Ciao Ho Chi Minh. Ci ha lasciato il partigiano Bruno di Giorgio da: Anpi villafranca-bagnone

Giovedì 20 febbraio 2014 ci ha lasciato Bruno Di Giorgio (classe 1922), il partigiano «Bobi», della Brigata Garibaldi «Leone Borrini» e iscritto alla sezione ANPI Villafranca-Bagnone, originario di Corvarola di Bagnone il paese di fronte a Merizzo – La collina rossa, la roccaforte dell’antifascismo in Lunigiana. In pochi lo chiamavano Bruno, tutti lo conoscevano con il soprannome di Ho Chi Minh. Questo secondo battesimo identificava non solo una fede politica, ma anche un modello di comportamento; una volta ci disse: “ho scelto il nome di un presidente che è morto da compagno, povero e con i soli sandali ai piedi”.
 Foto di Elisa Figoli
Bruno era una persona di grande umanità, sincero, accogliente e capace di esserti amico anche dal primo incontro. La sua voce era sottile come i suoi modi erano gentili, c’era in quella voce qualcosa ancora del ragazzo che nel 1944 era salito ai monti per vendicare il cugino Guerino Sbarra, ucciso barbaramente dai fascisti, e che ai monti si era fatto un uomo, ma un uomo di quelli che non perdono la voglia di sognare un mondo migliore.  Bruno era un “comunista dell’esempio” e quindi da portare da esempio sempre, coerente e rigoroso fino al punto di diventare pungente con gli avversari politici (erano famose le sue arringhe politiche in consiglio comunale), insomma una di quelle persone (quante poche ne sono rimaste!) che ci rendevano e ci rendono orgogliosi di dirci comunisti, perché hanno fatto dell’onestà e dell’impegno una ragione di vita.
Ricordiamo ancora quando nell’estate del 2004, Il collettivo di Archivi della Resistenza – Circolo Edaordo Bassignani iniziava la campagna di interviste sulla storia della Brigata Garibaldi «Leone Borrini» e Dino Borrini ci mandò da lui ad intervistarlo nella sua casa di Corvarola, dove era rientrato dopo una storia di emigrazione, comune a molti in Lunigiana. Dino ci mandò da Ho Chi Minh perché era “uno di quelli puri” e la sua preferenza era il segno di una grande stima di cui godeva presso i compagni di battaglia. Nella sua umile casa Bruno sembrava un gigante, iniziò a raccontarci con semplicità della Resistenza, dei compagni caduti e del suo comandante “Ebio”, Edoardo Bassignani.  Non si vantava di essere stato un eroe della Resistenza, per lui era stato normale salire ai monti ma adesso non gli bastava vivere di ricordi, continuava a pensare il futuro. Ecco Bruno era in questo senso un partigiano del futuro, non si arrendeva, la lotta per lui continuava anche quando l’Italia, che aveva contribuito a liberare, gli piaceva sempre meno. Ci sarebbe molto da raccontare ancora, anche a partire dal suo nome di battaglia “Bobi”, che aveva scelto per la sua grande passione per i cani: a fine intervista ci fece leggere alcune lapidi nell’orto dove erano stati sepolti i suoi amici a quattro zampe. Una di queste recitava così: “Qui riposa Bobi, compagno fedele, se fosse stato uomo avrebbe tradito!”, una frase che ben rappresentava il suo spirito
Foto di Elisa Figoli
In questi anni ce lo siamo ripetuti più volte: avremmo voluto passare molto più tempo con Ho Chi Minh, avremmo avuto ancora molto da imparare da lui, ma un po’ gli acciacchi dell’età, che lo portavano spesso a soggiornare  alla Spezia dalla sorella, un po’ la lontananza da Corvarola avevano limitato la nostra frequentazione. Ora che non c’è più ci accorgiamo che forse non gli abbiamo detto abbastanza quanto è stato importante per noi conoscerlo. Abbiamo adesso solo la possibilità di dimostrarglielo tenendo alta la bandiera dell’ideale.
Guarda il video di Archivi della Resistenza (clicca sull’immagine)
Il collettivo di Archivi della Resistenza esprime tutta la sua vicinanza ai familiari (ai nipoti e in particolare alla sorella Luisa, di cui ci aveva spesso parlato) a chi gli ha voluto bene, ai partigiani della Brigata Garibaldi “Leone Borrini”, agli e alle iscritte dell’ANPI Villafranca Bagnone, con un particolare pensiero al compagno Dino Ghelfi che gli è sempre stato vicino ed aveva un rapporto speciale con Bruno.
Domani, sabato 22 febbraio 2014, si terranno i funerali in forma civile, il ritrovo sarà alle ore 14.15 presso Villa Angela a Bagnone e il corteo accompagnerà Bruno al cimitero di Corvarola ore 15. Saranno presenti le bandiere dell’ANPI, delle Brigate partigiane e del Partito di Rifondazione Comunista a cui Bruno era iscritto. Che la terra ti sia lieve compagno Bruno Ho Chi Minh!

