Il 18 gennaio l’Antifascismo europeo si riunirà a Roma, in Campidoglio, per rilanciare l’unità contro i neofascismi anche in vista delle imminenti votazioni europee

 

 

 

 

Sabato 18 gennaio si riunirà a Roma il Comitato direttivo della Federazione internazionale dei Resistenti (FIR), la più importante organizzazione europea che si occupa di Resistenza e antifascismo, accreditata all’UNESCO, alla Commissione Permanente dell’ONU a Ginevra ed al Consiglio d’Europa e “Ambasciatore di Pace” delle Nazioni Unite. Alla FIR aderiscono molte Associazioni, fra cui l’ANPI.

 

 

 

La scelta di tenere a Roma il direttivo – dopo il Congresso di rilancio della Federazione avvenuto a Sofia nell’ottobre 2013 – ha un significato simbolico, non solo in relazione alla centralità del luogo ed alla cospicua presenza della nostra Associazione, ma anche in rapporto alla diffuse e crescenti manifestazioni neofasciste che si svolgono nel nostro Paese, così come – del resto – in Francia, in Germania, in Ungheria, in Belgio, in tante altre nazioni europee.

 

 

 

A questo incontro l’ANPI Nazionale intende attribuire un significato ed una evidenza pubblica particolarmente rilevanti. Per cui, al di là della riunione che la FIR terrà al mattino, nel pomeriggio alle 16.30 si svolgerà un incontro pubblico, alla Sala del Carroccio del Campidoglio, dal titolo “Destre e antifascismo europei: a che punto è l’ANTIFASCISMO?” dove ci si confronterà sui temi suindicati e soprattutto su quello della necessaria costruzione di una vera unità dell’antifascismo europeo contro ogni tentativo populista e reazionario anche in vista delle ormai imminenti votazioni europee.

 

Interverranno: Vilmos Hanti, Presidente della FIR, Filippo Giuffrida, ANPI Belgio e componente del Comitato esecutivo della FIR, un rappresentante del Parlamento Europeo. Le conclusioni saranno affidate a Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI e Presidente Onorario della FIR. L’Assessore Daniele Ozzimo porterà il saluto del Sindaco di Roma Ignazio Marino.

Comune di Cinisello Balsamo :Programma completo delle iniziative per il Giorno della Memoria 2014

Da anni l’Amministrazione comunale, in occasione del Giorno della Memoria, organizza e promuove iniziative rivolte alla cittadinanza, con particolare attenzione ai giovani, proprio per mantenere la memoria di quanto è successo, affinché non possano più ripetersi tragedie analoghe.
 

Per l’anno 2014 si propone  il film sulla deportazione femminile “I miei occhi sul tuo cuore”. Alla proiezione saranno presenti:

la regista Antonella Restelli e Mirella Stanzione, deportata politica al Lager di  Ravensbrück

 

Giovedì 23 gennaio 2014 – ore 20.45

Centro culturale Il Pertini, Auditorium, piazza Confalonieri 3

 

Un incontro per uscire dagli schemi della mera celebrazione e provare a ragionare sull’importanza della testimonianza e della trasmissione della memoria. Il film della regista Antonella Restelli e la testimonianza di Mirella Stanzione ci aiuteranno a comprendere la specificità della deportazione femminile.

“I miei occhi sul tuo cuore” ci accompagnerà con particolare sensibilità ad ascoltare il dolore e il dramma vissuto dalle donne deportate. È una narrazione densa di fatti storici e vicende personali, un racconto che coinvolge intervistatrice e intervistate, ognuna con la propria emotività e la propria storia.

 

L’iniziativa è  patrocinata  dalla Fondazione Memoria della Deportazione ed è dedicata a Giovanna Massariello, vicepresidente della Fondazione Memoria della Deportazione, componente del Consiglio Nazionale dell’A.N.E.D. e del Comitato Internazionale di Ravensbrück, scomparsa il 26 ottobre 2013.

