ANPInews 107

 

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

 

Dal 7 al 16 febbraio, su iniziativa del Comitato Provinciale ANPI del Verbano Cusio Ossola, e con l’orazione ufficiale di Carlo Smuraglia: 70esimo anniversario della Battaglia di Megolo 

ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

Verrebbe voglia di dire, di fronte alla “fatidica” data del 20 febbraio: ma facciano quello che vogliono, purché lo facciano e soprattutto purché si scenda sul concreto e si affrontino i problemi reali, grandi come case, della “gente”. Mi permetto di proporre un’agenda…

Si è creata, in tutto il Paese, un’atmosfera di attesa per la “fatidica” data del 20 febbraio, in cui una riunione della Direzione del PD dovrebbe sciogliere tutti i nodi e indicare le vie del nostro futuro. Francamente, sono poco interessato a tutte le  illazioni, invenzioni, soluzioni che si leggono sui giornali e si ascoltano (per chi riesce ancora a farlo) nei talk-show. Verrebbe voglia di dire, di fronte a queste chiacchiere più o meno sommesse: ma facciano quello che vogliono, purché lo facciano e soprattutto purché si scenda sul concreto e si affrontino i problemi reali, grandi come case, della “gente”. Ma sarebbe troppo comodo, ed allora mi proverò io, povero “untorello”, direbbe il Manzoni, a indicare l’agenda, così come per un sogno che poi morirà all’alba, come diceva Montanelli (oggi sono in vena di citazioni!). Ecco la mia “suggestione”: (…)

Un nuovo polverone sul Presidente della Repubblica e un’inedita alleanza tra berlusconiani e grillini?

(ultim’ora). La news era già pronta, quando è  scoppiato l’ennesimo   polverone, a seguito della pubblicazione di un libro del giornalista Alan Friedman. Non c’è il tempo, adesso, per addentrarsi in una questione di cui si attendono ancora gli sviluppi. Ma l’immagine del polverone è già evidente; e l’idea di un connubio tra i berlusconiani e i grillini per sostenere l’impeachment del Presidente Napolitano è già sul campo. Possiamo solo porci qualche interrogativo: si rendono conto, questi signori, di cosa vuol dire la messa in stato d’accusa di un Presidente della Repubblica (secondo l’art. 90 della Costituzione, l’ipotesi è quella di “alto tradimento o attentato alla Costituzione”)? (…)

  ANPINEWS N.107-1

Termini Imerese, la chiesa chiama alla mobilitazione per la soluzione del nodo Fiat | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

La Chiesa si mobilita a fianco degli operai della Fiat di Termini Imerese. E lo fa portando la vertenza, che riguarda 1.200 lavoratori, direttamente dentro le parrocchie. Con una lettera ai fedeli, i sacerdoti chiamano a raccolta la comunita’ per lo sciopero generale in programma giovedi’ prossimo a Termini Imerese. “Vi chiediamo di partecipare e di far partecipare le persone che incontrerete – e’ l’appello dei parroci – certi che il Signore non delude le speranze del popolo che lo invoca con fiducia”. Di fronte a una bomba sociale pronta a esplodere, con i lavoratori coperti dalla cassa integrazione fino a giugno, la Chiesa ha deciso di muoversi senza tentennamenti. Con un comunicato congiunto, rivolto “a tutti gli uomini di buona volonta’” i parroci di Termini Imerese sollecitano la mobilitazione, “avendo ascoltato i bisogni di donne e uomini delle nostre comunita’, che ormai giunti allo stremo, danno segni evidenti e inquietanti di sofferenza, la quale in questi ultimi giorni e’ diventata sempre piu’ ingovernabile”.
I preti nella lettera ai fedeli ricordano che il giorno dopo la manifestazione “si svolgera’ un incontro a Roma al ministero dello Sviluppo economico che potrebbe essere decisivo per la risoluzione della vicenda Fiat, madre del progressivo dissesto economico della nostra zona: ormai si e’ alla vigilia del licenziamento dei 1200 operai”.
“La crisi che attanaglia il nostro comprensorio e’ diventata sempre piu’ grave – scrivono i parroci – noi cristiani, siamo chiamati ad agire, ad operare per il bene nostro e dei nostri figli. E’ in gioco il futuro dei nostri paesi, delle nostre famiglie. Non possiamo e non dobbiamo rimanere immobili, senza lavoro non c’e’ futuro”. Alla manifestazione organizzata da Fim Fiom e Uilm, parteciperanno artigiani, commercianti, imprenditori: l’amministrazione comunale ha coinvolto anche le scuole, con delegazioni di studenti in piazza.

