ANPInews n. 112

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

Gli scioperi per il lavoro e la libertà del marzo 1944″: iniziativa pubblica il 21 marzo, a Savona, con intervento, tra gli altri, di Carlo Smuraglia

    

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

Riforma dei contratti di lavoro: anche a prescindere dal fatto che si dovrebbe puntare – secondo una logica elementare – a realizzare misure giuste, dotate nel contempo di piena  efficacia, resta  – oltretutto – il fatto che la concreta validità delle suddette misure è tutta da verificare, mentre non c’è bisogno di compiere alcuna verifica per sapere che esse sono oggettivamente ingiuste

Allora, il lavoro è salvo! Con la riforma dei contratti a tempo determinato impostata dal Governo, siamo davvero a posto. Non si capisce bene perché da esso dovrebbero scaturire nuovi posti di lavoro (che è l’esigenza essenziale), ma alcune cose certe ci sono: per tre anni, l’imprenditore potrà assumere e licenziare senza alcuna motivazione (trattandosi di una sorta di periodo di prova, per la verità un po’ lungo) e rinnovare più volte anche lo stesso contratto(…)

Riforma del Senato: insomma, io capisco che i nuovi legislatori si impegnino a studiare (come afferma il Ministro delle riforme, del tutto meritoriamente) ma uno studio così necessariamente affrettato consentirà di avere contezza dei problemi e magari di contrapporsi al pensiero di chi su queste cose sta studiando e lavorando, professionalmente, da anni?

Non sorprende, ma colpisce, la scioltezza dei nuovi legislatori. Ho letto in un’intervista del Ministro per le riforme, una previsione per la riforma del Senato (entro maggio), che appare addirittura allucinante per chiunque abbia una pur minima conoscenza dell’entità della problematica(…)

Il Convegno sugli scioperi del marzo 1944 svoltosi sabato scorso a Milano, è stato contrassegnato da un pieno successo. Ma ciò che mi interessa sottolineare è il fatto che il Convegno ha fornito un’ottima risposta (e molte altre ne stiamo dando) a chi ci ha invitato a non fare del 70° un’occasione di mera “celebrazione

Si è svolto, a Milano, l’annunciato Convegno nazionale sugli scioperi del 1944, promosso e organizzato dall’ANPI nazionale e dalla Fondazione Di Vittorio. Il Convegno è pienamente riuscito; la bella sala degli Alessi del Comune di Milano era strapiena; c’è stato il solidale  saluto della FIAP e della FIVL; le relazioni dei due storici (Pepe e Borgomaneri) sono state più che esaurienti e seguite da tutti con la massima attenzione; l’intervento di Susanna Camusso e le conclusioni del Presidente nazionale dell’ANPI sono state ascoltate con altrettanto interesse(…)

Ho letto tre notizie, sulla stampa, che mi hanno colpito e ad esse dedicherò solo poche righe, perché non occorre  molto di più.

La prima riguarda Berlusconi che, secondo la stampa, vorrebbe candidarsi per le europee, in tutti i Collegi. Allo stato dei fatti, della legge, delle sentenze e della decisione già presa da mesi dal Parlamento, questa intenzione non ha bisogno di commenti, perché semplicemente improponibile com’è stato rilevato anche dalla U.E. (…)

 

ANPINEWS N.112

Una legge ai confini … della Democrazia da: udi catania

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Una legge ai confini … della Democrazia

La nostra associazione ha storicamente radici profonde nella democrazia nel nostro Paese, dalla lotta per la Liberazione al ruolo fondamentale avuto nei lavori della Costituente.
Siamo state le prime ad utilizzare l’istituto della legge di iniziativa popolare, convinte che le pratiche democratiche debbano essere sostanza viva di tutta la comunità nelle sue varie articolazioni sia pubbliche che private. Con questo spirito ci siamo sempre mosse fino alla nostra proposta di legge del 2007 sul 50E50 ovunque si decide.

Siamo pertanto in assonanza con quante e quanti guardano con preoccupazione alla legge elettorale approvata dalla Camera e ritenuta a rischio di incostituzionalità.

