Cgil Milano, linea dura della Camusso: i dissidenti non parlano. E giù spintoni Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Momenti di tensione a Milano all’attivo regionale della Cgil che ha visto la partecipazione del segretario generale, Susanna Camusso. Una decina di militanti del sindacato guidati da Giorgio Cremaschi, ha inscenato una protesta nella sala dove si stava svolgendo l’incontro, a cui non è stata invitata la Fiom. Motivo del dissenso il sistematico impedimento a prendere la parola per spiegare le ragioni del dissenso dall’accordo sulla rappresentanza. Tra scontri verbali sono volati schiaffi e spintoni. Cremaschi, esponente storico della Fiom (ora allo Spi-Cgil.), ha detto: ”Presenteremo una denuncia alla Procura della Repubblica. Noi contestiamo l’accordo sulla rappresentanza e volevamo intervenire” ”Noi contestiamo l’accordo sulla rappresentanza e abbiamo presentato un volantino che ricorda che oggi – sottolinea Cremaschi – e’ il 30mo anniversario del decreto Craxi che aboli’ la scala mobile, riteniamo che l’accordo del 10 gennaio sia altrettanto grave”.

Al termine della relazione introduttiva Nico Vox, delegato dell’istituto milanese “Don Gnocchi”, dove il documento alternativo ha battuto il documenti di maggioranza – ha chiesto di parlare per spiegare le ragioni del disaccordo prima della prevista raffica di interventi di dirigenti favorevoli “senza se e senza ma”. A quel punto il gruppo di delegati critici è stato circondato dal servizio d’ordine, con Susanna Camusso a pochi metri di distanza, mentre dalla presidenza si inveiva gridando “avete altre sedi dove parlare, non qui”. Ad un certo punto la “pressione” è diventata un’aggressione vera e propria, con i delegati che sono stati letteralmente spintonati fuori dalla sala. Nico Vox ha riportato varie contusioni nella mischia rugbistica, mentre dal gruppo di delegati si gridava contro la “Corea del Nord” in cui si sarebbe a questo punto trasformata la Cgil.Cremaschi ha sottolineato che ”anche la Camusso e’ responsabile perche’ e’ venuta da noi, le abbiamo chiesto di intervenire ma non ha fatto nulla”. Smorza i toni il segretario della Cgil Lombardia Nino Baseotto: ”E’ un attivo non contro qualcuno – spiega Baseotto -. Cremaschi poteva entrare come rappresentante. Credo non sia il caso di pretendere di poter parlare per primo quando c’e’ una fila di delegati in attesa prima di lui. Ci sarebbe voluto un po piu di rispetto”.

La Fiom in una dichiarazione sottolinea che non era presente all’incontro. E tuttavia denuncia che al Teatro Parenti e’ stato impedito l’intervento di Cremaschi.

”Abbiamo criticato pubblicamente la decisione di Cgil Lombardia di non coinvolgere la categoria dei metalmeccanici in una assemblea confederale dei delegati con all’ordine del giorno il testo unico sulla rappresentanza, ma – e lo ribadiamo – non essendo stati invitati non c’eravamo proprio. Nessun blitz, quindi, nessuna irruzione”, afferma la Fiom in una nota. ”Noi siamo la Fiom: dissentiamo, rivendichiamo, non provochiamo. Non permettiamo a nessuno di strumentalizzare le nostre posizioni, trascinandoci su un terreno che non ci appartiene. Detto questo, consideriamo grave e preoccupante che ad un componente del Direttivo nazionale della Cgil e primo firmatario della mozione congressuale ‘Il sindacato e’ un’altra cosa’, sia stata negata la parola. L’esclusione dei metalmeccanici ad un attivo della Cgil e quanto e’ accaduto questa mattina confermano l’esigenza di una discussione all’interno della confederazione: la democrazia e’ una cosa seria, non un optional”, conclude la nota.

Fascist legacy da History Channel

http://www.misterbianco.com/video/la-fidapa-di-misterbianco-la-memoria di roberto fatuzzo

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“La Guerra sporca di Mussolini”Il Consiglio Provinciale ha approvato una delibera sui territori occupati dall’Italia prima dell’8 settembre da: parmadaily.it

 

 

Il Consiglio Provinciale ha approvato una delibera sui territori occupati dall’Italia prima dell’8 settembre

 

08/02/2014
h.10.00

Di seguito il testo della delibera, che vede come primo firmatario Massimo Pinardi, approvata dal Consiglio Provinciale di Parma sulla “Guerra sporca di Mussolini” nelle terre occupate dai fascisti italiani in Grecia, Albania e Jugoslavia fino all’8 settembre del 1943.

ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: “La Guerra sporca di Mussolini. La presenza italiana nei territori occupati durante la Seconda Guerra Mondiale, prima dell’8 settembre 1943”

Settanta anni fa, durante l’occupazione italiana della Grecia, l’esercito italiano stanziato a Domenikon, in Tessaglia, commise un atroce eccidio nei confronti della popolazione civile e 150 uomini vennero fucilati e sepolti in fosse comuni.
L’eccidio avvenne a seguito dell’uccisione di nove soldati italiani in un attacco da parte dei partigiani greci. La rappresaglia non si fece attendere. Il Generale Cesare Benelli della divisione “Pinerolo” volle dare una “salutare lezione” alle popolazione e ordinò il rastrellamento casa per casa nel villaggio e successivamente il bombardamento con l’aviazione per radere al suolo il villaggio di Domenikon e di tanti altri villaggi di poveri contadini.
La storica italiana Lidia Santarelli docente al Center of European and Mediterranean Studies della New York University che studia le occupazioni dell’esercito italiano, prima dell’ 8 settembre 1943, in Tessaglia, Epiro e Macedonia definisce le stragi dei nostri soldati “il buco nero nella storiografia”.
Il Generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui cardine principale era la responsabilità collettiva e quindi per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità civili locali. L’ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari.
A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià. Le autorità greche segnalarono stupri di massa e il Comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro donne, bambini e vecchi.
Nel campo di concentramento di Luisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci.
Nel solo inverno del 1941, dichiara la professoressa Santarelli, causa carestia indotta dagli italiani morirono tra le 40 e le 50.000 persone. Nell’intero periodo di occupazione per fame e malattie morirono tra i 200 e 300.000 greci.
I Generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia che teorizzò la strategia «testa per dente». Lo storico Lurz Klinkhammer dichiara che le fucilazioni in Slovenia, nella provincia di Lubiana ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni dei tedeschi in Alta Italia dopo l’8 settembre del 1943. Oltre 100.000 slavi transitarono nei campi di concentramento italiani in Jugoslavia e solamente nell’isola di Rab morirono il 20% dei prigionieri.
A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di 1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Gli eventi che poi hanno determinato la divisione del mondo in due blocchi, il Patto Atlantico e il Patto di Varsavia hanno impedito, di fatto e per le mutate condizioni geopolitiche, di rendere giustizia per i crimini commessi durante la seconda Guerra Mondiale.
Oggi Domenikon, riconosciuta città martire nel 1998 al pari di Marzabotto, ricorda l’eccidio dei civili con una cerimonia che si tiene il 16 febbraio.
Nel 2009 in occasione della cerimonia commemorativa, l’Ambasciatore italiano in Grecia ha partecipato per la prima volta in rappresentanza del nostro Paese e nel suo breve discorso a chiesto scusa per i crimini commessi dai fascisti italiani.
Il cammino verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, quella immaginata e pensata da Altiero Spinelli nel “Manifesto di Ventotene” non può dimenticare i fatti dell’ ultimo conflitto bellico che morte e distruzione hanno provocato in Europa, ma non solo, e dopo settant’anni, fare luce per stabilire una verità storica condivisa su quegli accadimenti è doveroso per il referente rispetto che deve essere portato alle vittime e alle famiglie che hanno subito le conseguenze di atti belligeranti e violenti.
L’Italia fino all’8 settembre del 1943 ha condotto la guerra alleata con i tedeschi su molti fronti e i nostro soldati, in molti casi, hanno compiuto atti di guerra di cui sappiamo poco o nulla.
E’ auspicabile che si possano scrivere quelle pagine di storia ancora bianche e quegli accadimenti attraverso un meticoloso lavoro di ricerca, con raccolta di testimonianze di persone ancora in vita, di atti, di documenti e di riscontri oggettivi. Non ci sono vendette da consumare ma si avverte il bisogno di riportare i fatti nella loro reale dimensione e nel loro preciso contesto storico.

Il Consiglio Provinciale di Parma
Invita

Il Parlamento Italiano a costituire un Commissione di storici con il compito di fare luce sugli accadimenti e sul coinvolgimento dell’esercito italiano e delle milizie fasciste, in occasione delle occupazioni militari della Grecia, dei Balcani e della ex Jugoslavia, in atti violenti ed eccidi di civili come quella del 16 febbraio 1943 a Dominikon e di istituire una “Giornata del ricordo per le stragi e gli eccidi di civili commessi dai fascisti prima dell’ 8 settembre 1943”.
L’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma a promuovere una ricerca sui comportamenti tenuti dai fascisti e dell’esercito italiano durante le occupazioni, insieme ai tedeschi, della Grecia, dei Balcani e della ex Jugoslavia.
Il Presidente del Consiglio provinciale ad inviare il presente ordine del giorno:
– al Presidente del Senato della Repubblica;
– al Presidente della Camera dei Deputati;
– ai Parlamentari di Parma;
– ai Sindaci della provincia di Parma.

