Documentario televisivo “La Storia siamo Noi” inerente la resistenza in Italia. (RaiTre/RaiEdu). L’attentato di via Rasella e la vendetta tedesca con l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Precariopoli da ieri è legge Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Lavoro. Il decreto sui contratti a termine è in vigore: 60 giorni per modificarlo in Parlamento, come chiedono Cgil, Fiom, Sel e una parte del Pd. «Porcata pazzesca» per i giovani dem emiliani. «Io non lo voto», minaccia Fassina

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L’orrore è arri­vato in Gaz­zetta uffi­ciale. Il decreto Poletti su con­tratti a ter­mine e appren­di­stato è legge: ser­vi­ranno ora 60 giorni per appro­varlo in Par­la­mento, e dopo le pro­te­ste di Cgil e Fiom dell’ultima set­ti­mana, si appro­fon­di­sce il disa­gio den­tro il Pd. Se la riforma è stata scritta dall’emiliano Giu­liano Poletti – con le indi­ca­zioni di Renzi, va da sé – il testo non piace ai gio­vani demo­cra­tici emi­liani, che par­lano di «por­cata paz­ze­sca». Ste­fano Fas­sina minac­cia di non votarlo se non verrà cam­biato, men­tre il pre­si­dente della Com­mis­sione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, chiede correzioni.

Il decreto pro­lunga da 12 a 36 mesi il periodo in cui si potrà stare a ter­mine nella stessa azienda senza alcuna cau­sale, senza più pause e con all’interno la pos­si­bi­lità di otto pro­ro­ghe. È come dire che la cau­sale è ormai stata can­cel­lata dal governo per tutti i con­tratti a ter­mine, visto che dopo i 36 mesi scat­te­rebbe il tempo inde­ter­mi­nato. La per­cen­tuale dei lavo­ra­tori a ter­mine nell’azienda potrà essere al mas­simo del 20%.

Stra­volti anche i con­tratti a ter­mine, che non solo per­dono l’obbligatorietà della for­ma­zione pub­blica, ma anche il prin­ci­pio per cui per assu­mere nuovi appren­di­sti l’impresa avrebbe dovuto almeno sta­bi­liz­zarne una percentuale.

Il governo spa­lanca così le porte del super­mar­ket della pre­ca­rietà, ormai senza limiti: viene di fatto can­cel­lato il tempo inde­ter­mi­nato, che ormai nes­suna azienda avrà più né l’obbligo né l’incentivo ad accen­dere. L’apprendista diventa un lavo­ra­tore low cost usa e getta. Se si somma il tutto alle dichia­ra­zioni di ieri della mini­stra allo Svi­luppo Fede­rica Guidi sull’articolo 18, com­pren­diamo come que­sto ese­cu­tivo voglia riag­gan­ciare lo svi­luppo can­cel­lando le tutele.

La defi­ni­zione più bella del testo è dei gio­vani dem emi­liani. Il segre­ta­tio Vini­cio Zanetti è straor­di­na­ria­mente effi­cace con un post sui social: «Non vi pare una por­cata paz­ze­sca – chiede ai com­pa­gni di par­tito – l’introduzione del con­tratto a tempo deter­mi­nato senza cau­sale fino a tre anni, rin­no­va­bile otto volte nell’arco dei 36 mesi? Avevo capito che si sarebbe intro­dotto un con­tratto unico a tempo inde­ter­mi­nato a tutele cre­scenti, non l’ennesimo con­tratto a zero tutele».

Nel Pd, evi­den­te­mente, sanno che al duo Renzi-Poletti è riu­scito quanto non era riu­scito a Mau­ri­zio Sac­coni e alla stessa legge 30: una prima for­mu­la­zione avrebbe infatti voluto can­cel­lare le cau­sali, cosa che in parte è riu­scito a fare il governo Monti, ma solo per 12 mesi.

Ste­fano Fas­sina è peren­to­rio: «Il decreto sul lavoro ema­nato dal governo è più grave dell’abolizione dell’articolo 18 – dice l’ex vice­mi­ni­stro all’Economia – Forse vi sono delle tec­ni­ca­lità che non a tutti sono chiare ma sarebbe meno grave l’eliminazione dell’articolo 18, almeno ci sarebbe un con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato sep­pure inter­rom­pi­bile in qua­lun­que momento. Siamo di fronte a una regres­sione del mer­cato del lavoro – aggiunge l’esponente della mino­ranza Pd, uno dei mag­giori avver­sari interni di Renzi – Il decreto aumenta in modo pesan­tis­simo la pre­ca­rietà, non è una riforma e per quanto mi riguarda deve essere modi­fi­cato, altri­menti non è votabile».