Finanziamento, converrà molto di più donare ai partiti che al non profit Fonte: redattoresociale.it

 

Rispetto alle prime ipotesi le differenze sono meno palesi ed evidenti, ma le nuove norme sul finanziamento pubblico ai partiti, approvate in via definitiva dalla Camera dei deputati, riservano pur sempre un trattamento migliore alla politica rispetto a quello riservato ad associazioni, fondazioni e realtà del non profit. Donare ad un partito politico, infatti, al di sopra di una certa somma garantirà ad un cittadino un vantaggio fiscale più alto di quello riservato a chi sceglie di donare gli stessi soldi alle onlus.

La Camera ha approvato il testo con i voti favorevoli di Partito democratico, Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Scelta civica e Per l’Italia. Hanno votato contro Lega Nord, Sel e Fratelli d’Italia. Respinti tutti gli emendamenti al testo che era stato approvato appena qualche giorno fa dal Senato, che a sua volta aveva modificato alcuni aspetti del decreto legge sul tema che il governo Letta aveva emanato a metà dicembre per dare un’accelerata alla discussione. Il via libera definitivo è arrivato oggi a soli sei giorni.

La riforma generale prevede una graduale cancellazione del sistema attuale, basato sui rimborsi elettorali, e disegna un sistema che a regime, dopo il periodo di transizione, entrerà in funzione nel 2017. Non più un finanziamento diretto e automatico da parte dello Stato (dunque della collettività), ma un sistema lasciato direttamente alla volontà dei singoli cittadini e basato da un lato sul “due per mille” in dichiarazione dei redditi e dall’altro sulle libere e volontarie donazioni di denaro (le cosiddette “erogazioni liberali”).

E proprio sul trattamento fiscale di queste donazioni che la diversità di trattamento fra non profit e partiti politici è evidente. Un sistema di “due pesi e due misure” che concede un fisco particolarmente “amico” alla politica rispetto a quello garantito al non profit, lasciando parità di trattamento solamente per le donazioni di modesta entità. Il testo approvato prevede infatti che a partire dal 2014 si possa detrarre dalle imposte sul reddito una quota pari al 26% delle donazioni in denaro versate ai partiti, per importi compresi fra 30 euro e 30 mila euro annui. Anche per le onlus la quota di detrazione è pari al 26% della quota versata, ma la somma su cui calcolarla ha un “tetto” massimo ben più basso: non i 30 mila euro annui garantiti ai partiti, ma appena 2065,85 euro.

Pertanto, c’è sostanziale parità di trattamento – dal punto di vista dello sconto fiscale riconosciuto dallo Stato – fra due cittadini che donano, l’uno ad un partito e l’altro ad un’associazione, una somma fino a 2 mila euro annui: entrambi si troveranno con circa 530 euro in meno da pagare. Se però le somme salgono, le cose cambiano: donando 30 mila euro ad un partito lo sconto fiscale riconosciuto sarà di 7800 euro, donando gli stessi 30 mila euro ad una o più associazioni il vantaggio fiscale sarà invece limitato a 537,12 euro. Più di quattordici volte di meno. Scusate se è poco.

#solidarietà a Paolo Di Vetta e Luca Fagiano in sciopero della fame. La loro lettera diffusa… da: controlacrisi.org

 

Sabato mattina al via il #22F, la giornata di mobilitazione nazionale contro le grandi opere inutili con due appuntamenti: sabato mattina, presidio e volantinaggio al mercato di Lovere, in Valle Camonica, dalle 15,00 in poi, invece ritrovo fuori dalla stazione ferroviaria di Brescia Città.

