«Non mi candido, ma attenti a non ripetere i miei errori» da: il manifesto di daniela preziosi

Antonio Ingroia. L’ex magistrato si schiera con Tsipras: all’epoca di Rivoluzione civile non avemmo il tempo di scegliere i nomi dai territori. Ma ora il tempo c’è. Sbagliata l’esclusione dei leader di partito e quella di una cabina di regia per la scelta di chi corre

↳ L’ex magistrato Antonio Ingroia, presidente di Azione civile

Sosterrà la Lista per Tsi­pras, l’ex magi­strato Anto­nio Ingroia, oggi com­mis­sa­rio della Sici­lia e-Servizi, la società per l’informatizzazione, dopo un rocam­bo­le­sco pas­sag­gio alla pro­cura della Valle d’Aosta e un con­ten­zioso con il Csm; e infine le dimis­sioni. In realtà i pro­mo­tori della lista per Tsi­pras non hanno un buon giu­di­zio della Lista Ingroia, che finì in un fia­sco nel 2013, e della meteora Rivo­lu­zione civile. Lui, Ingroia, ammette gli errori, ma con­si­glia e avverte. «La nostra ispi­ra­zione era ana­loga. Ma mi auguro che le liste non siano fatte nel chiuso di una stanza. Le can­di­da­ture deb­bono uscire dalle assem­blee e dai territori».

È un’autocritica?

Abbiamo fatto errori di cui mi prendo la respon­sa­bi­lità. Ma ho l’attenuante dei tempi stretti che ave­vamo per pre­sen­tare la lista. Oggi non è così.

I pro­mo­tori della lista Tsi­pras par­lano di discon­ti­nuità con le espe­rienze pas­sate. Con lei, in pri­mis. Infatti esclu­dono i lea­der politici.

Io rite­nevo e ritengo ancora sba­gliato il prin­ci­pio pre­giu­di­ziale che i lea­der non si can­di­dano. Non ha la peste chi negli ultimi dieci anni ha rico­perto cari­che par­la­men­tari o isti­tu­zio­nali. E non lo dico per me: non ne ho mai ricoperte.

Vor­rebbe candidarsi?

Non ne ho nes­suna inten­zione. Ma le pre­giu­di­ziali sono sba­gliate. E anche le cabine di regia su chi può can­di­darsi e chi no.

Quello che fece lei.

E fu un errore. Così sui par­titi: io sono seve­ra­mente cri­tico, ma la pre­giu­di­ziale con­tro di loro è sba­gliata. Se non si depone la dif­fi­denza degli uni verso gli altri non ne usci­remo mai.

La sua ricetta non ha fun­zio­nato. Si sente di dare consigli?

È vero, non ha funzionato.

Ma voglio ricor­dare che pren­demmo 800mila voti, che non sono da but­tare: meno di quanto pen­sa­vamo, ma un risul­tato digni­toso. E non fac­cio il capro espiatorio.

La sua Azione civile oggi cos’è?

Un movi­mento di cit­ta­dini, senza sedi, senza iscritti e senza tes­sere di par­tito. Si ade­ri­sce a uno sta­tuto uno sta­tuto e un mani­fe­sto. Abbiamo ade­rito al mani­fe­sto per Tsi­pras e ora vedremo quanto ci sarà con­cesso di par­te­ci­pare. Ci faremo pro­mo­tori di comi­tati ter­ri­to­riali, e spe­riamo che da lì nascano can­di­da­ture spon­ta­nee. Noi siamo den­tro, ma dob­biamo guar­dare fuori: c’è tutto un mondo che non si rico­no­sce in que­sta Europa, non lo dob­biamo rega­lare agli antieuropeisti.

Intanto su di lei, come com­mis­sa­rio della Sici­lia e-Servizi dove l’ha nomi­nata Rosa­rio Cro­cetta, la Corte dei conti ha aperto un’indagine.

Che io sap­pia non è vero. A me non è arri­vata nes­suna richie­sta di documentazione.

Qual­che volta anche gli avvisi di garan­zia arri­vano in ritardo. Magari anche la magi­stra­tura con­ta­bile va lenta?

Sono tran­quillo. Ho accet­tato un inca­rico com­plesso in un’amministrazione nella quale il denaro pub­blico è stato sper­pe­rato a fini dubbi.

