

Tut­ta­via, l’intento è anche quello di rivol­gersi a quante desi­de­rino pro­se­guire e rilan­ciare il discorso comin­ciato negli anni Novanta con il movi­mento delle ammi­ni­stra­trici, illu­mi­nando le buone prassi tese a ero­dere la mera logica del pro­fitto. Per­ché insomma tutte e tutti «si libe­rino dalle strette dei par­titi e dalla cor­ru­zione in cui sta morendo la poli­tica isti­tu­zio­nale e la gestione del potere».

Il con­ve­gno romano sarà un’occasione pro­pi­zia di con­di­vi­sione espe­rien­ziale e ipo­tesi di cam­bia­mento che il pre­sente richiede. La posta in gioco, rimessa con fidu­cia al con­fronto in pre­senza, fa cir­co­lare cer­ta­mente l’annoso pro­blema della quan­tità nume­rica delle donne den­tro le isti­tu­zioni che non spo­sta niente nello sce­na­rio attuale senza la per­mea­bi­lità con le pra­ti­che fuori. Ma non è solo que­sto, cioè in luogo dell’autorità fem­mi­nile non ci si sca­glia con­tro chi per­se­gue l’inefficace logica spar­ti­to­ria e della rap­pre­sen­tanza. Siamo, infatti, nel post-decostruzione e il peri­colo è già stato mostrato, con le nefa­ste con­se­guenze sotto gli occhi di chiunque.

Piut­to­sto l’autorità fem­mi­nile, che non ha mai riven­di­cato, si posi­ziona e sa di sé, avver­tendo di una tra­sfor­ma­zione già pra­ti­cata con suc­cesso, come si rac­conta in Sovrane, che è pos­si­bile e auspi­ca­bile repli­care. Impor­tante ripe­tere infatti, e il libro di But­ta­relli lo riba­di­sce con con­vin­zione, quanto la que­stione si gio­chi sulla postura e non sugli spazi di potere.

Le Città Vicine non sono nuove alla rifles­sione con­giunta di saperi fem­mi­nili e buone pra­ti­che che rie­scano a inne­scare cam­bia­menti di imma­gi­na­rio e desi­deri con­di­visi. Lo fanno da tempo e instan­ca­bil­mente insieme a una rete sparsa nel ter­ri­to­rio nazio­nale, come si evince dai risul­tati dello scorso incon­tro svol­tosi sem­pre a Roma il 23 marzo 2013 e dal titolo elo­quente Ci ripren­diamo la città.

Del con­fronto soprag­giunto dopo lo scam­bio è stato dato conto nel numero spe­ciale di AP auto­ge­stione e Poli­tica Prima: perio­dico di Azione Mag (luglio-dicembre 2013). Sarà dun­que inte­res­sante e pro­fi­cuo rive­dersi, per fare il punto su una strada che è quella più lunga delle pra­ti­che poli­ti­che e fem­mi­ni­ste sul tema dell’autorità fem­mi­nile, uno dei pochi anti­doti al vuoto che ci cir­conda. Passi avanti ne sono già stati fatti e parec­chi, si tratta ora di rian­no­darne i fili.

Per mag­giori det­ta­gli sul pro­gramma del con­ve­gno si può con­sul­tare il blog http://​lecit​ta​vi​cine​.word​press​.com.

POLEMICA SUI VACCINI AL CARA DI MINEO. BORSELLINO: ”È PREVENZIONE”. MAZZEO: “NO A MIGRANTI COME CAVIE”

POLEMICA SUI VACCINI AL CARA DI MINEO. BORSELLINO: ”È PREVENZIONE”. MAZZEO: “NO A MIGRANTI COME CAVIE” – Si accende aspra la polemica sulle migliaia di dosi di vaccino antitifico e i mille test per la tubercolina donati alla Croce Rossa Sicilia, gestore sanitario del Cara di Mineo dalla Sanofi Pasteur Msd. L’accordo fra Assessorato alla Salute – Croce Rossa – Sanofi è stato siglato il 20 marzo scorso nella sede dell’assessorato regionale alla Salute, presenti  l’assessore Lucia Borsellino, l’amministratore delegato di Sanofi Pasteur Nicoletta Luppi e il presidente regionale di Croce Rossa Italia, Rosario Valastro.