Noi la riteniamo incostituzionale anche per la mancata alternanza di donne e uomini che garantirebbe quella parità di cittadine/i prevista nella Costituzione italiana.

La democrazia dà il diritto di scegliere da chi ciascuna e ciascuno vuole essere rappresentata/o senza passare per la mediazione dei partiti e invece ancora una volta questo diritto viene negato, dopo tanti anni di “porcellum” e di tutto il cumulo di critiche che lo hanno accompagnato.

Inoltre denunciamo come falso, scorretto e fuorviante l’uso dell’espressione “quote rosa” in riferimento a norme che hanno l’intento di garantire un pari accesso delle donne alle cariche elettive.

Ci rivolgiamo alla politica ma, in primo luogo, al mondo dell’informazione che dovrebbe sapere che il linguaggio non ha solo la funzione di nominare la realtà, ma che porta in sé il rischio, come in questo caso, di deformarla. I media dovrebbero ormai conoscere la differenza tra il concetto di “quote” e quello del “50E50”.

Vogliamo infine sottolineare che il bisogno di ricorrere a queste norme nasce dal fatto evidente che non esiste una reale democrazia interna nei vari partiti, dove pure le donne ci sono, spesso con competenze indiscutibili e senso di responsabilità.

Noi queste donne le vorremmo tutte più attente alla differenza di cui sono portatrici e alla storia e cultura che questa differenza ha prodotto e con queste donne siamo sempre state disponibili a dialogare.

Ci auguriamo che il dibattito al Senato possa rimettere questa legge sui binari di una sostanziale e compiuta democrazia e, comunque vadano le cose, valuteremo con attenzione le scelte di tutti i partiti in merito alla presenza di candidate e della loro concreta eleggibilità. Restituiamo perciò la responsabilità a chi nella sostanza ce l’ha, al di là di una legge nazionale che pure riteniamo necessaria.

Noi non siamo e non ci sentiamo soggetti a cui spetta una quota: siamo più della metà e vogliamo una volta per tutte piena cittadinanza in questo nostro Paese.

Roma, sfratto del Centro antiviolenza di Tor Bella Monaca: petizione con cinquantamila firme Autore: claudia galati da: controlacrisi.org

 

Le parole, per quanto belle e profonde possano essere, non bastano mai quando si ha a che fare con la violenza contro le donne. In queste situazioni, sono i fatti a fare la differenza, le azioni concrete di chi si adopera affinchè le vittime possano ricevere aiuto, sostegno, ascolto, reinserimento nella società e nel lavoro. Ma se questi sforzi vengono vanificati da uno sfratto della struttura che ospita il Centro antiviolenza, al danno si aggiunge la beffa: accade al Centro di Supporto Psicologico Popolare di Tor Bella Monaca, quartiere rinomatamente problematico della Capitale, che da gennaio non ha più una sede dove fornire assistenza alle donne vittime di violenza.Attivo dal 2011, il Centro, autofinanziato e autogestito, nato in via privata “ma non abbiamo mai ricevuto contributi da privati, né da istituzioni né dai servizi sociali: quello che abbiamo fatto è stato totalmente creato da noi”, ci tiene a precisare la fondatrice Stefania Catallo, finora ha aiutato un migliaio di donne, “donne che sono rimaste vive, non sono morte”. Il destino del Centro è ora affidato alla petizione da lei lanciata indirizzata al sindaco Ignazio Marino e alla Consigliera nazionale del ministro dell’Interno per le politiche di contrasto alla violenza contro le donne e al femminicidio, Isabella Rauti, affinché il Comune si adoperi per trovare uno spazio idoneo a ospitare il Centro e le sue attività (magari in uno spazio confiscato alla mafia o comunale in disuso), che al momento proseguono nelle case dei singoli volontari. La quota di 50 mila firme è stata quasi raggiunta: ad oggi ne mancano poco più di 600. Una bella risposta da parte della società civile, che risponde con la solidarietà alla scandalosa indifferenza delle istituzioni per un tema da poco entrato nell’agenda politica del Paese.

