Rappresentanza, Landini al direttivo Cgil spara a zero contro l’accordo firmato da Camusso Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Vi faccio gli auguri, una cosa così nei luoghi di lavoro non passerà mai”. L’intervento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini al Comitato direttivo della Cgil è stato come molti si aspettavano: duro e puntuale. Duro, perché ha preso di petto frontalmente l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria firmato nei giorni scorsi, “stiamo facendo un errore strategico”, dice; puntuale, perché sottolinea che quel testo mette completamente in mora il ruolo dei rappresentanti sindacali. Insomma, in un momento di forte crisi della poiltica e in cui anche “fare il sindacato” non è certo gratificante, pensare di sanzionare quei rappresentanti sindacali che dovessero dissentire dalle decisioni presi dai livelli superiori vuol dire aver trovato un modo per spingerli ad andarsene. E Maurizio Landini, che ha fatto un intervento di un quarto d’ora quasi tutto d’un fiato e con un tono all’attacc, tanto che poi non sono mancate le domande su un eventuale addio alla Cgil, lo dice con chiarezza. Lo dice anche con l’asprezza di chi tocca i punti nevralgici della questione. Anche perché un minuto dopo i delegati, appresso c’è la condanna a morte delle varie categorie sindacali Certo,magari rimarrà anche una segreteria nazionale e un comitato direttivo, ma territori e Rsu sono destinati all’immiserimento. E questo la Fiom, sottolinea il segretario della Fiom, non potrà mai accettarlo.
Poi Landini si è anche ricordato, mettendolo in premessa del suo intervento, che lui è anche un membro del Comitato direttivo della Cgil. E sul quel terreno non è che Susanna Camusso se la cava tanto meglio. “Che bisogno c’era di chiudere in fretta e furia l’accordo” sul cosiddetto regolamento in questi giorni? Ha chiesto Landini. Cosiddetto, perché lui la tesi che il testo di gennaio non abbia cambiato niente rispetto al 31 maggio dell’anno scorso quando si fece l’accordo quadro, la rifiuta. Lo contesta su almeno due punti: le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale, così come prevede l’accordo del 28 giugno.
Insomma, ce ne è abbastanza per chiedere che su tutta questa materia siano gli iscritti alla Cgil a decidere attraeverso il voto. Landini lo chiede non perché sia molto arrabbiato, bensi perché sono le regole interne stesse della Cgil che lo contemplano. Regole che Camusso ha bypassato sportivamente infischiandosi anche del fatto che il congresso ormai è alle porte. Del resto, in calce al “regolamento” c’è scritto che un po’ di tempo per ripensarci ci sta.
C’è un’altra questione che potrebbe bloccare tutta la macchina del consenso all’accordo. Ed è il ricorso per vie legali. A chiederlo è sicuramente Giorgio Cremaschi, che al momento del voto ha dichiarato di voler uscire dall’aula proprio per questo motivo. E poi, esattamente come nella vicenda Fiat, che per certi aspetti sembra ricalcare quella del “regolamento”, c’è il rischio di una valanga di ricorsi da parte dei singoli lavoratori, che si vedono espropriati di un diritto costituzionale, e quello degli altri sindacati che in quanto non firmatari non potrebbero partecipare alle elezioni delle Rsu.
Che congresso possa venir fuori da un caos del genere ancora non è possibile prevederlo con certezza. Di sicuro la Fiom aggiungerà un “quinto emendamento”, quello contro il “regolamento” appunto. Sarà sufficiente per rompere definitivamente il patto di maggioranza? Per il momento Landini si tiene le mani libere. E non manca però di sottolineare: “L’accordo sul congresso al contrario di altri io l’ho fatto con lealtà”

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