 

Il Sindaco

Siria Trezzi

 

 

 

Programma completo delle iniziative per il Giorno della Memoria 2014

 

Approfondimenti

 

          

Comune di Cinisello Balsamo
 

Centro Documentazione Storica – Centro culturale Il Pertini
Piazza Confalonieri, 3 – 20092 Cinisello Balsamo
Uff. 02.66023.506 – Fax
02.66023.287
patrizia.rulli@comune.cinisello-balsamo.mi.it
cds@comune.cinisello-balsamo.mi.it 

Anpi, un atlante delle stragi nazifasciste tra il 1943 e il 1945 | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Un ”atlante delle stragi nazifasciste” compiute in Italia tra il 1943 e il 1945: e’ quanto intendono realizzare nell’arco di due anni l’Anpi e l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (Insmli). Il progetto, ”partito a dicembre”, e’ ”finanziato dalla Germania, come primo atto di riparazione per le tragedie e le efferatezze di quegli anni”. ”I ricercatori sono gia’ al lavoro – ha spiegato il direttore del progetto, il professor Paolo Pezzino dell’universita’ di Pisa, durante un incontro a Roma – e fra due anni, se il progetto continuera’ a essere finanziato, avremo una fotografia nazionale del fenomeno che dara’ maggiore capacita’ di interpretazione dei fenomeni e una verifica del numero e dell’identita’ delle vittime”.
”La ricerca – ha affermato il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia – e’ proiettata a ricostruire cosa e’ accaduto in Italia in quel periodo. Ci sono delle responsabilita’ italiane e l’armadio della vergogna ne e’ un esempio. Occorre che lo Stato italiano dichiari che qualcosa non ha funzionato nell’affrontare questi temi tempestivamente”. Il Parlamento italiano, ha aggiunto Smuraglia, ”in passato ha nominato una commissione bicamerale d’inchiesta per far luce sull’occultamento dei fascicoli; nel 2006 ci sono state due conclusioni ma non sono mai state discusse. Insistiamo perche’ si apra la discussione. Lo stato si assuma le proprie responsabilita”’. Stiamo lavorando, ha insistito il presidente dell’Anpi, ”perche’ alla Camera e al Senato si arrivi a una discussione seria su questi argomenti per produrre qualcosa di concreto sull’assunzione delle responsabilita”’.
Durante l’incontro e’ stato presentato il volume dell’Anpi ”Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilita’ e riparazione”. ”Il libro – ha concluso Smuraglia – e’ il frutto di una serie di ricerche storiche sul dramma delle stragi nazifasciste in Italia, che hanno fatto circa 15 mila vittime, soprattutto civili. Molti aspettano ancora giustizia. Il lavoro e’ dedicato alla memoria, alla responsabilita’ e alla riparazione. La memoria delle stragi e’ a macchie di giaguaro nel nostro paese. E’ forte nelle zone colpite, meno nelle altre. Ma e’ un elemento fondamentale per la convivenza in un paese”.

 

 


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Trasporti, il 20 a Roma arrivano gli autisti autorganizzati. La lettera di Micaela Quintavalle ai cittadini | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il 20 gennaio ci sarà a Roma una mobilitazione nazionale degli autisti autorganizzati. Una realtà cresciuta nella seconda metà del 2013 con la lotta contro le privatizzazioni e il peggioramento delle condizioni lavorative. Micaela Quintavalle, autista e leader delle proteste targate Atac che stanno agitando le piazze romane a seguito della proposta di privatizzare l’azienda di trasporto pubblico, ha scritto una lettera aperta ai cittadini di Roma.
Da pochi giorni, c’è un nuovo sindacato-associazione degli autisti romani, che si chiama Cambia-Menti m410. Si tratta di una organizzazione che si propone di essere una realtà realmente vicina a lavoratori e utenti e non un luogo dove poter realizzare le proprie ambizioni professionali, come la stessa Quintavalle ha denunciato, riferendosi all’inefficienza dell’attività dei sindacati maggiormente rappresentativi.

“Carissime cittadine e carissimi cittadini di Roma,
mi chiamo Micaela Quintavalle, la donna che i giornali definiscono la pasionaria dell’Atac e la leader di un movimento autoferrotranvieri nato a Roma. In realtà io sono solo un’autista che tenta di far valere i diritti della propria categoria.
Noi colleghi di Roma e alcune delegazioni d’Italia, lunedì 20 gennaio dalle ore 14 scenderemo in piazza per manifestare contro la privatizzazione del servizio pubblico. Voi cittadini avete già espresso il vostro dissenso in merito con un referendum nel 2011. La politica e il governo, però, che si mostrano completamente scollati rispetto a ciò che accade nel mondo reale, hanno ormai deciso che il binomio ‘pubblico uguale inefficienza’ sia ormai inscindibile, perdendo di vista la realtà incontrovertibile secondo la quale con la presenza di un privato in alcuni servizi che oggi sono pubblici, o parzialmente tali, verrebbe meno la ragione sociale, in quanto ogni privato che si rispetti deve produrre un utile.

