Il Partigiano Nicola Di Salvo-Palagonia

Cerimonia di chiusura “scorta civica a Di Matteo” a Catania p.3

Giulietto Chiesa sul Primo Canale russo.

Scuola, Giannini vuole bloccare gli scatti d’anzianità per reperire le risorse. Il dramma del settore pulizie | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Classi pollaio, scatti di anzianità e pulizie delle classi. E’ la scuola il primo “dossier mediatico” del Governo Renzi. A metterlo sotto gli occhi dell’opinione pubblico ci pensa il neoministro Stefania Giannini che già parla di fermare gli scatti di anzianità, anche perché non saprebbe come reperire altrimenti le risorse che servono alla scuola per il “ricambio generazionale”. Intanto, è iniziato il conto alla rovescia per bloccare la “spending review” del settore pulizie.

Ma andiamo con ordine. Da settembre ci saranno 34mila alunni in piu’, ma il numero dei docenti e’ in caduta libera. Secondo l’Anief, gli studenti nel prossimo anno scolastico: aumentano di 25.546 unita’ alle superiori e di 9.216 alla primaria, con un leggero calo (-785) nella scuola secondaria di primo grado. Anche nel 2013 vi fu un incremento di 30.000 iscritti: e’ evidente che servono piu’ insegnanti. Invece permane il blocco degli organici e tra il 2007 e il 2012 l’amministrazione ha soppresso oltre 100mila cattedre”.

 

“A ben vedere, pero’, la forbice prof-alunni si sta sempre piu’ allargando – continua – l’Anief -. Scorrendo gli ultimi dati forniti dalla ragioneria generale dello Stato si scopre che tra il 2007 e il 2012 il personale della scuola ha perso oltre 124mila posti (facendo registrare un -10,9%): da 1.137.619 unita’ di personale si e’ passati a poco piu’ di un milione. E la gran parte di questi posti persi, almeno 100mila, appartengono al corpo docente”.

Sul blocco degli scatti di anzianità, su cui è tornata ad insistere Stefania Giannini in una intervista a Repubblica, c’è la levata di scudi da parte dei sindacati. In un Paese in cui un insegnante guadagna mediamente 1.200-1.300 euro al mese, uno stipendio che si colloca al penultimo posto in Europa, parlare di blocco degli automatismi significa ”non tenere conto della realta”’, del fatto che l’anzianita’ e’ l’unico modo per difendere il potere d’acquisto dei salari e che per premiare davvero il merito occorrono risorse. ”Queste idee meritocratiche, queste vecchie impostazioni di stampo gelminiano non tengono conto della realta’, ovvero che il contratto nazionale della scuola e’ bloccato dal 2006 e che gli stipendi degli insegnati italiani sono tra i piu’ bassi d’Europa”, commenta il segretario generale della Flc Cgil Domenico Pantaleo. Il sindacalista evidenzia poi che ”in tutta Europa l’anzianita’ contribuisce alla valorizzazione della professionalita’. Quindi c’e’ tutta la nostra disponibilita’ a discutere ma si deve aprire un tavolo perche’ in questi anni con il blocco dei contratti i salari nella scuola, e in tutto il settore della conoscenza, hanno subito un vero e proprio attacco”

Il governo della Menzogna Fonte: listatsipras.eu | Autore: Paolo Flores d’Arcais

Il governo Renzi nasce all’insegna della Menzogna. Nel senso di molte menzogne, che ne costituiscono l’essenza.

La prima, segreto di Pulcinella disgustoso ma tragicamente preoccupante: Renzi ha proposto al ministero della Giustizia Nicola Gratteri, Giorgio Napolitano ha detto “niet” e il decisionista Renzi ha baciato la pantofola. Nicola Gratteri non è solo uno dei magistrati di punta (il che significa che rischiano la vita ogni giorno) nella lotta alla criminalità organizzata, e in particolare della ‘ndrangheta, oggi la mafia più “multinazionale” oltre che efferata, e all’intreccio tra corruzione affaristica, politica, mafiosa.

Si è anche illustrato per una serie organica e precisa, certosina anzi, di proposte capaci di razionalizzare l’intero meccanismo della giustizia, dalle notifiche al sistema carcerario. La spiegazione dei famosi “ambienti del Quirinale”, e degli editorialisti di regime sempre in “pole position” per il servo encomio, è che la presenza di un magistrato a via Arenula sia inopportuna. Che mestiere faceva però Filippo Mancuso, il droghiere, il broker finanziario? E Nitto Francesco Palma, l’imbianchino, l’ingegnere nucleare? Erano entrambi magistrati. Ma avevano corpose attenuanti: il primo si scatenò nella persecuzione contro il pool Mani pulite, il secondo era (ed è) un pasdaran di Berlusconi. Gratteri è invece un magistrato-magistrato, che prende sul serio l’idea della “giustizia eguale per tutti” e possiede anche le competenze tecnico-amministrative rispetto al funzionamento della macchina. Contro tanta minaccia, “per fortuna che Giorgio c’è”, come ebbe a gorgheggiare Berlusconi or non è guari.

