Scorta civica a Di Matteo e agli altri magistrati dei pool antimafia – presidio di Catania erano presenti il Procuratore Generale Giovanni Salvi, l’ANPI Catania, M5S, Azione Civile, l’orchestra Falcone Borsellino e tante altre associazioni.

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ANPInews 108

 

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

Il 22 febbraio, a Crespellano – Valsamoggia (BO), con la partecipazione di Carlo Smuraglia e Valerio Onida, manifestazione per il centenario della nascita di Giuseppe Dossetti    

ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

I fatti politici non hanno smentito le mie preoccupazioni della settimana scorsa e si sono affrettati a disperdere i miei sogni. Non entrerò, come sempre, nelle vicende interne del PD e neppure – specificamente – in quelle relative al Governo del Paese. Ma se la mia indicazione di fondo era che bisognava occuparsi rapidamente dei problemi reali del Paese, ottenendo da subito una vera riforma della politica, da me considerata prioritaria rispetto ad ogni altra cosa, devo dire che la smentita è stata rapida e netta

Nella news-letter uscita la settimana scorsa, esprimevo giudizi preoccupati sulla situazione politica e poi indicavo una mia “agenda” ideale, considerandola come una sorta di sogno, probabilmente destinato a morire. I fatti non hanno smentito le mie preoccupazioni e si sono affrettati a disperdere i miei sogni. Non entrerò, come sempre, nelle vicende interne del PD e neppure – specificamente – in quelle relative al Governo del Paese.Ma se la mia indicazione di fondo era che bisognava occuparsi rapidamente dei problemi reali del Paese, ottenendo da subito una vera riforma della politica, da me considerata prioritaria rispetto ad ogni altra cosa, devo dire che la smentita è stata rapida e netta.

E’ ben difficile parlare di “nuova politica” di fronte al rapidissimo mutamento di situazione che si è verificato nel giro di una settimana, col Governo Letta “indotto” alle dimissioni e il “trionfo” del nuovo Segretario del PD, che si avvia alla conquista di gran carriera del posto di Presidente del Consiglio, sulla base semplicemente delle decisioni adottate dal suo partito(…)

Un giornale (“Libero”) ha attaccato con una certa violenza le dichiarazioni che ha reso al GR1, in occasione della “giornata del ricordo”, la Vicepresidente nazionale dell’ANPI, Stanka Hrovatin, che – peraltro – aveva già mandato ad un giornale locale il testo della sua intervista, in cui – davvero – non c’era nulla di criticabile.  La Segreteria nazionale ha inviato, allora, una lettera al Direttore di “Libero” – con tanto di testo integrale dell’intervista – chiedendone la pubblicazione. Il giornale l’ha pubblicata, ma omettendo il testo dell’intervista stessa e poi, come al solito, aggiungendo – secondo una cattiva abitudine di diversi giornalisti, che non riusciamo davvero ad apprezzare – una breve postilla di conferma delle opinioni precedentemente espresse (…)

A tutti coloro che vedo molto ben collegati fra loro e con altri, in varie parti d’Italia, ed alle Sezioni che discettano, propongono misure disciplinari ed altri interventi e prendono posizioni risolute (dimenticando, fra l’altro, che le Sezioni dovrebbero – secondo il Regolamento – occuparsi del loro ambito territoriale e per il resto portando le loro opinioni ed eventualmente i loro dissensi, negli organismi provinciali competenti), vorrei raccomandare, prima di tutto, la calma. Non c’è nessuna operazione “revisionista” che parta dalle nostre fila

Colgo l’occasione, in attesa di un ragionamento più articolato, che farò prossimamente dopo averne discusso anche in Segreteria – per raccomandare la calma a quelli fra i nostri iscritti che sono un po’ inclini ad irritarsi, spesso senza aver approfondito. A tutti coloro che vedo molto ben collegati fra loro e con altri, in varie parti d’Italia, ed alle Sezioni che discettano, propongono misure disciplinari ed altri interventi e prendono posizioni risolute (dimenticando, fra l’altro, che le Sezioni dovrebbero – secondo il Regolamento – occuparsi del loro ambito territoriale e per il resto portando le loro opinioni ed eventualmente i loro dissensi, negli organismi provinciali competenti), vorrei raccomandare, prima di tutto, la calma. Non c’è nessuna operazione “revisionista” che parta dalle nostre fila. C’è una discussione in atto; ci sono iniziative di riflessione e di confronto; si può essere d’accordo o no, ma raccomanderei di farlo senza anatemi, senza condanne pregiudiziali, senza stentoree affermazioni(…)