 

In questi giorni sto girando con i miei compagni alcune città d’Italia, scoprendo una realtà in materia assolutamente sbalorditiva. Eppure non serve percorrere 1500 km in un giorno per rendersi contro di tale cosa. Il privato noi lo abbiamo anche qui a Roma. Si tratta di linee periferiche affidate ad aziende private come la Roma Tpl, Trotta e tante altre. Gli orari di lavoro sono massacranti. Io so bene che voi cittadini lavorate anche 15 ore al giorno. In tempi di crisi, se si vuole garantire una istruzione ai propri figli è necessario farne anche 2, di lavori, se non tre. Ma se l’errore di un impiegato stanco può portare ad un deficit di calcolo, l’errore di un autoferrotranviere metterebbe in pericolo di vita gli utenti che trasporta all’interno del proprio autobus o del proprio treno.
Per non parlare della manutenzione dei mezzi: è sotto gli occhi di tutti che tali vetture siano davvero fatiscenti e con una manutenzione terribilmente carente.

 

Siamo la Capitale d’Italia. Siamo una delle Nazioni più ricche del Pianeta. Il trasporto pubblico è gestito da una delle aziende più grandi d’Europa. Eppure, voi siete costretti ad aspettare i mezzi per ore in mezzo alla strada, senza luoghi sotto i quali ripararvi, al freddo d’inverno e al caldo d’estate. Pagate un abbonamento assolutamente inadeguato rispetto al servizio che ricevete.
A me viene da sorridere quando percepisco le parole di alcuni signori come Alemanno che in passato dicevano che 1,50 euro fosse un prezzo da turisti, perché con l’abbonamento annuale il cittadino non avrebbe subito rincari. Oppure, il dottor Saccà, che tronfio ci comunica dell’acquisto – per chissà quante migliaia di euro – di un’applicazione che avrebbe comunicato agli utenti i minuti di attesa alle fermate.
Forse all’ex sindaco bisognerebbe dire che sono davvero pochi i cittadini che possono permettersi per loro ed i propri figli abbonamenti annuali, così come bisognerebbe spiegare al dottor Saccà che l’utente sarebbe più felice di vedere l’autobus passare sotto la propria abitazione o il proprio ufficio ogni 10 minuti, piuttosto che essere informato del fatto che potrà fare uso del mezzo una volta ogni 50 minuti.

 

Ora, si potrebbero scrivere manuali enciclopedici sul perché le cose in Atac – che dopotutto è un universo polimorfo e variegato – non funzionino. Così come in Italia le cose siano statiche e non cambino.
Tutti parlano di discontinuità, ma poi continuano imperterriti nell’errore, non mettendo mai al primo posto né il cittadino né il lavoratore.

 

Noi stiamo cerando di denunciare tutto questo. Cittadini e lavoratori hanno già dato. E hanno dato molto. Qualcun altro, invece, ha preso. E ha preso molto.
Io credo che sia giunto il momento di interrompere questo gioco al massacro. Siamo cittadini e lavoratori onesti, che non chiedono altro che dignità. Che non chiedono altro che vivere, e non solo sopravvivere. Perché l’essere umano non può solo pensare alla soddisfazione dei propri bisogni, come il mangiare, il bere e il dormire. L’essere umano deve volgere lo sguardo verso le proprie esigenze, come leggere, studiare, dipingere un quadro, suonare uno strumento, fare l’amore con la propria donna o il proprio uomo.
Forse è utopia pensare ad una Nazione che ci permetta, con il pagamento delle tasse, di avere un servizio sanitario, di trasporto e di istruzione gratuiti per tutti. Ma sicuramente non è irrealizzabile il pensiero di vedere uniti insieme cittadini e lavoratori in piazza, senza bandiere né colori, per urlare alla Nazione il proprio dissenso.

