PALAGONIA 18/2/2014: 90 anni del Partigiano Nicolò Di Salvo “Corsaro” Intervento della nipote Martina Bonaccorsi autrice della tesi “Per non dimenticare: la resistenza fra memoria e immagini”

9 luglio 1943 unnamed

 prima foto: luglio 1943

seconda foto: quando fu assegnato alla 19°esima cavalleria di Parma

La mia tesi ha inizio da quei valori quali la libertà e la democrazia che mio nonno, Nicolò Di Salvo, da sempre ha condiviso con me e con la sua famiglia ed inoltre dalla voglia di testimoniare agli altri la sua storia. Una storia fatta di tanti e tanti sacrifici ma che, nel suo caso, è a lieto fine.

In occasione della mia laurea ho girato un video in cui mio nonno racconta la sua esperienza sulle colline modenesi. La sua storia inizia quando, all’età di 19 anni, è  assegnato alla XIX cavalleria di Parma. Racconta di come si sia trovato l’8 settembre del ‘43 imprigionato nella sua stessa caserma dai tedeschi e di come poi sia scappato, rifugiandosi in un fienile con l’aiuto di una coraggiosa famiglia del posto. Raggiunge il fratello Francesco a Modena, anch’egli sfuggito ai tedeschi, che diventa per lui un punto di riferimento, e con il quale, nel maggio del ‘44, raggiunge una formazione partigiana. Lì Corsaro, questo il suo nome di battaglia, incontra una realtà completamente diversa, a cui non è abituato, vede uomini e donne armati. Immaginate agli occhi di un 19enne nel 1944 come potesse apparire quel mondo. Qui, lui racconta, scopre il vero significato della libertà, della democrazia valori che ancora giovane non capiva appieno. I mesi passati all’interno di questa formazione sono periodi di continui spostamenti, di continue lotte e difficoltà, ma animate sempre da una passione, da una grande determinazione, da una grande voglia di cambiare il Paese, che traspaiono da ogni parola e da ogni sguardo in quel video.

Chi conosce Cola Di Salvo lo sa, lui è sempre stato legato a quella sua esperienza ne ha fatto tesoro, l’ha applicata al suo mondo alle sue capacità impegnandosi giorno per giorno per ricordarle e condividerle con i ragazzi, con gli adulti, con gli anziani, con la sua comunità. Ma non l’ha mai fatto con l’intento di apparire ma con la sempre costante voglia di svegliare le anime assopite.

C’è una frase che, nel periodo in cui scrivevo la tesi, mi ha segnata e mi ha fatto riflettere. E’ una frase appartenente ad un film sulla resistenza uscito nel 1964:

 

«E’ che a volte non ne posso fare a meno di chiedermi se dopo, venti, trent’anni dopo, che tutto questo sarà finito (perché ormai è chiaro: ci si fa, chissà con quali perdite ancora ma ci si fa) se dopo ci sarà di nuovo un periodo in cui la gente si lascerà addormentare, anestetizzare da un po’ di pace e di abbondanza. L’abbondanza e la pace fanno comodo a tutti, a quei due di là, a noi due, a tutti; e magari per una questione di pane e minestra si sarà pronti a lasciar perdere tutto un’altra volta, la libertà un’altra volta. Allora c’è solo la lotta».

 

Queste parole pronunciate da uno dei protagonisti del film, oggi sono estremamente attuali, perché sembriamo avere tutto, ci muoviamo come se tutto debba essere così per sempre e diamo tutto per scontato. Le nostre menti “assopite, addormentate, anestetizzate” per usare le parole del film potrebbero non cogliere eventuali segnali di inversione di tendenza che potrebbero mettere a repentaglio la nostra libertà, la nostra democrazia, che è costata tanti sacrifici a chi ha combattuto per darcela. Per questo non bisogna mai cedere alla tentazione di essere indifferenti, ma ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi a fare qualcosa per proteggere questa libertà che è stata conquistata a caro prezzo.

Nicolò Di Salvo è tornato a casa e ci testimonia quello che ha vissuto, ma tanti sono rimasti su quelle colline, tanti giovani che hanno dato ciò che avevano di più prezioso: la propria vita.

Ecco questa frase a mio parere riassume un po’ l’intento di mio nonno o comunque l’obiettivo per cui cerca di tenere sempre viva la memoria di quegli avvenimenti. Nel passato possiamo trovare la via per andare avanti. Non bisogna dimenticare il passato e far finta che non sia mai esistito, perché se così fosse ricadremmo facilmente negli stessi errori, ma, come si dice “sbagliando si impara”, dobbiamo fare quindi tesoro degli errori passati cercando di non ripeterli in futuro.

La nostra democrazia è un bene prezioso, ognuno di noi faccia quello che può per proteggerla.

 

 

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: