anpinews 103

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

Il 18 gennaio a Roma riunione del direttivo della FIR (Federazione Internazionale dei Resistenti) e incontro pubblico in Campidoglio per fare il punto sui neofascismi europei e sull’attività dell’antifascismo

  


Pubblichiamo di seguito il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Carlo Smuraglia in occasione della presentazione – svoltasi martedì 14 gennaio alla sala del Cenacolo a Roma – del volume “Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilità e riparazione” curato dall’ANPI e del progetto di realizzazione dell’ ”Atlante delle stragi nazifasciste”: (…)

 


  

 ARGOMENTI

 

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Nelle sale cinematografiche viene proiettato in questi giorni un film che rappresenta una parte notevole della borghesia come degenerata e decadente. Chi si illudesse che questo sia lo spaccato della società italiana si sbaglierebbe; si tratta della rappresentazione di fenomeni di cinismo, di corruzione, di una finanza “pirata”, di speculazioni senza frontiera; tutte cose assai gravi, ma che sono ben lontane dall’esaurire il panorama. Anzi, sotto un certo profilo, c’è da preoccuparsi ancora di più per fenomeni latenti e diffusi, di cui alcuni – in sé – forse meno gravi, ma che tuttavia ci prospettano una situazione veramente seria e soprattutto pericolosa, anche perché si  saldano – in definitiva – a quelli più sopra accennati

 

Apriamo i giornali di questi giorni: un governatore regionale “abusivo” (per dichiarazione esplicita di un organo giurisdizionale amministrativo) che grida al golpe, chiama la gente in piazza, mentre si parla anche di una imminente richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti per peculato; ma in piazza viene perfino bruciata la bandiera di un partito democratico. In altro luogo, ressa ai caselli autostradali per impedire l’aumento dei pedaggi (e anche in questo caso, non si tratta di estremisti isolati, ma dell’iniziativa di un partito, presente in Parlamento). In altra sede ancora (Brescia), la presenza della Ministra Kyenge per parlare di problemi dell’immigrazione, scatena una gazzarra razzista; un assessore regionale (all’immigrazione) dice che non partecipa all’iniziativa (della Ministra) perché i temi trattati non costituiscono una priorità (sic.!) Ma non basta, all’Aquila,  una città, una zona che ci ha fatto stringere il cuore per le tragiche conseguenze di un rovinoso terremoto, scoppiano scandali, per abusi, irregolarità e reati nella gestione degli effetti del terremoto e delle operazioni (pare sbagliate) di ricostruzione; tant’è che il Sindaco ritiene opportuno dimettersi non in relazione a responsabilità sue personali, ma a fronte di un quadro che appare insostenibile (…)

 

 

 

 

 Sulle polemiche in atto a proposito di uno spettacolo di Simone Cristicchi, mi riservo di intrattenermi nel prossimo numero, quando avrò completato i diversi accertamenti che sto compiendo

ANPINEWS N. 103

17 deputati regionali catanesi indagati. Tutti i nomi senza censure. da: catania-benecomune

Non sarà mai l’iscrizione al registro degli indagati in un’inchiesta a stabilire l’onestà e la correttezza di una donna o di un uomo e per gli 83 deputati regionali siciliani indagati per peculato non si deve fare eccezione.

Gli organi di stampa in queste ore hanno definito un “terremoto politico” l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle spese compiute dai gruppi parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana. Pare che decine di deputati regionali utilizzassero i soldi pubblici a loro assegnati per spese istituzionali per l’acquisto di beni di lusso, di accessori d’abbigliamento costosissimi, di biancheria intima griffata (a dimostrazione che con la “Padania” non siamo poi così diversi) e di chissà cos’altro. Accuse che, se confermate, risulterebbero gravissime in quanto farebbero emergere in maniera cruda e immediata l’uso che una parte della politica fa delle Istituzioni. La punta di un iceberg se pensiamo a come può avere usato l’incarico pubblico chi è riuscito a usare soldi pubblici per comprarsi le mutande di marca: assunzioni, favori e clientele “sembrano quasi più decenti”.

Fermo restando il principio che l’iscrizione al registro degli indagati non determina in nessun modo la colpevolezza non si può non notare la parzialità di certa informazione che ha trattato la vicenda, specialmente a Catania, con sospetta prudenza, tentando di fare uscire allo scoperto i nomi di alcuni indagati tenendone altri quasi segreti. A dover dare spiegazioni per questa inchiesta, a dover dimostrare puntualmente l’uso fatto del denaro pubblico non possono essere solo alcuni ma tutti e maggiore è il loro peso politico, maggiore la loro influenza, maggiore dovrà essere la solerzia nel fornire chiarimenti, nel dimostrare la propria estraneità ai fatti. I deputati regionali indagati eletti nel Collegio di Catania alle penultime e ultime elezioni sono 17. Ecco i loro nomi, i loro partiti e il loro peso politico (senza censure).

Concetta Raia, Partito Democratico. Esponente politico di punta del gruppo dirigente della Cgil catanese

Lino Leanza, fondatore di Articolo 4. Ex braccio destro di Raffaele Lombardo, elemento portante delle coalizioni che hanno eletto Rosario Crocetta ed Enzo Bianco.

Salvo Pogliese, Forza Italia. Esponente di spicco della destra catanese.

Nicola D’Agostino, Udc. Ex esponente dell’MPA di Lombardo ha gestito, per l’Udc, l’avvicinamento al Partito Democratico.

Raffaele Lombardo, Mpa. Ex Presidente della Regione, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nino Di Guardo, Partito Democratico. Attuale Sindaco di Misterbianco

Marco Forzese, Democratici e Riformisti. Dopo aver svolto incarichi per le amministrazioni del centrodestra ora è azionista delle coalizioni di Crocetta e Bianco.

Giovanni Cristaudo, già PDL. È stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo IBLIS.

Giuseppe Spampinato, Il Megafono.

Raffaele Nicotra, Articolo 4. Braccio destro di Lino Leanza.

Guglielmo Scammacca, già mpa. Fedelissimo di Raffaele Lombardo.

Salvatore Giuffrida, Udc. Già Sindaco di Tremestieri.

Giovani Barbagallo, Partito Democratico.

Orazio D’Antoni, già mpa. È stato condannato nel processo per il buco di bilancio al Comune di Catania.

Francesco Calanducci, già mpa.

Giuseppe Arena, già mpa.

Dino Fiorenza, già mpa.

Questi i nomi diffusi la notte del 15 gennaio. Sembra che si siano aggiunti alla lista degli indagati anche Fausto Fagone, già Udc, condannato per mafia nel processo Iblis e Vincenzo Oliva, già mpa.

Giorgio Napolitano: “La memoria è un valore” da: anpi nazionale

Giorgio Napolitano: “La memoria è un valore”

Pubblichiamo di seguito il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Carlo Smuraglia in occasione della presentazione – svoltasi martedì 14 gennaio alla sala del Cenacolo a Roma – del volume “Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilità e riparazione” curato dall’ANPI e del progetto di realizzazione dell’ ”Atlante delle stragi nazifasciste”.

Sono idealmente vicino a quanti, intervenendo alla presentazione del volume “Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilità e riparazione” intendono riaffermare il valore della memoria delle migliaia di italiani vittime innocenti di una efferata barbarie.

Il prezioso e costante impegno dell’ANPI nel documentare in modo oggettivo e ricostruire storicamente le responsabilità per i crimini nazifascisti  – che si affianca al significativo impegno assunto dal governo tedesco di finanziare la realizzazione di un Atlante dei luoghi dove sono avvenuti i massacri –  onora lo spirito nazionale della lotta di Liberazione contribuendo a farne un patrimonio condiviso, morale e civile, da custodire e valorizzare a vantaggio, in primo luogo, delle giovani generazioni.

Nell’esprimere vivo apprezzamento per l’iniziativa e per il lavoro di coloro che hanno contribuito a realizzare il volume invio a lei, gentile Presidente, ai relatori e a tutti i presenti il mio cordiale, partecipe saluto.

Giorgio Napolitano

Intervista a Liliana Segre, sopravvissuta al campo di steminio di Birkenau – Auschwitz.

Baobab: unico centro d’accoglienza gestito dagli immigrati, esempio da replicare da: piuculture

“Non siamo gli accolti! Come promotori di cultura siamo noi ad accogliere i cittadini. I centri di accoglienza sono dei luoghi di cultura”, spiega Daniel Zagghay, rappresentante del Centro Policulturale Baobab di via Cupa 5, che è l’unico centro d’accoglienza gestito, da 10 anni, da immigrati. “Si parte dal concetto che gli immigrati di qualunque provenienza non conoscano la lingua italiana, alcuni la comprendono ma non la parlano bene, però sono persone senza patologie, sono autonome e possono gestirsi da sole, non hanno bisogno di operatori e mediatori. Non perché sono delle persone sfigate o in difficoltà, devono vivere in un posto disagiato, anzi, questo centro è diventato un luogo familiare per loro”. I rappresentanti del Comune di Francoforte, dopo aver visto e studiato il centro, hanno chiesto di replicare l’esperienza nella loro città „E’ la dimostrazione che la nostra struttura ha una portata culturale immensa, in Italia è l’unica di questo tipo. Non si è realizzato un posto uguale perché nessuno vuole dare il potere agli stranieri, perché si pensa che l’immigrato non sia autosufficiente”.