La Sanofi Pasteur Msd detiene da 14 anni, il monopolio nella produzione e distribuzione di vaccini, essendo l’unica azienda europea interamente dedicata a questo settore nel continente. L’azienda conta circa 13.000 collaboratori (più del 50% dei quali nel comparto industriale) e 13 tra siti produttivi e di ricerca. In Europa, Sanofi Pasteur è presente con Sanofi Pasteur MSD, la joint-venture al 50% Sanofi e Merck.

BORSELLINO: “PREVENZIONE POSITIVA” – L’azienda aveva manifestato il 23 ottobre 2013 la disponibilità a donare a fini umanitari quattromila dosi di vaccino typhim VI in soluzione iniettabile con scadenza 31.12.2015 e mille dosi di Tubertest in soluzione iniettabile con scadenza 31.03.2016 da utilizzare per i migranti ospiti del Cara di Mineo. Secondo quanto scritto nell’accordo, il vaccino antifitico dovrà essere somministrato per la profilassi vaccinale nei soggetti ritenuti più a rischio per complicanze, mentre  il tubertest nell’ambito della sorveglianza dei contatti di casi di tubercolosi. Le procedure di impiego dei farmaci saranno svolte in stretta collaborazione con il Servizio di Epidemiologia e Profilassi dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania. 

«È un messaggio positivo in termini di prevenzione, – è il commento dell’assessore Borsellino – un’azione per mostrare anche la nostra presenza e attenzione sulla salute dei migranti del Cara. Nello scenario delle politiche sanitarie d’immigrazione, rappresenta un concreto contributo per svolgere attività di prevenzione e monitoraggio, sia qualitativa che quantitativa, al fine di definire e promuovere standard europei di servizi sanitari essenziali per i migranti presenti sul territorio siciliano».

Secondo  Nicoletta Luppi,  l’azienda vuole in tal modo «contribuire all’emergenza sanitaria affrontata da molti anni ed efficacemente dalla Regione Sicilia che, in ragione della sua collocazione nel Mediterraneo è stata la porta verso l’Europa per migliaia di immigrati provenienti dai paesi più poveri dell’Africa e dai luoghi nei quali sono in corso guerre civili quali la Siria».

MAZZEO: “NO A MIGRANTI COME CAVIE” – Esprime invece «sconcerto e indignazione» Antonio Mazzeo, giornalista e saggista noto per le sue battaglie No Muos e che più volte  si è occupato del mega centro di accoglienza menenino. Mazzeo, che si è candidato alle elezioni europee 2014 nel collegio Sardegna-Sicilia per la lista “L’Altra Europa con Tsipras”, non usa mezze misure: «La notizia è semplicemente agghiacciante», commenta seccamente. Mazzeo sospetta che dietro l’alibi dell’intenzione umanitaria si voglia far  passare un’indiscriminata vaccinazione di massa, usando i migranti come cavie. «Il principio delle vaccinazioni indiscriminate e di massa – scrive sul web – è altamente deleterio anche da un punto di vista scientifico, in quanto ogni organismo ad uno stesso principio agente reagisce in modo sempre differente. Non si può pensare di vaccinare indiscriminatamente uomini e donne, anziani e bambini, ognuno con la sua specifica predisposizione o resistenza».

Ci sarebbe inoltre, secondo il giornalista, una contraddizione di fondo: «la logica dell’intero intervento non regge fin dal principio: se il CARA di Mineo è a rischio di epidemia di tifo o se ne paventa l’eventualità, è un ulteriore motivo per chiuderne la struttura immediatamente, non certo per sottoporre a una vaccinazione di massa coloro che loro malgrado vi abitano».