L’ex mini­stro del Lavoro Damiano con­ferma di star lavo­rando nel Pd per far pas­sare delle cor­re­zioni (il testo sarà da mer­co­ledì all’esame della Com­mis­sione Lavoro della Camera). «Nel decreto c’è un eccesso di libe­ra­liz­za­zione – spiega – e que­sto con­tratto can­ni­ba­lizza tutti gli altri, ren­dendo super­fluo quello di inse­ri­mento a tutele cre­scenti pre­vi­sto nella delega. Elenco i punti cri­tici: 1) la durata di 36 mesi senza cau­sale, troppo lunga. 2) il rin­novo per ben 8 volte. Biso­gna met­tere una durata minima di cia­scun con­tratto: dico per esem­pio 9 mesi, e saremmo così a mas­simo 4 proroghe».

Male, per Damiano, anche la parte sugli appren­di­sti: «La discre­zio­na­lità sull’offerta for­ma­tiva pub­blica non va e ci espone a rischi di una pro­ce­dura di infra­zione euro­pea, per­ché per le norme Ue è obbli­ga­to­ria. Trovo poi sba­gliato che non sia pre­vi­sta una per­cen­tuale di sta­bi­liz­za­zione. Apprezzo invece la decon­tri­bu­zione dei con­tratti di solidarietà».

Alza le bar­ri­cate con­tro ogni modi­fica Sac­coni (Ncd), con un tweet : «Il decreto non si tocca. A meno che non si voglia can­cel­lare l’articolo 18». Rete imprese apprezza la riforma, come anche la Con­fin­du­stria: Gior­gio Squinzi chiede che «non venga distorto in Parlamento».

Men­tre la Cisl apprezza, e la Uil chiede una cor­re­zione sul numero delle pro­ro­ghe, Fiom e Cgil ieri sono tor­nate a richie­dere una modi­fica inci­siva: «Il decreto rende i lavo­ra­tori ricat­ta­bili: l’impresa potrà non pro­ro­garli senza for­nire moti­va­zioni», dice Serena Sor­ren­tino (Cgil).

Il mini­stro del Lavoro Giu­liano Poletti annun­cia che è dispo­sto a cam­biare il testo, se non fun­zio­nerà: «La veri­fica la fac­ciamo a sei mesi», dice, anche se poi aggiunge che «per vedere i risul­tati delle riforme del lavoro ci vor­ranno 3–4 anni».

Centinaia di migliaia a Madrid per la marcia della dignità e contro l’austerità Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

E’ arrivata oggi a Madrid la “marcia della dignita’”, i cortei partiti un mese fa da tutte le parti della Spagna per protestare contro i tagli del governo di Mariano Rajoy e per le sue dimissioni. I sei diversi cortei sono confluiti in un’imponente manifestazione nel centro della capitale spagnola per protestare contro la ricetta di lacrime e sangue varata dal governo popolare. La polizia ha tentato di bloccarli in tutti i modi, anche impedendo ad un centinaio di autobus di entrare nella capitale, ma la forza della protesta è stata travolgente. Pesante il bilancio degli scontri che si sono verificati al termine del corteo: 88 feriti e 29 arresti. Alla manifestazione hanno aderito sindacati, movimenti studenteschi e gruppi che hanno animato in questi anni il movimento degli ‘indignados’ per denunciare “l’emergenza sociale” in cui vivono gran parte degli spagnoli a seguito dei tagli alla spesa pubblica varati dal governo conservatore.
“Stanno provocando sofferenze, poverta’, fame ed anche morte, e tutto perche’ le banche ed i poteri economici continuino ad avere i loro enormi benefici al prezzo delle nostre vite”, recita il comunicato degli organizzatori della marcia. Più di 300 le organizzazioni che hanno preso parte all’iniziativa.Al termine della grande manifestazione, che si e’ svolta per l’intera giornata in modo pacifico, ci sono state alcune cariche della polizia, che ha poi impedito l’acampada dando un ultimatum. Alcune tende sono state montate ugualmente nel paseo de Recoletos, con l’intenzione, hanno informato su Twitter, di creare un accampamento di protesta nel centro della capitale.