Sono di ieri (giovedì 20) gli interrogatori di garanzia di attivisti e attiviste che lo scorso 13 febbraio all’alba sono stati colpiti dalla repressione. Parliamo oggi di 7 compagni ai domiciliari e di altri 10, invece, dieci con obbligo di firma. Ai domiciliari anche due dei leader dei moviemnti del diritto all’abitare. Si tratta di Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa, e di Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani, che proprio ieri hanno dato inizio allo sciopero della fame in solidarietà insieme ad attivisti e attiviste No Tav che si trovano ancora in carcere accusati di terrorismo.Di seguito, la lettera diffusa da Luca Fagiano e Paolo Di Vetta:

La vera rapina

Sono passati oramai 7 giorni dal nostro arresto. In tutta Italia ci sono state manifestazioni di solidarietà e di risposta a quanto accaduto. Colpisce però, in questo contesto, l’assordante silenzio delle istituzioni. L’attenzione dei media mainstream è “chiaramente” concentrata sul fatto del momento: è arrivato Matteo Renzi e arriverà tra poco un nuovo governo. Senza passare per le elezioni, questo nuovo messia della politica italiana prenderà in mano la situazione, per provare a salvare il PD e l’intero baraccone della politica istituzionale italiana, in tremenda crisi di consenso. Primo passo, infatti, cambiare le regole del cosiddetto “gioco democratico”, che di democratico oramai ha ben poco e ne avrà ancora meno, attraverso meccanismi che sanciranno il fatto che una esigua minoranza possa governare indisturbata nel nome della stabilità e della governabilità. Ma stabilità a che pro?
Stabilità nell’affermare i principi dell’austerità. Nella privatizzazione dei servizi e nella vendita dei beni comuni. Stabilità nell’aggressione al territorio e alle nostre vite. Stabilità nel rendere le nostre vite sempre più schiave della produttività e delle esigenze delle imprese. L’idea è chiara: attraverso il ricatto della disoccupazione renderci ancora più precari e disponibili, metterci tutti contro tutti in regime di concorrenza spietata dentro il grande mercato globale.
Stabilità allora corrisponde anche a far calare il sipario del silenzio attorno alle lotte, a chi si dichiara incompatibile con tutto questo, a chi si ribella e vuole cambiare. A queste intenzioni bisogna rimandare, a nostro avviso, l’operazione di polizia e carabinieri che 7 giorni fa a colpito gli attivisti dei movimenti per il diritto all’abitare della città di Roma e contemporaneamente, quelli del movimento dei disoccupati e dei precari napoletani. In atto c’è, dunque, un attacco a quei movimenti che hanno avuto la capacità di prendere parola e di lanciare contro i potenti e le loro lobby, la sfida di un cambiamento reale. Non è un caso, che fra le persone a cui sono negate, oggi, libertà ed agibilità, ci siamo noi. Le persone che hanno chiesto la piazza per la manifestazione del 19 Ottobre scorso per dar vita alle calde e meravigliose giornate di Porta Pia. Dagli atti giudiziari che sono giunti alla nostra attenzione, è evidente, la costruzione tutta politica dell’operazione, siamo coscienti del fatto che si tratta di una operazione studiata ed orchestrata e tavolino per metterci a tacere. Del resto sono passati ben 5 mesi dai fatti che ci vengono imputati. In questi 5 mesi abbiamo partecipato a decine di manifestazioni, scritto comunicati e contribuito alla stesura di delibere. Solo ora si accorgono della nostra grande pericolosità?
Nel denunciare questo, però, vogliamo esternare e rendere pubblico ciò che ci stupisce e ci rammarica maggiormente. Nella normalizzazione targata Renzi, sembrano essere finiti in tanti.
Ricordi.
Quando abbiamo incontrato il ministro Lupi con la piazza di Porta Pia gremita eravamo in compagnia del Sindaco di Roma Marino e del suo vice Nieri: per oltre un’ora abbiamo provato tutti a convincere il ministro che non si poteva più aspettare per avere subito un blocco complessivo degli sfratti e poi un piano per l’emergenza abitativa. Ricordiamo tutti anche la risposta, chiusa e negativa da parte del Ministro, la delusione di tutta la delegazione, la rabbia della piazza, il sindaco fra i manifestanti. Tutto veniva rinviato alla conferenza stato – regioni, fissata poi per il 31 Ottobre.
Ricordiamo anche fitte telefonate ricevute dai rappresentanti della giunta regionale del Lazio, i tanti incontri che hanno preceduto la manifestazione del 31 Ottobre, quello con il presidente dell’ANCI Fassino, tutti facevano intravedere la possibilità che qualcosa di nuovo potesse accadere, che venisse fermata la strage degli sfratti ed offerta una risposta alla miseria dell’emergenza abitativa. Aspettative, speranze, coraggio. Alla mente il pensiero, nitido, di una nostra delegazione che nel pomeriggio del 31 Ottobre dopo i fatti della mattina, mentre eravamo tutti e tutte nonostante la stanchezza ancora a piazza Montecitorio, ha incontrato a largo Chigi, il ministro Kyenge anch’essa presente alla conferenza unificata stato regioni sul tema della casa. Fra le persone colpite dai provvedimenti della magistratura, ironia della sorte, c’è anche chi ha partecipato a questo incontro.
Ancora ricordi.
Ricordiamo il nulla di fatto sul fronte del governo. Gli sforzi fatti sul terreno locale in attesa di un provvedimento governativo sempre annunciato ma mai realizzato. I tanti autorevoli incontri, passati e recenti, prima e dopo questo fatidico 31 Ottobre, avuti con il Prefetto di Roma, con gli esponenti della Giunta della Regione Lazio, con quelli del Comune di Roma. Le manifestazioni e poi ancora i tavoli. Alla fine i primi risultati con l’approvazione della Delibera Regionale per l’emergenza abitativa.
Risultati che abbiamo percepito come frutto della tenacia di tante donne e di tanti uomini provenienti da paesi e realtà diverse che hanno avuto la forza e la capacità di auto – organizzarsi, di costruire, di lottare. Risultati che abbiamo considerato, in una certa misura, anche come il frutto di un confronto fra noi e le istituzioni, complesso per le differenti opinioni e punti di vista, reso difficile dalla grave situazione sociale, ma comunque vero. Un confronto, soprattutto, reso possibile e costruito attorno all’idea che le questioni sociali, i bisogni ed i diritti negati, le lotte, MAI potessero essere trattati come temi giudiziari e/o di ordine pubblico. Pena, varcare la soglia di una democrazia già ristretta e senza ossigeno ed entrare dentro la dimensione di un vero e proprio regime.
Oggi avvertiamo che questa soglia, non solo a Roma, la si sta varcando. Ed il rischio non riguarda soltanto le sorti dei movimenti, per fortuna solidi e vivi; ma anche chi è ancora “spettatore/vittima” delle ingiustizie sociali e politiche di questo sistema. Riguarda tutte e tutti noi.
Di fronte a questo, crediamo, nessuno può evitare di scegliere da che parte stare, ora e subito. Se criminale è chi specula sulla nostra città e sulle nostre vite, chi cementifica ed affama, chi produce devastazioni e nocività; chi nega il diritto allo studio, alla salute, alla casa e al reddito; chi uccide l’ambiente ed i nostri territori. Oppure se criminali siamo noi, che tutto questo combattiamo.
Per questo, abbiamo deciso di intraprendere, da oggi, l’unica forma di lotta che ci sembra praticabile ed efficace nella nostra condizione: lo sciopero della fame.