Per quanto riguarda il test della tubercolina, Mazzeo precisa inoltre che «un eventuale suo risultato positivo indica solo che il soggetto è venuto in contatto in passato con il bacillo tubercolare, ma non che vi è al momento uno stato di malattia» e «applicare mille test indiscriminatamente a soggetti costretti a vivere in condizioni di promiscuità in un centro dove le condizioni igienico-sanitarie sono più che precarie rischia dunque di creare un inutile allarme sociale e fomentare mediaticamente atteggiamenti d’intolleranza e discriminanti da parte delle popolazioni che vivono nei pressi del CARA di Mineo». «Prolificherebbero le dicerie sui nuovi untori tra le popolazioni residenti in zona e gli addetti ai lavori del centro», avverte preoccupato Mazzeo, parafrasando il noto testo di Gesualdo Bufalino.

Quanto sta succedendo al Cara è secondo Mazzeo inaccettabile: si assiste all’«ennesimo esempio della spersonalizzazione dei  soggetti migranti, utilizzati come carne da impiegare per test e sperimentazioni, per meri scopi di profilassi sanitaria, un po’ come le disinfestazioni di massa nel Cda di Lampedusa». Mazzeo evoca tristi fantasmi del passato, «retaggio culturale di una biopolitica di tardo ‘800 che la stessa scienza contemporanea ha abbandonato».

Si tratta  conclude Mazzeo  di «un meccanismo perverso che utilizza il sempre disponibile alibi delle motivazioni umanitarie per fare  in modo che qualsiasi negazione dei diritti – come detenere in un regime di semi-libertà un individuo, privarlo di autonomia nella gestione dei pasti e nelle risorse e da ultimo sottoporlo a prassi mediche invasive- sia compiuta “a fin di bene” e per la protezione di un soggetto dato già per “più debole” a priori».

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Ilva di Genova, Fiom: “Il sito è una bomba ad orologeria. Il Governo intervenga” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La situazione dello stabilimento Ilva di Genova Cornigliano e’ “una bomba a orologeria che puo’ esplodere in ogni momento e sicuramente dopo il primo settembre, alla scadenza dei contratti di solidarieta’.
L’azienda ha confermato le difficolta’ a garantire l’occupazione per tutti i dipendenti, ma si sono persi due mesi di tempo e il Governo, firmatario dell’accordo di programma e garante della sua applicazione, e’ latitante. Dopo il 1 settembre se non dovessero rientrare in fabbrica tutti i lavoratori Genova vivra’ giorni di grande tensione”. Cosi’ Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom – Cgil di Genova, che l’altro giorno ha partecipato alla riunione in Prefettura del collegio di vigilanza dell’Ilva con istituzioni, azienda e sindacati sul futuro dello stabilimento. L’incontro e’ stato sollecitato da Fim, Fiom e Uilm a seguito di quanto dichiarato nelle scorse settimane dall’azienda circa l’impossibilita’ di mantenere gli attuali livelli occupazionali. “L’azienda – ha aggiunto Manganaro – ci ha detto che il Governo e’ al corrente del problema. Ma fino ad ora non ha fatto nulla. Noi rivendichiamo l’accordo di programma siglato nel 2005 (poi confermato dalle parti in Prefettura il 19 settembre 2013, ndr) che garantiva continuita’ occupazionale e di reddito. Se quell’accordo e quelle condizioni non dovessero essere confermate, sara’ battaglia”. Antonio Apa, segretario della Uilm Genova, e Stefano Milone, della Fim-Cisl, hanno sottolineato che “il problema riguarda la linea produttiva della banda stagnata che non sarebbe sufficiente ad assorbire i 1450 lavoratori interessati oggi dai contratti di solidarieta’. Per questo chiediamo che venga convocato con urgenza un incontro al ministero dello Sviluppo Economico sul caso Genova”. Ilva Genova occupa ad oggi 1740 dipendenti, di cui 1450 sono in contratto di solidarieta’, in scadenza a settembre e giunto al suo quarto e ultimo anno.