Il ’par­la­mento’ sici­liano ha 83 inda­gati. Si dovreb­bero dimettere?

Fosse un con­si­glio comu­nale sarebbe già stato sciolto. Quand’ero magi­strato con il col­lega Roberto Scar­pi­nato scri­vemmo un arti­colo in cui soste­ne­vamo che si deve esten­dere su scala mag­giore lo stesso principio.

Cro­cetta deve dimettersi ?

È una valu­ta­zione poli­tica, non spetta a me.

Ma lei ora è un poli­tico, ha lasciato la toga come in molti le ave­vano chie­sto di fare quando si lan­ciò in politica.

Una richie­sta frutto di un con­for­mi­smo poli­tico. Ho nostal­gia dei tempi in cui c’erano uomini come Cesare Ter­ra­nova, che fece il magi­strato anti­ma­fia, poi un’esperienza par­la­men­tare, e poi chiese di tor­nare a Palermo come magi­strato. Senza nes­suno scandalo.

Ed è una garan­zia per il cit­ta­dino? Un cit­ta­dino deve essere espo­sto al dub­bio di essere giu­di­cato da un magi­strato che è anche mili­tante politico?

Il garan­ti­smo non c’entra niente. È un’ipocrisia quella in base alla quale i magi­strati non abbiano idee poli­ti­che. Ce le hanno, meglio che si sap­pia. Deb­bono essere valu­tati sui loro atti giu­di­ziari. Diver­sa­mente si prende in giro il cit­ta­dino, facen­do­gli cre­dere che il magi­strato sia poli­ti­ca­mente neu­trale. Nes­sun magi­strato lo è ma può essere impar­ziale nell’esercizio della sua giurisdizione.

Quindi lei avrebbe voluto restare magistrato?

Sì. Infatti, non l’ho mai detto, per que­sto feci domanda per rien­tare in magi­stra­tura. Se fossi stato riam­messo mi sarei poi dimesso, per­ché volevo ormai fare atti­vità poli­tica, che è incom­pa­ti­bile con­te­stual­mente al ruolo di magi­strato. Ma avrei affer­mato un prin­ci­pio: che in un paese demo­cra­tico e maturo si poteva fare. Lo avrei fatto anche a costo di un danno d’immagine.

“Peppe De Crescenzo era uno di noi”. Morire-di-Fiat-Pomigliano, la denuncia dello Slai Cobas | Autore: redazione da: controlacrisi.org

 

Un operaio della Fiat di Pomigliano, Peppe De Crescenzo, militante dello Slai Cobas da 6 anni, si e’ ucciso ieri impiccandosi nella sua casa di Afragola. Il sindacato a cui apparteneva denuncia: “Era stato confinato, insieme ad altri 300 operai, al reparto fantasma della – inesistente – Logistica di Nola e da allora in cassa integrazione senza futuro”. E ancora: “Peppe era, ed e’, ‘uno di noi’! Lo ricordiamo con affetto, sempre in prima fila in tutte le mobilitazioni col megafono in spalla e macchina fotografica a tracolla”.
La tragedia che ha colpito Peppe De Crescenzo e’ solo l’ultima del territorio: “Per la disperazione- raccontano ancora lo Slai e il Comitato Mogli dei Cassintegrati – a Pomigliano d’Arco, appena qualche giorno fa stava per suicidarsi, lanciandosi dal tetto insieme ai suoi tre figli, M. D. moglie trentaduenne di un operaio della Fiat di Pomigliano da 7 anni licenziato arbitrariamente dall’azienda ed ancora in attesa della causa rimandata alle ‘calende greche’ dai giudici del Tribunale del lavoro di Nola.
La notte dello scorso ottobre un altro operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione ha tentato il suicidio gettandosi dal cavalcavia dell’ A16 (autostrada Napoli.Bari) a Marigliano. Gia’ nell’agosto del 2011 C. P. operaio della Fiat di Pomigliano di 44 anni di Scampia, Napoli, tento’ il suicidio tagliandosi le vene dei polsi ed infliggendosi profonde ferite al collo ed all’addome, dopo aver ricevuto la lettera dall’azienda che gli comunicava la permanenza in cassa integrazione per altri due anni”. E ancora: “Il 1 maggio 2010 M. C. addetto in cigs da anni al polo logistico di Nola, dopo essersi licenziato appena un mese prima dalla Fiat per disperazione, si suicido’ lanciandosi giu’ dal balcone della propria casa di Castellammare. Sono ormai decine le minacce di suicidio fatte pervenire alla Fiat (ai capisquadra, agli assistenti sociali, al direttore di stabilimento ed alla direzione del personale di Torino) da lavoratori disperati che si vedono precluso dalla Fiat ogni futuro”.
A fronte di quella che per lo Slai e’ una “tragedia industriale, sociale ed umana causata dalla Fiat con la conseguente escalation di guesti disperati ci colpiscono come un pugno nell’occhio gli asserviti ‘depistaggi’ della prevalenza del sistema mediatico (che in quasi tutti i casi ha omesso l’evidente collegamento con la Fiat) ed orientati anche dalle ‘veline minimizzatrici’ delle forze dell’ordine, il tutto a coprire le gravissime responsabilita’ aziendali”.
Anche per questo “la necessita’ di ricostruzione e rilancio della mobilitazione dei lavoratori contro i piani di barbarie industriale della Fiat e dei suoi complici rappresenta oggi non solo la necessaria risposta per la tutela occupazionale ma un forte presidio di tenuta democratica per l’intera societa’- conclude la nota – E’ per questo che oggi Peppe vive e lotta ancora insieme agli operai ed insieme a noi, le loro donne”.

