Isnello 8 marzo 2014: Conflitti e Identità . Politiche della memoria nel Novecento italiano

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Sulla maggiore visibilità di donne nelle istituzioni, dal governo Renzi in poi…..di Lidia Menapace da: www.italialaica.it

Sulla maggiore visibilità di donne nelle istituzioni, dal governo Renzi in poi si è aperto un dibattito talora astioso tra noi donne e nobilmente “protettivo” da parte di alcuni “patriarchi gentili”. Vorrei dire la mia più compiutamente di quanto non abbia fatto subito, comunque confermando quanto già detto. Le elettrici in Italia sono più degli elettori dal referendum monarchia/repubblica in qua e ora -come da ultimo censimento- noi cittadine siamo circa duemilioni e 200.000 più degli elettori. Se la nostra vuol essere una democrazia rappresentativa anche dei generi, la presenza di donne nelle istituzioni dovrebbe essere addirittura del 52% a 48.

 

Chi deve preoccuparsene? chi sta al potere deve farsene carico, ex art.3cost. che dice che “la Repubblica rimuove gli ostacoli ecc.ecc.”. Dunque è inadempiente: ricordo che sul citato articolo 3 fu relatrice alla Costituente la bravissima e compianta e allora la più giovane partecipe dell’Assemblea Teresa Mattei e si deve ritenere questo articolo egualitario proprio segnato dalla azione politica delle donne costituenti.

 

Come fa la Republica a rimuovere ecc.? può prendere esempio dalle donne norvegesi, le prime al mondo ad avere ottenuto il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo. Poichè pensavano che spontaneamente non sarebbe stata riconosciuta anche l’entità della loro presenza, inventarono una clausola, detta “clausola di non sopraffazione di genere” (ridicolmente tradotta da noi “quote rosa”), la quale dice che nella composizione delle liste nessun genere può superare il 60% dei posti, nessuno avere meno del 40, in modo che col tempo una equilibrata e non meccanica rappresentanza si stabilizzi tra i generi. La norma é transitoria e avrebbe dovuto durare fino a che spontaneamente le liste sarebbero state composte così: la norma transitoria è ancora in vigore anche in Norvegia. Dunque un margine di diffidenza è fondato.

 

Inoltre se si vuole un riequilibrio tra i generi bisogna chiederlo, pretenderlo, come fece Olympe de Gouges già nel 1793 nel corso della Rivoluzione francese, evitando però una sua ingenuità fatale: Olympe scrisse “I diritti delle donna e della cittadina”, chiedendo il voto, che le bambine e ragazze andassero a scuola, che le donne potessero dare il loro cognome a figli e figlie, e che il parto fosse assistito in modo da non essere sempre o quasi un rischio di morte, tutto giusto e non tutto raggiunto finora. Aggiunse imprudentemente: se possiamo salire al patibolo, potremo ben salire anche alla tribuna e fu prontamente ascoltata e ghigliottinata: mai lasciargli una scelta, dire sempre che cosa si chiede.

 

Qualche “patriarca gentile” (come si dice in gergo femminista) ci suggerisce di non accontentarci di donne elette a caso e così poco adatte alla bisogna: ma perchè non si preoccupa del livello dei suoi simili? o pensa di sorvegliare lui la scelta delle donne e noi donne quella degli uomini? così incominceremmo a liberarci di tutti quelli che non tengono le mani a posto, e avanti, dato che tra Strauss Kahn, Netanyahu, Hollande, Berlusconi, ecc.ecc. non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non mi convince proprio.

 

Penso che dobbiamo registrare che le nostre insistenze stanno smuovendo materialmente l’ostacolo e mantenere il diritto di giudicare e criticare anche le elette, come giudichiamo e critichiamo anche gli eletti. A me sembra giusto e normale.

Addio grande poeta Sgalambro

Franco Battiato – La Cura -Addio Sgalambro ti ricorderemo con questa canzone

Morto Manlio Sgalambro, filosofo prestato alla canzone da: il manifesto

Ritratti. La figura dell’intellettuale e scrittore siciliano che scrisse saggi e libri per Adelphi, fino all’incontro nel 1993 con Battiato. Da lì un sodalizio mai interrotto

↳ Manlio Sgalambro, sotto la copertina del disco L’ombrello e la macchina da cucire, con Franco Battiato

