CATANIA – GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO 2014 AULA MAGNA LICEO TURRISI COLONNA VIA FABIO FILZI 24

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Gioia Tauro, si parla di militarizzazione ed evacuazioni di massa. La Calabria in rivolta: no al transito delle armi chimiche da: linksicilia

Gioia Tauro, si parla di militarizzazione ed evacuazioni di massa. La Calabria in rivolta: no al transito delle armi chimiche

 

 20 gen 2014   Scritto da Gabriele Bonafede

 

 

di Gabriele Bonafede

Si invierebbero circa 600 soldati e l’area del porto di Gioia Tauro sarebbe delimitata con una zona off-limits per un raggio di un km. È quanto emerge,  non ancora confermato da fonti competenti, dalla riunione dei Sindaci calabresi a San Ferdinando per discutere dell’emergenza-armi chimiche siriane.Area Gioia Tauro

Ciò comporterebbe, se vero, che l’intero centro di San Ferdinando (4.000 abitanti) sia evacuato e ciò senza alcuna informazione preventiva alla popolazione finora. Si profilerebbe anche, vista la cartina geografica, un’evacuazione di gran parte di Gioia Tauro (20.000 abitanti) e forse anche di una parte di Rosarno, così come di altri Comuni e frazioni entro un raggio di un chilometro dall’area portuale che è particolarmente grande e molto vicina alle aree abitate.

Un nuovo elemento, dunque, che fuga ogni dubbio a chi ne avesse sulla straordinarietà dell’operazione. Si tratta di una vera e propria imposizione, secondo cittadini e amministratori calabresi, da parte del governo: indicare Gioia Tauro, senza consultazione, quale porto per il trasferimento dei materiali tossici da una nave all’altra è di per se inammissibile in democrazia e anche nel campo del buon senso. L’assemblea ha riunito, oltre ai Sindaci della Piana di Gioia Tauro, rappresentanti di Provincia, associazioni, cittadini comuni, Confindustria, e qualche parlamentare calabrese.  Ed ha mostrato quella compattezza, relativa calma e lucida determinazione degne dei momenti gravi.

Porto Gioia Tauro con San Ferdinando sul fondo, vicino alle banchine.

Porto Gioia Tauro con San Ferdinando sul fondo, vicino alle banchine.

In particolare, anche la Confindustria calabrese si schiera con il no secco, spiegando ciò che è ovvio: un’operazione del genere, aldilà della sicurezza tutta da dimostrare e per la quale esiste il problema dell’errore umano comunque, nuoce all’ambiente imprenditoriale segnalando problemi ambientali gravi ai turisti che pensano di venire nell’area.

Il Dott. Romeo, coordinatore del tavolo tecnico di tutela ambientale, ribadisce che, aldilà della violazione delle convenzioni internazionali che stabiliscono l’intransitabilità di armi chimiche in qualsiasi territorio, esiste un problema nel metodo dello smaltimento delle armi chimiche: l’elettrolisi anche in mare porterebbe a disastri ambientali di grandi proporzioni, soprattutto nel Mediterraneo.

Dalla riunione emerge, secondo alcuni intervenuti, che l’operazione armi chimiche in Calabria è una vera e propria violazione delle più elementari regole di rispetto della democrazia e di informazione sui pericoli che si possono correre. Una gaffe del governo nazionale che esplode in Calabria, in un territorio completamente dimenticato dallo Stato e ricordato solo per il dumping, violando anche regole internazionali.

La Calabria fa, almeno a parole, fronte compatto: è una vera e propria rivolta istituzionale e di popolo.Cape Ray

Altri nuovi elementi emergono dalla riunione di oggi.

Il primo è che la stragrande maggioranza degli intervenuti dichiara di essere contro il transito delle armi chimiche a Gioia Tauro a prescindere da qualsiasi considerazione d’ordine economico, politico o tecnico.

