IDA CAMANZI -La staffetta partigiana Ida Camanzi “ILONKA”.

Ucraina, il fallimento dell’Europa solo atlantica Fonte: Il Manifesto | Autore: Alessandro Dal Lago

Che nes­suno voglia morire per Kiev è ovvio. E che la nuova «guerra di Cri­mea» fini­sca in una bolla di sapone è assai pro­ba­bile. La deci­sione di Putin di riti­rare le truppe dal con­fine ucraino dimo­stra come i russi, lungi dal pra­ti­care una pura poli­tica di forza, siano capaci di fare i loro cal­coli. Chia­rito in via defi­ni­tiva che non con­sen­ti­ranno mai un pas­sag­gio dell’Ucraina alle strette dipen­denze di Washing­ton, è pos­si­bile che si vada verso un qual­che tipo d’accordo, con il pas­sag­gio della Cri­mea alla Rus­sia, dopo un ple­bi­scito, e il rico­no­sci­mento di una forma più o meno lar­vata di auto­no­mia alle regioni rus­so­fone dell’Ucraina.

Detto que­sto, è anche vero che il caso ucraino chiama in causa una que­stione ben più ampia, e cioè la defi­ni­zione delle sfere d’influenza reci­pro­che di occi­dente e Rus­sia. Per chia­rire, poniamo per assurdo (come si dice in mate­ma­tica) che in un futuro più o meno lon­tano uno stato con­fi­nante con gli Usa, che so il Mes­sico o il Canada, sti­puli un accordo mili­tare con i russi o i cinesi. È impen­sa­bile, ovvia­mente, ma pro­prio l’impensabilità è una misura della rela­zione equi­voca che Usa e Europa con­ti­nuano a pra­ti­care con la Rus­sia. Que­sta è cir­con­data da ogni parte dalla Nato e dalle basi Usa (dalla Tur­chia all’Asia cen­trale cinese). Il caso della Geor­gia nel 2008 ha mostrato sia la volontà dei russi di non subire inge­renze nel Mar Nero e nel Cau­caso, sia il vel­lei­ta­ri­smo occi­den­tale (in par­ti­co­lare di George W. Bush) che aveva susci­tato spe­ranze impos­si­bili nei geor­giani. Dopo vent’anni di umi­lia­zioni (v. i Bal­cani), era ine­vi­ta­bile che i russi difen­des­sero la loro zona d’influenza stra­te­gica, come gli Usa hanno sem­pre fatto a casa propria.

Le rela­zioni inter­na­zio­nali hanno una loro logica, sgra­de­vole quanto si vuole, ma oggettiva(perché basata sulla forza e sull’influenza). Di con­se­guenza, si rimane alli­biti di fronte agli appelli a una sorta di guerra per l’esportazione della demo­cra­zia, che si leg­gono sulla grande stampa, come l’articolo di Bernard-Henri Lévy ieri sul Cor­riere . A que­sto pseudo-filosofo esal­tato non è basta la tra­ge­dia della Libia, che ha fomen­tato insieme a Sar­kozy. Voleva la guerra in Siria e oggi vor­rebbe qual­cosa del genere in Ucraina. E que­sto è tanto più grot­te­sco, quanto più le can­cel­le­rie occi­den­tali sanno bene che Putin non ha affatto brutte carte in mano: dal ricatto ener­ge­tico verso Ucraina ed Europa fino a un’ alleanza stra­te­gica con la Cina. Putin è stato deci­sivo nella gestione della crisi in Siria e anche nel favo­rire la disten­sione Usa-Iran. È quindi incre­di­bile che la stampa ospiti arti­coli di fal­chi che pro­pon­gono l’intervento della Nato in Ucraina, qual­cosa non solo di impen­sa­bile, ma con­tra­rio a lungo andare agli stessi inte­ressi Usa.