Liberi Tutti e Libere Tutte
Casa Reddito Diritti Dignità

Luca Fagiano
Paolo Di Vetta

Ucraina, aumenta il numero dei morti. Il governo annuncia un accordo. Ancora pressioni dell’occidente | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Sale a 75 il bilancio ufficiale delle persone che hanno perso la vita in questi tre giorni di scontri a Kiev. Il ministero della Salute ucraino in un comunicato precisa anche che sono 76 i feriti che versano in gravi condizioni. Le lunghe trattative di questa notte tra Troika europea (Francia, Germania e Polonia) opposizione e governo non hanno prodotto grandi risultati. Il presidente Yanukovich però sventola uno straccio di accordo più con l’obiettivo di rasserenare il clima che di produrre una vera svolta. Secondo una nota presidenziale l’accordo prevede il voto anticipato, cambiamenti nella coalizione e riforme della Costituzione.
Il parlamento ucraino, intanto, ha condannato l’uso della forza contro i manifestanti e ha proibito le “operazioni antiterrorismo” annunciate dai servizi segreti (Sbu). Il voto, 236 deputati su 450 ma 238 presenti può essere considerato all’unanimità.

Lo scenario internazionale si va sempre più intensificando di iniziative.Il tenue filo diretto tra Putin e Merkel per il momento si ferma a un accordo sulla necessità di fare del tutto per interrompere l’escalation delle violenze. Il vicepresidente americano, Biden, infine, ha chiamato il presidente ucraino, Viktor Ianukovich per chiedere che il governo di Kiev ritiri le forze che in queste ore stanno reprimendo la protesta di piazza. Biden ha detto a Ianukovich che gli Usa hanno pronte le sanzioni contro chi si e’ macchiato di violenze.

