I gesti fascisti che rinverdiscono la memoria Fonte: il manifesto | Autore: Alessandro Portelli

scritte-fasciste

Lunedì 27 gen­naio, entrando per par­te­ci­pare a un’iniziativa legata al giorno della memo­ria, gli stu­denti dell’Istituto Carlo e Nello Ros­selli e del liceo Meucci di Apri­lia, vicino Roma, hanno tro­vato davanti a scuola un gigan­te­sco stri­scione con tanto di croce cel­tica e la scritta: «Ricor­dati di non ricor­dare».
A prima vista, la scritta è assurda: la memo­ria è una spe­cie di muscolo invo­lon­ta­rio, a cui non si può coman­dare. Se è vero che non si può ricor­dare a comando – e que­sto è uno dei pro­blemi di tutte le com­me­mo­ra­zioni e le memo­rie isti­tu­zio­nali – è vero pure che a comando non si può nean­che dimen­ti­care. Infatti, para­dos­sal­mente, quelli che non rie­scono a dimen­ti­care, che sono pro­prio osses­sio­nati da que­ste memo­rie, sono pro­prio quelli che le vor­reb­bero can­cel­lare. Tutti gli anni, fasci­sti e nazi­sti non rie­scono a far pas­sare una gior­nata della memo­ria senza sot­to­li­nearla con scritte e stri­scioni inde­centi, gesti igno­bili e disgu­stosi (quest’anno, le teste di maiale) che non fanno che testi­mo­niare quanto sia inde­le­bile que­sto ricordo.
Da un po’ di tempo ci doman­diamo se la gior­nata della memo­ria non rischi la satu­ra­zione, la ritua­lità, la ripe­ti­zione scon­tata degli stessi con­te­nuti. Può darsi. Ma fin­ché ci sarà qual­cuno che, come costoro, se ne sente minac­ciato, e si sente minac­ciato dal fatto che noi ricor­diamo, allora anche que­sta data man­terrà un senso.

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