Man­lio Sga­lam­bro, morto ieri all’età di 89 anni, è stato nella sua lunga vita, una figura di intel­let­tuale eclet­tica: filo­sofo, scrit­tore, poeta e poi, negli ultimi vent’anni anche paro­liere e — una tan­tum — inter­prete di musica leg­gera, gra­zie alla stretta col­la­bo­ra­zione con Franco Bat­tiato. La pro­du­zione filo­so­fica di Sga­lam­bro (che non era un pro­fes­sore e non aveva mai fatto car­riera acca­de­mica) ini­zia sul finire degli anni qua­ranta col­la­bo­rando con case edi­trici sici­liane e si inten­si­fica nel decen­nio suc­ces­sivo gra­zie a testi scritti per la rivi­sta Tempo Pre­sente diretta da Nicola Chia­ro­monte e Igna­zio Silone. Poi nei set­tanta ini­zia a pen­sare di orga­niz­zare il suo pen­siero attra­verso opere più strut­tu­rate. Sga­lam­bro è un teo­rico della cen­ta­lità del pen­siero, dell’impegno morale che — scrive — «per l’uomo è l’unica bus­sola nei mari bur­ra­scosi della contemporaneità».

Il suo primo libro arriva però tardi, nel 1982, La morte del sole, lo pub­blica Adel­phi alla quale aveva inviato due anni prima il mano­scritto. Sarà il primo di una serie di opere che usci­ranno negli anni seguenti come: Trat­tato dell’empietà, Antaol, Dia­logo teo­lo­gico. L’ultimo — pub­bli­cato lo scorso anno è Varia­zioni e capricci morali. Mas­simo Cac­ciari, nel corso della pun­tata di L’aria che tira in onda ieri su La7, defi­ni­sce la sua filo­so­fia: «Molto leo­par­diana, una filo­so­fia dolo­rosa ma vera. Il suo sguardo spie­tato nei con­fronti delle nostre mise­rie, delle mise­rie della nostra natura. Era spie­tato ma anche disin­can­tato e quindi pie­toso alla fine»

Nel 1993 l’incontro con Franco Bat­tiato – com­plice la pre­sen­ta­zione di un libro di poe­sie di Angelo Scan­durra. Dopo pochi giorni il can­tau­tore sici­liano gli chiede un appun­ta­mento per pro­por­gli di scri­vere il libretto dell’opera Il cava­liere dell’intelletto. È l’inizio di una col­la­bo­ra­zione intensa che si è pro­tratta fino all’ultimo album da stu­dio, Apriti sesamo (2012). Bat­tiato – che non ha voluto com­men­tare la sua morte: «un dolore for­tis­simo, ma è un fatto pri­vato», ha dichia­rato alle agen­zie, nel 1994 rac­con­tava con entu­sia­smo il loro rap­porto: «Un anno fa nem­meno ci cono­sce­vamo. Da allora non abbiamo fatto altro che lavo­rare insieme. Lui sarà anche un filo­sofo, ma per me è un talento che mi sti­mola e arric­chi­sce. Mi sem­bra impos­si­bile, oggi, tor­nare a scri­vere i testi delle mie cose». Un lavoro sulle parole pro­fondo e allo stesso tempo libero, liri­che che si svi­lup­pano su ritmi pul­santi, inu­suali e si aprono su improv­visi squarci melo­dici. Nel secondo disco pop a quat­tro mani della cop­pia, L’imboscata (1996) è con­te­nuta una delle gemme asso­lute della can­zone ita­liana, La cura, capo­la­voro di equi­li­brio e inten­sità: «Ti pro­teg­gerò dalle paure delle ipo­con­drie– recita il testo — dai tur­ba­menti che da oggi incon­tre­rai per la tua via. Dalle ingiu­sti­zie e dagli inganni del tuo tempo, dai fal­li­menti che per tua natura nor­mal­mente attirerai».

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La col­la­bo­ra­zione pro­se­gue intensa, con Gom­ma­lacca (1998) forse una delle punte più alte della crea­ti­vità musi­cale del mae­stro sici­liano e degli sti­moli let­te­rari rega­lati da Sga­lam­bro, anche autore delle tre sce­neg­gia­ture dei film del musi­ci­sta: Per­duto amor, Misi­kan­ten e Niente è come sem­bra. Il lavoro con Bat­tiato porta la sua nuova vita auto­rale al «ser­vi­zio» di altri inter­preti della can­zone. Nel 1998 per Notti, guai e libertà — rac­colta che segna il ritorno di Patty Pravo — firma l’epica Emma. Il movi­mento del dare inti­tola l’album del 2008 di Fio­rella Man­noia, Non cono­sco nes­sun Patri­zio (2011) l’ultimo disco di Milva prima del suo ritiro dalle scene.