Francia, delusione Hollande e astensionismo aiutano Le Pen. Tiene però la sinistra. Analisi del voto Autore: pietro lunetto da: controlacrisi.org

Il risultato del primo turno delle amministrative francesi ha suscitato la reazione, spesso scomposta, della stampa mainstream, che preferisce i titoloni alle analisi dettagliate della situazione. Dai risultati del primo turno, credo che si possano solo identificare delle linee di tendenza ed una prima analisi della composizione dei ballottaggi. Come spesso é accaduto in passato il secondo turno elettorale può stravolgere la situazione completamente. Anche in Francia, purtroppo, l’alta astensione vince le elezioni. Se si aggiunge al 35% di astensione manifesta nelle urne, l’aumento dei cittadini che non si sono registrati per le operazioni di voto, si conferma un quadro di profonda sfiducia generalizzata nel sistema partitico-politico attuale.

Ps, un partito di centro-destra
Il Partito Socialista (PS) arretra in generale e vistosamente in alcune delle sue roccaforti, toccando con mano lo scontento creato dalle promesse elettorali non mantenute da Hollande. Le grandi aspettative create per la campagna elettorale presidenziale solo 2 anni fa, sono state totalmente disattese, profilando un PS che si comporta come un partito di centro-destra. (chissà se questo risultato varrà da monito anche per il Partito Democratico in Italia). Il Partito Comunista Francese (PCF) si conferma la terza forza del Paese, allargando leggermente le sue aree di influenza, nonostante il pesante oscuramento mediatico. Sembra aver funzionato parzialmente l’alleanza del PCF con il PS e i Verdi effettuata a Parigi ed in altre grandi città della Francia. Ricordiamo che questa scelta elettorale di parte del PCF é costata una parziale frattura all’interno del Front de Gauche, che nella componente che fa capo a Melanchon, ha comunque deciso di presentare delle liste del Parti de Gauche (PdG) in concorrenza a quelle dell’ alleanza PS-PCF-Verdi. Dove questa alleanza a tre é stata presentata, sembra aver mitigato l’arretramento del PS, producendo un travaso di voti interno dal PS verso le altre forze. Se a questo risultato viene sommato una media del 6-7% del PdG, l’insieme delle sinistre in questi contesti sembra reggere. Ma rimane da capire come una siffatta alleanza potrà reggere alla prova del governo locale, stretto tra i tagli del PS dettati a livello nazionale e la lotta senza quartiere all’austerity del PCF e parte dei Verdi.

Le Pen, più che una avanzata un travaso di voti
Se si comparano i risultati del primo turno con la situazione uscita delle ultime amministrative del 2008, le sfere di influenza della destra e della sinistra sembrano rimaste grossomodo immutate, con cambi frequenti nei territori dove le percentuali di voto per i due maggiori schieramenti sono simili, e quindi dove un piccolo spostamento di voti crea un cambio di colore dell’amministrazione. La destra neofascista del Fronte Nationale (FN) – nonostante quel che ne dica Marine Le Pen con il suo slogan “ né destra, né sinistra” sempre un partito neofascista rimane nei contenuti – , stando alle sole percentuali sembra registrato una forte avanzata. Le sole percentuali però sono drogate dall’alto tasso di astensione. Se si confrontano le aree geografiche di maggior successo della destra, sembra esserci stato più che un’ avanzata dell’ FN, un travaso di voti all’interno delle forze dello schieramento di destra francese, dal più moderato UMP verso l’FN e le altre forze di estrema destra. Più in generale i dati sembrano confermare il trend, abbastanza comune nelle situazioni di crisi economica e sociale, di una polarizzazione verso le forze di estrema e destra e estrema sinistra del voto popolare, a scapito dei grandi partiti moderati. Ovviamente qui non si vuole sottovalutare il pericolo della destra neofascista in Francia, ma é bene ricordare che qualche anno fa l’FN stava per eleggere un suo candidato alla Presidenza della Repubblica, quindi il suo sostegno elettorale non é una novità di questi ultimi tempi.