Il secondo è che il fronte del no alle armi chimiche è più compatto e trans-partitico di quanto si pensasse alla viglia: include tutti i colori politici e anche la Confindustria regionale.

Il terzo è che la spinta al no da parte di comuni cittadini e associazioni  è più sostanziosa di quanto si pensasse e sostenuta da Comuni e realtà che vanno ben oltre la piana di Gioia Tauro, e che includono i Comuni dello stretto di Messina, la Locride, la Provincia di Reggio e altre zone della Calabria.

Il documento dell’assemblea conclude con un mandato ai Sindaci che parteciperanno alla riunione di Roma domani, così come al presidente della Regione Calabria, a dire un fermo no al passaggio delle armi chimiche nell’area, anche se con solo trasbordo in mare.

Per il video integrale della riunione:  http://new.livestream.com/francocufari/sanferdinando. L’accenno alla linea rossa entro un raggio di un chilometro e l’uso dei militari è a partire dal minuto 01.37.00 del video.

 

This article in English language:

Destruction of Syrian chemical weapons might displace thousands in Italy for security reasons. Panic and local revolt loom

Il rumore della memoria-il viaggio di Vera dalla Shoah ai desaparecidios da: corriere della sera

http://www.corriere.it/cultura/speciali/2014/il-rumore-della-memoria/

Giovanni e Nori: avercene, oggi da: il manifesto

Giovanni e Nori: avercene, oggi

Circa una ven­tina di anni fa, andai nella mia Torino, al cine Eli­seo, ad un incon­tro molto spe­ciale: c’era Gio­vanni Pesce, Coman­dante par­ti­giano dei GAP, che par­lava di uno dei miei libri del cuore: “Senza Tre­gua”. L’opera che rac­conta di quella guerra dei GAP che aveva avuto il suo epi­so­dio più noto e sto­rico a poche cen­ti­naia di metri da quel cinema del quar­tiere San Paolo, e da casa mia: il sacri­fi­cio eroico di Dante di Nanni, là, da quel bal­cone d’un allog­getto in via S.Bernardino, quasi angolo con l’attuale via Di Nanni. Ivaldi, Gio­vanni Pesce, era il suo Coman­dante, ferito con lui men­tre altri due par­ti­giani del gruppo, cat­tu­rati, ver­ranno poi fuci­lati di lì a poco. Era il mag­gio 1944, e la sto­ria è così nota da nep­pure doverla raccontare.

Era pas­sato oltre mezzo secolo. Alla fine della serata all’Eliseo, un amico — pro­ba­bil­mente cono­scendo già quale sarebbe stata la mia rea­zione — mi spinse ad andare a salu­tare il Coman­dante Visone. Un vec­chio signore pic­colo di sta­tura, con due occhi ridenti e vivi. La scena si svolse come pre­vi­sto dal mio amico: strin­gendo la mano di Gio­vanni Pesce ripen­sai che que­gli occhietti ave­vano visto a Gua­da­la­jara i pre­to­riani fasci­sti in fuga, e i visi degli occu­panti tede­schi e dei fasci­sti da giu­sti­ziare nei ritrovi di Torino e Milano, e le ferite di Dante di Nanni, le sue mani. Strinsi a lungo con le mie la sua mano, ma — io di solito assai ver­boso — non riu­scii a dire una parola dall’emozione. Una figu­rac­cia che serbo come un pic­colo tesoro.

Que­sta è la mia pic­cola sto­ria che oggi mi spinge a par­lare di un libro, appena uscito per Laterza. “Gio­vanni e Nori. Una sto­ria d’amore e Resi­stenza”, di Daniele Biac­chessi, con la col­la­bo­ra­zione di Tiziana Pesce, la loro figlia.

Il libro è molto bello: intrec­cia vicende sto­ri­che della Resi­stenza con il les­sico fami­liare di due gio­vani e della loro sto­ria d’amore. Lo si legge d’un fiato, una sto­ria vera gio­cata su piani dif­fe­renti ma intrec­ciati, epi­sodi per for­tuna e — a volte pur­troppo — tutti real­mente accaduti.