 

Per anni l’Atac è stato il bancomat dei partiti politici e bacino di voti per chi si occupa dei propri interessi, e mai di quelli della collettività. Di certo, noi lavoratori a volte ci mostriamo maleducati. Purtroppo siamo solo stressati. Stressati dalle ferie non concesse, dalla carenza d’organico dilagante, dalla mancanza di organi di informazione che dovrebbero supportare l’utente. Così noi al capolinea siamo costretti a scegliere se andare in bagno, telefonare al fidanzato, mangiare un panino o dare a voi le informazioni richieste.

 

A nome di tutti i miei colleghi, vi chiedo scusa se a volte siamo carenti nella gestione del rapporto col pubblico, ma a nome di tutti i lavoratori che credono fermamente nell’importanza del ruolo che ricopriamo, vi chiedo di unirvi a noi in questa lotta per una sola ragione: perché è giusto!
Perché insieme a noi dovete pretendere una flotta di vetture idonee e all’avanguardia, un numero di conducenti adeguato, organi predisposti con personale formato per rispondere ad ogni vostro dubbio.

 

Insomma, io sono assolutamente consapevole dei miei limiti e non penso di poter cambiare il mondo. Ma mi auguro con la manifestazione del 20 gennaio – alle 14, in piazza dell’Esquilino – di riuscire a dare il buon esempio. Insieme a voi.

Il dividi et impera esplicitato per la prima volta nel descrivere una tecnica socio-politica romana esiste da millenni. L’unione lavoratori-cittadini, invece, sarebbe una novità assoluta. Sarebbe una cosa nuova, e per questo spaventa.
Crediamoci. Dimostrando di essere giovani, belli, stanchi e arrabbiati verso un sistema corrotto e corruttibile che non funziona

Scuola, contro la soluzione-beffa mobilitazione Cobas venerdì prossimo Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Soluzione beffa per gli insegnanti nella paradossale vicenda delle buste paga tagliate dal ritiro degli scatti. A gennaio ci saranno, come da contratto, le 150 euro che il ministero dell’Economia voleva riprendersi ma si apre un’altra questione: i 370 milioni di euro che servono a pagare gli aumenti arriveranno attingendo al 30% di risparmi derivanti dai tagli dell’era Gelmini (120 milioni) e per la restante parte dal Mof, il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Serve pero’ una norma che neutralizzi il dpr dello scorso novembre che ha prorogato a tutto il 2013 il blocco degli scatti di anzianita’. Altrimenti – avvertono i sindacati – chiusa una falla se ne aprirà un’altra”. Per Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola, il Governo “si sta mettendo in un altro pasticcio”. ” La soluzione – dice – e’ semplice: restituire i 300 milioni di euro che il Governo Letta ha preso dalle retribuzioni del personale (con il decreto n. 122) bloccando gli scatti di anzianita’ 2013 e portando la scuola nella singolare condizione di dover subire una doppia penalizzazione: blocco del contratto e blocco degli scatti. Il Governo deve fare subito due cose: dare copertura all’anzianita’ del 2013 con un provvedimento e emanare l’atto di indirizzo all’Aran per il riconoscimento dell’anzianita’ 2012.
Atto di indirizzo – precisa Di Menna – che consenta di utilizzare consistenti disponibilita’ finanziarie non utilizzate”.
Il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, inoltre, ribadisce la “netta contrarieta’ a utilizzare le risorse del Mof per coprire gli scatti del 2012”. “Si possono utilizzare tranquillamente – sostiene – le risorse derivanti dai tagli alle scuola degli anni scorsi e dalle consistenti disponibilita’ derivanti da risorse non utilizzate”. La Cgil ha messo in programma una lunga serie di scioperi e di assemblee.
In una nota, i Cobas ricordano che, intanto, gli investimenti nelle strutture scolastiche diminuiscono ogni anno, i salari di docenti ed Ata hanno perso il 30 % negli ultimi venti anni e il 15% nell’ultimo quinquennio, e il blocco degli scatti e dei contratti prosegue, visto che “i lavoratori/trici ad un passo dalla pensione (quota 96) sono costretti a lavorare gratuitamente per altri cinque o sei anni, i docenti ‘inidonei’ non hanno ancora la certezza che la loro deportazione nei ruoli degli Ata sia annullata per sempre, mentre i precari Ata non sono ancora stati immessi in ruolo, i quiz Invalsi incombono e celebreranno nuovamente i propri assurdi riti il prossimo maggio, mentre procede il cammino dei sedicenti Bisogni educativi speciali (Bes) – una sorta di ‘manicomializzazione’ degli studenti, con i docenti a fare da pseudo-psichiatri – e gli insegnanti di religione restano gli unici ad avere il posto sicuro nella scuola italiana, ove non vengono istituite le cattedre della materia alternativa alla religione, pur formalmente prevista dalla normativa”. Contro tutto questo venerdi’ i Cobas manifesteranno a Roma davanti al ministero della Pubblica istruzione (Miur) di viale Trastevere.