“Lettera aperta ai siciliani” “Cesame Cooperativa S.p.A” da: cgilct.it

“Cesame Cooperativa S.p.A” 
“Lettera aperta ai siciliani”
“Non troviamo ragioni che possano oggettivamente giustificare il notevole ritardo accumulato dal Dipartimento Attività Produttive nel dare seguito alle disposizioni previste nel Bando”
 
 
Giuseppe D’Aquila (FILCTEM Catania): “La rinascita di Cesame rappresenta non solo valore aggiunto per i lavoratori interessati ma deve rappresentare il riscatto sociale per Catania per la Sicilia e per tutti i siciliani”
“Cesame Cooperativa S.p.A”
 
“Lettera aperta ai siciliani”:
L’avventura della nuova Cesame iniziata coraggiosamente quattro anni fa, rischia di essere vanificata per la grave indifferenza delle istituzioni. I lavoratori-soci hanno puntato tutto sul “Contratto di programma regionale” ma ritardi e ostacoli burocratici rischiano di vanificare tutti gli sforzi, compresi quelli economici.
 In ballo ci sono 90 posti di lavoro che rischiano di essere bruciati  a causa di un incomprensibile  “spirito masochistico”, insieme all’esperienza, alla storia aziendale e alle grosse potenzialità che il gruppo di lavoratori porta in dote. E poi ci sono i numeri a dimostrarlo: la  dotazione complessiva a disposizione per il finanziamento dei contratti di programma (ottenuta grazie alla pervicacia della Coop Cesame) può generare un flusso totale di investimenti sul territorio siciliano pari a 160 milioni di euro con positive ricadute occupazionali.
Per questo il consiglio di amministrazione  della Cesame ha scritto questa lettera aperta dove segnala i punti salienti della loro storia lanciando gli appelli alle istituzioni, locali e non.
Il consiglio di amministrazione  della Cooperativa Cesame pone una domanda la cui risposta è di una ovvietà imbarazzante: nel gravissimo degrado economico in cui sono costretti a vivere ed a confrontarsi gli italiani ed in particolare i siciliani è accettabile che la dichiarata sensibilità delle istituzioni regionali venga vanificata dalla mancanza di concreta operatività delle stesse?
All’assessore regionale Vancheri chiediamo di fare tutto il possibile per sbloccare l’iter dei Contratti di Programma impantanatosi presso il Dipartimento del suo assessorato, per ragioni che non riusciamo a comprendere, ma che sappiamo valutare in termini di costi per ogni giorno di ritardo accumulato.
Al Presidente della Regione Crocetta diciamo che non sappiamo quanto sia di sua conoscenza la vicenda Cooperativa CESAME. Ci viene riferito che condivide totalmente il nostro progetto. Se ciò risponde al vero, e non abbiamo alcuna ragione per dubitarne, chiediamo  al Presidente di farsi carico personalmente e mettere in campo tutta la sua autorevolezza; d’altronde, il percorso realizzato dalla Cooperativa è sempre stato sostenuto, e stimolato, dalla Presidenza della Regione. Al sindaco Bianco, che della nostra vicenda è stato formalmente “investito” soltanto da poco più di un mese, diciamo che la sua pragmatica disponibilità si è palesata con l’ incontro realizzato i primi giorni dell’anno.
Su nostra richiesta e  su sua iniziativa, il 23 gennaio scorso si è tenuto un incontro a Catania con l’assessore Vancheri,  che ha assunto precisi impegni  e specifici interventi. Ma oggi  da Palermo riceviamo le stesse risposte che ci venivano fornite già a novembre dello scorso anno e che, in buona sostanza, confermano che siamo ben lontani dalla soluzione del problema. Per questo chiediamo a Bianco che continui a vigilare e ad affiancare i soci della Cooperativa nella loro azione.
Il consiglio di amministrazione della Cesame, insomma, chiede impegni precisi affinché vengano rimosse  le lungaggini politico/burocratiche/amministrative che ostacolano il progetto. Lungaggini che nei fatti rinviano l’opportunità lavorativa dei soci in un complicato contesto sociale che tutti conosciamo . Non troviamo ragioni che possano oggettivamente giustificare il notevole ritardo accumulato dal Dipartimento Attività Produttive nel dare seguito alle disposizioni previste nel Bando pubblicato il 23 agosto 2013 ed i cui termini, ampliati oltre misura, sono scaduti il 18 gennaio 2014 (secondo il Dipartimento) il 21 ottobre 2013 (secondo noi). Ci sono almeno una decina di paradossi che emergono da questi ritardi: la costituzione della società, la separazione delle aree pertinenti, il rogito notarile hanno richiesto esborsi finanziari; l’esistenza della Società, anche se oggettivamente impossibilitata ad operare, è fonte di spese ed oneri finanziari importanti; l’incontro con ex clienti CESAME conferma la disponibilità immediata a riprendere i rapporti commerciali; società estere hanno manifestato interesse a sviluppare rapporti commerciali e scambio di esperienze professionali oltre che di prodotto; alcuni produttori di mobili da bagno e da cucina attendono la ripresa della nostra produzione per firmare accordi di fornitura sistematica di lavabi d’arredo e lavelli da cucina; il nostro investimento genererà attività lavorativa per la ristrutturazione dell’immobile e per la fornitura degli impianti a diverse decine di lavoratori siciliani; i soci della cooperativa hanno scelto un’altra strada rispetto alla richiesta” tout-court”  di un posto di lavoro o un ammortizzatore sociale qualunque sia, e ad oggi si sono già fatti carico di esborsi finanziari ormai prossimi a 400mila euro; la ripresa dell’attività lavorativa darà occupazione certa e non precaria ad almeno 90 unità lavorative fra diretto ed indotto, la realizzazione di quanto al precedente punto, creerà quell’ effetto positivo che in economia è definito “moltiplicatore economico” portando immediata ricchezza al territorio.
Il “Contratto di programma regionale”, strumento gestito dalla Regione, all’inizio del 2012 era privo di fondi. Dal mese di febbraio 2012 ed in più riprese il CdA della cooperativa, sempre supportato dal sindacato locale e nazionale, ha sollecitato il Ministero delle Attività Produttive affinché ponesse il CIPE nelle condizioni di sottoporre al proprio CdA una delibera che prevedesse il trasferimento dei fondi destinati alla Regione Sicilia per finanziare i contratti di programma regionali.
È grazie alla perseverante ed incisiva azione della cooperativa presso il Ministero, che nell’agosto del 2012 il CIPE ha sbloccato, fra l’altro, risorse per 80 milioni di euro da destinarsi al finanziamento dei contratti di programma regionali. Abbiamo aspettato con ansia l’effettivo trasferimento dei fondi con la pubblicazione del provvedimento CIPE sulla Gazzetta Ufficiale che speravamo richiedesse tempi brevi. Ancora una volta i fatti ci hanno sbattuto in faccia la cruda realtà: dovevamo fare i conti con la burocrazia.
Il provvedimento CIPE,  adottato il 3 agosto, è stato pubblicato sulla G.U. l’11 dicembre 2012. Come si sa il capitale proprio della Cooperativa è frutto dell’apporto di buona parte della indennità di mobilità che i soci, con grande sacrificio, hanno sottratto al bilancio familiare per conferirlo alla società. Il periodo di mobilità, iniziato a settembre 2010 e della durata di un triennio, è scaduto nel settembre 2013. Alla fine del 2012 diventava quindi di estrema importanza rendere brevissimi i tempi per la firma del Contratto di Programma con l’Assessorato regionale alle Attività Produttive.
Il CdA della cooperativa, sempre con il supporto del sindacato locale, si era immediatamente attivato per ottenere un incontro con il nuovo assessore alle Attività Produttive (nel frattempo c’erano state le elezioni regionali e la nomina della nuova giunta). Incontro che si è svolto il 17 dicembre 2012 a Palermo presso la sede dell’Assessorato.
Manifestate tutte le nostre esigenze ed in particolare la necessità di pervenire in tempi rapidi alla conclusione dell’iter procedurale, abbiamo ricevuto ampia disponibilità e l’impegno dell’assessore ad agire con la massima rapidità. Invece i fatti sono andati come già descritto.
Oggi, a distanza di un anno da quegli incontri e da successivi altri, e a quattro anni dalla costituzione della Cooperativa siamo al punto di partenza. Ci chiediamo a chi giovi tutto questo e se la nostra terra meriti ciò.
 