Nel 2001, poche set­ti­mane dopo l’11 set­tem­bre, pub­blica addi­rit­tura un cd a suo nome Fun club, sorta di anto­lo­gia di stan­dard pop che per­corre la sto­ria della musica da Bacha­rach a Edith Piaf, pas­sando addi­rit­tura per Manu Chao. «Con quest’album — dichiarò all’epoca — dimo­stro come ci possa diver­tire nono­stante tutto, una can­zone con­si­de­rata ’leg­gera’ può esau­rire in tre minuti delle tema­ti­che che, in un’opera let­te­ra­ria, pos­sono richie­dere 300 e più pagine di trat­ta­zione». Ineccepibile

«A sparare sulla folla i rivoltosi di Majdan»

 

Ucraina. Telefonata tra Ashton e ministro estone rivela chi sono i cecchini responsabili delle morti

 

↳ I miliziani di Majdan cantano l’inno ucraino prima di commemorare le vittime

 

Chi ha por­tato fiori e com­me­mo­rato i morti (99 ad oggi secondo la stima uffi­ciale) a Maj­dan, a Kiev, dovrebbe forse essere infor­mato circa la straor­di­na­ria rile­va­zione, giunta ieri da una tele­fo­nata inter­cet­tata dai ser­vizi segreti del pre­si­dente depo­sto Yanu­ko­vich, tra la rap­pre­sen­tante euro­pea Cathe­rine Ash­ton e il mini­stro degli esteri estone, Usmar Paet. Nella loro con­ver­sa­zione del 26 feb­braio, pub­bli­cata on line da Rus­sia Today e facil­mente repe­ri­bile su You­tube, il mini­stro degli esteri estone, giunto a Kiev il 25 feb­braio, rac­conta a Ash­ton le pro­prie impres­sioni nel giorno dopo la «mat­tanza» di piazza.

 

Solo che quanto dice Paet, ripor­tando le parole di Olga Bogo­mo­lets, il capo della squa­dra medica che ope­rava a Maj­dan, una fonte quindi non certo pro Yanu­ko­vich, è clamoroso.

 

Secondo Bogo­mo­lets, «i cec­chini non erano uomini di Yanu­ko­vich, bensì mem­bri della nuova coa­li­zione», ovvero di Maj­dan stessa, dell’opposizione. E ancora: «Olga — spiega Paet — mi ha detto che le per­sone uccise dai cec­chini, sia i poli­ziotti sia i mani­fe­stanti, sono stati uccisi dagli stessi cec­chini». Il medico avrebbe mostrato al mini­stro estone «alcune foto, così come i referti medici che dimo­stre­reb­bero che si tratta dello stesso tipo di pro­iet­tili». È pre­oc­cu­pante, aggiunge Paet che «le nuove forze di governo non vogliano inda­gare» su que­sti fatti.

 

«La per­ce­zione — con­clude — è che die­tro i cec­chini non ci fosse Yanu­ko­vich, ma qual­cuno della nuova coa­li­zione». L’alta rap­pre­sen­tante dell’Ue Ash­ton rimane col­pita e assi­cura un’indagine, ma sem­bra vin­cere la real­po­li­tik: a lei pare inte­res­sare di più, in quel momento, assi­cu­rare al governo di arri­vare alle nuove ele­zioni di mag­gio.
Alcune pre­ci­sa­zioni: si è detto, quando ieri que­sto leak è com­parso in rete, che si potrebbe trat­tare di una mani­po­la­zione, di un falso, data la fonte di pro­ve­nienza, ser­vizi segreti di Yanu­ko­vich e la dif­fu­sione imme­diata del sito filo russo. Ma ieri, rag­giunto per­so­nal­mente via mail da il mani­fe­sto, il mini­stro degli esteri estone ha con­fer­mato l’autenticità della regi­stra­zione, pur negando di aver addos­sato le respon­sa­bi­lità di vio­lenze all’opposizione, spe­ci­fi­cando di aver solo ripor­tato ad Ash­ton quanto gli era stato comu­ni­cato e lamen­tan­dosi infine della pub­bli­ca­zione di una con­ver­sa­zione così sensibile.

 

«La regi­stra­zione della tele­fo­nata tra il mini­stro Paet e l’alta rap­pre­sen­tante dell’Unione Euro­pea, che è stata pub­bli­cata on line è auten­tica», ha poi scritto in uno sta­te­ment pub­bli­cato sul sito uffi­ciale il mini­stero estone (www​.vm​.ee).