Quanto pre­cede non ha nulla a che fare con un’accettazione a priori della poli­tica interna o estera della Rus­sia. La demo­cra­zia di Mosca è quello che è, il regime di un super-oligarca sprez­zante verso la libertà d’opinione. Il pre­si­dente ucraino fuggito,Yanukovic, è uno dei despoti san­gui­nari e inetti che Putin usa e getta via in base ai suoi inte­ressi. Ma cre­dere che la Tymošenko sia una santa e che le mili­zie para-naziste che hanno cac­ciato Yanu­ko­vic offrano un gran futuro all’Ucraina non è che deli­rio alla Bernard-Henri Lévy. Dis­solti i fumi della pro­pa­ganda di entrambe le parti, ciò che resta è l’incapacità dell’occidente di entrare in rela­zione con i poteri mon­diali (nel nostro pic­colo, la gestione del caso marò, tra fur­bi­zia e tra­co­tanza, dà una per­fetta idea dell’incomprensione della realtà delle potenze emergenti).

Chi al momento esce peg­gio dalla vicenda ucraina è l’Europa. Divisa tra la appa­rente linea dura Usa e bel­li­ci­smo Nato, da una parte, e prag­ma­ti­smo mer­can­tile tede­sco, dall’altra, l’Europa stre­pita, ma è inca­pace di agire. Poteva aiu­tare l’Ucraina, sull’orlo del bara­tro eco­no­mico, e non l’ha fatto. Priva di testa, un po’ atlan­tica e un po’ ammic­cante all’est, l’Europa fal­li­sce pro­gram­ma­ti­ca­mente là dove potrebbe assol­vere una fun­zione di ponte tra Usa e stati emer­genti, favo­rendo i nego­ziati. E quindi i i suoi rug­giti oggi non fanno paura a nessuno.

“Italicum, una legge da pazzi”. Intervista a Massimo Bordin | Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

I quotidiani della giornata di oggi hanno avuto molti interventi circa la discussione sulla legge elettorale italicum, frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi. Michele Ainis, docente presso l’Università di Roma Tre, ha aperto così il suo editoriale per il ‘Corriere della Serra’: «Nel 1978 la legge Basaglia ha chiuso i manicomi. Riapriteli di corsa: c’è un matto pericoloso da internare. È il legislatore schizofrenico, l’essere che comprende in sé il non essere, la volontà che vuole disvuole. In passato ne avevamo avuto già il sospetto, dinanzi a certe leggi strampalate, a certe norme subnormali». Parallelamente su ‘Il Foglio’ nel suo quotidiano trafiletto, Massimo Bordin, giornalista di Radio Radicale, apriva così la sua rubrica: «Il problema della nuova legge elettorale sembra non sia più il suo funzionamento ma la rapidità della sua approvazione. Dobbiamo dotarcene subito e se non ci si riesce si va subito a votare, senza la nuova legge, non perché sia già deciso che si deve votare ma perché la nuova legge è così importante che va fatta prima possibile. Se ci si riflette a mente fredda sembra una cosa da pazzi. Ma c’è di peggio. Il sistema che abbiamo impedisce di scegliere i candidati agli elettori. E’ ritenuto, non a torto, intollerabile. Dunque la nuova legge sanerà questo grave vizio? No, perché le liste saranno bloccate, ma più corte» Di legge elettorale, dunque, di italicum e di premi di maggioranza, ne parliamo proprio con l’autore del trafiletto sopracitato: Massimo Bordin, giornalista – già direttore -, di Radio Radicale.