Intervista a Franco La Torre: Sui beni confiscati occorre passare dalle parole ai fatti Fonte: Il Manifesto | Autore: Luca Kocci

Pio La Torre, segre­ta­rio regio­nale sici­liano del Pci ucciso il 30 aprile del 1982 insieme al suo auti­sta Rosa­rio Di Salvo, si deve una delle leggi più impor­tanti nell’azione di con­tra­sto alla mafia sul ver­sante economico-finanziario: quella che pre­ve­deva per la prima volta il reato di asso­cia­zione mafiosa e la con­fi­sca dei beni e dei patri­moni mafiosi. Poi inte­grata nel 1996, gra­zie anche alla mobi­li­ta­zione Libera che portò in Par­la­mento un milione di firme, con il riu­ti­lizzo sociale dei beni con­fi­scati, che pre­vede l’assegnazione dei patri­moni e delle ric­chezze di pro­ve­nienza ille­cita ad asso­cia­zioni, coo­pe­ra­tive ed enti locali in grado di resti­tuirli alla cit­ta­di­nanza, tra­mite ser­vizi, atti­vità di pro­mo­zione sociale e lavoro. Una legge che però fatica a tro­vare piena appli­ca­zione: molti dei 13mila beni con­fi­scati (di cui 11.238 immo­bili e 1.708 aziende) non sono uti­liz­zati – quasi 4mila non sono ancora stati asse­gnati – e ver­sano in stato di abban­dono. «E que­sta è una dop­pia scon­fitta per l’antimafia», ci spiega Franco La Torre, figlio di Pio.

Di chi è la responsabilità?

 

L’Agenzia nazio­nale dei beni seque­strati e con­fi­scati alla cri­mi­na­lità è il punto debole del mec­ca­ni­smo, soprat­tutto per la carenza di organico.

 

Governo e Par­la­mento faranno qualcosa?

 

Il pre­ce­dente governo si era impe­gnato a raf­for­zarla. Anche il nuovo mini­stro della Giu­sti­zia Orlando si è impe­gnato. Sta­remo a vedere se dalle parole si pas­serà ai fatti. Noi con­ti­nue­remo a vigi­lare e ad incalzare».

In que­sti anni ci sono stati dei cedi­menti nel con­tra­sto alle mafie?

Direi di no. In ogni caso è vero che non si fa mai abba­stanza. Le mafie vivono e si raf­for­zano non solo con la vio­lenza e con gli omi­cidi, ma soprat­tutto con la col­lu­sione di parti deviate della nostra classe poli­tica e diri­gente. Ed è qui che biso­gna inter­ve­nire e fare di più.più

Intervista a Giovanni Impastato: La lotta antimafia di oggi è contro le grandi opere | Fonte: Il Manifesto | Autore: Luca Kocci

Quello di Pep­pino Impa­stato è uno dei nomi e dei volti più pre­senti nel cor­teo dei 100mila di Libera: si vedono stri­scioni con il suo volto e mani­fe­sti scritti a mano che ripe­tono le sue parole, fra cui quel «La mafia è una mon­ta­gna di merda» che fu l’apertura del primo gior­nale (L’idea socia­li­sta) che fondò il gio­vane mili­tante di Demo­cra­zia pro­le­ta­ria fatto sal­tare in aria a Cinisi nella notte fra l’8 e il 9 mag­gio 1978 sulle rotaie della linea fer­ro­via­ria Trapani-Palermo per simu­lare un fal­lito atten­tato. I ragazzi che mani­fe­stano per le vie di Latina can­tano e bal­lano il ritor­nello dei «Cento passi», la can­zone dei Modena city ram­blers dedi­cata a Pep­pino e diven­tata un inno dell’antimafia militante.

Suo fra­tello, Gio­vanni, impe­gnato in prima linea nel movi­mento anti­ma­fia sfila nel cor­teo, insieme agli altri fami­liari delle vittime.
Quella di oggi, così come la gior­nata di ieri con papa Fran­ce­sco, è una mani­fe­sta­zione impor­tante, ci sono gio­vani arri­vati da ogni parte d’Italia, pieni di entu­sia­smo e di voglia di impegnarsi.

 

Come si può dare con­ti­nuità a que­sta gior­nata, affin­ché non resti solo un bel momento ma iso­lato dal resto?
Dob­biamo col­le­gare que­sta gior­nata alle lotte sociali dei movi­menti che ci sono in giro per l’Italia da nord a sud: i No Tav, i no Mous e tutti gli altri. Que­sta è la strada da percorrere.