 

«La con­ver­sa­zione è avve­nuta il 26 feb­braio» spe­ci­fica il comu­ni­cato e del resto qual­che giorno prima, pro­prio attra­verso il suo account Twit­ter (@UsmasPaaet), il mini­stro aveva annun­ciato la visita nella capi­tale ucraina pre­ci­pa­tata nella crisi (il 24 feb­braio scrive: «Domani sarò a Kiev, per espri­mere il mio sup­porto al futuro demo­cra­tico del paese»), a con­fer­mare ulte­rior­mente il valore della sua testi­mo­nianza, per­ché pro­ve­niente da una fonte non certo filo russa. Riman­gono le con­si­de­ra­zioni poli­ti­che a riguardo, che aprono uno squar­cio sui fatti di Maj­dan e con­fer­mano una volta di più come le forze in grado di con­trol­lare le pro­te­ste nei giorni pre­ce­denti all’escalation, fos­sero anche in grado di orga­niz­zare un colpo di Stato mediante ope­ra­zioni cini­che, come quelle di spa­rare sui pro­pri mani­fe­stanti, per addos­sare le colpe a Yanu­ko­vich (che in con­fe­renza stampa — per quel che vale ormai la sua parola — aveva riba­dito di non aver dato l’ordine di sparare).

 

Non è un caso, del resto, come affer­mato dallo stesso mini­stro estone, che l’intercettazione (la seconda della crisi ucraina, pre­ce­duta dal famoso «vaf­fan­culo alla Eu» della neo­con ame­ri­cana Vic­to­ria Nuland) sia uscita il giorno dopo le dichia­ra­zioni di Putin sul colpo di Stato di Kiev. Certo il silen­zio di Ash­ton al riguardo è imba­raz­zante per la Ue.

 

La gior­nata in Ucraina ha visto altri impor­tanti eventi, in par­ti­co­lare sul fronte ancora caldo del paese, ovvero quello orien­tale, dove le popo­la­zioni rus­so­fone e filo Mosca, hanno pro­ce­duto a ricon­qui­stare il palazzo del governo di Done­tsk, non senza scon­tri con le forze pro Kiev. A Khar­kiv mille filo­russi hanno nuo­va­mente mani­fe­stato, men­tre ieri l’inviato dell’Onu, Robert Serry sarebbe stato affron­tato da uomini armati: si era par­lato di un rapi­mento, ma infine si è appreso che a Serry sarebbe stato inti­mato di lasciare la Cri­mea. Con­fer­mata invece la noti­zia dira­mata dalla Bbc secondo la quale un alto uffi­ciale delle guar­die di fron­tiera ucraine, il gene­rale Koval, sarebbe stato rapito nei pressi di Yalta, in Crimea.

+DIRITTI -TAGLI! Il Comitato 16 Novembre al Governo: Subito il tavolo promesso sulla non autosufficienza da: COMITATO 16 NOVEMBRE ONLUS

Nella crisi non c’è ricetta più sbagliata che tagliare le risorse destinate al welfare, dalla sanità all’assistenza sociale. Le politiche di austerity non solo rischiano di negare diritti sociali costituzionalmente garantiti, ma producono anche un avvitamento recessivo dell’economia, determinando un ulteriore aumento di disuguaglianze, disoccupazione, povertà.Nella crisi, soprattutto nella crisi, si deve investire nel welfare, perché significa investire in un futuro socialmente più giusto, in una redistribuzione di reddito e di benessere, in un sistema di prestazioni che rispondono adeguatamente ai bisogni, vecchi e nuovi, della cittadinanza. Investire nel welfare significa anche rilanciare l’economia, perché si crea buona occupazione, che si traduce sempre in un buon servizio offerto.

Per queste ragioni il Comitato 16 Novembre è nato, per difendere i diritti di decine di migliaia di disabili gravi e gravissimi che rischiano di essere lasciati soli, abbandonati al loro destino, mentre con troppa facilità la politica decide di regalare miliardi alle banche o di acquistare inutili e costosi cacciabombardieri F35.

Da anni scendiamo in piazza e urliamo ai palazzi del potere che con la nostra vita non si scherza. Abbiamo deciso di farlo con forme di lotta estreme, perché la nostra condizione esistenziale è estrema. Abbiamo perso durante una di queste lotte il nostro amico e combattente Raffaele Pennacchio, morto dopo due giorni di presidio, morto da eroe.