Sul trafiletto ‘Bordin Line’ che hai su ‘Il Foglio’ hai scritto, in sostanza, che il problema della legge elettorale non è più in merito al suo funzionamento ma circa la rapidità attraverso la quale essa stessa verrà approvata. Giacché ‘Bordin Line’ contiene poche battute potresti spiegare, in maniera più esauriente, cosa intendevi dire?
Io cercavo di dire semplicemente questo, e cioè che la prima aporìa, diciamo così, è la seguente: noi abbiamo preso atto del fatto che questa legge elettorale attuale, quella che il cosiddetto porcellum – peraltro dichiarato già incostituzionale – non è uno strumento adeguato per andare a votare. Di conseguenza siamo in una situazione per la quale non sappiamo bene con quale legge elettorale dobbiamo andare a votare, dal momento che ne abbiamo una ricavata ‘a ritaglio’ sulla sentenza della Corte Costituzionale. Questa è la situazione attuale, cioè: la legge che c’era, che faceva schifo a tutti, non c’è più perché una sentenza della Corte Costituzionale afferma come, in alcune parti, quella legge non è Costituzionale. Quindi, se adesso dovessimo andare a votare, voteremmo con una cosa che non si sa bene quale sia. Perché è qualcosa di ritagliato sulla sentenza della Corte. Allora Wdobbiamo fare assolutamente la nuova legge elettorale” , e questo porta a dire che “la faremo entro un mese” anzi addirittura, mi pare, che oggi si sia detto si sarebbe realizzata entro la fine della settimana. Quindi siamo decisamente a posto! Se, malauguratamente, Renzi non dovesse riuscirci, il governo va minoranza su una questione non propriamente marginale; quindi si crea un clima da elezioni anticipate e, quindi, per fare in fretta una legge elettorale, che ci serve assolutamente, noi andiamo a votare senza la legge elettorale che ci serviva tanto. Ti pare normale?

Per nulla…
Ecco, questo era quello che volevo scrivere nel trafiletto su ‘Il Foglio’ nel limite dei caratteri consentiti. Se poi proprio vogliamo dirla tutta, anche l’italicum che il Presidente del Consiglio Renzi vuole far passare, dopo aver stretto l’accordo con Berlusconi, a ben vedere è una legge da pazzi!

Senza ombra di dubbio pone degli sbarramenti per le forze politiche limitando, di fatto, la libertà democratica…
Ma no, guarda, non ne faccio un problema di libertà democratiche, o di rappresentanza, dico una cosa, però: la semplificazione del sistema politico si può fare in tanti modi. A mio avviso, il modo più semplice dal punto di vista elettorale è il sistema uninominale. Collegi piccoli, candidati che devono avere la residenza del collegio in cui sono candidati, l’elettore li conosce e li può votare, altrimenti non li vota. C’è un rapporto elettore/eletto che è il fattore più importante. Però questo non lo si vuole fare, vabbè.. Ci sono altri sistemi, ognuno adotta il suo, perché poi se si parte da un sistema proporzionale – perché di questo poi si tratta – si deve poter mettere degli altri strumenti che ti consentano comunque la semplificazione, non il marasma di coalizioni troppo grandi o delimitazioni per i piccoli partiti etc. C’è chi mette il premio di maggioranza ma, praticamente, non ce l’ha nessuno perlomeno in Europa. Nei paesi fondatori dell’Europa non ci sono sistemi elettorali con premi di maggioranza, c’è chi usa la soglia di sbarramento ed è il caso della Germania…

Anche se, per le elezioni europee, la Corte Federale Tedesca ha dichiarato incostituzionale quello sbarramento…
Ah sì certo, in quel caso hanno ragione! Tra l’altro non ci si rende conto di un’altra cosa e cioè che per l’Europa noi votiamo un Parlamento che non ha potere legislativo. È un Parlamento con poteri limitati e in questi casi, in genere, il sistema che si usa il proporzionale puro, per dare il massimo della rappresentanza. Ma, comunque, lasciamo perdere il problema del Parlamento Europeo, ritorniamo ai parlamenti nazionali. Francia ed Inghilterra possiedono l’uninominale, i paesi che hanno un sistema proporzionale adottano altri sistemi per avere, comunque, un sistema politico semplificato. In Germania hanno la soglia dello sbarramento al 5%, in Spagna possiedono i collegi piccoli in cui non c’è soglia di sbarramento ma se il collegio è piccolo bisogna che un partito ottenga una percentuale molto alta per avere un eletto. In parole povere, col collegio piccolo, senza – almeno – il 15% non si prende un seggio. Noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo realizzato un sistema che ha i collegi piccoli, la soglia di sbarramento, il premio di maggioranza. Un delirio! Un delirio assoluto!