Cgil, dietro lo scontro Camusso/Landini ci sono i nodi veri del sindacato del futuro Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

E’ ancora alta tensione tra Fiom e Cgil. Il clima da inquisizione creato a Corso d’Italia da Susanna Camusso, mentre nei luoghi di lavoro si stanno svolgendo le assemblee preparatorie del congresso nazionale, prepara una stagione di fuoco e, in fondo, distorsiva della reale portata dello scontro. A questo punto che la mossa della leader della Cgil sia la denuncia ai danni di Landini o la semplice richiesta di un “parere” non ha molta rilevanza. In entrambi i casi si vuole mascherare la sostanza dei nodi, che riguardano il progetto di centralizzazione della gestione della Cgil. E non da oggi. Le radici sono antiche, e risalgono almeno all’epoca dei primi contratti separati, quando ancora c’era Claudio Sabattini. Possibile che nesssuno ricordi, poi, l’ok di Camusso al progetto Marchionne, che si espresse con una larvale adesione del segretario della Cgil Campania? Camusso è sempre stata dentro quel solco, pur con qualche variante. Ma il punto fondamentale, ovvero la firma degli accordi e la disciplina da osservare conseguentemente, l’ha sempre rivendicata nella stessa forma di Marchionne. E l’accordo sulla Rappresentanza lo dimostra in pieno. Sempre ai corti di memoria andrebbe ricordato che Camusso viene da quel think tank socialista che ha nell’Electrolux, e in parte in Fiat, uno dei fulcri dell’iperconcertazione, un modello in cui il conflitto non ha da essere. Una delle rotelle di questo meccanismo è Gaetano Sateriale, ritornato in auge proprio con Camusso.