Stefania Catallo ha anche scritto il libro: “Sulla pelle delle donne” – che è anche il titolo del primo reportage giornalistico realizzato per RaiNews da Mariella Magazù, in cui “si racconta del lavoro di contrasto alla violenza contro le donne in una periferia degradata dall’indifferenza istituzionale, quando la parola ‘femminicidio’ non esisteva per i media e neppure per il Codice italiano” -, dal quale è stato tratto uno spettacolo teatrale andato in scena nel carcere di Rebibbia a novembre, e che sarà replicato in primavera. Le abbiamo rivolto qualche domanda per approfondire meglio la situazione.

Com’è iniziata la vicenda dello sfratto?
Per due anni siamo stati ospitati gratuitamente dall’associazione “Sirio 87”, ma non sapevamo che era sotto sfratto esecutivo. Una mattina stavo provando con due attrici, quando si presentano due tizi che, dicendo di essere un avvocato e un ufficiale giudiziario, mi intimano lo sfratto. Ovviamente ho spiegato loro che non ero io la proprietaria del locale e di rivolgersi ad altri, non ho mai voluto essere in un’occupazione abusiva, non ne sapevamo nulla. Così in tre-quattro mesi abbiamo deciso di staccarci dall’associazione e dai suoi locali, perchè non vogliamo essere suoi complici.

Le reazioni del quartiere?
La gente è incavolata, ma alla fine non interrompendo l’assistenza hanno capito che la continuità c’è. Però dobbiamo uscire da questa situazione. Speravamo nell’avvicendarsi delle Giunte, ma non abbiamo ottenuto nulla.

Qual è la situazione al momento?
Siamo quasi alle 50 mila firme, quindi a livello di sensibilizzazione ne abbiamo fatta tanta. Abbiamo fatto tutto da soli e con il passaparola. E anche se non ci sono scadenze entro cui presentare le firme, prima si fa e prima ci sistemiamo, è più una situazione di urgenza. Abbiamo ricevuto una proposta dal nostro municipio, ma bisogna vedere quando sarà attuata. Per non interrompere il servizio siamo state costrette a continuare a ricevere le vittime nelle nostre case. Dato il silenzio del sindaco Marino – che a parte un tweet non ha mosso un dito, con tutto che aveva basato la propria campagna elettorale sul voto femminile, e adesso fa orecchie da mercante! – abbiamo deciso di chiedere un appuntamento direttamente al Ministero dell’Interno, e Alfano si è detto disposto a riceverci entro una decina di giorni. Dopo di che, ci rivolgeremo direttamente al Presidente della Repubblica.

Prossime iniziative in programma?
Tra le nostre attività, oltre al lavoro di ascolto e supporto psicologico, ci sono gruppi di auto-aiuto e corsi di recitazione con la produzione autofinanziata di spettacoli e pièce di denuncia sociale e civile, di cui l’ultimo è andato in scena il 5 marzo alla Garbatella. Portare avanti le attività di laboratorio teatrale costa, quindi abbiamo chiesto di essere supportati. Io ballo il tango, e il 16 febbraio scorso abbiamo organizzato una serata di solidarietà a sostegno del Centro al Giardino del Tango, in cui c’è stata molta partecipazione, e il 10 aprile ripeteremo l’evento alla milonga Tango Negro.

Il link per firmare la petizione

Libri & Conflitti. La recensione di LETTERE DA CASABLANCA Autore: isabella borghese da: controlacrisi.org

 

Libri & Conflitti. Scritta tra il dicembre 1995 e l’ottobre 1999, questa serie di lettere rappresenta uno scambio unico tra due intellettuali e scrittori marocchini: Rita El Khayat e Abdelkébir Khatibi.