Usa, le “tombe di sale” per le scorie nucleari nel deserto del New Mexico Autore: redazione da: controlacrisi.org

Negli Stati Uniti si riaccendono i riflettori sui rifiuti nucleari, tonnellate di scorie che costituiscono il retaggio degli esperimenti per creare le armi atomiche e per affrontare la Guerra Fredda. Dopo la recente pubblicazione dell’inchiesta del Wall Street Journal sulla presenza di decine di migliaia di barili carichi di rifiuti nucleari nei fondali marini al largo delle coste statunitensi, è ora la volta del deserto di sale del New Mexico.
L’incidente avvenuto la scorsa settimana – un camion che trasportava sale che ha preso fuoco, fortunatamente lontano dai siti in cui sono sepolte le scorie – ha infatti riportato la vicenda sulle pagine dei giornali americani. “Il dipartimento dell’Energia sta scavando spazi grandi come campi da calcio e stipandoci dentro barili e contenitori di rifiuti nucleari”, racconta il New York Times.

Si tratta di “tombe di sale” realizzate dal governo federale per isolare e sigillare l’attività atomica del passato. Ogni anno, secondo le stime pubblicate dal Times, si forma sulla superficie del deserto un nuovo strato minerale di circa 15 centimetri, assicurando un isolamento dei barili che secondo gli ingegneri di Washington sarà efficace per milioni di anni. Il seppellimento delle scorie atomiche nel deserto del sale del New Mexico – tra le mete turistiche naturali più suggestive del sud degli Stati Uniti – è iniziato nel 1999 ed è incrementato dopo che il Nevada ha negato al governo federale la possibilità di depositare i barili sotto la formazione montuosa dello Yucca, una cresta di roccia vulcanica non lontana dal confine con la California.

 

Sebbene gli studiosi sostengano che non ci siano particolari controindicazioni per la trasformazione del deserto del New Mexico in un cimitero di barili di scorie – assicurando che “il sale non viene minimamente contaminato” – c’è chi si oppone con forza. Don Hancock, ai vertici del Southwest Research and Information Center – un centro fondato per informare la cittadinanza sugli effetti dei programmi per l’energia nucleare – teme per le generazioni future. Essendo l’area ricca di petrolio e gas, tra qualche secolo qualcuno potrebbe avviare un’attività estrattiva senza sapere esattamente cosa giace sotto quello spesso strato di sale e provocare una pericolosa fuoriuscita di scorie.

Sardegna, Renzi e Pd lasciate stare Berlinguer Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