ANPINEWS N. 108

In Milioni Chiedono: ‘Libertà per Ocalan’ da: uiki

In Milioni Chiedono: ‘Libertà per Ocalan’

 

Ieri milioni di persone nel Nord, Sud, Ovest ed Est del Kurdistan e nelle città d’Europa e della Turchia si sono riversate nelle strade per condannare il complotto contro il leader del popolo kurdo Abdullah Öcalan e chiedere la sua libertà.

 

Inizio della marcia verso la libertà

 

I curdi hanno segnato il 15° anniversario della cattura di Abdullah Ocalan con una straordinaria dimostrazione di solidarietà, lanciando l’inizio di una marcia della libertà.

 

Le persiane sono rimaste chiuse in segno di protesta

 

Ad Amed, il cuore del Kurdistan, centinaia di migliaia di persone sono accorse alla marcia per la ‘Libertà per Ocalan’. In Wan, Şirnex, Colemêrg, Merdin, Mersin e Istanbul e in altre città i negozi sono rimasti chiusi e la gente era riversa per le strade.

 

I curdi ovunque hanno condannato il complotto internazionale a causa del quale Abdullah Öcalan fu portato in Turchia 15 anni fa. Ad Amed, Êlih (Batman), Şirnex (Şırnak), Wan, Riha (Urfa), Qers (Kars), Çewlig (Bingöl), Dersim, Xarpêt (Elazığ), Agirî (Ağrı), Idir (Iğdır), Mus, Colemêrg (Hakkari), SERT (Siirt) e Merdin, e nei quartieri di queste città, la gente veniva fuori per protestare contro la cospirazione. La gente ha anche tenuto raduni e proteste con fiaccole accese a Izmir, Manisa, Antalya, Konya, Mugla, Adana, Mersin e Istanbul.

 

La Polizia ha attaccato i manifestanti

 

La polizia ha attaccato i manifestanti ad Amed, Wan, Şirnex, Gever, Êlih, Cizîr, Silopiya, Qoser (Kiziltepe), Tetwan (Tatvan) e Adana senza preavviso, sparando proiettili di plastica e cartucce di gas. A Wan la polizia ha usato cannoni ad acqua e gas contro decine di migliaia di persone in marcia dal ‘podio del popolo’, istituito in via Cumhuriyet al mercato ortofrutticolo. Dopo gli attacchi della polizia sui manifestanti ad Amed, gli scontri sono scoppiati e si sono diffusi attraverso il distretto di Baglar e sono proseguiti nella notte. In altre città la gente si è difesa dagli attacchi della polizia. In Cizîr la giornalista di JINHA, Mizgin Tabu, ha subito una ferita alla testa. A Êlih il co-presidente provinciale del BDP Serdar Atalay è stato ferito, mentre a Tetwan una persona è rimasta gravemente ferita a seguito di un attacco della polizia.

 

Le forze di intelligence iraniane hanno arrestato cinque persone a Pawe e una persona a Piranshar

 

Continuando con la pressione del regime iraniano sulla nazione curda in Rojhelat (Kurdistan orientale), un cittadino curdo di Piranshar è stato arrestato dalle forze di sicurezza iraniane. Nel frattempo a Pawe anche cinque cittadini sono stati arrestati dalle forze di intelligence e messi nel carcere dei servizi segreti.

 

Secondo le fonti regionali e l’agenzia di stampa Firat News Agency, un cittadino curdo di nome Abdullah Xizri del villaggio di Tirkeshi di Piranshar è stato arrestato dalle forze dei servizi segreti iraniani. Abdullah Xizri 11 giorni fa è stato incarcerato con l’accusa di appartenere a un partito politico curdo e ancora non si hanno notizie di lui. Abdullah Xizri è stato arrestato con la stessa accusa nel 2008 e per 3 mesi è stato tenuto sotto interrogatorio e tortura.