Pcf con Hollande anche al secondo turno
La percezione mediatica dell’avanzata dell’FN, ha costretto in qualche modo il segretario del PCF, Pierre Laurent, a dichiarare apertamente l’appoggio del PCF a tutti quei candidati che al ballottaggio saranno contrapposti all’FN, in una sorta di modalità da emergenza democratica. Se questo approccio del PCF é quanto meno comprensibile nella situazione data, crediamo che vadano affrontate le ragioni di fondo del risultato elettorale: il PS, fedele alla linea dell’austerity che propone anche in sede europea, ha abbandonato qualsiasi idea di protezione sociale e più in generale di sinistra, comportandosi come qualsiasi partito di centro destra. (risuona ancora nelle nostre orecchie la previsione di un’ Europa che svolta a sinistra con la presidenza Hollande, fatta dall’esperto di metafore Pierluigi Bersani). Varrebbe la pena di abbandonare al proprio destino il PS e tutti i centro-sinistra-destra, con tutte le conseguenze del caso, e costruire una sinistra del XXI secolo degna di questo nome?  

La povertà, razzismo d’Europa Fonte: Il Manifesto | Autore: Daniela Padoan

«La casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cer­casse rifu­gio nella sua tana minu­scola e illu­so­ria». Sono state forse que­ste parole — con­te­nute nell’appello con cui alcuni intel­let­tuali hanno sen­tito che occor­reva guar­dare alla Gre­cia come a una sorella — a con­vin­cermi che qual­cosa di nuovo stava acca­dendo: l’irrompere della realtà, la neces­sità di nomi­nare la mise­ria come una pre­senza che ci inter­pella, che minac­cia le nostre esi­stenze, che erode un mondo di con­cetti di cui ci è rima­sta in mano un’inutile se non dan­nosa carcassa.

Né l’Europa divisa nuo­va­mente in caste è un rifu­gio, né lo è la nostra esi­stenza pic­co­lo­bor­ghese, dove la parola «povertà» ha finora riguar­dato solo e sem­pre gli altri.

Per­ché l’Europa – intesa come mostro buro­cra­tico al ser­vi­zio del capi­tale indu­striale e finan­zia­rio – abbia ogni inte­resse a occul­tare la que­stione sociale, è evi­dente: ridurre la sof­fe­renza degli uomini e delle donne a numeri, sta­ti­sti­che, sot­to­com­mis­sioni, rego­la­menti e pro­ce­dure signi­fica ane­ste­tiz­zare la rab­bia, la ribel­lione, la rea­zione col­let­tiva. Signi­fica ren­dere la disoc­cu­pa­zione, il licen­zia­mento, la per­dita di ogni pos­si­bi­lità di sosten­ta­mento, la debo­lezza davanti alla malat­tia e alla vec­chiaia, una que­stione pri­vata, un fal­li­mento dei sin­goli. Ma per­ché la que­stione sociale sia stata con­si­de­rata mar­gi­nale dai par­titi della sini­stra, che pro­prio nel non saper­sene fare inter­preti hanno decre­tato il loro disfa­ci­mento, è meno evi­dente. Da un certo punto in avanti, la sini­stra ha smesso di rap­pre­sen­tare i più deboli, è diven­tata sorda al dolore, all’umiliazione, ha dele­git­ti­mato ogni sen­ti­mento di rivolta di fronte al sopruso. Si è fatta par­te­cipe e media­trice di poli­ti­che deva­stanti, ali­men­tando dot­trine di sacri­fi­cio di fronte al disa­stro, assu­mendo il con­cetto di crisi come feno­meno natu­rale, scia­gura ine­lut­ta­bile dalla quale solo gli esperti pos­sono trarci in salvo.