A proposito del quale, va sottolineato come abbia magnificato la presenza di un suo ministro nel governo Renzi: la signora Federica Guidi, proprio qualche giorno fa ricevuta in udienza ad Arcore. E’ dunque una menzogna che il governo Renzi si regga sulla stessa maggioranza, Berlusconi c’è dentro con entrambe le mani, e non solo in quanto padre ri-costituente (il che è già un mostruoso oltraggio per la democrazia, da Renzi propiziato).

La terza menzogna è che questo sia un governo Renzi, mentre i fatti dicono che è un governo Napolitano/Renzi/Cencelli. Sul protettorato di Napolitano inutile insistere. Su quello di Cencelli la grancassa mediatica e “giornalistica” (tranne il sempre più isolato giornalismo-giornalismo del “Fatto quotidiano”) ha imposto l’occhiuta censura del silenzio. Eppure è la prima volta da vent’anni che il famoso “manuale” viene applicato con scrupolo tanto millimetrico, perfino in un particolare di perfidia democristiana: un ministro civatiano, secondo la porzione che nella torta cencelliana spettava a tale minoranza, e anzi il migliore, forse, ma scelto senza consultare Civati.

La quarta menzogna, che si articolerà in un bailamme di ipocrisie, omissioni, manipolazioni, a cominciare dalle dichiarazioni programmatiche, è che questo governo voglia affrontare le riforme strutturali indilazionabili per il paese. Per il rilancio dell’economia servono infatti cifre ingentissime, ma soprattutto (ecco la menzogna per omissione): queste risorse ingentissime ci sono. Decine e decine di miliardi annui di evasione fiscale (in gran parte ricettate all’estero), decine e decine di miliardi annui di corruzione, decine e decine di miliardi annui di profitti mafiosi. Perciò solo una politica che metta al primo posto una guerra senza quartiere ai grassatori di queste risorse può sperare di interrompere e invertire l’avvitamento del sistema economico-sociale sotto il profilo della recessione o stagnazione industriale, del devastante impoverimento della popolazione (tranne gli happy few di establishment e privilegio), del tracollo dei servizi pubblici e di welfare.

Una politica giustizialista, per dirla senza infingimenti e assumendo con orgoglio il termine con cui il regime del berlusconismo e dell’inciucio per vent’anni ha cercato di bollare una politica di “giustizia e libertà” che desse prosecuzione e orizzonte politico alla “rivoluzione” davvero garantista (perché finalmente non guardava in faccia a nessuno e trattava il politico o l’imprenditore “eccellenti” come il cittadino comune) di Mani Pulite o del pool di Palermo.

In realtà una non-menzogna nel governo Renzi c’è, e fa rabbrividire. La discontinuità rispetto al governo Letta di un impegno che questi aveva ventilato (in un raptus di tatticismo, sia chiaro. Ma “voce dal sen fuggita …”), e cioè la legge sul conflitto di interessi, che renderebbe impraticabile non solo per Berlusconi e tutti i suoi eredi, ma anche per tanti altri potenti dell’economia, la commistione tra affari e politica che è incompatibile con la democrazia poiché inocula in essa dosi mortali di “governo dei patrimoni” anziché “governo dei cittadini”. Con l’uomo che confonde la democrazia con un’azienda (sua, ovviamente), e che è ormai patentato come criminale, e che se avesse dati anagrafici differenti (non per l’età, per il nome) sarebbe in galera o al massimo a stringenti domiciliari, Renzi ha invece contratto un patto di cui noi conosciamo la punta di iceberg (comunque indecente) e Denis Verdini la sommersa massa agghiacciante.

Con ciò Renzi ha confermato che esiste ormai una mutazione genetica in senso proprio, fin qui sfuggita ai biologi, che si attiva in ogni “homo sapiens” non appena diventi il massimo dirigente del Pd (o come si chiamava prima), e che scatena una forma non arginabile di vocazione masochistica nei confronti di Silvio Berlusconi. E’ accaduto a D’Alema, è accaduto a Veltroni, è accaduto a Bersani, ora è operante in Renzi: ogni volta l’ometto di Arcore è ormai politicamente defunto e giuridicamente sulla soglia della meritatissima galera, e ogni volta il dirigente massimo del Pd si mette in competizione con Gesù che fa risorgere Lazzaro, con risultati identici e perfino più miracolosi: il defunto Berlusconi ogni volta torna al potere.