Tra poco, in Sardegna, si terranno le elezioni regionali che andranno a determinare la composizione dell’assemblea dell’Isola.
Ormai si è agli sgoccioli: il 16 febbraio i sardi andranno al voto e i candidati presidenti, in questi giorni, si fanno supportare dai loro alleati continentali, ovvero, i presidenti o segretari di partito.
Tralasciando per un attimo le forze indipendentiste e sovraniste in campo, il Partito Democratico si fa forte dell’appoggio di Matteo Renzi come Forza Italia di quello di Berlusconi. E d’accordo, si metta da parte anche il fatto che Berlusconi si fosse collegato con Alghero ma pensava stesse parlando con la popolazione di Aquileia (un tantino più in là sulla carta geografica).
Comunque sia, le commistioni continentali si fanno isolane e quelle sarde si fanno italiane e, a determinazione effettiva di ciò, tutto con un fine puramente elettorale, sabato 8 a Sassari c’era Renzi con Pigliaru ad arringare la folla.
Per quanto lo possa fare un segretario di partito che usa metafore, eloqui ed espressioni riassumibili nell’espressione da lui usata “La Sardegna è come l’Italia, una macchina ferma con le 4 frecce in attesa di ripartire”. Incitando, dunque, al voto per la coalizione di centrosinistra.
Così, infatti, sembra strano che Renzi dica “ho grande rispetto per Sassari, per il valore di questa città che ha dato i natali a due presidenti della Repubblica, ed è la città del segretario del partito comunista Enrico Berlinguer“, non per i sassaresi e per l’omaggio alla città, sia chiaro.
Renzi, giovane rampollo democristiano, è costretto a ricordare ‘Uno’ che avrebbe avversato in tutti i modi dialetticamente e con posizioni sideralmente distanti. Anche perché è di Renzi, seppur di qualche mese fa, l’espressione liberismo di sinistra.
Prescindendo, di nuovo, dall’eloquio renziano e dalle metafore usate, dal fatto che “Il Migliore” Palmiro Togliatti usava discorrere con espressioni del tipo “la scure è posta alle radici dell’albero e ogni albero che non fa buon frutto deve essere gettato nel fuoco. La scure posto ormai alle radici di questo albero è questo albero deve cadere e cadrà”; il segretario del Partito Democratico è quanto mai distante da quelle storie. Mi spiego meglio: ad una assemblea in ricordo di Enrico Berlinguer, il direttore di ‘Liberazione’ Dino Greco, ha iniziato così il suo intervento: “La vulgata liberal-democratica del PD sta facendo in modo che la figura di Berlinguer possa passare ai posteri come un italiano buono, che ha fatto cose altrettanto buone, che era solidale con la classe lavoratrice. NO! Berlinguer era un comunista e se andava fuori dai cancelli delle fabbriche, come a Mirafiori, si fermava tutto!“.
E, mentre lo ascoltavo, mi ritornava in mente una canzone popolare riadattata da Giovanna Marini e Francesco de Gregori: “L’attentato a Togliatti”.
In quell’occasione, quella dell’attentato, senza bisogno neanche di un ipotetico tam-tam, le classi lavoratrici italiane si fermarono tutte incrociando le braccia
Tanto che la canzone va concludendosi con questi versi: “l’Onorevole Togliatti auguriamo/che ritorni ben presto al suo posto/a difendere al paese nostro/l’interesse di noi lavorator.”
Proprio per questo: lasciate stare da una parte il Pci, lasciamo stare Berlinguer e non prestiamo la sua figura a riabilitazioni di tipo liberal-democratico.
Anche perché, chi prova a screditare Berlinguer possiede due argomenti: il compromesso storico e il suo essere troppo poco comunista, con posizioni di destra all’interno del Partito.
Ebbene, ad entrambe le obiezioni, Berlinguer risponde da solo, seppur non ci sia più.
Risponde con le parole pronunciate davanti a Breznev (!!!!!) il 26 febbraio 1976 durante il XXV congresso del Pcus (Partito Comunista dell’Unione Sovietica):
“L’attualità del problema del socialismo ci impone anche di indicare con assoluta chiarezza quale socialismo noi riteniamo necessario e il solo possibile per la società italiana. Noi ci battiamo per una società socialista che sia il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e garantisca il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose della libertà della cultura, delle arti e delle scienze. Pensiamo che in Italia si possa e si debba non solo avanzare verso il socialismo, ma anche costruire la società socialista, con il contributo di forze politiche, di organizzazioni, di partiti diversi e che la classe operaia possa il debba fermare la sua funzione storica in un sistema pluralistico e democratico”. Proprio per questo, caro Renzi, caro Partito Democratico, lasciate stare Berlinguer. Voi siete ben altra (e poca!) cosa rispetto a Berlinguer, Gramsci e Togliatti. Anzi, proprio un’altra

