Suora pacifista condannata a tre anni da: controlacrisi.org

Suora pacifista condannata a tre anni
Ottan­ta­quat­tro anni, paci­fi­sta, anti­nu­ce­la­ri­sta e suora: Megan Rice è stata con­dan­nata a 35 mesi di reclu­sione per aver preso parte a una pro­te­sta anti­nu­clea­ri­sta nel luglio 2012: con lei con­dan­nati a 62 mesi di reclu­sione i mani­fe­stanti paci­fi­sti Michael Walli, 64 anni e Greg Boertje-Obed, 58. I tre, che ave­vano fatto irru­zione in un impianto in Ten­nes­see che pro­duce ura­nio arric­chito uti­liz­za­bile per arma­menti, erano stati rico­no­sciuti col­pe­voli nel mese di mag­gio scorso di atti di sabo­tag­gio, di aver atten­tato alla sicu­rezza nazio­nale, e di aver arre­cato danni a un impianto di pro­prietà del governo. I tre avreb­bero tagliato le recin­zioni per acce­dere all’impianto, spruz­zato san­gue umano e scritto slo­gan con ver­nice spray sulla parte esterna dei magaz­zini che si ritiene con­ten­gano 400 ton­nel­late di ura­nio alta­mente arricchito.

Riforma Gelmini: è in corso un processo contro il movimento studentesco Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

L’udienza del pro­cesso con­tro dodici stu­denti della Sapienza accu­sati di «atten­tato con­tro gli organi costi­tu­zio­nali», reato che pre­vede una pena fino a cin­que anni di car­cere, pre­vi­sta ieri al tri­bu­nale di Roma è stata rin­viata per uno scio­pero dell’avvocatura. Ciò non ha impe­dito agli stu­denti di con­durre in molti ate­nei ita­liani azioni di pro­te­sta con­tro un impianto accu­sa­to­rio secondo il quale il 24 novem­bre 2010, nel pieno della discus­sione sull’allora decreto legge Gel­mini di riforma dell’università, un cor­teo sel­vag­gio com­po­sto da migliaia di stu­denti che erano stati respinti all’altezza di Mon­te­ci­to­rio (sede della discus­sione par­la­men­tare) avrebbe attac­cato e messo a rischio il Senato cer­cando di entrare dall’ingresso di Corso Rina­sci­mento a Roma.

Nella copiosa pro­du­zione video con­sul­ta­bile su You­tube, oltre che dalle foto che ancora ieri gira­vano in rete, si vedono cen­ti­naia di per­sone con i «book bloc», il sim­bolo in ple­xi­gas e gomma piuma della lotta per la cul­tura e il diritto allo stu­dio, che eser­ci­tano una pres­sione. Dopo alcuni minuti di con­ci­ta­zione, e a seguito della chiu­sura del por­tone, il cor­teo è arre­trato men­tre gli agenti di poli­zia in tenuta anti­som­mossa si sono schie­rati davanti al Senato. Nes­suna col­lut­ta­zione è avve­nuta nel frat­tempo. Paci­fi­ca­mente, senza col­lut­ta­zioni o ten­sioni di ogni tipo, il cor­teo ha ripreso a mani­fe­stare. Il 14 dicem­bre, giorno della com­pra­ven­dita dei par­la­men­tari che per­mise al governo di soprav­vi­vere inu­til­mente per pochi altri mesi, ci sarebbe stata la mani­fe­sta­zione tumul­tuosa a piazza del Popolo.

Qua­ranta mesi dopo, men­tre l’università ita­liana ago­nizza per il taglio da 1,4 miliardi di euro impo­sto dall’austerità di Tre­monti ed è stata deser­ti­fi­cata dall’applicazione della riforma Gel­mini, quell’episodio al Senato torna d’attualità, ma in maniera del tutto decon­te­stua­liz­zata. Al pro­ce­di­mento che riguar­dava alcuni dei par­te­ci­panti alla mani­fe­sta­zione del 24 novem­bre (con capi d’imputazione come resi­stenza aggra­vata, mani­fe­sta­zione senza pre­av­viso, lesioni a pub­blici uffi­ciali, dan­neg­gia­mento ad una mac­china della poli­zia e la sin­go­lare «vio­la­zione di domi­ci­lio»), se ne è aggiunto l’altro sull’«attentato con­tro un organo costituzionale».

In un comu­ni­cato con­giunto dif­fuso ieri, gli stu­denti della «Sapienza in mobi­li­ta­zione» giu­di­cano que­sta accusa come un «ten­ta­tivo di cri­mi­na­liz­zare, iso­lare e punire gli stu­denti “mag­gior­mente respon­sa­bili” com­mi­nando pene spro­po­si­tate». Per loro la «riqua­li­fi­ca­zione» dell’accusa dimo­stra che «il dis­senso non viene tol­le­rato e chi cerca di opporsi a prov­ve­di­menti distrut­tivi e dan­nosi viene per­se­guito e con­dan­nato». Gli stu­denti citano il caso delle lotte No Tav e i recenti arre­sti ai domi­ci­liari degli espo­nenti dei movi­menti per il diritto all’abitare. «Chiun­que lotti per il red­dito e per i diritti è sog­getto ad una feroce e indi­scri­mi­nata repres­sione», aggiun­gono gli stu­denti, e subi­sce accuse per «reati di deva­sta­zione e sac­cheg­gio, san­zioni ammi­ni­stra­tive, l’accusa di terrorismo».

Gli stu­denti lan­ce­ranno un appello e avvie­ranno una cam­pa­gna per rac­co­gliere firme a soste­gno degli accu­sati da parte di chi, tra docenti e ricer­ca­tori, ha con­di­viso gli obiet­tivi della mobi­li­ta­zione con­tro la riforma Gel­mini occu­pando i tetti delle facoltà, monu­menti come il Colos­seo, la Mole Anto­nel­liana o la Torre di Pisa. Ieri sono stati espo­sti stri­scioni di pro­te­sta all’Università Sta­tale di Milano, a Pisa, a Padova, al Poli­tec­nico di Torino, a Parma, Palermo, Roma e Napoli per riba­dire che il 24 novem­bre «c’eravamo tutti» davanti all’ingresso del Senato.

Sardegna, l’indipendentismo un fiume carsico che non trova sbocco. Analisi del voto | Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

 

Le urne in Sardegna hanno consegnato un centrosinistra vincente con Francesco Pigliaru, candidato presidente della coalizione contrapposta al ricandidato Cappellacci, che stacca di molto l’uscente supportato da Forza Italia, Udc, Fratelli d’Italia e dalla lista Randaccio, dall’Uds fino al Ps’dAz. Pigliaru, invece, aveva messo insieme una coalizione insolita, o, per meglio dire in questi casi “ampia”: essa racchiudeva il Pd, Sel, il Partito Socialista Italiano, la Sinistra Sarda (Rifondazione/Comunisti Italiani), l’Upc (Unione popolare cristiana), il Centro Democratico, la lista comune Idv/Verdi e un comparto sovranista/indipendentista non da poco che comprendeva i Rossomori, il Partito dei Sardi e iRS, più la lista civica La Base. I partiti italiani, o continentali, si sono dimostrati quindi molto deboli (Forza Italia sotto il 20% e il Pd al 22%) se non sono coadiuvati da organizzazioni partitiche che pongono la questione sovranista ed indipendentista come centrale. In questa tornata elettorale, dunque, fondamentale è stato l’apporto del Partito dei Sardi (2,66%) e dei Rossomori (2,63%) – nella coalizione di centrosinistra – alle quali organizzazioni spetteranno 2 seggi ciascuna.

Il dato da rilevare è quello, senza dubbio, dell’elevato astensionismo che ha portato alle urne un numero di sardi di molto inferiore rispetto alla precedente tornata elettorale. Caso emblematico a tal proposito quello di Teulada, piccolo paese del Sulcis Inglesiente: 1630 elettori su 2200 aventi diritto avevano riconsegnato la tessera elettorale alla Pro Loco già prima delle elezioni. Durante la lunga giornata di Lunedì, quella dello spoglio, Paolo Piras (segretario di ProgReS) aveva fornito ai microfoni di Videolina il dato della cittadina di Uras in cui avevano votato solo il 33% degli aventi diritto. Per cui le percentuali dei sovranisti/indipendentisti/sardisti, quella dei Rossomori per il centrosinistra e del Psd’az per il centrodestra, sono da calcolare nel dato complessivo di astensione dalle urne di una buona fetta del corpo elettorale sardo. Se un sardo su due non si è recato alle urne il sovranismo, l’indipendentismo, la questione sardista – quindi – risulta essere come un non-luogo che ha, secondo questa legge elettorale, rappresentanza politica. I Rossomori, ad esempio, hanno avuto, nonostante l’astensionismo dilagante, un incremento dello 0,3% rispetto alle elezioni regionali precedenti, quelle del 2009, che segnarono la vittoria del centrodestra di Ugo Cappellacci; stesso discorso vale per il Pds (Partito dei Sardi) che, avendo pochi mesi di vita, è riuscito a collezionare 2 seggi e un 2,66%. Così come, andando alla coalizione di centrodestra, è stato molto utile l’apporto fornito dalPartito Sardo d’Azione (Psd’az), come si è prima riportato. Alle scorse elezioni regionali i sardisti avevano appoggiato per la prima volta l’asse berlusconiano e, dopo aver raccolto il 4,39% ed eletto quattro consiglieri, il consiglio nazionale del Psd’az aveva deciso di riappoggiare nuovamente Cappellacci alle elezioni tenutesi due giorni fa dopo aver lambito il Pd nel periodo della candidatura dell’europarlamentare Francesca Barracciu. Il partito, il cui segretario è Giovanni Angelo colli, ha ricevuto critiche da destra e da sinistra per l’appoggio a Cappellacci, ma ha sostanzialmente ‘tenuto’ i propri voti passando dal 4,39% del 2009 al 4,67% di domenica scorsa. Certo, i consiglieri, questa volta, non sono tanti quanti quelli della precedente legislatura, bensì solo 2: Christian Solinas (riconfermato) e Pietro Moro.

