«Il piano casa di Renzi fa gli interessi della rendita» Fonte: il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Movimenti. Cinquemila persone in corteo a Roma contro la repressione delle lotte No Tav e anti-austerity

ribaltare

«Quando l’ingiustizia si fa legge ribel­larsi è neces­sa­rio». Que­sto lo stri­scione che ha aperto ieri pome­rig­gio a Roma un cor­teo di 5 mila per­sone con­tro la repres­sione al quale hanno par­te­ci­pato i movi­menti per la casa, atti­vi­sti No Tav No Muos , stu­denti medi e uni­ver­si­tari. Dopo una sosta davanti al car­cere di Regina Coeli a Tra­ste­vere, la mani­fe­sta­zione si è con­clusa davanti al mini­stero della Giu­sti­zia in Via Are­nula dove il movi­mento ha preso nuo­va­mente posi­zione con­tro i prov­ve­di­menti che hanno col­pito gli atti­vi­sti romani e napo­le­tani per le mani­fe­sta­zione dello scorso 31 otto­bre e la deten­zione dal 9 dicem­bre degli atti­vi­sti No Tav (Chiara, Nic­colò, Clau­dio e Mattia).

L’11 marzo il sena­tore Pd Luigi Man­coni , pre­si­dente della com­mis­sione per i diritti umani, ha pre­sen­tato un’interrogazione par­la­men­tare a rispo­sta scritta al mini­stro della Giu­sti­zia andrea orlando (Pd) insieme a  Ser­gio Lo Giu­dice (Pd), al socia­li­sta Buemi e a Peppe De Cri­sto­faro (Sel). La let­tura del testo è un’occasione per descri­vere la vita con­dotta dagli atti­vi­sti rin­viati a giu­di­zio dalla pro­cura di Torino per reati gravi come la «fina­lità di ter­ro­ri­smo» e «ever­sione dell’ordine demo­cra­tico» a seguito degli inci­denti acca­duti nei pressi del can­tiera Tav di Chio­monte il 13 e 14 mag­gio 2013. I sena­tori chie­dono a Orlando se il duro regime di deten­zione a cui sono sot­to­po­sti i quat­tro sia un’anticipazione della pena piut­to­sto che una misura di custo­dia cau­te­lare. Il 30 gen­naio scorso sono stati tra­sfe­riti, rispet­ti­va­mente, nelle car­ceri di Ales­san­dria (Nic­colò e Mat­tia), Fer­rara (Clau­dio) e Rebib­bia (Chiara).
Ciò che non torna ai par­la­men­tari fir­ma­tari dell’interrogazione è che le esi­genze inve­sti­ga­tive addotte a soste­gno della custo­dia in car­cere sem­brano rife­rirsi «ad ipo­tesi di reato allo stato non ancora con­te­state agli inte­res­sati». A rigore non pos­sono rap­pre­sen­tare il motivo della loro deten­zione dato che, in attesa del pro­cesso, que­ste per­sone sono «ancora pre­sunti innocenti».

L’analisi dei movi­menti che hanno mani­fe­stato ieri a Roma denun­cia l’uso della repres­sione del dis­senso poli­tico con­tro la Tav e pone il pro­blema del con­tra­sto alle leggi Fini-Giovanardi Bossi-Fini . Que­ste leggi hanno riem­pito le car­ceri «di gio­vani fer­mati per qual­che grammo d’erba, di migranti, di chi sbarca la crisi fuori dalla legalità».

Al cen­tro della nuova que­stione sociale c’è anche il «piano casa» rilan­ciato dal pre­mier Mat­teo Renzi e dal mini­stro alle infra­strut­ture Mau­ri­zio Lupi . Per la Rete «Abi­tare nella Crisi» si tratta di «un gra­vis­simo attacco del Governo Renzi con­tro i movi­menti», al quale rispon­de­ranno dalla pros­sima set­ti­mana, a livello nazio­nale, con «l’assedio delle Pre­fet­ture, gli enti locali, il par­la­mento per chie­dere la can­cel­la­zione dell’articolo 5» che dispone il divieto di con­ce­dere le resi­denze e gli allacci delle utenze nelle occupazioni.

In un’analisi della «Rete diritti in casa» di Parma il «piano casa» da 1,7 miliardi di euro non intacca l’enormità del pro­blema abi­ta­tivo in Ita­lia. Il piano non intacca «la supre­ma­zia della ren­dita e della pro­prietà», ma cerca di «stron­care i movi­menti di riap­pro­pria­zione dal basso di valore d’uso». L’ hou­sing sociale o l’affitto con­cor­dato potranno gio­vare alle fami­glie con red­dito medio-basso, ma esclude le situa­zioni di vero disa­gio: pre­cari, sfrat­tati e senza red­dito. Di fronte all’emergenza sfratti i 60 milioni di euro scarsi pre­vi­sti per il 2014 e il 2015 ven­gono giu­di­cati come «un insulto all’emergenza sociale». Que­sto sistema «garan­ti­sce la rendita».

Paolo Di Vetta, Bloc­chi Pre­cari Metro­po­li­tani , e  Luca Fagiano del Coor­di­na­mento Cit­ta­dino lotta per la casa , tor­nati a mani­fe­stare dopo gli arre­sti domi­ci­liari emessi con­tro di loro il 13 feb­braio poi mutati in obbli­ghi di firma, hanno rin­no­vato l’appello «per il 12 aprile con la prima mani­fe­sta­zione con­tro il governo Renzi, per ribal­tare pro­po­ste sul lavoro e sulla casa, un attacco alla vita quo­ti­diana di ognuno di noi».

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