I movimenti tornano in piazza il 12 aprile contro l’austerità europea da: controlacrisi.org

La protesta.  L’agenda di primavera presenta una fitta serie di date. Tra gli appuntamenti, il primo maggio noExpo a Milano e la contestazione del «consociativismo sindacale» al concertone in piazza San Giovanni a Roma

L’hanno chia­mata la «pri­ma­vera dei movi­menti sociali». Ini­zierà il pros­simo 12 aprile con una mani­fe­sta­zione nazio­nale a Roma. All’assemblea che si è tenuta dome­nica 9 feb­braio nella facoltà di fisica della Sapienza di Roma, i movi­menti hanno rilan­ciato l’intenzione di tor­nare ad «asse­diare i palazzi del potere» dopo le ormai lon­tane gior­nate del 18 e 19 otto­bre 2013. Nel report dif­fuso ieri in rete hanno voluto richia­mare l’attenzione sulle que­stioni dell’emergenza abi­ta­tiva, del red­dito e della bat­ta­glia con­tro le grandi opere, in gene­rale su una giu­sti­zia sociale che sem­bra ormai scom­parsa in un dibat­tito poli­tico nazio­nale con­cen­trato sulla legge elet­to­rale, oggi inca­na­lata nel per­corso par­la­men­tare, o sull’alternanza al governo tra i pesi mas­simi del Par­tito Demo­cra­tico: Enrico Letta, attuale pre­si­dente del Con­si­glio, e Mat­teo Renzi, segre­ta­rio Pd.

La data del 12 aprile era stata più volte annun­ciata durante le ultime mobi­li­ta­zioni in vista di un ver­tice euro­peo con­tro la disoc­cu­pa­zione gio­va­nile con­vo­cato dal governo. Il ver­tice è poi slit­tato, pro­ba­bil­mente a luglio, quando si aprirà il seme­stre euro­peo a guida ita­liana. In quell’occasione è stata annun­ciata un’altra mani­fe­sta­zione. L’assemblea di dome­nica scorsa ha scelto di man­te­nere l’appuntamento di aprile per­ché «non ci si può mobi­li­tare solo “in rispo­sta” a un ver­tice o altro appun­ta­mento isti­tu­zio­nale —  si legge sul sito contropiano.org  — Come se la sof­fe­renza sociale potesse mani­fe­starsi in tutta la sua dimen­sione poli­tica uni­ta­ria solo per con­tra­sto, di riflesso». L’obiettivo,  si legge sul sito InfoAut , «è una mani­fe­sta­zione con­tro l’austerità impo­sta dalla troika». Pro­ba­bil­mente que­sta sarà anche l’occasione per espri­mere uno, o più punti di vista sull’Europa in un dibat­tito ancora da istruire tra le reti poli­ti­che o sin­da­cali che hanno redatto l’agenda delle mobi­li­ta­zioni primaverili.

Il docu­mento finale è stato pub­bli­cato sui vari siti dei movi­menti, tra cui  Glo­bal­pro­ject  e  Abitarenellacrisi.org , il sito dei movi­menti romani per il diritto alla casa. Pre­senta molte date tra le quali spicca il primo mag­gio a Milano con­tro l’Expo 2015 (ini­zierà il 1 mag­gio 2015 e ter­mi­nerà il 31 otto­bre dello stesso anno). Per San Pre­ca­rio «la May­day 2014 sarà un grande momento di denun­cia e di aggre­ga­zione per tutti quelli che non par­te­ci­pe­ranno alla “festa dell’Expo”». Nelle contro-inchieste pub­bli­cate  sul blog del gruppo mila­nese  (e sul sito  noexpo.org milano-fiera.net ) quello che sta emer­gendo con l’Expo è l’aspetto di «mol­ti­pli­ca­tore finan­zia­rio e volano di  capi­tal gains  per le grandi imprese che hanno avuto i prin­ci­pali appalti». Tra l’altro, si intende con­te­stare l’accordo fir­mato dai rap­pre­sen­tanti dei sin­da­cati con­fe­de­rali con l’amministrazione dele­gato di Expo 2015 Giu­seppe Sala che pre­vede l’assunzione di 835 appren­di­sti e  la pre­senza di 18.500 volon­tari che dovranno alter­narsi in «atti­vità ausi­lia­rie» .