L’estratto QUI

Se dovessi presentare questo epistolario con un termine di valore non esiterei a racchiuderlo nella parola “autenticità”, aggettivo peraltro menzionato da Rita El Khayat, autrice insieme ad Abdelkébir Khaitibi di questo scambio di lettere, il primo delicato, creativo, tra una donna e un uomo nella tradizione islamica.
”Quando iniziai ad avere un “corrispondente” come Abdelkébir… ero una donna che credeva solo nella grande importanza della creatività, dei legami delicati tra le persone, dello scambio autentico fra un uomo e una donna…”.

E’ questo parte dell’incipit di Lettere da Casablanca, di Rita el Khayat e Abdelkébir Khatibi (pagine 156, euro 15,00 lantana editore); lei ha ritirato il “premio internazionale letterario Eugenia Tantucci” proprio nella Giornata Mondiale per i diritti umani dell’Onu. Lui, invece, è venuto a mancare nel 2009, e chi lo sa, se è proprio questa mancanza a impreziosire in modo ulteriore questo epistolario di cui Abdelkébir stesso nelle prime pagine si interroga se scrviersi sarà un “cammino”… o piuttosto “una bella scommessa”.

Un epistolario quello proposto ai lettori italiani da Lantana che rivela una relazione molto particolare tra i due protagonisti, guidati dall’aimance: “una parola antica… che raccoglie in sé quelle della parola amare, dell’amore e dell’amicizia”, e che in un’altra lettera, spiegherà sempre lui, “rischiamo di dimenticare “l’aimance”, ma essa non dimentica noi.
Sono queste lettere a insegnarci che in fondo l’aimance non nega la passione, “la accoglie, vi si cristallizza in attesa, con pensiero ospitale”.
Ed è in questo scambio delicato, sincero, guidato dalla passione, che le parole diventano interrogativi e riflessioni profonde sulla vita, la morte, ma anche sul tempo, la natura, e i sentimenti che appartengono all’animo umano: persino la sofferenza e il dramma di una perdita.

“Raccontami agli altri. Di loro che ho sofferto tutta la vita per non essere stata compresa. Né amata. Il mondo è molto crudele con me. Non mi aspetto niente. Non voglio niente. Non spero in niente”.
Sono queste dunque le parole che scrive Rita El Khayat a Abdelkebir Khatibi, in uno dei momenti più drammatici della vita di una donna: quelli che seguono alla morte di un figlio. E Rita, infatti, ha perso Aini Bennai, la figlia adolescente a cui in seguito ha dedicato numerose poesie.

Ed è proprio questo dolore, in fondo, a mutare questo rapporto epistolare perché la perdita di Aini segnerà una perdita che la scrittura di Rita non potrà trascurare.
Lettere da Casablanca è inoltre un’occasione impedibile per conoscere l’impegno nel mondo della cultura, dei diritti, delle donne da parte di Rita El Khayat, tra l’altro, personaggio di rilievo in Marocco come nel Maghreb.

Rita El Khayat, è considerata una tra le più importanti intellettuali del Marocco. Scrittrice, psichiatra ed etno-psicanalista, fa pare di quel gruppo di donne dalla doppia appartenenza culturale, araba e francese e scrive prevalentemente in lingua francese. Attraverso un impegno attivo e attraverso le sue opere Rita El Khayat si batte per i diritti e la libertà delle donne contro l’estremismo islamico ed è stata tra promotrici della Moudouwana, la riforma del codice di famiglia in Marocco. Ha pubblicato numerose opere sull’universo della psichiatria e sulla condizione esistenziale delle donne nel mondo arabo. L’autrice è nota anche in Italia dove ha tenuto una serie di conferenze riguardanti la cultura araba.
A tutt’oggi la sua opera letteraria conta 30 libri. Candidata al premio Nobel per la pace nel 2009.