 
F.to Il Presidente Cooperativa Cesame S.p.A
 
Dott. Sergio Magnanti
 
 
F.to Il C.d.a Cooperativa Cesame S.p.A
 
Salvatore Falsaperla
 
    Vito D’Antoni
 
***
 
Dichiarazione del segretario generale della Filctem Cgil di Catania Giuseppe D’Aquila, a proposito della lettera aperta del cda della Cesame
La lettera aperta del cda di Cesame Cooperativa indirizzata ai siciliani, mette il dito in una piaga che rischia di infettarsi: l’impatto violento contro il muro della burocrazia della macchina amministrativa dalla Regione Siciliana rappresenta uno “sfregio” al coraggio ed al valore che hanno dimostrato questi lavoratori che non si sono voluti arrendere ad un futuro ingiusto.
Mentre loro hanno rifiutato il concetto dell’assistenzialismo fine a se stesso, hanno voluto con grande qualità puntare ad un modello di sviluppo alternativo e fruibile, mentre hanno voluto fare del legame con il territorio valore aggiunto, le istituzioni non hanno risposto per come avrebbero dovuto. Siamo ad un passo dal traguardo e ad uno dal burrone: questo è il paradosso con il quale ci stiamo confrontando da lunghi mesi in modo incomprensibile. La Filctem Cgil è stata sempre al fianco dei lavoratori e ci rimarrà fino a quando raggiungeremo l’obiettivo della messa in produzione della fabbrica. Deve essere chiaro che siamo nella via di non ritorno, l’esasperazione dei lavoratori ha ormai toccato limiti non più sopportabili. La rinascita di Cesame rappresenta non solo valore aggiunto per i lavoratori interessati ma deve rappresentare il riscatto sociale per Catania per la Sicilia e per tutti i siciliani. Ci aspettiamo quel senso di responsabilità alto delle istituzioni che devono adoperarsi al fine di risolvere le problematiche ancora in piedi. Ma non c’è più tempo. Da mesi lo urliamo alla Regione siciliana che deve una volta per tutte definire un percorso tutto sommato di semplice routine. Non chiediamo corsie preferenziali, ci aspettiamo semplicemente il rispetto della legge, ed il necessario recupero del tempo perduto. Il progetto è stato approvato ed apprezzato dal Ministero, dalla Regione Siciliana, da Enti terzi, gli unici a fare la loro parte sono stati i lavoratori che hanno messo tutto quanto in loro possesso per costituire il capitale sociale, si sono assunti delle responsabilità inimmaginabili ed hanno realizzato un progetto di grande qualità per la nostra terra. Non solo il business plan prevede tempi certi, ma nel frattempo i lavoratori non godono più neanche di quel minimo sussidio della mobilità che è scaduta il 13 settembre dello scorso anno. È il tempo dell’assunzione delle responsabilità. Non è più possibile tergiversare. Il presidente della Regione ci ascolti nell’interesse della Sicilia.

Giacomo Matteotti, martire dell’antifascismo di ANPPIA Verona

Giacomo Matteotti, martire dell’antifascismo

di ANPPIA Verona

Il ricordo di Giacomo Matteotti nel 90° anniversario del suo sacrificio sarà tenuto da Roberto Bonente, consigliere nazionale ANPPIA

“Mai come in questo periodo di tempo la legge è divenuta una finzione che non offre più nessuna garanzia per nessuno. La libertà personale, di domicilio, di riunione non sono più regolate dallo Statuto, e neppure dai soli capricci della polizia, ma continuano ad essere alla mercé di qualsiasi capo fascista. Ottanta cittadini italiani sono stati in quest’anno uccisi impunemente dai cittadini che godono il privilegio fascista, e le stesse esecuzioni sommarie, pubblicamente organizzate e condotte, non hanno avuto alcuna sanzione, non che di condanne, neppure di procedimenti giudiziari. Migliaia di cittadini sono stati bastonati, percossi, feriti; centinaia di domicili invasi o devastati, senza che la polizia se ne sia mai accorta.
La libertà di stampa dovrebbe essere garantita dallo Statuto, ma non passa settimana che un giornale non sia o soppresso illegalmente dai Prefetti e dai Questori, o assalito e devastato da fascisti, o per lo meno pubblicamente minacciato violenza. Lo Stato ha finito per perdere ogni autorità. Esso è sostituito o asservito al partito dominante. La polizia è esercitata non a vantaggio della Nazione, ma del partito al potere, il quale è anzi entrato addirittura, tutto armato, a costituire esso la polizia. Nessun cittadino sente sopra di sé la vigilanza di uno Stato; ognuno sente solo la minaccia di un partito che è padrone dello Stato, cosicché chi è membro del partito crede se stesso lo Stato; chi è avverso al fascismo, è costretto a confondere lo Stato nella sua avversione contro il partito dominante”. (da Dopo un anno di dominazione fascista di Giacomo Matteotti)