Il messaggio odierno è che si stanno affilando le armi. Andrebbe fatto notare che le regole a cui si appella Susanna Camusso a proposito dello Statuto sono le stesse che vennero cambiate nel corso del precedente congresso alla fine di una cruenta battaglia interna che vide la Fiom opporsi nettamente. Quindi, stando al dettato delle carte Camusso ha più di qualche arma dalla sua parte. E’ sintomatico che la leader della Cgil sia partita lancia in resta contro Landini senza aspettare l’esito dei due ricorsi interni prodotti da Giorgio Cremaschi e da Gianni Rinaldini, che sollevano problemi di più ampio spessore proprio in merito all’accordo sulla Rappresentanza e ai valori fondativi della Cgil. Insomma, Camusso sembra proprio che voglia cavarsela con la solita chiamata a schierarsi con il capo dell’organizzazione. Un vecchio trucco che vale però cento volte tanto alle porte del congresso, e quindi nel momento in cui occorre decidere sui nuovi organigrammi.
C’è poi un secondo elemento che riguarda sempre il precedente congresso e mette in luce lo stravolgimento che il profilo di questo sindacato ha subito dalla gestione di Camusso: in base alle “nuove regole” non c’è una categoria che in Cgil possa decidere in ultima istanza su quello che la riguarda. E alla Fiom questo non può andare giù. E non è un fatto di orgoglio. Anzi sarebbe stupido e superficiale ridurre il tutto a uno scontro tra leader. Una vologarità vera e proprio che serve a nascondere come dietro ci siano questioni di contenuto fondamentali che riguardano la stessa identità del sindacato in un momento epocale di trasformazione. Nessuno si è chiesto come sta cambiando la Cgil rispetto all’erogazione dei servizi, o al peso che vanno assumendo i pensionati e alla sempre più marginale azione dei lavoratori della manifattura. Insomma, il modello Cisl agirà come un vero e proprio buco nero.
Alle accuse di voler fare il processo alle tute blu, il sindacato di Corso d’Italia replica che aver chiesto un parere non significa che sia in gioco il commissariamento della Fiom-Cgil e il deferimento alla magistratura interna del suo segretario generale.
“Non esiste alcun esposto nei confronti della Fiom Cgil o del suo segretario generale. Non esiste alcuna procedura di commissariamento della Fiom Cgil, ne’ alcun procedimento disciplinare nei confronti di qualsivoglia dirigente”, scrive la Cgil sul sito, spiegando che Camusso “ha chiesto e ricevuto dal Collegio statutario l’interpretazione autentica della norma sui vincoli che determinano per l’organizzazione le decisioni prese dal Comitato direttivo. Di questo si tratta e null’altro”.
Rimane il punto politico, però, ovvero l’aver definito un impianto sulla Rappresentanza che con molta probabilità incontrerà il semaforo rosso della Corte Costituzionale. E averlo fatto in concorrenza con la proposta di Matteo Renzi. Questa di Renzi è una tessera importante del mosaico. E spiega molto bene come mai la tensione tra Camusso e Landini sia salita di grado in così poco tempo. Landini ad un certo punto ha rotto l’accerchiamento aprendo una interlocuzione con il segretario del Pd. Letta con i codici dell’ortodossia ciò equivale ad un rivoluzione perché la sfera dei rapporti con i partiti è di competenza esclusiva della segreteria confederale. Apriti cielo! L’insubordinazione è stata così grave da indurre Camusso a chiudere nel giro di pochissimi giorni la partita sulla rappresentanza producendo un testo largamente condiviso con le altre parti sociali. E su questo la Cgil ha passato una sorta di Rubicone. Mai e poi mai in un’altra fase della sua storia Corso d’Italia avrebbe accettato di surclassare con un testo “privato” lil valore strategico della legge. Da questo punto di vista l’eversione di Camusso è stata sicuramente più grave della forzatura di Landini

Cremaschi: «Lo scontro tra Camusso e Landini è il segno della crisi totale della Cgil» | Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

 

Intervista al sindacalista, firmatario del documento alternativo «Il sindacato è un’altra cosa»: «In ogni caso, c’è la mia solidarietà a Landini, poi nel merito c’è molto da discutere

Per Gior­gio Cre­ma­schi, rete 28 aprile e fir­ma­ta­rio del docu­mento alter­na­tivo «Il sin­da­cato è un’altra cosa» al Con­gresso Cgil, il con­flitto tra Susanna Camusso e Mau­ri­zio Lan­dini «È l’aspetto più cla­mo­roso della crisi totale della Cgil». «In ogni caso, c’è la mia soli­da­rietà a Lan­dini, poi nel merito c’è molto da discu­tere. Oggi ci sono due con­gressi della Cgil. Quello ini­ziato il 2 dicem­bre 2013, con il 97% del docu­mento fir­mato da Camusso e Lan­dini e il 3% del nostro docu­mento. Poi c’è il con­gresso ini­ziato l’11 gen­naio, dopo la firma di Susanna Camusso al Testo unico sulla rap­pre­sen­tanza con Con­fin­du­stria, Cisl e Uil. Oggi tra Lan­dini e Camusso non vedo solu­zioni di media­zione. Io sono vec­chio ormai, ma que­sta è la prima volta che tra segre­tari ci sono rap­porti del tipo: “Che fai, mi cacci?”».

Come si è arri­vati a que­sto punto?