Gio­vanni Pesce, nomi di bat­ta­glia Ivaldi e Visone. Ono­rina Bram­billa Pesce detta Nori, nome di bat­ta­glia San­dra. Gio­vanni, coman­dante par­ti­giano respon­sa­bile dei Gap di Torino e di Milano, un pro­ta­go­ni­sta della Resi­stenza e della Libe­ra­zione. Comu­ni­sta, com­batte in Spa­gna, da gio­va­nis­simo e men­tendo sull’età, nelle Bri­gate inter­na­zio­nali con­tro Franco. Dopo l’arresto in Ita­lia, il con­fino a Ven­to­tene, insieme ai giganti dell’antifascismo.

Dopo l’8 set­tem­bre, cade sulle strette spalle di Gio­vanni il peso più grande: quasi solo, orga­nizza a Torino e poi a Milano la resi­stenza ter­ri­bile e neces­sa­ria dei GAP: mesi di azioni mili­tari avven­tu­rose, leg­gen­da­rie, corag­giose, dram­ma­ti­che. I nazi­fa­sci­sti non devono sen­tirsi mai al sicuro nelle grandi città del Nord, grige, livide, bom­bar­date, ridotte alla fame e spro­fon­date nel ter­rore. Ed a Milano, i due par­ti­giani Gio­vanni e Nori si cono­scono, si inna­mo­rano e non si lasciano più. Sape­ste come è strano, sen­tirsi inna­mo­rati a Milano:  fra tede­schi e fasci­sti truci e incru­de­liti dalla scon­fitta ormai pros­sima, nell’orrore, nella paura, dando e rischiando la morte e veden­dola nei tanti com­pa­gni uccisi.

Nori cade in un’imboscata, subi­sce la bru­ta­lità degli sgherri col­la­bo­ra­zio­ni­sti e  viene depor­tata. Ma torna, e da allora Gio­vanni e Nori rimar­ranno tutta la vita insieme, con quella sem­pli­cità delle per­sone eccezionali.

Gio­vanni e Nori. Aver­cene oggi.

La loro sto­ria viene rac­con­tata non solo nel libro, ma anche in una serie di presentazioni/spettacolo in giro per l’Italia, dall’autore del libro Daniele Biac­chessi, con l’aiuto di alcuni musi­ci­sti appar­te­nenti al gruppo dei Gang, e con la par­te­ci­pa­zione di Tiziana Pesce. Si comin­cia venerdì 24 gen­naio ore 21, Milano, Tea­tro Edy Barrio’s con Daniele Biac­chessi, Gang e Gae­tano Liguori (Asso­cia­zione memo­ria sto­rica Gio­vanni Pesce).

Una sto­ria bella da vivere, bella da scri­vere, bella da rac­con­tare, bella da leg­gere e da ascoltare.

Giovanni e Nori (Biacchessi, Laterza, 2014)

Gio­vanni e Nori (D. Biac­chessi, Laterza, 2014)[/caption]

Papa Francesco, la verità su Olocausto e Vaticano: «Aprirà gli archivi» da: il mattino .it

Papa Francesco, la verità su Olocausto e Vaticano: «Aprirà gli archivi»

 

 

 

di Chiara Graziani
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Roma. Nel museo della Shoah, lo Yad Vashem, c’è la foto di un papa. Nella galleria dei cattivi. Pio XII, un grande papa per la Chiesa che lo avvia alla canonizzazione ma per Israele – al contrario – il papa che avrebbe consentito, con il silenzio, il consumarsi della strage di innocenti. Giovanni Paolo II l’aveva detto: «Vedrete, quando si potranno aprire gli archivi vaticani». Quel momento, il momento della verità, pare sia arrivato. Stando almeno alle rivelazioni del Sunday Times che pubblica una conversazione con Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico di Buenos Aires. Skorka è da tempo, e sinceramente, amico di papa Bergoglio. I due hanno anche scritto un libro insieme. Skorka è, insomma, una fonte molto qualificata sul dossier archivi vaticani.