Attualmente, c’è un parlamentare, tra l’altro ex radicale, che ha combattuto in solitaria mettendosi in sciopero della fame contro il porcellum. Il problema è che Roberto Giachetti si è pronunciato a favore dell’italicum che, però, non sembra così diversa dal porcellum, anzi… Sembra quasi peggiore…
Giachetti ha condotto una battaglia sacrosanta che, poverino, ha condotto da solo. Il problema dell’italicum è che, di fatto, è un sistema proporzionale, non voglio dire antidemocratico, ma certo non valorizza il rapporto elettore/eletto e strozza inutilmente la rappresentanza con una serie di meccanismi di semplificazione mettendoli tutti insieme. Diventa una cosa pazzesca! Debbo dire che anche i parlamentari cinque stelle non hanno tutti i torti nel bollare l’italicum come un sistema elettorale che va anche contro di loro. In fondo è vero: se lamentano il fatto che il sistema elettorale è stato creato ad hoc contro di loro è vero, hanno ragione. La cosa che a me fa rabbia è che si aveva davanti una strada maestra. Si voleva abolire il Senato facendone una Camera delle Regioni? Ci sarebbe da discutere in merito ma, insomma, mettiamo che si riesca ad abolire il Senato oppure si metta in piedi un Bundesrat ‘da operetta’ e resta in piedi solo la Camera, il sistema elettorale era già realizzato, si era anche ridotto il numero dei deputati. Bastava prendere il mattarellum, tagliare del tutto quel 25% di proporzionale; i collegi erano già fatti, prendevano solo i collegi uninominali ed era fatta: sistema uninominale ad un turno con la riduzione del 25% dei deputati, di un quarto dei deputati. Per di più i collegi, grosso modo, erano di 100.000 persone l’uno, – dai 95.000 ai 110.000, non di più -, quindi c’era anche un buon rapporto fra il numero di elettori ed eletto. Una cosa ragionevolissima: c’era una riduzione dei parlamentari del 25% e una situazione che ti dava una governabilità, perché a quel punto, con l’uninominale, non si possono fare coalizioni od altro. Si deve semplificare per forza di cose.

Il distacco, comunque, tra le forze extraparlamentari, associazioni, comitati e i partiti all’interno del Parlamento è evidente: da una parte si propone un proporzionale puro, dall’altra si sta tentando di imporre un maggioritario molto simile al porcellum…
Attenzione, però, questo che si sta imponendo non è un maggioritario a doppio turno. È una cosa un po’ strana: il sistema di partenza è un proporzionale….

…Che però prevede un premio di maggioranza
Certo, c’è un premio di maggioranza, ma che viene calcolato su base nazionale.

Il punto, infatti, era cercare di capire cosa si stesse discutente alle Camere quando da un lato si propone una cosa e da un lato tutt’altro. Anche perché, dagli extraparlamentari, la critica maggiore nei confronti dell’italicum è rivolta agli sbarramenti.
Ma, sai, gli sbarramenti altri anche lì bisogna vedere. Io, ripeto, non esiste un sistema elettorale al mondo che preveda contemporaneamente una soglia di sbarramento per la posizione dei seggi e nel contempo il premio di maggioranza. Sono due alterazioni della logica aritmetica, mettiamola così. Ce ne può stare uno, ma tutt’e due no! Questo il punto chiave.

Si parte! “L’altra Europa con Tsipras”, presentati liste e simbolo. da: controlacrisi.org

 

Un cerchio rosso con al centro una scritta bianca, in stampatello: “L’altra Europa con Tsipras“. È questo il simbolo scelto dalla lista che alle elezioni europee di maggio sosterrà il leader del partito greco Syriza, Alexis Tsipras. Nel corso di una conferenza stampa presso l’Associazione Stampa Romana sono stati svelati i nomi della lista.

Collegio Nord Est
Adriano Prosperi
Paola Morandin
Isabella Cirelli
Piergiovanni Alleva
Oktavia Brugger
Annalisa Comuzzi
Stefano Lugli
Ivano Marescotti
Riccardo Petrella
Maria Cristina Quintavalla
Carlo Salmaso
Eduardo Salzano
Camilla Seibezzi
Assunta Signorelli

Collegio Nord Ovest
Curzio Maltese
Loredana Lipperini
Daniela Padoan
Moni Ovadia
Argyrios Panagopoulus
Nicoletta Dosio
Domenico Finiguerra
Mauro Gallegati
Anita Giurato
Lorena Luccatini
Carla Mattioli
Nicolò Ollino
Andrea Padovani
Dijana Pavlovic
Alessandra Quarta
Pierluigi Richetto
Stefano Sarti
Giuliana Sgrena
Alfredo Somoza
Giuseppe Viola