Muore Juan Gelman. Una vita in esilio Autore: i.b. da: controlacrisi.org

È morto a 83 anni a Città del Messico Juan Gelman, scrittore argentino e fra i più importanti poeti in lingua spagnola. Una vita non solo dedicata alla poesia la sua, ma per gran parte trascorsa in esilio, a Roma come in altre città. Quando c’è stato l’ultimo regime argentino, siamo negli anni ‘70, i militari hanno sequestrato e ucciso il figlio Marcello, di vent’anni e la moglie del ragazzo, Maria, che nel momento della “desaparicion” aspettava un bambino. Quando era prigioniera dei militari ha partorito una bambina.
Gelman l’ha cercata per anni interi fino al ritrovamento nel 2000, quando lo scrittore è riuscito a rintracciare propoio in Uruguay la nipote adottata da un poliziotto di Montevideo.

Lo ricordiamo con Quebrantos (libro di cui abbiamo scritto  lo scorso anno) nella prefazione di Gelman stesso, e scritta per questa pubblicazione a cura di Delia Ana Fanego edita da Nova delphi Libri .

di Juan Gelman
Chi si addentra in queste testimonianze dei sopravvissuti alla dittatura argentina (1976-1983) troverà molto più di una cronaca delle sofferenze in carcere e delle sparizioni, della tortura, della volontà dei militari di annientare le persone sequestrate, delle sevizie dei carnefici al riparo di una impunità che ancora oggi protegge molti di loro. Uno dei grandi meriti di questa raccolta è il resoconto di una memoria da poco uscita dall’inferno.
Questi giovani di diversa estrazione sociale – operaia, contadina, medio borghese e persino figli di proprietari terrieri – raccontano il processo di acquisizione di una coscienza sociale che ha permesso loro di comprendere e di essere parte delle lotte del popolo argentino. Assunsero la loro militanza politica come la strada per creare un mondo migliore, un’Argentina più giusta, e in nome di ciò non esitarono a prendere strade che, nel contesto politico degli anni Settanta, sarebbero potute costare loro la vita, anche senza partecipare ad azioni di guerriglia. È un dato di fatto che viene ignorato da chi, affiancando il proprio silenzio a quello dei carnefici, oggi assume posizioni polemiche riguardo agli sforzi e ai sacrifici fatti allora, come se questi non fossero esistiti. È triste pensare che alcuni tra coloro che allora condividevano quei sogni, oggi rinnegano se stessi.
Non si creda che questi racconti siano elogiativi o semplicistici. Sono vita. C’è riflessione, si parla degli errori compiuti dalle organizzazioni armate, il loro operaismo, l’elemento elitario, il mancato inserimento nella realtà, i tradimenti da parte dei responsabili, intransigenti con gli altri ma non con loro stessi. Da simili esperienze emerge chiaramente fino a
che punto le fucilazioni di Trelew, la Alianza Anticomunista Argentina (conosciuta come la Triple A, espressione della prima fase del golpe, quella civile), così come tutte le passate interruzioni della democrazia e la violenza imperante che impedivano di pensare con lucidità, abbiano spinto verso la lotta armata molti giovani sulla ventina che non avevano ancora avuto la possibilità di votare e che sentivano le sofferenze altrui come proprie. Sono stati protagonisti, forse senza saperlo, forse senza volerlo, di una lezione di etica e di morale civica che le polemiche dei nostri giorni pretenderebbero di svilire: sono testimoni insopportabili per coloro che hanno smesso di sognare una vita migliore per tutti, per gli smemorati che non sanno più indignarsi di fronte all’ingiustizia, per chi ha castrato la propria spiritualità, adeguandola a questi tempi privi di passione.
La ribellione di questi giovani non è nata da una romantica improvvisazione alla Lord Byron, senza nulla togliere al valore di quell’esperienza. Ne sono prova la dignità della loro condotta in prigione e durante le sparizioni che hanno dovuto subire; gli stratagemmi inventati per leggere e studiare, per mangiare con la fantasia; la tenerissima solidarietà che li ha uniti in circostanze durissime, pervasi come erano dall’idea che avrebbero potuto essere assassinati in qualsiasi momento e dal pianto per le perdite subite. Sono segnali commoventi di un’umanità che i carnefici persero convertendoli in vittime.
Le ferite di queste ragazze e di questi ragazzi non sono solamente personali: lacerano la carne di tutta la società argentina. Ricordare il loro dolore è il minimo che meritano