Ecco perché l’opposizione frontale del M5S al governo Renzi è la manifestazione encomiabile di chi intende interpretare il disgusto e la rabbia sacrosanti di milioni e milioni di cittadini, e incanalarla in un alveo democratico. Non può però sfuggire proprio a chi il M5S ha votato (io tra questi) e che (“sic stantibus rebus”) lo voterebbe anche alle prossime elezioni europee (io tra questi), che la contraddizione tra l’impegno dei militanti (e di non pochi parlamentari) del M5S, e il carattere autoritario/proprietario/paternalistico della struttura apicale Grillo-Casaleggio, rende sempre più problematica e contraddittoria la possibilità che il M5S sappia offrire la risposta adeguata alle istanze dei cittadini che vogliono più che mai giustizia e libertà.

Per fortuna il “sic stantibus rebus” è ora superato. La lista “L’Altra Europa, con Tsipras” rappresenta esattamente la grande possibilità di non dover alle prossime elezioni europee trovarsi di fronte al dilemma – di impoverimento democratico – “o Renzi o Grillo”.

Quando in “quattro gatti” (quasi alla lettera: eravamo sei) abbiamo qualche settimana fa lanciato l’appello per tale lista, era forse legittimo pensare che si trattasse dell’ennesimo sogno di alcuni “intellettuali astratti”. Se però ora questa lista, che sui mass media, e dunque per la stragrande maggioranza dei cittadini, è ancora perfettamente “clandestina”, nel primo sondaggio in cui viene citata ottiene un clamoroso 7,2%, vuol dire che l’idea da cui eravamo partiti era tutt’altro che utopica o astratta.

Quell’idea ogni giorno sta radicandosi grazie all’impegno di migliaia e migliaia di persone, che stanno così trasformando indignazione e rabbia (più che sacrosante) in cittadinanza attiva. Questo entusiasmo, crescente e contagioso, ha solo bisogno che noi che della lista siamo stati solo i “catalizzatori” e saremo solo i garanti, non commettiamo errori, garantendo perciò, con il vostro insostituibile protagonismo, che questa esperienza sia davvero una “lista autonoma della società civile”, capace di parlare a milioni di italiani.

Amianto, il Tar della Liguria condanna la Marina militare per danni alla salute | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Il Tar della Liguria ha condannato la Marina Militare a risarcire un sottufficiale per i gravi danni di salute riportati in servizio a causa dell’amianto. Il militare per 15 anni e’ stato imbarcato come elettricista della Marina e ha sempre operato in un ambiente lavorativo in cui risultava utilizzato l’amianto per la coibentazione termica e acustica. Piu’ volte il sottufficiale aveva chiesto alla Marina di adoperarsi per migliorare le condizioni dei luoghi di lavoro ma senza risultato. I giudici del tribunale amministrativo si sono avvalsi di accertamenti medici effettuati da esperti dell’Universita’ di Genova. Secondo i giudici non vi sono dubbi che il militare, ora in congedo, si sia ammalato a causa delle condizioni di lavoro non adeguate. Infatti i periti hanno appurato “la diretta derivazione della malattia dalla prolungata esposizione del militare alle fibre dell’amianto”. Per cui, concludono i magistrati “puo’ ritenersi comprovata la responsabilita’ dell’amministrazione militare”. I giudici non quantificano il danno, ma affermano che la Marina dovra’ “proporre al creditore un congruo importo per ristorare il danno arrecato”.

Sulla presenza dell’amianto nel militare sta indagando da qualche giorno la procura di Torino. I magistrati hanno puntato la loro attenzione verso la Augusta. La multinazionale che costruisce gli elicotteri in dotazione alle forze di sicurezza italiane è accusata di avere segnalato il
problema in ritardo. E ora su una dozzina di dirigenti, quelli che si sono succeduti a vario titolo nelle posizioni apicali della societa’ fra gli anni Novanta e il 2013, si allunga l’accusa di disastro colposo.