Collegio Centro
Barbara Spinelli
Lorella Zanardo
Maria Nazzarena Agostini
Fabio Amato
Raffaella Bolini
Luca Casarini
Tommaso Fattori
Marco Furfaro
Francuccio Gesualdi
Lucia Maddoli
Roberto Mancini
Sandro Medici
Felice Pizzuti
Rossella Rispoli

Collegio Sud
Ermanno Rea
Barbara Spinelli
Gano Cataldo
Antonia Battaglia
Claudio Riccio
Antonio Maria Perna
Valeria Parrella
Teresa Masciopinto
Eleonora Forenza
Raffaele Ferrara
Enzo Di Salvatore
Riccardo Di Palma
Antonio Di Luca
Anna-Lucia Bonanni
Costanza Boccardi
Franco Mario Arminio
Silvana Arbia

Collegio Isole
Maria Elena Ledda
Barbara Spinelli
Valeria Grasso
Mario Cicero
Antonientta Leto
Simona Lobina
Antonio Mazzeo
Olga Nassis

Carabinieri e polizia demotivati? I vertici della sicurezza criticano il blocco degli stipendi da: controlacrisi.org

Tre mesi fa era stato il capo della polizia Alessandro Pansa a lamentarsi per i tagli alle forze dell’ordine. Pochi giorni fa e’ toccato al comandante generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli: un forte appello alla politica affinche’ intervenga a favore degli uomini e delle donne in divisa, il cui morale e’ in picchiata a causa dei blocchi stipendiali. Come conferma anche la mobilitazione di sindacati e Cocer. “Parole – scrive il Cocer – che ogni carabiniere vorrebbe esprimere ad alta voce ai politici, troppo spesso distratti rispetto alle problematiche piu’ volte segnalate dal comparto sicurezza e quindi responsabili di una demotivazione che cresce giornalmente negli uomini in divisa, i quali comunque continuano, giorno per giorno, a compiere il loro dovere in modo esemplare”. Intanto, tra le tante ipotesi che stanno passando al vaglio della spending review, si parla anche di una fusione tra i due corpi.
“Il blocco dei contratti, ma soprattutto il blocco degli stipendi, che colpisce il personale promosso, ed infine l’assegno di funzione – scrive il Cocer, in una nota – penalizzano duramente il comparto e portano i carabinieri in uno stato di bisogno economico che diventa critico per chi deve garantire, con dignita’ e decoro, la delicata funzione della sicurezza dei cittadini”. L’organismo di rappresentanza denuncia inoltre “nuovamente le crescenti difficolta’ dei carabinieri nell’assicurare i servizi necessari per l’ordine e la sicurezza pubblica, per la carenza di circa 15.000 militari, dovuto anche all’effetto perverso delle limitazioni del turn over un’emorragia costante che determina inoltre l’invecchiamento dei reparti, perche’ arruoliamo meno giovani”. Il Cocer Carabinieri invita quindi “i sindacalisti della Polizia di Stato a non prospettare ipotesi fantasiose, sulla pretesa di ottenere maggiori risparmi, magari da orientare populisticamente al personale o al funzionamento delle strutture. Chi fa queste affermazioni dimostra di non conoscere la complessa, ma efficace organizzazione della sicurezza italiana, che ogni anno riceve apprezzamenti negli indici di gradimento della popolazione sulle istituzioni alle quali dare fiducia”.
Il Cocer non sembra digerire di buon grado l’ipotesi di fondere in un unico corpo polizia e carabinieri, provvedimento che farebbe risparmiare fino a due miliardi di euro. “In verita’ tale cifra – sottolinea il Cocer – e’ di gran lunga superiore alla somma delle spese di funzionamento e di investimento di Carabinieri e Polizia di stato messe insieme. Se si volesse raggiungere una simile economia, si dovrebbero licenziare 40mila tra carabinieri e agenti. Questa e’ la verita’”.