“La Guerra sporca di Mussolini”Il Consiglio Provinciale ha approvato una delibera sui territori occupati dall’Italia prima dell’8 settembre da: parmadaily.it

 

 

Il Consiglio Provinciale ha approvato una delibera sui territori occupati dall’Italia prima dell’8 settembre

 

08/02/2014
h.10.00

Di seguito il testo della delibera, che vede come primo firmatario Massimo Pinardi, approvata dal Consiglio Provinciale di Parma sulla “Guerra sporca di Mussolini” nelle terre occupate dai fascisti italiani in Grecia, Albania e Jugoslavia fino all’8 settembre del 1943.

ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: “La Guerra sporca di Mussolini. La presenza italiana nei territori occupati durante la Seconda Guerra Mondiale, prima dell’8 settembre 1943”

Settanta anni fa, durante l’occupazione italiana della Grecia, l’esercito italiano stanziato a Domenikon, in Tessaglia, commise un atroce eccidio nei confronti della popolazione civile e 150 uomini vennero fucilati e sepolti in fosse comuni.
L’eccidio avvenne a seguito dell’uccisione di nove soldati italiani in un attacco da parte dei partigiani greci. La rappresaglia non si fece attendere. Il Generale Cesare Benelli della divisione “Pinerolo” volle dare una “salutare lezione” alle popolazione e ordinò il rastrellamento casa per casa nel villaggio e successivamente il bombardamento con l’aviazione per radere al suolo il villaggio di Domenikon e di tanti altri villaggi di poveri contadini.
La storica italiana Lidia Santarelli docente al Center of European and Mediterranean Studies della New York University che studia le occupazioni dell’esercito italiano, prima dell’ 8 settembre 1943, in Tessaglia, Epiro e Macedonia definisce le stragi dei nostri soldati “il buco nero nella storiografia”.
Il Generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui cardine principale era la responsabilità collettiva e quindi per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità civili locali. L’ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari.
A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià. Le autorità greche segnalarono stupri di massa e il Comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro donne, bambini e vecchi.
Nel campo di concentramento di Luisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci.
Nel solo inverno del 1941, dichiara la professoressa Santarelli, causa carestia indotta dagli italiani morirono tra le 40 e le 50.000 persone. Nell’intero periodo di occupazione per fame e malattie morirono tra i 200 e 300.000 greci.
I Generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia che teorizzò la strategia «testa per dente». Lo storico Lurz Klinkhammer dichiara che le fucilazioni in Slovenia, nella provincia di Lubiana ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni dei tedeschi in Alta Italia dopo l’8 settembre del 1943. Oltre 100.000 slavi transitarono nei campi di concentramento italiani in Jugoslavia e solamente nell’isola di Rab morirono il 20% dei prigionieri.
A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di 1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Gli eventi che poi hanno determinato la divisione del mondo in due blocchi, il Patto Atlantico e il Patto di Varsavia hanno impedito, di fatto e per le mutate condizioni geopolitiche, di rendere giustizia per i crimini commessi durante la seconda Guerra Mondiale.
Oggi Domenikon, riconosciuta città martire nel 1998 al pari di Marzabotto, ricorda l’eccidio dei civili con una cerimonia che si tiene il 16 febbraio.
Nel 2009 in occasione della cerimonia commemorativa, l’Ambasciatore italiano in Grecia ha partecipato per la prima volta in rappresentanza del nostro Paese e nel suo breve discorso a chiesto scusa per i crimini commessi dai fascisti italiani.
Il cammino verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, quella immaginata e pensata da Altiero Spinelli nel “Manifesto di Ventotene” non può dimenticare i fatti dell’ ultimo conflitto bellico che morte e distruzione hanno provocato in Europa, ma non solo, e dopo settant’anni, fare luce per stabilire una verità storica condivisa su quegli accadimenti è doveroso per il referente rispetto che deve essere portato alle vittime e alle famiglie che hanno subito le conseguenze di atti belligeranti e violenti.
L’Italia fino all’8 settembre del 1943 ha condotto la guerra alleata con i tedeschi su molti fronti e i nostro soldati, in molti casi, hanno compiuto atti di guerra di cui sappiamo poco o nulla.
E’ auspicabile che si possano scrivere quelle pagine di storia ancora bianche e quegli accadimenti attraverso un meticoloso lavoro di ricerca, con raccolta di testimonianze di persone ancora in vita, di atti, di documenti e di riscontri oggettivi. Non ci sono vendette da consumare ma si avverte il bisogno di riportare i fatti nella loro reale dimensione e nel loro preciso contesto storico.

Il Consiglio Provinciale di Parma
Invita

Il Parlamento Italiano a costituire un Commissione di storici con il compito di fare luce sugli accadimenti e sul coinvolgimento dell’esercito italiano e delle milizie fasciste, in occasione delle occupazioni militari della Grecia, dei Balcani e della ex Jugoslavia, in atti violenti ed eccidi di civili come quella del 16 febbraio 1943 a Dominikon e di istituire una “Giornata del ricordo per le stragi e gli eccidi di civili commessi dai fascisti prima dell’ 8 settembre 1943”.
L’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma a promuovere una ricerca sui comportamenti tenuti dai fascisti e dell’esercito italiano durante le occupazioni, insieme ai tedeschi, della Grecia, dei Balcani e della ex Jugoslavia.
Il Presidente del Consiglio provinciale ad inviare il presente ordine del giorno:
– al Presidente del Senato della Repubblica;
– al Presidente della Camera dei Deputati;
– ai Parlamentari di Parma;
– ai Sindaci della provincia di Parma.

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