Perché il sovranismo, l’indipendentismo e il sardismo sono, allo stato attuale delle cose, un non-luogo? Si parta dal risultato di iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna, per cui è d’obbligo realizzare una parenti a parte. Il Partito di Gavino Sale è andato ben sotto le proprie aspettative racimolando le briciole della coalizione: 0,82%, un consigliere eletto ma solo perché il segretario del movimento era candidato all’interno della coalizione di centrosinistra. Sale, che alle elezioni regionali del 2009 si era presentato candidato presidente supportato dalla sola iRS, aveva raggiunto da solo il 3,09%. Recentemente, a chi gli contestava la linea collaborazionista coi partiti italiani, egli rispondeva che

«La trattativa che ha fatto iRS non è col Partito democratico, assolutamente no» e che all’interno dei partiti italiani «ci sono moltissimi sardi e che è inutile ripetersi tra indipendentisti ‘noi siamo indipendentisti’: noi non ci rivolgiamo all’1% o allo 0,%: noi ci rivolgiamo almeno al 50% dei sardi. Questo è un salto qualitativo perché mantenere l’indipendentismo fuori dai giochi politici era come ghettizzarlo, farne quasi una setta. Una setta purissima, per carità, che però non incideva più nella società sarda. A questo punto c’è stato il salto: invece che fare solo testimonianza ed opposizione, ci rimbocchiamo le maniche e vogliamo essere forza di Governo». Purtroppo, al primo partito che si è fatto carico di tradurre l’indipendentismo sardo con la nuova simbologia dell’albero verde diradicato, creando senso politico attorno a sé, questa tornata elettorale non gli è andata molto bene. I social network gestiti dal partito indipendentista sono silenziosi dal giorno delle urne, nessuna traccia di nuovi posts e tweets, solo commenti della base delusa che aveva anche contestato la linea promossa da Sale di “diventare forza di governo” e di “fare un passettino indietro per farne altri avanti”.

Il dato dell’infelice fallimento dell’iRS sta tutto nel commento di un utente all’ultimo post, cronologicamente parlando, di Facebook sulla pagina del partito: “nel 2011 presero 618 voti nel comune di Cagliari, oggi 238. questo è un flop è dovuto proprio all’alleanza con il Pd”. Innegabile, comunque, che sul risultato di iRS abbiano pesato le numerose scissioni e fuoriuscite che ci sono state all’interno del partito nel corso degli anni: il Partito dei Sardi e ProgReS ne sono un esempio. Franciscu Sedda, fondatore del Partito dei Sardi assieme a Paolo Maninchedda (ex consigliere regionale del Psd’az), era stato uno tra i creatori di iRS assieme a Gavino Sale, Frantziscu Sanna e Franciscu Pala che è stato, nuovamente, uno degli attori della scissione di ProgReS assieme a Michela Murgia, Omar Onnis ed altri esponenti. Doppia scissone, dunque, per un partito che era riuscito a trovare il proprio “io” politico e a farlo ritornare anche ad un elettorato smarrito come quello degli indipendentisti. L’operazione di iRS, comunque, con l’assunzione del simbolo dell’albero verde, è stata tra le più riuscite in campo indipendentista, e questo è riconosciuto ed indiscusso in tutta l’Isola. Persino nel continente, e chi scrive non è sardo.

Quindi, dunque, il deca (10,30%) racimolato dalla Murgia (con, al suo interno il 2,76% di ProgReS), il 2,66% e 2,63% di Partito dei Sardi e Rossomori, l’1% del Fronte Unidu, il 4,67% del Psd’az, lo 0,82% del Movimento per la Zona Franca di Gigi Sanna e lo 0,82% di iRS rappresentano un luogo che non possiede rappresentanza. All’interno della coalizione di centrosinistra il Pd, qualora non avesse avuto l’apporto di Rossomori, Partito dei Sardi e iRS non avrebbe superato Cappellacci e Pigliaru sarebbe stato all’opposizione; all’interno della stessa coalizione di centrodestra, il Psd’az recita un ruolo fondamentale per lo stesso ex commercialista di Berlusconi.