Abbiamo ottenuto dei risultati importanti, ma sicuramente non sufficienti a sostenere quel modello di welfare che tutti noi desideriamo, caratterizzato da un potenziamento della domiciliarità indiretta e una piena libertà di scelta delle persone. Alla fine dell’anno scorso, dopo una serie di presidi sotto il Ministero dell’Economia e un’accesa trattativa con la commissione Bilancio del Senato, abbiamo registrato il nostro ultimo successo: aumento di 75 milioni di euro per i disabili gravi e gravissimi e l’impegno del governo ad attivare un tavolo interministeriale finalizzato alla definizione di un piano nazionale per le non autosufficienze.

Siamo nel 2014 e vogliamo raccogliere ciò che con fatica abbiamo seminato.

Chiediamo al Governo e alla maggioranza che lo sostiene tre cose, semplici e chiare:

1. Convocazione del tavolo interministeriale (sanità, politiche sociali, economia), allargato a regioni ed associazioni, per la predisposizione di un Piano Nazionale per le Non Autosufficienze (PNNA), principalmente finalizzato al potenziamento della domiciliarità indiretta, alla garanzia ed esigibilità del diritto di scelta tra restare a casa o entrare in RSA, al riconoscimento del lavoro di cura del caregiver.

2. Immediato sblocco del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (FNNA) 2014 con ripartizione alle regioni mediante decreto di attuazione, rispettando criteri ed impegni assunti dal Governo: destinazione del 30% più l’aumento di 75 milioni per i disabili gravi e gravissimi.

3. Rivedere urgentemente la riforma dell’Isee, che rischia di penalizzare fortemente persone con disabilità e loro familiari. In particolare chiediamo che non vengano considerate nel calcolo reddituale anche tutte le prestazioni monetarie erogate dallo Stato o da Enti pubblici con finalità assistenziale, anche se esenti da tassazione. Se la riforma venisse applicata così com’è ridurrebbe la platea dei beneficiari delle prestazioni sociali. Infatti, quelle persone che ad oggi beneficiano di prestazioni assistenziali (pensioni, indennità e assegni) rischiano di non potervi accedere più perché paradossalmente il reddito computato risulterà più alto proprio a causa delle suddette prestazioni assistenziali.

COMITATO 16 NOVEMBRE ONLUS

Ilva, richiesta processo per 53 C’è anche Nichi Vendola da:l’unità

Ilva, richiesta processo per 53
C’è anche Nichi Vendola

 

 

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La procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, imputato di concussione in concorso con Girolamo Archinà, ex dirigente dei rapporti istituzionali dell’ Ilva, Fabio Arturo Riva, ex vicepresidente del gruppo Riva, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento siderurgico tarantino e Francesco Perli, legale del gruppo.

Secondo le indagini, nel 2010 il presidente Vendola avrebbe fatto pressioni su Giorgio Assennato, direttore generale dell’agenzia regionale per l’Ambiente (ora imputato di favoreggiamento), minacciandolo di non confermare il suo incarico alla direzione dell’Arpa al fine di «ammorbidire» la posizione dell’agenzia sulle emissioni nocive dell` Ilva di Taranto. Nonostante molti indagati si siano sottoposti ad interrogatorio ed abbiano depositato memorie difensive, la procura non ha archiviato alcuna accusa chiedendo il processo per tutti i cinquantatré indagati, cinquanta persone e tre società. Rinvio a giudizio per favoreggiamento personale è stato chiesto per il dg Arpa Assennato ed il suo direttore scientifico Massimo Blonda, il consigliere regionale Donato Pentassuglia, presidente della commissione Ambiente alla Regione, il deputato di Sel Nicola Fratoianni, ex assessore regionale alle politiche giovanili, l`assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, i dirigenti regionali Antonello Antonicelli e Davide Filippo Pellegrino, il capo di Gabinetto alla Regione Francesco Manna.

Processo per concussione è stato chiesto anche per l`ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido del Pd, arrestato a maggio 2013 insieme all`ex assessore provinciale all`ambiente Michele Conserva per aver fatto pressioni insieme ad Archinà su due suoi dirigenti per facilitare il rilascio dell`autorizzazione di una discarica per rifiuti speciali in Ilva. Richiesta di rinvio a giudizio anche per il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, accusato di abuso d`ufficio per non aver tutelato la salute dei suoi concittadini. Rinvio a giudizio è stato chiesto anche per un ispettore di polizia, un sottufficiale dei carabinieri, un avvocato, ed un parroco, coinvolti a vario titolo nelle indagini sui rapporti fra Ilva e società civile.