Abdelkébir Kathibi
, Scrittore marocchino (El Jadida 1938 – Rabat 2009). Laureato in sociologia alla Sorbona di Parigi, appartiene alla generazione degli scrittori degli anni Sessanta che si è confrontata con la decolonizzazione e la conquista dell’indipendenza da parte degli Stati del Maghreb.
Ha scritto saggi di sociologia, dei quali il più famoso è Le livre du Sang (Gallimard, 1979), Khatibi ha pubblicato opere dedicate al problema del bilinguismo, come L’art calligraphique arabe (1976; L’arte calligrafica araba) e Maghreb pluriel (1983; Maghreb plurale), in cui sostiene l’importanza dell’unione delle culture araba e occidentale. Negli scritti più recenti si è occupato di arte, con Revue noire (1996) scrivendo sul pittore Ahmed Cherkaoui e dando un contributo al libro Civilistation marocaine (1996; Civilizzazione marocchina) una sorta di enciclopedia su tutti gli aspetti della vita di questo Paese.Lettere da Casablanca
di RITA EL KHAYAT – ABDELKÉBIR KHATIBI
Lantana editore
pagine 192
euro 15,00
isbn 9788897012771

Scuola, mazzata per i “quota 96”: niente pensione, non ci sono i soldi da: controlacrisi.org

Stop della Ragioneria Stato per un problema di copertura al testo unificato che risolve caso 4 mila insegnanti non andati in pensione nonostante requisiti per riforme Fornero, i cosiddetti “quota 96”. 

Una brutta notizia per questi insegnanti che nel 2012 avevano già maturato, secondo la normativa precedente, i requisiti per il pensionamento, appunto quota 96 fra età e anni di servizio. Con 60 anni di età e 36 di servizio – o con 61 di età e 35 di servizio – si poteva infatti lasciare la cattedra ai più giovani. Purtroppo però chi ha scritto e votato la riforma Fornero non ha previsto che nella scuola si va per anni scolastici e non per anni solari. Allora chi aveva già presentato la domanda per andare in pensione è stato trattenuto in servizio. Si tratta di un clamoroso buco alla normativa, che può essere “chiuso” con una somma di circa 400 milioni di euro fino al 2017, la cui copertura è stata giudicata “incerta” dalla Ragioneria dello Stato

43.000 firme raccolte. L’obiettivo si avvicina | Fonte: listatsipras.it

Grande risultato della raccolta firme per la presentazione della lista l’Altra Europa con Tsipras. In questa settimana di raccolta e grazie al lavoro di migliaia di volontari in tutte le regioni d’Italia si è superata la soglia di 35mila firme raccolte che portano, sommate alle 8mila della settimana precedente, a oltre 43mila firme raccolte in totale. Ottimi risultati per le grandi città come Torino, Milano, Roma, Bologna ma spicca anche il risultato della provincia di Cosenza che ha superato le 900 firme, quelli di Campobasso, Trento, Bolzano, Vicenza, Matera, tutte sopra le 700 firme per città.L’obiettivo è quello di superare quota 150mila entro il 15 di aprile, data ultima per la presentazione.

Questo risultato e la forte mobilitazione di attivisti e cittadini rendono evidente l’attenzione che si sta sviluppando attorno alla lista l’Altra Europa con Tsipras e testimoniano che la novità rappresentata dalla lista trova un riscontro reale nelle persone.

L’Altra Europa è l’unica formazione politica che si presenterà alle elezioni europee di maggio 2014 che sta raccogliendo le firme visto che non ha rappresentanti nel parlamento italiano né in quello europeo. L’illogica legge che regola la presentazione delle firme impone la raccolta 30 mila firme per ogni circoscrizione e 3mila firme per ogni regione. L’impegno è quindi massimo soprattutto nelle piccole regioni (in Val D’Aosta devono essere raccolte 3mila firme su un corpo elettorale composto da 90mila persone) e nella circoscrizione Isole, dove in sole due regioni devono essere raccolte 30mila firme.

Nonostante questi ostacoli di dubbia legittimità democratica, il nostro impegno andrà avanti nelle prossime settimane fino al raggiungimento dell’obiettivo delle 150mila firme, forti del consenso ricevuto e del lavoro dei tanti che si riconoscono nei contenuti della lista l’Altra Europa.