«Credo che aprirà gli archivi – ha dichiarato Skorka – la questione è molto delicata e dobbiamo continuare ad analizzarla». Va analizzata anche nei suoi aspetti pratici. Quel che accadde con la santa Sindone, altra operazione verità (seppure con risvolti e significati totalmente differenti) non deve accadere. Occorrono commissioni di studiosi, occorrono criteri di accesso, occorre stabilire dei vincoli, dei doveri, le sedi di dibattito e di sintesi. Roba lunga. Ma la volontà, dice il rabbino, c’è.

A smuovere la pratica anche il processo di canonizzazione di Pio XII. Visto che scatena la reazione, se non il vero e proprio veto, di ampi settori del mondo politico e religioso israeliano e delle comunità ebraiche, il passato deve essere giudicato in maniera autorevole ed accettabile per tutti. Papa Francesco aveva già detto di desiderare la verità. E che la Chiesa non ha alcun motivo di temerla. Un altro passo avanti è stato fatto.

ANPI Milano comunicato stampa : Milano, il politecnico ospita un convegno di camicie nere

Milano, il politecnico ospita un convegno di camicie nere

L’ANPI Provinciale di Milano giudica estremamente grave l’autorizzazione concessa dal rettore del Politecnico di Milano allo svolgimento, all’interno dell’università, di un convegno, promosso dal gruppo nazi-fascista Alpha, organizzazione giovanile di Lealtà e Azione, associazione di estrema destra che si ispira al pensiero di Leon Degrelle, generale delle Waffen SS e di Corneliu Codreanu, fondatore nel 1930 della Guardia di Ferro rumena, movimento ultra-nazionalista e antisemita.

All’iniziativa organizzata venerdì 17 gennaio 2014 sono stati invitati Claudio Mutti, a lungo collaboratore di Franco Freda e relatori antisemiti e negazionisti.

“Riteniamo – sottolinea Roberto Cenati, presidente ANPI provinciale di Milano – che non possa esserci spazio a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, per chi si richiama a ideologie neofasciste e neonaziste che si contrappongono ai valori della nostra civiltà fondata sulla libertà, sul rispetto della persona umana e sull’uguaglianza. E’ inoltre inaccettabile che il convegno, gravemente lesivo dei valori su cui si fonda la nostra democrazia, abbia avuto luogo e sia stato autorizzato proprio all’interno del Politecnico di Milano, luogo di eccellenza nel campo del sapere, della cultura, della conoscenza e noto per la sua opposizione al nazifascismo”.

Notevole è stato, infatti, il ruolo del Politecnico di Milano durante la Resistenza

Al suo interno, tra gli altri, agì, prima di entrare in clandestinità nelle formazioni di Giustizia e Libertà, il prof. Mario Alberto Rollier, tra i redattori nel luglio del 1943 di un manifesto di docenti universitari che auspicavano il rinnovamento della vita accademica. Nella abitazione in via Poerio 37 a Milano, il 27 agosto 1943, Mario Alberto Rollier insieme a Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Franco Venturi ed altri, fondò il Movimento Federalista Europeo. L’ateneo era diventato una base operativa, in collegamento col Comando Piazza di Milano, dell’insurrezione armata della città. Nei sotterranei vi era un centro radio clandestino, con radiotrasmittente e centralino telefonico.

Nei giorni dell’insurrezione nazionale il Politecnico era stato occupato militarmente dalla 116a Divisione Garibaldi e dal comitato delle Brigate Sap per una quindicina di giorni. In un’aula del Politecnico fu processato il 28 aprile 1945 il gerarca fascista Achille Starace.

