Reddito minimo, Fiom e Flc: «Ecco la nostra proposta» Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Una «larga intesa» in grado spo­stare l’asse delle poli­ti­che di auste­rità verso la defi­ni­zione di nuovi diritti, a par­tire dal red­dito minimo garan­tito. È sul bina­rio indi­cato dall’appello pub­bli­cato dall’associazione «Basic Income Net­work Ita­lia» (Bin) su «Il Mani­fe­sto» del 21 novem­bre 2013 che il sin­da­cato scuola, uni­ver­sità e ricerca della Cgil (la Flc) ha orga­niz­zato oggi pome­rig­gio dalle 15 un’assemblea sul «red­dito minimo» nell’aula 1 della facoltà di Let­tere alla Sapienza di Roma. Par­te­ci­pe­ranno il segre­ta­rio della Fiom Mau­rizo Lan­dini e Nicola Nico­losi, segre­ta­rio con­fe­de­rale Cgil e coor­di­na­tore dell’area pro­gram­ma­tica «Lavoro Società», fir­ma­tari di un emen­da­mento sul red­dito minimo al docu­mento unico del con­gresso Cgil che si terrà a maggio.

Quella che viene indi­cata come la sini­stra interna del sin­da­cato di Corso Ita­lia chiede alla con­fe­de­ra­zione di bat­tersi a favore dell’istituzione di un red­dito minimo garan­tito in Ita­lia, unico paese euro­peo insieme alla Gre­cia a non pre­ve­derlo «per chi si trova in uno stato di disoc­cu­pa­zione, inoc­cu­pa­zione», utile anche a «inte­grare il red­dito di chi ha un lavoro povero e una pen­sione molto bassa». La «larga intesa» evo­cata nel lan­cio di un’assemblea alla quale par­te­ci­pe­ranno una parte delle 170 asso­cia­zioni che hanno rac­colto più di 50 mila firme per la pro­po­sta di legge popo­lare sul red­dito minimo con­si­ste nel chie­dere al Par­tito Demo­cra­tico, al Movi­mento 5 Stelle e a Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà di pre­sen­tare una pro­po­sta unica in par­la­mento. Due di que­ste forze poli­ti­che hanno depo­si­tato alla Camera la loro ipo­tesi. I 5 Stelle stanno discu­tendo la pro­pria («red­dito di cit­ta­di­nanza» la defi­ni­scono) su una piat­ta­forma online e dovreb­bero pre­sen­tarla pre­sto. L’invito del Bin è di «appro­vare una pro­po­sta di legge, la più uni­ver­sa­li­stica, garan­ti­sta e inclu­siva pos­si­bile». Pd, Sel e M5S par­te­ci­pe­ranno all’assemblea.

La par­tita sul red­dito minimo in Cgil non è facile. È pos­si­bile che le pole­mi­che sulla rap­pre­sen­tanza influi­scano sull’equilibrio rag­giunto tra i soste­ni­tori del docu­mento uni­ta­rio, tra cui ci sono anche la Fiom e la Flc. Nel caso, non certo scon­tato, di un voto favo­re­vole al con­gresso, una Cgil schie­rata a soste­gno dell’introduzione del red­dito minimo garan­tito sarebbe una rivo­lu­zione cul­tu­rale a sini­stra. Mai prima di oggi, infatti, in un sin­da­cato anco­rato nella cul­tura lavo­ri­sta che teo­rizza la pre­va­lenza dello stru­mento del con­tratto e la garan­zia dei diritti del lavoro dipen­dente si è cer­cato di affer­mare una visione che mette al cen­tro la per­sona indi­pen­den­te­mente dal con­tratto posseduto.

Que­sto salto di para­digma è rima­sto poco più di un rumore di fondo nelle stanze di Corso Ita­lia, men­tre costi­tui­sce da vent’anni la riven­di­ca­zione di tutti i movi­menti sociale di base. Le recenti prese di posi­zioni della segre­ta­ria gene­rale Cgil Susanna Camusso a favore di «un sistema di ammor­tiz­za­tori sociali che garan­ti­sca diritti, qua­lun­que sia il set­tore e la moda­lità con cui si lavora e anche quando si perde il posto» sem­bra pre­stare ascolto a que­sto rumore.