Que­sto accordo ha messo in campo il cam­bia­mento della costi­tu­zione interna della Cgil. Non so se Camusso si è resa conto del lap­sus quando ha ripe­tuto la parola «san­zioni». O viene riti­rata o la vita interna del sin­da­cato vedrà momenti drammatici.

La Cgil ha smen­tito la richie­sta di san­zioni con­tro Landini.

Si tratta di una smen­tita che non smen­ti­sce niente. La let­tera inviata al Col­le­gio sta­tu­ta­rio ci fa ritro­vare nella situa­zione di un pre­si­dente ame­ri­cano che chiede alla Corte Suprema se può sgan­ciare una bomba ato­mica. In que­sta situa­zione, qual­cuno avrebbe anche il diritto di pre­oc­cu­parsi. Con­di­vido il giu­di­zio di Lan­dini: que­sto accordo sna­tura la Cgil, che è for­mal­mente un sin­da­cato demo­cra­tico. Per que­sto ho denun­ciato Camusso al col­le­gio sta­tu­ta­rio per vio­la­zione dello statuto.

Come andrà a finire il congresso?

Ci tro­viamo in una situa­zione para­dos­sale. Il con­flitto tra i diri­genti non si riflette sugli iscritti. I diri­genti della Fiom con­ti­nuano a rac­co­gliere le firme per il docu­mento Camusso. Que­sta crisi si riflette sulla bassa par­te­ci­pa­zione ai con­gressi. Non c’è il con­senso che la mag­gio­ranza vuole far cre­dere. Noi siamo par­titi con venti fun­zio­nari con­tro i 12 mila della Cgil, e stiamo pren­dendo una marea di voti a causa dello scon­tento generale.

Per­chè que­sto testo unico è così grave?

Defi­ni­sce un sistema sin­da­cale equi­va­lente a quello della nuova legge elet­to­rale. Si vuole sta­bi­lire un regime di mono­po­lio della rap­pre­sen­tanza. C’è uno scam­bio tra imprese e sin­da­cati: le prime accet­tano un mono­po­lio sin­da­cale, i secondi accet­tano la fles­si­bi­lità dei lavo­ra­tori. Que­sto accordo si applica all’Electrolux, ammette le dero­ghe ai con­tratti nazio­nali. Una volta pas­sato non ci si può opporre. Inol­tre un dele­gato Cgil potrebbe pren­dersi una san­zione per avere orga­niz­zato una lotta da una com­mis­sione a mag­gio­ranza con­fin­du­striale. Que­sto signi­fica che le libertà interne alla Cgil sono a sovra­nità limi­tata, men­tre si instaura un regime auto­ri­ta­rio dove la Cgil è sem­pre minoranza.

Da cosa deriva que­sta crisi della Cgil?

Non ha fatto nulla con­tro la riforma delle pen­sioni, è troppo vicina ai palazzi. Que­sto si dice nei con­gressi che stiamo facendo.

 

Commenti (3)

+4

dario's avatar

dario · 22 ore fa

Era ora che succedesse questo scontro nella CGIL,spero che questo faccia in modo, una volta per tutte, di uscire dall’ambiguità nei comportamenti.
+3

bastacgil's avatar

bastacgil · 12 ore fa

Spero tanto che sta cloada detta cgil…..si sfasci per il bene dei lavoratori. Ma non ci credo…. i sedicenti “dirigenti” sono troppo legati ai poteri forti da cui dipendono, tengono alla poltrona ed ai loro priviliggi di associazione a dilinquere di stampo mafioso. Andrebbero mandati ai campi di sterminio per i crimini commessi contro i lavoratori negli ultimi 20 anni.
+1

roberto giuliani's avatar

roberto giuliani · 8 ore fa

Caro Cremaschi, la domanda è: l’articolo 19 della legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) è incostituzionale o no? Se lo è c’è solo una battaglia da fare: reclamare una legge sulla rappresentanza sindacale che sia effettivamente democratica e costituzionale, il resto è fuffa (il riflesso dello scontro in atto tra Renzi e vecchio apparato del PD non può ancora una volta vedere i lavoratori ostaggio di lotte di potere).

Invia un nuovo commento

Inserisci qui il testo!