Dopo la Liberazione numerosi docenti, espulsi dal Politecnico negli anni del regime fascista, tornarono all’insegnamento. Altri – ricorda Roberto Cenati – non poterono tornare come Gianfranco Mattei (cui è intitolata un’aula), dedicatosi, dopo l’8 settembre 1943 alla lotta armata. Fu arrestato nel febbraio 1944 con Giorgio Labò, studente di architettura di Milano, recluso nelle carceri di via Tasso a Roma, dove si suicidò, per non rivelare informazioni al nemico. Anche Giorgiò Labò fece una tragica fine: fu fucilato nel marzo 1944, un mese dopo la morte di Mattei. Non tornarono neppure Michelangelo Bohm, espulso a seguito della legislazione antisemita e Francesco Moschettini. Entrambi deportati trovarono la morte l’uno ad Auschwitz e l’altro a Mauthausen”.

Ebrei contro la violenza della comunità ebraica da: contropiano.org

Ebrei contro la violenza della comunità ebraica

Ebrei contro la violenza della comunità ebraica

Rete ECO, ebrei contro l’occupazione, condanna con la massima forza l’attacco contro il nostro compagno Marco Ramazzotti-Stockel, brutalmente scaraventato fuori dalla porta dei locali del tempio di Via Cesare Balbo da un gruppo di giovani violenti, per impedirgli di partecipare alla presentazione del libro “Sinistra e Israele” di Fabio Nicolucci la scorsa settimana. Condanniamo anche le pesanti intimidazioni rivolte ad altri partecipanti della serata, lontana dal potersi definire un evento culturale. Un gruppo di squadristi (non c’è altra parola) ultrasionisti hanno infatti tolto la parola a chiunque non fosse delle proprie becere idee. Tra gli aggrediti anche gli stessi organizzatori dell’evento, Tobia Zevi, dell’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas e Giorgio Gomel, rappresentante di Jcall Italia (European Jewish Call for Reason).

Tristemente, le autorità della Comunità ebraica non hanno ad oggi condannato questo grave episodio che purtroppo non è affatto un caso isolato. Nella Comunità di Roma la libertà di espressione è oramai da tempo violata con la prevaricazione e l’intimidazione; e la violenza regna. Dagli striscioni contro Moni Ovadia e Giorgio Gomel del 2011, all’ennesima aggressione (con una mazza da baseball!) avvenuta al ghetto pochi giorni fa contro un ragazzo che ha osato rimuovere un manifesto che elogiava il criminale di guerra Ariel Sharon.

Nel contempo, le istituzioni comunitarie, anziché limitarsi a garantire servizi di religione e cultura agli iscritti, come dovrebbero, si atteggiano invece a terza ambasciata di Israele a Roma. Il tempio viene dissacrato, utilizzandolo come una piazza per manifestare sostegno indiscriminato alle politiche Israeliane, com’è avvenuto nel 2012 durante l’attacco alla Striscia di Gaza, con tanto di manifesti e volantini, e la presenza di ben due ambasciatori dello Stato d’Israele.

Ribadiamo il nostro diritto e dovere, anche da ebrei, di criticare le politiche dello stato d’Israele e sostenere i valori più cari della nostra cultura italiana ed ebraica.

20 gennaio 2014                     Rete ECO – Ebrei Contro l’Occupazione

Fondazione Fossoli : 27 gennaio 2014 Giorno della Memoria Teatro Comunale di Carpi Ore 21 – ingresso gratuito

27 gennaio 2014
Giorno della Memoria
Teatro Comunale di Carpi
Ore 21 – ingresso gratuito

ÆSSENZE. La memoria rifugio della Vita e della storia

Concerto dell’ “Ensemble Alraune”

messa in scena a cura del Teatro La Pozzanghera.

Spettacolo realizzato in collaborazione
con gli Amici della Musica di Modena,
Corale Savani,
Istituto Meucci di Carpi
e Teatro della Pozzanghera.