La sen­sa­zione che molti hanno in Cgil è quella di rischiare di per­dere un treno — una riforma del Wel­fare in senso uni­ver­sa­li­stico — man mano che la crisi con­ti­nuerà a dispie­gare i suoi effetti distrut­tivi. A pesare è stato anche il «Jobs Act» annun­ciato dal segre­ta­rio Pd Mat­teo Renzi. Lan­dini prima, Camusso poi, si sono espressi posi­ti­va­mente. Solo dopo la pre­sen­ta­zione di un testo defi­ni­tivo, si capirà se que­sta «intesa» è defi­ni­tiva o aprirà un nuovo fronte di battaglia.

Rappresentanza, Landini al direttivo Cgil spara a zero contro l’accordo firmato da Camusso Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Vi faccio gli auguri, una cosa così nei luoghi di lavoro non passerà mai”. L’intervento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini al Comitato direttivo della Cgil è stato come molti si aspettavano: duro e puntuale. Duro, perché ha preso di petto frontalmente l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria firmato nei giorni scorsi, “stiamo facendo un errore strategico”, dice; puntuale, perché sottolinea che quel testo mette completamente in mora il ruolo dei rappresentanti sindacali. Insomma, in un momento di forte crisi della poiltica e in cui anche “fare il sindacato” non è certo gratificante, pensare di sanzionare quei rappresentanti sindacali che dovessero dissentire dalle decisioni presi dai livelli superiori vuol dire aver trovato un modo per spingerli ad andarsene. E Maurizio Landini, che ha fatto un intervento di un quarto d’ora quasi tutto d’un fiato e con un tono all’attacc, tanto che poi non sono mancate le domande su un eventuale addio alla Cgil, lo dice con chiarezza. Lo dice anche con l’asprezza di chi tocca i punti nevralgici della questione. Anche perché un minuto dopo i delegati, appresso c’è la condanna a morte delle varie categorie sindacali Certo,magari rimarrà anche una segreteria nazionale e un comitato direttivo, ma territori e Rsu sono destinati all’immiserimento. E questo la Fiom, sottolinea il segretario della Fiom, non potrà mai accettarlo.
Poi Landini si è anche ricordato, mettendolo in premessa del suo intervento, che lui è anche un membro del Comitato direttivo della Cgil. E sul quel terreno non è che Susanna Camusso se la cava tanto meglio. “Che bisogno c’era di chiudere in fretta e furia l’accordo” sul cosiddetto regolamento in questi giorni? Ha chiesto Landini. Cosiddetto, perché lui la tesi che il testo di gennaio non abbia cambiato niente rispetto al 31 maggio dell’anno scorso quando si fece l’accordo quadro, la rifiuta. Lo contesta su almeno due punti: le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale, così come prevede l’accordo del 28 giugno.
Insomma, ce ne è abbastanza per chiedere che su tutta questa materia siano gli iscritti alla Cgil a decidere attraeverso il voto. Landini lo chiede non perché sia molto arrabbiato, bensi perché sono le regole interne stesse della Cgil che lo contemplano. Regole che Camusso ha bypassato sportivamente infischiandosi anche del fatto che il congresso ormai è alle porte. Del resto, in calce al “regolamento” c’è scritto che un po’ di tempo per ripensarci ci sta.
C’è un’altra questione che potrebbe bloccare tutta la macchina del consenso all’accordo. Ed è il ricorso per vie legali. A chiederlo è sicuramente Giorgio Cremaschi, che al momento del voto ha dichiarato di voler uscire dall’aula proprio per questo motivo. E poi, esattamente come nella vicenda Fiat, che per certi aspetti sembra ricalcare quella del “regolamento”, c’è il rischio di una valanga di ricorsi da parte dei singoli lavoratori, che si vedono espropriati di un diritto costituzionale, e quello degli altri sindacati che in quanto non firmatari non potrebbero partecipare alle elezioni delle Rsu.
Che congresso possa venir fuori da un caos del genere ancora non è possibile prevederlo con certezza. Di sicuro la Fiom aggiungerà un “quinto emendamento”, quello contro il “regolamento” appunto. Sarà sufficiente per rompere definitivamente il patto di maggioranza? Per il momento Landini si tiene le mani libere. E non manca però di sottolineare: “L’accordo sul congresso al contrario di altri io l’ho fatto con lealtà”