Sulla base della relazione della Firat News Agency, cinque cittadini curdi di Pawe sono nel carcere dei servizi segreti delle guardie rivoluzionarie. I nomi di queste cinque persone sono i seguenti: Yaser Naderiyan, Ferzad Bezmune, Keyhan Ehmedi, Aras Behrami e Naser Babacani (Babajani). Va ricordato che queste cinque persone sono di professione negozianti

La dimensione della repressione nel carcere di Tekirdağ è insopportabile da: uiki

La dimensione della repressione nel carcere di Tekirdağ è insopportabile

Nelle carceri turche aumentano sempre di più la tortura e la repressione nei confronti dei prigionieri politici. Il carcere di massima sicurezza di tipo F a Tekirdağ fa da battistrada nella campo della tortura e della repressione nei confronti dei prigionieri politici.

I prigionieri trasferiti dalle carceri nel Kurdistan (settentrionale) vengono prevalentemente collocati nel carcere di tipo F di Tekirdağ. Prigionieri del PKK nel dicembre dello scorso anno hanno fatto uno sciopero della fame a oltranza. L’amministrazione carceraria aveva loro concesso che rappresaglie, torture e repressione sarebbero finite. L’amministrazione carceraria ha invece inasprito le condizioni di carcerazione e non ha mantenuto nulla dei punti garantiti.

Mehmet Y. si trova da circa 6 mesi a Tekirdağ. Prima si trovava nel carcere di tipo E a Mardin. Ora nella sua lettera ha scritto delle condizioni di carcerazione nel carcere di tipo F e ha richiamato l’attenzione sulle insopportabili rappresaglie e sul fatto che l’amministrazione carceraria nonostante gli sforzi dei prigionieri di portare avanti un dialogo con loro, non li ha presi sul serio. I prigionieri vengono costantemente provocati. ‘È come se girassero contro di noi i colloqui di pace e volessero indurci ad azioni e proteste o farci rinunciare’, scrive Mehmet Y.

Per descrivere i metodi di repressione contro i prigionieri servirebbe molta carta. Hanno sempre cercato di costruire un dialogo per via legale, di risolvere i problemi del carcere e ora hanno urgente necessità di assistenza legale.

Con il processo di pace iniziato, la nostra condizione è peggiorata a vista d’occhio

‘Dallo scorso anno, proprio nel periodo dei colloqui di pace, la repressione è aumentata in modo considerevole. Nonostante tutto abbiamo tentato di non mettere a rischio i colloqui di pace. Quando nello scorso dicembre è aumentata ulteriormente la repressione, abbiamo iniziato uno sciopero della fame a oltranza. In seguito a questo, l’amministrazione carceraria ci ha promesso che sarebbe cessata qualsiasi rappresaglia contro di noi. Ma succede il contrario. Da allora la repressione è aumentata’, scrive sulla situazione in carcere.

La pressione viene esercitata anche contro i parenti dei prigionieri in occasione delle visite

Mehmet Y. ha sottolineato che i parenti dei prigionieri devono percorrere centinaia di chilometri per poterli andare a trovare. Poi devono affrontare perquisizioni disumane. Si devono spogliare completamente davanti ai guardiani – e molto altro. È stata anche fortemente ridotta la durata dei colloqui, da un’ora 25 minuti. Quando si oppongono a queste condizioni, vengono minacciati. Dato che temono per i propri figli, non riescono ad imporsi.

L’opinione pubblica deve decidere di reagire rispetto alle condizioni dei prigionieri gravemente malati

Nella sua lettera ha scritto anche dei prigionieri con malattie gravi che si trovano in punto di morte ed ha chiesto all’opinione pubblica di reagire in modo deciso. ‘Altrimenti dal carcere di Tekirdağ usciranno delle bare. Vogliamo che finalmente smettano le rappresaglie. Non vogliamo influenzare negativamente i colloqui di pace tramite azioni, ma vogliamo anche che l’opinione pubblica sappia che la repressione ha raggiunto una dimensione che non è sopportabile’, così Mehmet Y. nella sua lettera.
Sedat Sur