Sei collegato come anpict (Esci)


 

Grecia, medici in piazza contro i tagli. L’Ue pensa intanto ad allungare le scadenze del debito | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

In vista del dibattito parlamentare che comincia oggi sul disegno di legge riguardante la riforma dell’Ente nazionale per la Prestazione di Servizi Sanitari (Eopyy) presentato dal ministro della Sanita’ Adonis Georgiadis, i medici e i lavoratori degli ospedali pubblici hanno indetto uno sciopero di 24 ore con la consueta manifestazione davanti al ministero della Sanita’. Al termine della dimostrazione, il Consiglio della Federazione nazionale Medici Ospedalieri (Oenge) si riunira’ insieme con i presidenti degli Ordini dei medici di tutta la Grecia per decidere sul futuro delle agitazioni. “Il disegno di legge – si sostiene in un comunicato della Federazione -distruggera’ l’assistenza sanitaria in Grecia e creera’ una serie di gravi problemi ai malati”.
Alla manifestazione di stamani aderisce anche Syriza, il partito della sinistra radicale, perche’ – come si legge in un suo comunicato – “la distruzione del sistema sanitario pubblico riguarda tutti”. Secondo il presidente dell’Oenge, Dimitris Varnavas, “i medici ed i lavoratori del settore sanitario chiedono il ritiro del disegno di legge e l’inizio di un dialogo per l’istituzione di un nuovo sistema sanitario nazionale, completo e gratuito per tutti, che sara’ al servizio a tutti i cittadini del Paese indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla situazione economica e dal luogo di residenza”.Proseguono intanto in tutta la Grecia le manifestazioni di protesta degli agricoltori, riprese pochi giorni fa contro la politica del governo nel settore agricolo. Gli agricoltori chiedono un taglio dei costi di produzione tramite la riduzione del prezzo del gasolio per i trattori e della bolletta dell’energia elettrica. Inoltre vorrebbero essere esonerati dall’obbligo di tenere i libri contabili quando il giro d’affari e’ inferiore ai 40mila euro.

L’Unione europea starebbe studiando per la Grecia la possibilita’ di allungare da 30 a 50 anni la scadenza per il rimborso degli aiuti finanziari erogati nel quadro del salvataggio internazionale e di abbassare di 50 punti base il tasso di interesse su alcuni dei prestiti gia’ ricevuti da Atene tramite la linea di credito da 80 miliardi. L’annuncio viene da Bloomberg che cita fonti europee vicine al dossier, secondo cui il piano allo studio – che verra’ vagliato dall’Ue tra maggio e giugno – potrebbe includere anche un prestito relativo a un pacchetto di aiuti fra i 13 e 15 miliardi di euro. La Grecia ha gia’ ricevuto due salvataggi per un totale di 240 miliardi di euro.

Curzio Maltese: da riformista aderisco alla lista Tsipras da: micromega

 

 

 

di Curzio Maltese

Voterei volentieri per la sinistra riformista alle prossime elezioni europee se soltanto, in questi ultimi anni, fossi riuscito a capire quale sarebbe il progetto alternativo di Europa dei socialisti europei.

Col passare del tempo le differenze rispetto alla destra sono sempre più sottili, tanto che in Germania e in Italia per l’Spd e il Pd è diventato ormai naturale governare con la destra, sulla base di un’agenda economica fondata sull’austerità e i dogmi liberisti delle banche centrali e dell’Fmi.

Quanto alla Francia, non pare proprio che Hollande abbia segnato una svolta rispetto alle politiche europee di Sarkozy, soprattutto nel rapporto privilegiato con la Germania della signora Merkel.

Esiste dunque il rischio concreto che le elezioni europee di maggio, forse le più importanti dalla nascita dell’Unione, si riducano a uno scontro fra chi difende l’Europa così com’è e un fronte anti europeo eterogeneo ma accomunato da retoriche populiste e da nostalgie nazionaliste. Insomma, come si sarebbe detto in altri tempi, un confronto fra conservatori e reazionari.

In altri termini, tralasciando le etichette politiche, stiamo assistendo a uno scontro fra un’idea di Europa già fallita nei fatti nell’ultimo decennio, e un ritorno alla sovranità nazionale che è fallita assai più tragicamente nel secolo scorso.

La proposta di Tsipras è l’unica possibilità di un futuro diverso, di un’Europa ricostruita sul valore della solidarietà e non dei parametri economici.

(7 febbraio 2014)