Lavoro, l’Usb lancia una mobilitazione per domani davanti alle sedi del Pd contro il Job act | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

In occasione della riunione della Direzione Nazionale del PD che, tra l’altro, affronterà anche la proposta di Jobs Act avanzata dal neo segretario Renzi, l’Unione Sindacale di Base ha organizzato una giornata nazionale di mobilitazione con presidi delle sedi del Partito Democratico nelle maggiori città italiane. A Roma il presidio interesserà la sede nazionale del PD in Largo del Nazareno dalle ore 12 proprio mentre sarà riunita la Direzione nazionale.

“JOBS ACT: Ancora aiuti alle imprese, ancora lavoro senza diritti”, questo lo striscione che verrà esposto davanti alle sedi del partito accompagnato da volantini che spiegheranno i motivi dell’iniziativa.
“Siamo alle solite – dichiara Pierpaolo Leonardi dell’Esecutivo nazionale USB –, Renzi propina la stessa fallimentare ricetta di Monti e della Fornero: meno tutele ai lavoratori, più sgravi e facilitazioni alle imprese per mantenere l’illusione che così facendo possa crescere l’occupazione e ripartire l’economia. E’ una balla colossale, non lo diciamo noi ma i numeri della crisi la disoccupazione ufficiale è salita al 12,7% e quella giovanile al 41,6%, sempre dati ufficiali e medi che nascondono un meridione e un nord ovest ormai devastati”.

 

“Ovviamente – prosegue Leonardi – per proseguire in questa brillante operazione serve smantellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e quindi attaccare lo Statuto dei Lavoratori nel suo complesso, non solo l’articolo 18 già manomesso dalla Fornero su cui si appunta l’attenzione generale.”

“Ci auguriamo – conclude il dirigente USB – che non tutti nel Partito Democratico siano concordi con le posizioni del Segretario. Non c’è ripresa del lavoro e dell’economia e non si esce dalla crisi senza un forte e determinato intervento pubblico, per questo sosteniamo la creazione di un “Piano per il lavoro e per il reddito” che veda lo Stato indirizzare l’economia espandendo l’intervento pubblico, creando occupazione e stabilendo un reddito garantito come in tutti gli altri Paesi europei

Parlamento, la Commissione giustizia introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Quattro nuovi reati, tra cui il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo, e confisca obbligatoria del profitto del reato. La commissione Giustizia della Camera aggiorna il codice penale introducendo i delitti contro l’ambiente. Un ‘pacchetto’ di norme, messo a punto anche attingendo dal lavoro della commissione sugli ecoreati insediata dal ministro dell’Ambiente, che prevede anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede, condanna al ripristino e raddoppio dei tempi di prescrizione.-Nuovi reati. Quattro i delitti introdotti nel codice penale. Disastro ambientale: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumita’. Inquinamento ambientale: prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila e 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversita’ o l’ecosistema o la qualita’ del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi e’ dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla meta’.

Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette. Traffico e abbandono di materiale di alta radioattivita’: colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa illegittimamente. Impedimento del controllo: chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Aggravante ecomafiosa. In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti, peraltro, sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi e’ partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

-Sconti pena. Pene ridotte da meta’ a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: Ossia se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino.

-Raddoppio prescrizione. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione e’ sospesa.

-Obbligo confisca. In caso di condanna o patteggiamento della pena e’ sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilita’ (anche indiretta o per interposta persona) del condannato. Condanna al ripristino. Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.

-Giustizia riparativa. In assenza di danno o pericolo si rafforza per le violazioni amministrative e le ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell’ambiente l’applicazione della ‘giustizia riparativa’ puntando alla regolarizzazione attraverso l’adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue.

-Coordinamento indagini. In presenza dei delitti contro l’ambiente (‘reati spia’), il pm che indaga dovra’ darne notizia al procuratore nazionale antimafia.