 

Per­ché?
Per­ché le grandi opere, oltre a deva­stare il ter­ri­to­rio e a distrug­gere l’ambiente, sono terra di con­qui­sta delle mafie: ci sono appalti di milioni di euro, e sono un affare troppo grosso per­ché le orga­niz­za­zioni cri­mi­nali se lo lascino sfug­gire. Insomma que­ste mani­fe­sta­zioni sono impor­tanti e vanno fatte, ma biso­gna lavo­rare per far cre­scere la coscienza anti­ma­fia e col­le­garla alle lotte sociali: solo così avrà le gambe per camminare.

Crisi, Coldiretti: 6 disoccupati su 10 disposti a lavorare per mafia | Fonte: coldiretti

 

Sei disoccupati su dieci (60 per cento) sono disposti ad accettare un posto di lavoro in un’attivita’ dove la criminalita’ organizzata ha investito per riciclare il denaro. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ presentata in occasione della nascita in Italia della Fondazione ’“Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, promossa dalla Coldiretti con la presidenza del Comitato Scientifico del procuratore Giancarlo Caselli. La criminalità organizzata trova, infatti, terreno fertile nel tessuto sociale ed economico indebolito dalla crisi come dimostra il fatto che mafia, camorra, ‘ndrangheta e company possono contare su un esercito potenziale di quasi 2 milioni di persone che, spinti nella marginalità economica e sociale, si dicono disponibili a lavorare per loro e tra queste – sottolinea la Coldiretti – ben 230mila persone non avrebbero problemi a commettere consapevolmente azioni illegali pur di avere una occupazione. Una analisi che dimostra quanto siano urgenti le misure per favorire lo sviluppo del lavoro, dopo l’annuncio del Job Act da parte del Governo Renzi, in un Paese in cui – ricorda la Coldiretti – la disoccupazione ha raggiunto livelli record del 12,9 per cento ma sale al 42,4 per i giovaniL’allentamento della tensione morale nei confronti della malavita provocato dalla crisi tocca la vita di tutti i giorni come conferma il fatto che – continua la Coldiretti – quasi un italiano su cinque (18 per cento) non avrebbe problemi a recarsi in un pizzeria, ristorante, bar o supermercato gestito o legato alla criminalità organizzata purche’ i prezzi siano convenienti (9 per cento), i prodotti siano buoni di ottima qualità (5 per cento) o addirittura se il posto sia comodo e vicino a casa (4 per cento). D’altra parte, la stragrande maggioranza del 67 degli italiani è d’accordo sul fatto che – continua la Coldiretti – in certe zone d’Italia dove c’e’ molta disoccupazione e poverta’, la criminalita’ organizzata ha saputo creare opportunita’ di lavoro. E il problema – continua la Coldiretti – non è confinato nel Sud tanto che l’83 per cento degli italiani ritiene ormai che la criminalita’ organizzata sia diffusa su tutto il territorio, rispetto ad una minoranza del 13 per cento che la localizza nel Mezzogiorno. A preoccupare anche l’impatto negativo della crisi sulla solidarietà, con un crescente numero di persone che non riesce piu’ a permettersela come dimostra il fatto che – conclude la Coldiretti – la maggioranza del 58 per cento degli italiani che non sarebbe disposto a pagare il 20 per cento in piu’ per un prodotto alimentare ottenuto da terre o aziende confiscate alla mafia.

“Bisogna spezzare il circolo vizioso che lega la criminalità alla crisi, con interventi per favorire, soprattutto tra i piu’ giovani, l’inserimento nel mondo del lavoro, e l’impegno delle istituzioni, della scuola e delle organizzazioni di rappresentanza per scongiurare il pericolo che legittime aspirazioni ad avere un’occupazione possano essere sfruttate per alimentare l’illegalità” ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “proprio in tale ottica è stato avviato il portale della Coldiretti “Lavoro in campagna” per favorire l’incontro tra domanda e offerta occupazionale, che ha già ottenuto il via libera del Ministero del Lavoro”. Il sistema informatico opera attraverso un apposito sito web nazionale nel quale verranno acquisite, archiviate e rese disponibili in forma pubblica tanto le richieste di manodopera delle imprese che i curricula e le disponibilità dei lavoratori. Lo strumento informatico sarà accessibile presso ogni sede e sportello territoriale della struttura Coldiretti con personale qualificato che provvede anche a rendere un vero e proprio servizio di accompagnamento ed assistenza a imprese e lavoratori, sia nel compito di caricamento e aggiornamento dei dati, sia soprattutto nella vera e propria fase di incontro tra domanda ed offerta di lavoro.