Pur stante il quadro di diserzione dalle urne, i sardisti raccolgono 31.886 voti e a Cappellacci quei consensi servivano e servono ancora. All’esterno delle due coalizioni, tralasciando il discorso sulla legge elettorale vigente in Sardegna che pone la regione in un quadro di a-democrazia manifesta e di non rispetto del voto lampante, c’è comunque un potenziale enorme: dall’1% del Fronte unidu che candidava Devias, al 10% della Murgia solo come candidata presidente, fino ad arrivare alle liste che componevano Sardegna Possibile. I partiti italiani, dunque, fiaccati e incapaci di tradurre malessere in proposte, politiche e voti, devono necessariamente aggrapparsi ad un fronte indipendentista/sovranista/sardista che è presente ma sempre più frammentato di elezione in elezione. Come a dire che c’è ma che è possibile, magari alla prossima tornata elettorale, che quella proposta si traduca nuovamente modificandosi a seconda del contesto sociopolitico in cui si trova. Il desiderio di autodeterminazione c’è ma è un insieme di fiumi carsici che non riesce a trovare sbocco: quando i migliaia di rivoli si uniranno in una proposta unitaria, essi diventeranno fiume in piena. E, in quel caso, i partiti italiani non saranno più la discriminante per una discussione asperrima tra le organizzazioni indipendentiste, bensì saranno completamente schiacciati da esse.

La Camera approva la fine del finanziamento pubblico ai partiti. La scheda Autore: redazione da: controlacrisi.org

La Camera ha approvato in via definitiva il decreto sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che cosi’ diventa legge.

Niente piu’ finanziamento pubblico diretto e indiretto ai partiti, quindi: questa la principale novita’ del decreto legge, fortemente voluto dal Governo Letta, che introduce nuove norme sulle modalita’ con cui affrontare i costi della politica e che oggi e’ stato convertito in legge dalla Camera.
Al posto del finanziamento, donazioni e agevolazioni fiscali per la contribuzione volontaria dei cittadini attraverso detrazioni per le erogazioni liberali e destinazione volontaria del 2 per mille Irpef. In altre parole, sara’ il singolo cittadino che, con una firma, decidera’ a chi destinare una parte della propria contribuzione. Inoltre l’accesso ai fondi viene condizionato al rispetto di requisiti di trasparenza e democraticita’ cui dovranno attenersi le formazioni politiche che, da ora in poi, dovranno risultare regolarmentge iscritte in un apposito registro.

Per essere ammessi, tra l’altro, sara’ necessario persentare adeguati statuti che rispettino i principi della democrazia interna e addirittura la creazione di un sito internet che assicuri la consultabilita’ a chiunque delle regole che gestiscono la vita di ogni singola formazione, come anche dei bilanci.Fondamentali l’introduzione di un tetto alle donazioni pari a 100 mila euro, l’introduzione di una detrazione per le erogazioni liberali pari al 26% per gli importi da 30 a 30 mila euro,l’assoggettazione a Imu degli immobili dei partiti politici, la possibilita’ di destinare il 2 per mille Irpef ai partiti, la previsione di un apposito codice di autoregolamentazione delle raccolte telefoniche di fondi, l’applicazione progressiva della abrogazione con la riduzione parziale dei contributi diretti che cesseranno completamente nel 2017, l’estensione al personale dei partiti della disciplina sul trattamento straordinario di integrazione salariale e di contratti di solidarieta’

Il Prc di Torino contro il Tav e la repressione in Valsusa da: controlacrisi.org

Sabato 22 febbraio Rifondazione Comunista partecipa alla giornata di mobilitazione contro la criminalizzazione di quanti lottano contro il Tav in Valsusa, un’opera la cui realizzazione comporta un gigantesco spreco di denaro pubblico, la devastazione di un intero territorio. Pur di realizzare quest’opera inutile e dannosa lo Stato ha deciso di ricorrere alla repressione, nelle forme più estreme e assurde, persino muovendo accuse di eversione e terrorismo nei confronti di forme di dissenso e disobbedienza.
Sono circa un migliaio le persone a vario titolo inquisite, denunciate, arrestate sulla base di ipotesi di reato più o meno gravi in quanto impegnate nella difesa del territorio. Va respinta altresì in queste ore la provocazione oscura di chi manda lettere anonime di minaccia di morte, provocazione che è contro il movimento Notav, un movimento che nella sua storia ormai ventennale ha sempre ribadito di essere un movimento popolare di massa, pronto a praticare la disobbedienza ma mai la violenza contro le persone.

Contro questa strategia repressiva della lotta e del dissenso, della provocazione sabato sarà una giornata di mobilitazione nazionale. Il Prc di Torino invita i propri Circoli a partecipare ad una delle due manifestazioni che si terranno nella giornata di sabato, l’una a Chiomonte con ritrovo alla stazione alle ore 13, l’altra a Torino e con ritrovo a Piazza Castello alle ore 14,4