Questo delle sanzioni è un fronte che la Russia sta mal digerendo. Il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov un vero e proprio ricatto. Il nodo del dossier ucraino, infatti, è tutto economico e geopolitico. Non a caso nelle ultime ore è uscito anche il rating di S&P che scende a CCC, il che corrisponde ad un Paese vicino al default; la prospettiva inoltre è negativa, con il rischio quindi di un ulteriore abbassamento della nota a breve termine.

Se Ianukovich vuole i prestiti promessi e il gas russo a prezzi sostenibili per dare un po’ d’ossigeno all’economia non può pensare di voltare le spalle a Putin. Dei 15 miliardi di dollari concordati, la Russia ne ha anticipati finora solo tre e ha fatto sapere che il resto arrivera’ quando la situazione sara’ piu’ tranquilla. D’altra parte un abbassamento dei prezzi del gas importato rappresenta un bel po’ di liquidita’ per le casse dello Stato. E Ianukovich, e’ il messaggio di Mosca, deve capire che per lui la strada e’ quella intrapresa dopo la rinuncia, in novembre, a un accordo con l’Unione europea.

Oggi teatro Valle in assemblea per rispondere a Renzi | Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Dopo il diniego del pre­fetto di Roma alla richie­sta di rico­no­sci­mento della per­so­na­lità giu­ri­dica della Fon­da­zione «Tea­tro Valle bene comune», nell’assemblea pub­blica con­vo­cata oggi alle 17 gli atti­vi­sti che hanno occu­pato lo sto­rico tea­tro romano il 14 giu­gno 2011 riba­di­ranno la loro posi­zione: «La fon­da­zione — scri­vono nella rispo­sta arti­co­lata al Pre­fetto ripor­tata da Il Mani­fe­sto il 17 feb­braio scorso — oggi è costi­tuita, esi­ste, vive». È stata legit­ti­mata da un notaio romano, ma soprat­tutto dalle «3 mila ore di for­ma­zione per i lavo­ra­tori dello spet­ta­colo, dagli oltre 250 spet­ta­coli di tea­tro e danza, gli oltre 10 mila bam­bini che con le loro fami­glie par­te­ci­pano al tea­tro ragazzi» e dai 250 mila euro per il capi­tale della fon­da­zione rac­colti gra­zie alla sot­to­scri­zione di 5500 cit­ta­dini e dalla libera dona­zione delle opere fatta da decine di arti­sti di tutto il mondo.

L’assemblea sarà anche l’occasione per rispon­dere all’uscita estem­po­ra­nea di Mat­teo Renzi. L’ex sin­daco fio­ren­tino ha soste­nuto di pre­fe­rire al Valle il model­lo­del «suo» tea­tro Per­gola. Con­sa­pe­voli che il Valle ha acqui­sito un valore poli­tico e cul­tu­rale nazio­nale, gli atti­vi­sti inten­dono riba­dire che lo sta­tuto della fon­da­zione offre un’occasione anche agli enti locali di par­te­ci­pare alla gestione di un bene cul­tu­rale del tutto diverso da quello adot­tato finora con lo spoil system tra poli­tici e cor­po­ra­zioni dello spet­ta­colo. Sabato ci sarà anche uno «spa­m­day» a soste­gno del Valle. Lo scopo è quello di spin­gere il sin­daco di Roma Igna­zio Marino, silente da mesi, a pren­dere una posi­zione poli­tica sul Valle e a par­te­ci­pare al con­fronto da molte parti ormai sollecitato

Il governo Renzusconi | Fonte: Il Manifesto | Autore: Valentino Parlato

Domani, forse, cono­sce­remo la com­po­si­zione del nuovo governo e capi­remo qual­cosa di più, ma fin da ieri era già evi­dente che avremo un governo Renzi-Berlusconi. Senza l’intesa tra i due su legge elet­to­rale, riforme della Costi­tu­zione e poli­tica eco­no­mica non saremmo arri­vati alla pre­sen­ta­zione del governo. La sostanza è quella di uno spo­sta­mento a destra rispetto al governo Letta (un governo del Pd liqui­dato dal Pd). Così che Alfano, per difen­dersi da Ber­lu­sconi, deve gri­dare con­tro la patri­mo­niale e c’è attesa per vedere chi sarà il mini­stro respon­sa­bile dell’economia; ci vorrà il gra­di­mento di Ber­lu­sconi, visto che, lo ripeto, siamo pas­sati da un governo Letta a un governo Renzi-Berlusconi.

