Il contrattacco di Israele sulle colonie Fonte: il manifesto | Autore: Michele Giorgio

 

Territori Occupati. Tel Aviv reagisce con rabbia alle critiche europee. Lieberman convoca ambasciatori di Italia, Spagna, Francia e Gb. Intervista alla Presidente della Camera Boldrini che ieri ha incontrato i parlametari palestinesi a Ramallah

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La rea­zione di Israele è stata imme­diata. In rispo­sta alla con­vo­ca­zione degli amba­scia­tori israe­liani in Ita­lia, Fran­cia, Gran Bre­ta­gna e Spa­gna, dopo l’annuncio, una set­ti­mana fa, della costru­zione di altre 1.800 case per coloni ebrei in Cisgior­da­nia e a Geru­sa­lemme est, il pre­mier Neta­nyahu gio­vedì sera ha accu­sato l’Unione euro­pea di «ipo­cri­sia». Subito dopo il mini­stro degli esteri Lie­ber­man ha con­vo­cato i rap­pre­sen­tanti diplo­ma­tici di Roma, Madrid, Parigi e Lon­dra in Israele. Il suo por­ta­voce ha spie­gato che «il con­ti­nuo schie­rarsi con­tro Israele e a favore dei pale­sti­nesi è inaccettabile…oltre alla fazio­sità e all’ignoranza della realtà della situa­zione, le posi­zioni di que­sti Stati minac­ciano in maniera signi­fi­ca­tiva la pos­si­bi­lità di rag­giun­gere un accordo tra le parti». Dopo l’accusa di «osses­si­vità» che il mini­stro degli esteri Moshe Yaa­lon ha rivolto al Segre­ta­rio di stato Usa John Kerry per la sua insi­stenza nel volere por­tare israe­liani e pale­sti­nesi a un accordo, adesso Lie­ber­man dice che l’Europa è igno­rante rispetto alla «realtà della situa­zione». Accuse e offese che tra­di­scono la fru­stra­zione del governo Neta­nyahu per il cre­scente iso­la­mento della sua poli­tica di colo­niz­za­zione e occu­pa­zione . Certo, da qui a par­lare di crisi nelle rela­zioni di Tel Aviv con Washing­ton e Bru­xel­les ce ne passa. Qual­che pro­blema comun­que esiste.

Nel botta e rispo­sta di ieri si è inse­rita anche la rap­pre­sen­tante della poli­tica estera dell’Ue, Cathe­rine Ash­ton, che attra­verso la sua por­ta­voce ha riba­dito che «Gli inse­dia­menti (colo­nici) sono ille­gali per la legge inter­na­zio­nale e costi­tui­scono un osta­colo alla pace, minac­ciando di ren­derla impos­si­bile». La linea di Bru­xel­les sulle colo­nie è stata affer­mata anche dalla Pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini, ieri in visita al Con­si­glio legi­sla­tivo pale­sti­nese. « Sugli inse­dia­menti la posi­zione dell’Europa è chiara, adesso si tratta di capire le moda­lità di tutto que­sto», ha detto Bol­drini, durante un punto stampa orga­niz­zato dopo l’incontro avuto a Ramal­lah con un gruppo di depu­tati pale­sti­nesi. Al ter­mine la Pre­si­dente della Camera ha rispo­sto bre­ve­mente ad alcune nostre domande.

In que­sti giorni lei ha avuto modo di visi­tare e veri­fi­care di per­sona tante situa­zioni. Non crede che ci sia un biso­gno urgente di appli­care le riso­lu­zioni inter­na­zio­nali per dare una solu­zione giu­sta a que­sto con­flitto.
Sicu­ra­mente ci sono tanti livelli, tante stra­ti­fi­ca­zioni. Per avere un punto di con­ver­genza, biso­gna par­tire prima del 1967 ma anche creare i pre­sup­po­sti per dare soste­ni­bi­lità al pro­cesso (di pace). Oggi durante l’incontro (con i par­la­men­tari pale­sti­nesi) sono emerse parec­chie pro­ble­ma­ti­che. I pale­sti­nesi ci chie­dono come Europa di essere più pre­senti, di essere parte dei nego­ziati, riten­gono che (al momento) non ci sia quella equi­di­stanza per una com­pleta credibilità.

Come può l’Europa far parte del nego­ziato. Israele non vuole un ruolo dell’Ue al tavolo delle trat­ta­tive. La fun­zione dell’Europa secondo gli israe­liani deve essere solo quella di soste­gno economico.
Non c’è biso­gno di pren­dere parte diret­ta­mente al nego­ziato per svol­gere un ruolo. Occorre che le con­tro­parti cre­dano nella ter­zietà di chi nego­zia. Quello è il pre­sup­po­sto per fidarsi e per andare avanti. La parte pale­sti­nese chiede più Europa nel nego­ziato e a mio avviso occorre andare incon­tro a que­sta richie­sta senza intac­care il nego­ziato che (il segre­ta­rio di stato) Kerry sta facendo. Tutti gli rico­no­scono un impe­gno gene­roso. Allo stesso tempo i pale­sti­nesi chie­dono che a que­sto sforzo gene­roso si accom­pa­gni una pre­senza più deter­mi­nante da parte euro­pea. E’ com­pli­cato ma dovremmo pren­dere atto di que­sta richie­sta, poi si deci­derà nelle sedi oppor­tune, però que­sto è quello che è uscito da que­sto incon­tro. Più Europa e più atten­zione alle richie­ste palestinesi.

E anche più atten­zione e appli­ca­zione della lega­lità internazionale
I pale­sti­nesi hanno molto insi­stito sul ritorno dei rifu­giati che per loro è ancora un punto cru­ciale e irri­nun­cia­bile. E’ una delle que­stioni non risolte da parte israe­liana. Sul ritorno dei rifu­giati ci sono tan­tis­sime riserve. I nodi ci sono tutti, però c’è anche l’intento di volere arri­vare a dei risul­tati. Il capo­gruppo di Fatah que­sto lo ha sot­to­li­neato più volte: cre­diamo nel dia­logo, vogliamo andare avanti, nel fare que­sto ci sarebbe biso­gno di più Europa.

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