La povertà, parola impro­nun­cia­bile, è diven­tata – da ossi­fi­ca­zione nelle figure ras­si­cu­ranti per­ché estreme del clo­chard, del bar­bone, del sen­za­tetto, del drop-out – una que­stione di atti ammi­ni­stra­tivi, nor­ma­tivi, una mate­ria di diret­tive: una poli­tica occul­tata sotto sigle illeg­gi­bili che in Gre­cia si è con­cre­tiz­zata nel fatto che i malati muo­iono di can­cro senza più assi­stenza ospe­da­liera, che le uni­ver­sità chiu­dono, che il tasso di mor­ta­lità neo­na­tale giunge alle per­cen­tuali di quello che era­vamo soliti chia­mare Terzo Mondo.

Abbiamo ancora nelle orec­chie gli eufe­mi­smi ai quali sono ricorse, nel tempo, diverse dit­ta­ture per masche­rare i pro­pri atti cri­mi­nali: la mat­tanza com­piuta dalla dit­ta­tura argen­tina, che fece spa­rire tren­ta­mila oppo­si­tori get­tan­doli in mare dagli aerei, venne chia­mata «pro­cesso di rior­ga­niz­za­zione nazio­nale»; l’eliminazione indu­striale nelle camere a gas di sei milioni di indi­vi­dui venne chia­mata, nella Ger­ma­nia nutrita di Goe­the, «solu­zione finale della que­stione ebraica». Oggi, nella demo­cra­tica Europa, nata sulle rovine della Seconda guerra mon­diale come anti­doto alle dit­ta­ture, una poli­tica eco­no­mica agita da un potere sovra­na­zio­nale con il vas­sal­lag­gio dei governi demo­cra­tici viene chia­mata auste­rity , fiscal com­pact , pareg­gio di bilan­cio, ristrut­tu­ra­zione del debito.

Quando, tre anni dopo il default dell’Argentina, andai a Bue­nos Aires per scri­vere un libro sulle Madri di Plaza de Mayo, ebbi modo di vedere i  car­to­ne­ros che vive­vano a migliaia nelle bidon­ville tutt’attorno alla città, e i bam­bini che si pro­sti­tui­vano in pieno giorno sulla cen­tra­lis­sima Ave­nida 9 de Julio. La pre­si­dente delle Madri, Hebe de Bona­fini, mi portò in un mani­co­mio dove gli inter­nati, che chia­mava «pri­gio­nieri psi­chia­trici», erano abban­do­nati a se stessi, nella spor­ci­zia, con quasi nulla da man­giare. Ricordo che, davanti al mio scon­certo, più volte mi disse: fai un errore se ci guardi come un mondo diverso dal tuo, siamo solo il primo esem­pio, la prima pale­stra del neo­li­be­ri­smo, arri­verà anche da voi. «Noi Madri», ripe­teva, «cre­diamo che i disoc­cu­pati siano i nuovi desa­pa­re­ci­dos del sistema, e che la man­canza di lavoro sia uno tra i peg­giori cri­mini con­tro l’umanità. Un lavoro degno è un diritto umano ina­lie­na­bile e la sua man­canza porta con sé la fame dei bam­bini e la distru­zione delle famiglie».

La casa di tutti noi è in fiamme, e le nostre tane sono minu­scole e illu­so­rie. Ma nomi­nare la realtà è già di per sé un atto rivo­lu­zio­na­rio: signi­fica non solo uscire dall’oscurità, ma ritro­vare un senso di fra­tel­lanza. Non un chi­narsi sui deboli da una posi­zione di illu­mi­nata supre­ma­zia, ma un con­di­vi­dere affanni e spe­ranze. Que­sto moto inte­riore è stato archi­viato dalla sini­stra tele­vi­siva e pro­fes­sio­nale come naïf, ciar­pame di vec­chie litur­gie, con il risul­tato di lasciare agli arrin­ga­tori di piazze la pos­si­bi­lità di par­lare al dolore e all’umiliazione delle per­sone, al senso di rivolta con­tro l’ingiustizia, che ancora è la vera molla capace di farci uscire dalle nostre clau­stro­fo­bi­che e pri­vate prigioni.