Gli elicotteri dell’Esercito, della Marina militare, dell’Aviazione, dei carabinieri, della polizia e del Corpo forestale furono assemblati con parti in amianto; dalle guarnizioni alle pastiglie dei freni e poi tubi, rotori, ruote, condotte. Il numero delle persone potenzialmente esposte al
pericolo di malattie gravissime e incurabili, fra piloti, manutentori e componenti degli equipaggi, era enorme.
I velivoli vennero costruiti prima del 1992, quando entro’ in vigore la legge che vietava l’uso del minerale killer, e questo scagiona la vecchia dirigenza. Ma il problema, nel corso degli anni, e’ rimasto sottotraccia. Il pm Raffaele Guariniello ha acquisito la documentazione disponibile e, in base agli accertamenti che ha condotto in questi mesi, ha concluso che la multinazionale non ha informato adeguatamente le autorita’. Nel 1996 Agusta aveva trasmesso una segnalazione al Ministero che pero’, adesso, e’ giudicata lacunosa sotto diversi aspetti.
Soltanto nel settembre del 2013 – secondo l’inchiesta – la Difesa ottenne l’elenco completo del materiale pericoloso presente negli elicotteri o giacente nei magazzini. Non solo: e’ emerso che gia’ nel 1994 la Marina militare aveva sollevato la questione chiedendo dei chiarimenti. Ed e’ proprio la Marina al centro di un’altra inchiesta, dalla quale si e’ sganciata quella sugli elicotteri: un maxi fascicolo che contiene i nomi di circa 300 marinai morti di mesotelioma e altre malattie collegate all’amianto dopo avere prestato servizio su un centinaio di navi di stanza soprattutto a Taranto e La Spezia.

Il renzismo come esorcismo | Fonte: listatsipras.eu | Autore: Marco Revelli

L’Italia danza sull’abisso, nelle mani di un funambolo dilettante che cammina sulla fune senza rete. E tutti lì sotto, con il naso in aria, a gridargli di accelerare. E’ l’immagine che emerge dai tanti messaggi augurali pervenuti a Renzi nella giornata di ieri. Di Scalfari. Di Gad Lerner. Di Mario Calabresi. Di Massimo Cacciari. Del ‘Messaggero’ e del ‘Sole’. Delle Coop e di Confindustria. Tutti improntati a un’euforia di maniera (bisognava “fare qualcosa”). Tutti in realtà segnati dalla paura. E dalla vertigine.

L’ultima accelerazione l’ha rivelato: nella sua corsa folle alla conquista del Palazzo, Matteo Renzi ha concentrato su di sé tutto – la crisi interna al Pd, la crisi di governabilità del Parlamento, la crisi di iniziativa del Governo, lo stato comatoso dell’economia, la crisi di fiducia della società.

Tutto, come in una grande matrioska dal volto di roditore. Cosicché davvero, se fallisce, cade tutto: finisce il Pd, si scioglie il Parlamento, si commissaria il Paese, si accelera la dissoluzione sociale…

Motivo per cui, appunto, non resta che “sperare”.

Sperare a prescindere. Contro l’evidenza, che ci dice che così non può farcela. Renzi non ha né le competenze. Né l’autorevolezza. Né la forza politica (ha seminato troppi cadaveri nella sua marcia forzata), per fare questo “miracolo”.

Di Craxi ha l’arroganza e la presunzione, ma non il profilo da politico di lungo corso (l’uomo che aveva ridato orgoglio a un Psi umiliato dal compromesso storico) e l’aura dell’Internazionale socialista intorno, oltre che il partito nel pugno. Di Berlusconi ha lo stile da istrione e la ciarlataneria che piace a molti italiani, ma non il capitale monetario e umano che Mediaset e Publitalia (con qualche compartecipazione mafiosa) assicuravano.

Punta su un’unica risorsa: il mito della velocità.

Mito marinettiano (un po’ frusto per la verità, un secolo più tardi). E problematico per uno che vanta tra i principali supporter quello che dello slow ha fatto un brand, sia pur rispetto al food… Come nel caso della nuova tecnologia usata in America per produrre idrocarburi frantumando gli strati scistosi, anche Matteo Renzi pratica il fracking, generando energia dalla frantumazione di tutto ciò che gli sta sotto, a cominciare dal partito che l’ha portato fin qui, e dalla macchina dello Stato.

Ma come gli ambientalisti ci spiegano che il fracking inquina le falde, così il renzismo rischia di inquinare il nostro spazio pubblico. Accelerando non la soluzione, ma la crisi stessa. Rischiando di lasciarci – dopo aver fagocitato tutto – “nudi alla meta”.

Per questo è così necessario, e così pressante, costruire uscite di sicurezza. Piani di emergenza (e di evacuazione). Alternative politiche in cui i naufraghi possano approdare. Noi, che siamo prudenti e predichiamo il “principio di responsabilità!” di cui parla Hans Jonas, lavoriamo a questo.