Renzi ha sacrificato Firenze alla propria “smisurata ambizione”. L’intervento di Ornella De Zordo Fonte: altracitta.org/ | Autore: Ornella De Zordo

 

Dunque è arrivato il momento, quello che Renzi assicurava non sarebbe mai arrivato. Lasciato il “mestiere più bello del mondo”, fatto fuori un presidente del consiglio senza aprire una crisi e senza un voto in parlamento, arriva l’autoinvestitura a premier, senza alcun voto popolare, e che nessuno osa contrastare. Una guerra lampo, che ha lasciato sul campo oltre al non rimpianto Letta, anche le spoglie di una democrazia che certo non stava bene, a forza di porcellum, conflitti di interesse mai affrontati, scandali vari, e un ceto politico così impresentabile. Ma che a questo punto sembra proprio defunta. Il sindaco più assenteista d’Italia, che ha sempre snobbato il consiglio comunale ritenuto più un fastidio che altro sulla luminosa strada del leader, ora sembra progettare lo stesso destino per il parlamento: ha aperto e chiuso una crisi/non crisi, fatto fuori Letta con un intervento nella direzione di un partito, operato la sua autoinvestitura sulla base di un paio di milioni di voti presi alle primarie, senza che i 47 milioni di elettori italiani siano stati in alcun modo interpellati. Come se le primarie di un partito possano trasformarsi nella legittimazione per arrivare allo scranno di presidente del consiglio. En passant ha anche resuscitato B., con conseguenze non prevedibili ma sinistre, solo per propria convenienza. Le motivazioni di questo brusco cambio della guardia non esistono: stessa maggioranza a larghe intese, stesso parlamento, stessi metodi da vecchia politica e silenzio su un programma che dovrà comunque tenere conto delle mediazioni e dei condizionamenti di alleati imbarazzanti, espliciti e impliciti. Ma andiamo con ordine. A Firenze Renzi ha costruito una possente macchina mediatica, ha piazzato amici e sodali in ogni punto chiave dell’amministrazione e degli enti che contano, ha tessuto le relazioni necessarie alla propria smisurata ambizione. E la città, e i suoi problemi? Come abbiamo visto non era questo al centro delle attenzioni del giovane Renzi: troppo più importante la sua carriera, il suo successo. Inevitabile quindi che ai roboanti proclami di inizio mandato, buoni per riempire le pagine dei giornali, seguissero ben pochi risultati. La pedonalizzazione del Duomo, certo, con tutte le ombre che si porta dietro una decisione, diciamolo, un po’ improvvisata. Un piano strutturale “a volumi zero”, a patto che non si conteggino i volumi da realizzare che ci sono eccome. Ma anche una città con maggiori conflitti, diritti negati, crescente disagio. Una città che ha fatto grandi passi verso quella divisione in “due città” che il nuovo sindaco di New York ha denunciato in campagna elettorale e sta combattendo: la città vetrina, la città in vendita, lustrata a specchio, esibita e promossa come una merce, e la città altra, delle difficoltà di tanti a tirare avanti, a trovare una casa, a muoversi, in molti casi a sopravvivere. L’importante è che questa città non sfregi l’immagine dell’altra. Ora pare che voglia affidare a un “reggente- successore” la guida della città “tanto amata”. E meno male che l’unica cosa che veniva sbandierata in ogni occasione erano le primarie, lavacro salvifico capace di giustificare tutto, anche il vuoto. Ma si fanno quando fanno comodo, altrimenti si passa il turno, via con le nomine e le investiture. Certo, quando si comincia a fare gli apprendisti stregoni con le regole della democrazia si rischia seriamente di soffocarla e farla soccombere. Fino ad oggi era stata negata la sostanza della Costituzione italiana, di cui molti avevano invocato la reale applicazione. La scalata renziana ha sfrontatamente sancito un ulteriore passaggio, perché ha contraddetto persino la lettera di quell’art 1 che recita: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (L’illegittimità costituzionale delle scorciatoie istituzionali di Renzi ci portano nella direzione opposta verso la demolizione della Carta Costituzionale.)De Occorre reagire a tutto questo. Lo faremo dai territori e dalle tante realtà che dal basso si battono per la affermazione di più diritti e si rifiutano di vivere all’interno di un marketing Sappiamo che la crisi profonda che ci sta travolgendo, a parte quella economica di cui dobbiamo ringraziare i potentati economici che vedono proprio in Renzi un riferimento, è una crisi etica, di cultura politica, di statura morale della classe dirigente ma anche di una popolazione che non vuole sopportare tutto in silenzio. Sappiamo che uscire da tutto ciò, dal proseguimento del berlusconismo con altri mezzi, sarà difficile, e potrà avvenire solo voltando decisamente pagina rispetto a chi, peraltro, ha profondamente tradito una tradizione democratica e progressista che pure nel nostro paese era ben presente.
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