L’incendio che avanza rischia di abbat­tersi sui paesi medi­ter­ra­nei chia­mati Pigs – un acro­nimo che rimanda, più che a un lap­sus, all’emergere di un antico disprezzo non sopito, ben­ché si sia poi tra­sfor­mato in Piigs, con l’ingresso dell’Irlanda, e sia stata coniata l’alternativa Gipsi, a dimo­stra­zione di quanto i fan­ta­smi non risolti della vec­chia Europa raz­ziale aleg­gino ancora nell’inconscio collettivo.

Uno spet­tro si aggira per l’Europa, ed è lo spet­tro della povertà. Igno­rarlo, o fin­gere che non ci riguardi, ha lasciato un enorme numero di uomini e di donne privi di rap­pre­sen­tanza; espo­sti – come scri­veva Han­nah Arendt a pro­po­sito delle rivo­lu­zioni fran­cese e russa – a cadere dalla dimen­sione della libertà a quella del biso­gno, deviando verso l’assolutismo. E il risve­glio che ci attende all’apertura delle urne euro­pee rischia di essere molto duro, con un’ascesa del blocco nazio­na­li­sta, raz­zi­sta e xeno­fobo che va dal Front Natio­nal di Marine Le Pen, che potrebbe diven­tare il primo par­tito in Fran­cia, a  Job­bik , il movi­mento di estrema destra di Gabor Vona, attual­mente terzo par­tito unghe­rese, pas­sando per il par­tito belga Inte­resse fiam­mingo di Vlaams Belang e la lista Veri Fin­lan­desi di Timo Soini, senza dimen­ti­care Alba Dorata e la Lega Nord .

Veniamo da una sto­ria che, nel Set­te­cento, nel cuore dell’Europa, ha con­ce­pito l’ideologia che chia­miamo raz­zi­smo – ovvero la «natu­rale» supre­ma­zia dell’uomo occi­den­tale, maschio, bianco, dotato di logos, nei con­fronti dei «sel­vaggi» delle colo­nie, gra­dual­mente pros­simi, in base al colore della pelle e ai tratti soma­tici, alla scim­mia; una sto­ria che, nell’Ottocento, con il dar­wi­ni­smo sociale, ha teo­riz­zato e pra­ti­cato la sop­pres­sione dei più deboli – dei malati, degli han­di­cap­pati, degli omo­ses­suali, dei «devianti» di ogni spe­cie – tra­mite le dot­trine dell’eugenetica e le pra­ti­che di ste­ri­liz­za­zione for­zata e di euta­na­sia; una sto­ria che, nel Nove­cento, ha pia­ni­fi­cato e attuato lo ster­mi­nio su base raz­ziale, con l’invenzione delle camere a gas e dei campi di annien­ta­mento. C’è una gerar­chia del disprezzo, il cui pre­ci­pi­zio abbiamo visto in Ausch­witz, che la nostra tra­di­zione di pen­siero ci ha adde­strato a rico­no­scere come «natu­rale», arti­co­lan­dola in uomo-donna, cultura-natura, logos-barbarie. È con que­sta tra­di­zione che dob­biamo fare i conti. Non ser­vi­ranno le litur­gie della memo­ria a pre­ser­varci dal ritorno di quella furia omi­cida, ma solo un pro­fondo ripen­sa­mento delle radici cul­tu­rali che tutt’ora ci nutrono.