Que­sto peri­co­loso pastic­cio poli­tico avviene nel con­te­sto di una crisi eco­no­mica di grave por­tata, direi sto­rica. E aggiungo che le crisi eco­no­mi­che in occi­dente hanno sem­pre spo­stato a destra gli equi­li­bri poli­tici e nes­suno denun­cia que­sto ogget­tivo peri­colo. Sul ter­reno della poli­tica e del Pd va regi­strato che le pri­ma­rie – lo ha spie­gato molto bene Asor Rosa sul mani­fe­sto del 15 feb­braio — sono un disa­stro e mi ver­rebbe da ricor­dare ai let­tori che nel Pd è stata avan­zata la pro­po­sta di non chia­marsi più par­tito, ma solo «demo­cra­tici». Insomma basta con i par­titi, meglio i gruppi di inte­resse che senza masche­ra­ture poli­ti­che dichia­rano diret­ta­mente i loro obiet­tivi.

Tutta que­sta con­fu­sione poli­tica in una crisi eco­no­mica di estrema gra­vità, che inve­ste dura­mente l’Europa e anche, e gra­ve­mente, l’Italia. Viviamo una situa­zione dif­fi­cile per l’economia e assai peri­co­losa per la poli­tica. Il ren­zi­smo non pro­spetta nulla di buono. Biso­gna spe­rare che nel Pd cre­sca una forza di oppo­si­zione e anche (impor­tante ma tut­ta­via secon­da­rio) che Alfano non pensi di resi­stere a Ber­lu­sconi spin­gendo ancora più a destra Mat­teo Renzi. Per ultimo, rac­co­man­de­rei al let­tore di fare atten­zione agli atteg­gia­menti di Con­fin­du­stria e dei vari poten­tati della finanza e delle ban­che. Per Renzi sono forze di soste­gno, nei fatti – e ne avremo con­ferma – forze di comando.

Grecia, a causa dei tagli alla spesa sanitaria aumentano le malattie infettive | Autore: claudia galati da: controlacrisi.org

 

Peggioramento della crisi del sistema sanitario pubblico di assistenza e cura, incapacità dei pazienti di accedere al sistema sanitario con conseguente aumento dell’incidenza di malattie infettive, deterioramento globale della salute mentale della popolazione. Questi gli ulteriori effetti dell’austerità imposta alla Grecia per non uscire dall’Ue secondo i dati forniti dallo studio pubblicato su ‘Lancet’ da studiosi dell’Università di Oxford, Cambridge e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Il rapido aumento della disoccupazione verificatosi nel 2009 ha avuto effetti disastrosi su circa 800 mila cittadini, che non hanno più avuto la possibilità della copertura sanitaria e di accedere ai servizi sanitari, evidenzia l’analisi.

Secondo la ricerca, la Grecia è il Paese Ue che ha tagliato di più in sanità e oggi la sua spesa pubblica in servizi per la salute è inferiore a tutti gli altri membri dell’Unione Europea prima del 2004: tra il 2009 e il 2011 il budget per gli ospedali pubblici è stato ridotto del 25%.

L’incidenza di alcune malattie infettive è aumenta negli anni “caldi” della crisi, osserva lo studio: l’infezione da Hiv tra i tossicodipendenti è cresciuta di 10 volte tra il 2009 e il 2012 ; la tubercolosi è raddoppiata nel 2013; la mortalità infantile è cresciuta del 43% tra il 2008 e il 2010; il tasso di depressi nella popolazione è aumentato di 2,5 volte tra il 2008 e il 2011; infine non è da sottovalutare l’impennata dei suicidi, aumentati del 45% tra il 2007 e il 2011.

David Stuckler, co-autore del lavoro, ha sottolineato come il costo dell’austerità in Grecia sia stato sostenuto principalmente dai cittadini, colpiti in maniera devastante dai tagli al settore sanitario. “La speranza è che questo lavoro possa suggerire scelte diverse alla politica e aiutare a dare risposte immediate alla popolazione – ha affermato Stuckler -. Ci sono altri Paesi che hanno superato gravi crisi finanziarie, come l’Islanda e la Finlandia, e questi Stati hanno puntato sul welfare per ripartire. Una possibilità che anche la Greciadovrebbe iniziare a valutare”.