PER FIRMARE VAI QUI: www.listatsipras.eu/raccolta-firme.html

Usb fa ricorso contro l’accordo sulla Rappresentanza e cita in giudizio: Camusso, Squinzi, Angeletti Bonanni Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Con ricorso che verrà depositato domani, giovedì 20 marzo, al Tribunale Civile di Roma, l’ USB ha convenuto in giudizio Giorgio Squinzi, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni.

L’USB chiede che la magistratura dichiari la nullità di gran parte dell’accordo del 10 gennaio 2014, denominato “Testo Unico sulla Rappresentanza”, con cui Confindustria con Cgil Cisl e Uil, a loro parere, hanno integralmente regolato la materia della democrazia sindacale, stabilendo sia chi ha diritto a trattare i contratti collettivi sia chi ha diritto all’agibilità sindacale all’interno dell’azienda.

Fra i motivi del ricorso, la frode alla legge (in particolare dell’art. 19 della Legge 300/70) perché l’accordo è sostenuto da motivi illeciti (la realizzazione di un accordo ad excludendum dei possibili competitori sindacali) e perché contrario a norme imperative sia di rango ordinario (gli art. 19 e 15 dello Statuto dei Lavoratori e tutta la disciplina codicistica dell’arbitrato), sia di rango costituzionale (art. 2,3, 21, 24, 39, 40, 111 Cost.).

L’USB fa inoltre riferimento alla sentenza della Corte costituzionale (la 231 del 2013), antecedente all’accordo oggetto del ricorso, che ha sancito i principi guida della democrazia sindacale, affermando come l’esclusione dalla titolarità dei diritti sindacali di “un soggetto maggiormente rappresentativo a livello aziendale o comunque significativamente rappresentativo…viene inevitabilmente in collisione con i precetti di cui agli artt. 2, 3 e 39 della Costituzione.” Ed in particolare:

– dall’art. 3 è vietata ogni “disparità di trattamento che è suscettibile di ingenerare tra sindacati”;

– dall’art. 2 è vietato ogni “privilegio” o “discriminazione” sulla base “non già del rapporto con i lavoratori ….. bensì del rapporto con l’azienda”;

– dall’art. 39 è vietato ogni pattuizione tesa a “condiziona(re) il beneficio esclusivamente ad un atteggiamento consonante con l’impresa” traducendosi ciò “ per un verso, in una forma impropria di sanzione del dissenso, che innegabilmente incide, condizionandola, sulla libertà del sindacato in ordine alla scelta delle forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati; mentre, per l’altro verso, sconta il rischio di raggiungere un punto di equilibrio attraverso un illegittimo accordo ad excludendum””.

Secondo Usn il testo unico sulla rappresentanza prevede che:

– al di fuori di Cgil, Cisl e Uil nessun altro sindacato – qualunque sia o sarà il suo livello di rappresentatività nazionale (foss’anche pari al 99%)- avrà titolarità alla contrattazione nazionale;

– al di fuori di Cgil, Cisl e Uil nessun altro sindacato – qualunque sia o sarà il suo livello di rappresentatività aziendale (foss’anche pari al 99%)- avrà diritto alla agibilità sindacale in azienda ai sensi dell’art. 19 dello Statuto dei lavoratori;

– tutti i futuri contratti collettivi – sia nazionali che aziendali – dovranno da ora in poi “prevenire e sanzionare eventuali azioni di contrasto di ogni natura, finalizzate a comprometterne …. l’esigibilità e l’efficacia” con la previsione di un obbligo di “determinare le conseguenze sanzionatorie per gli eventuali comportamenti attivi od omissivi che impediscano l’esigibilità dei contratti collettivi”, vietando così ogni iniziativa sindacale di dissenso a partire dallo sciopero;

– le clausole transitorie e finali impongono infine un arbitrato obbligatorio proprio per reprimere “eventuali comportamenti non conformi agli accordi”, prevedendosi un meccanismo per la composizione del collegio arbitrale che dovrà irrogare le sanzioni tale per cui su 9 arbitri ben 8 saranno nominati da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria e 1 solo dal sindacato dissenziente.