Se anche è stata dimo­strata l’inesistenza scien­ti­fica del con­cetto di razza appli­cato agli uomini, per­mane un raz­zi­smo para­dos­sale, un raz­zi­smo senza razze, rivolto con­tro i poveri, resi cate­go­ria, desti­tuiti di uma­nità, pos­si­bili da sfrut­tare e da annien­tare. Torna attuale il pro­blema della schia­vitù, che siamo abi­tuati a col­lo­care nel mondo antico e negli Stati sudi­sti del cotone, men­tre, nella nostra sto­ria recente, un paese colto e tec­no­lo­gi­ca­mente avan­zato ha pro­get­tato la sot­to­mis­sione di tutti gli altri popoli euro­pei: una parte di essi sarebbe stata sop­pressa, gli altri sareb­bero stati fatti schiavi, così da garan­tire la supre­ma­zia e lo «spa­zio vitale» del popolo germanico.

La Lista L’Altra Europa con Tsi­pras ha posto come punto qua­li­fi­cante del suo pro­gramma la lotta alla xeno­fo­bia e al raz­zi­smo, e la ricerca di poli­ti­che fon­date sui prin­cipi di giu­sti­zia, acco­glienza, soli­da­rietà e inclu­sione sociale. Per­ché, come ripe­tono le Madri di Plaza de Mayo, «non si vince alla lot­te­ria, d’essere poveri». Si tratta di poli­ti­che decise dagli uomini, e il solo modo che abbiamo per cam­biarle è abbrac­ciare l’orizzonte con­ti­nen­tale, costruendo un’Europa che non sia una giu­sti­fi­ca­zione meta­fi­sica della sot­to­mis­sione, un moloch che richiede il sacri­fi­cio dei deboli, ma una garan­zia di demo­cra­zia e di inclu­sione. È neces­sa­rio tor­nare alle ori­gini del pro­getto euro­peo, alle moti­va­zioni pro­fonde della sua costi­tu­zione, prima di essere som­mersi da un nuovo fascismo.

La sola comu­nità pos­si­bile, scri­veva Geor­ges Bataille, è quella di coloro che non hanno comu­nità, ed è a loro (a noi) che dob­biamo ten­tare con tutte le nostre forze di dare rappresentanza.

* La ver­sione inte­grale di que­sto testo verrà pub­bli­cata nel pros­simo numero della rivi­sta Inchiesta

Micron, continua la mobilitazione contro i licenziamenti. “Pronti al sit in sotto Palazzo Chigi” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Continua la mobilitazione contro i 420 licenziamenti annunciati dalla Micron. Ad Arzano le lavoratrici e i lavoratori si mettono in vendita sui cartelloni pubblicitari per sostenere la vertenza. Ieri a Vimercate e ad Agrate si è svolto un nuovo sciopero con presidio davanti alla sede della Regione Lombardia (dentro si stava svolgendo il Consiglio regionale) mentre le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Arzano si sono “messi in vendita” attraverso una campagna che da oggi appare sui cartelloni pubblicitari del centro di Napoli. Nel corso del presidio al Pirellone, una delegazione di sindacalisti e lavoratori ha incontrato l’assessore alle Attivita’ produttive, Melazzini, al quale hanno illustrato lo stato della trattativa e hanno chiesto un intervento urgente da parte della Regione per salvaguardare un settore ad alto valore aggiunto e alta professionalita’.
Nei prossimi giorni seguiranno altre iniziative di sciopero e mobilitazione a livello territoriale. Il 1° aprile è previsto il primo incontro al ministero del Lavoro. «Se a breve non arriverà la convocazione del tavolo richiesto presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – dichiara Roberta Turi, segretaria nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore Ict – siamo pronti a manifestare sotto palazzo Chigi per convincere il Governo a occuparsi di questo caso nazionale». Dal 7 aprile, in assenza di un accordo, potrebbero essere licenziati 420 lavoratrici e lavoratori. “È necessario fare di tutto per impedirlo”, conclude Turi.