A Roma, sem­pre il primo mag­gio, è stata con­vo­cata una gior­nata di pro­te­sta dove il con­cer­tone di piazza San Gio­vanni sarà «messo in mora». Un’espressione ancora poco chiara, almeno rispetto ad un’azione di con­te­sta­zione con­tro il «con­so­cia­ti­vi­smo sin­da­cale», così viene defi­nita l’azione dei sin­da­cati con­fe­de­rali nel docu­mento. In agenda ci sono anche le mobi­li­ta­zioni del 15 feb­braio per la chiu­sura delCie di Ponte Gale­ria a Roma, quella del 16 con­tro il Cara di Mineo. Il 22 si annun­cia una gior­nata di lotta con­tro la repres­sione dei No Tav. Tra gli altri appun­ta­menti, un mee­ting a Napoli sui temi dei beni comuni e del reddito.

L’odissea dei lavoratori socialmente utili nelle scuole: a fine febbraio stop alle pulize Autore: redazione da: controlacrisi.org

Il 28 febbraio circa 24.000 lavoratori socialmente utili impegnati da 20 anni nella pulizie della scuola corrono il rischio di essere licenziati o di vedersi decurtati del 50 % un salario che attualmente e’ al massimo di 900 euro al mese.
La denuncia arriva dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano che sottolinea come in questo modo circa quattromila siti scolastici si vedrebbero privati di un servizio essenziale per garantire la pulizia delle scuole e le attivita’ integrative che si svolgono nel pomeriggio.
“La rilevanza di tale delicata vicenda rende necessario che tale vertenza venga gestita direttamente dalla Presidenza del Consiglio. Servono urgentemente circa 70 milioni per coprire la proroga dei servizi fino a giugno ed impegnare anche le Regioni a concorrere alla risoluzione del problema”, prosegue rivolgendosi al premier.”Facciamo appello al presidente del Consiglio, Enrico Letta, affinche’ assuma questa vertenza come una delle priorita’ del governo: sono in discussione il destino di migliaia di lavoratori e la qualita’ del diritto all’istruzione”, conclude.

Modena, il prefetto multa i lavoratori che protestarono contro la modifica dell’art. 18 Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Una ammenda da 2.500 euro per i lavoratori che manifestarono contro la modifica dell’articolo 18 e la Fiom fa ricorso al giudice di pace. Il prefetto di Modena, Michele Di Bari, ha deciso di confermare il provvedimento sanzionatorio nei confronti di una decina di lavoratori che presero parte all’imponente manifestazione della Fiom-Cgil del 29 marzo 2012. Contro questa decisione nei prossimi giorni la Fiom predisporra’ il ricorso al giudice di pace, chiedendo da subito la sospensione della sanzione. A farlo sapere e’ Cesare Pizzolla, segretario Fiom, che specifica come “a quella manifestazione parteciparono circa 10.000 persone”, e “la conferma delle sanzioni e’ un atto grave che colpisce chi esercita un diritto costituzionale, com’e’ il diritto a manifestare”.
Il 29 marzo del 2012 piu’ di 10.000 lavoratori sfilarono in corteo sulla tangenziale Bologna-Milano per arrivare al casello dell’autostrada di Modena Nord e se e’ vero che “in quella iniziativa sono andati in conflitto due diritti costituzionali come il diritto di scioperare, e quindi di manifestare, ed il diritto alla libera circolazione”, spiega in segretario Fiom altrettanto vero e’ che “il diritto alla libera alla circolazione non e’ stato sostanzialmente violato”, in quanto “nel giro di un quarto d’ora, con l’impegno della Fiom, ci si e’ adoperati per liberare in tempi rapidi la carreggiata dell’autostrada, e tutto e’ tornato alla normalita’”.