mali 068La struttura è offerta dal Comune di Roma, ospita 215 immigrati che hanno chiesto asilo come rifugiati, tra loro solo 60 sono seguiti dal comune, tutti gli altri ospiti devono autogestirsi. Il Centro Policulturale Baobab realizza una mensa sociale che offre da mangiare una volta al giorno non solo alle persone della struttura, ma a tutti coloro che, nella zona, si trovano in uno stato di difficoltà temporaneo. „Cerchiamo di fornire delle condizioni di vita più umane alle persone: non solo farli dormire la notte e poi buttarli fuori la mattina, impedirgli di portare gli amici, non farli sentire a casa, non assisterli, bisogna dar loro un luogo accogliente, che possono gestire da soli”. Il posto è stato creato inizialmente da eritrei, etiopi, sudanesi e somali, oggi passano da lì 17 nazionalità, maggiormente del centro Africa e afgani. Si fermano non più di 3-4 mesi perché hanno il loro progetto migratorio, vanno in altri paesi europei del nord dove trovano servizi, assistenza e maggiori possibilità di inserirsi. Quelli che rimangono a lungo sono quelli con qualche problema in più: alcuni stanno qui da 4 anni. Sono accolti tutti, in base alla disponibilità: oltre le 60 persone che sono mandate dal Comune di Roma, gli altri chiedono la prima assistenza, poi gli uffici li orientano verso i vari servizi.

„Sono 10 anni che stiamo qui e non ha mai litigato nessuno: rispetto ai centri d’accoglienza dove succedono cose brutte, la polizia non è mai venuta. Perché abbiamo addottato il metodo tribale di autogestione e tutti i problemi si risolvono all’interno della struttura. Questo metodo permette di risolvere qualsiasi tipo di conflitto: di non cronicizzare le problematiche ma di risolverle con il dialogo”, racconta Daniel, con alle spalle un’esperienza di 20 anni come psicologo e mediatore culturale. Gli ospiti sono molto attivi durante il giorno: vanno a lavorare, si spostano nei centri esterni per imparare l’italiano, per curarsi si rivolgono alle Asl. La mensa sociale non ha orari, è aperta da mezzogiorno fino alla sera, quindi chiunque può venire in qualsiasi momento a mangiare o a portare via il cibo, in questo modo si evita la fila. In cucina lavorano i cuochi fissi, poi a turno danno una mano i volontari, che si occupano anche della manutenzione di tutto l’edificio: elettricisti, pittori, c’è chi fa le pulizie.

mali 103Il Centro Policulturale Baobab, ex vetreria industriale dismessa, è stato ristrutturato dagli ospiti stranieri: hanno realizzato le camere, i bagni, gli uffici, la mensa sociale, degli studi per la musica, la sala registrazioni, la sala per la formazione e i convegni, i ristorante, il bar, con tanto di biliardo. Oggi è considerato punto di incontro e di dialogo tra culture diverse. „E’ l’unico posto in Italia come centro d’accoglienza dove i cittadini vengono accolti per fare attività culturali, non per la solidarietà, ma per convenienza: se le mamme organizzano il compleanno del figlio è perché gli piace il posto e i prezzi sono solidali. L’idea è il concetto di trasformazione della struttura: invece di chiedere il sostegno, ti do i servizi, siamo noi che facciamo la solidarietà a noi stessi, lavorando”, continua Daniel. Il centro è visitato da tanti italiani per serate, eventi, scambi culturali, cene, feste, ma non si mantiene solo con questo, le spese sono maggiori. Ci sono le persone che sostengono Baobab anche con pochi soldi, gli ex-ospiti, che sono migliaia, mandano qualcosa dai paesi dove risiedono. Alcuni pagano l’affitto per vivere qui: 30 euro al mese. ”Facciamo l’adozione di prossimità: invece di adottare un bambino all’estero adottiamo un rifugiato qui”.

mali 099„Siamo sempre in lotta per i diritti: gli immigrati non sanno tante cose dell’Italia, perché non si rende facile l’accesso alle informazioni, non c’è apertura. Per esprimere la propria voce devi poter votare. Ai consiglieri aggiunti non si dà il diritto di voto perché qualcuno ha detto che in questo modo chiederebbero sempre di più”. Daniel sottolinea che si fa pochissima intercultura tra gli stranieri, che le comunità straniere non interagiscono tra di loro. Anche se sta in Italia da più di 30 anni e ha la cittadinanza, per strada la gente lo percepisce sempre come un immigrato, si parla poco delle persone integrate, si dà sempre spazio alle storie negative che sono in minoranza. Riguardo al ministro dell’Integrazione Kienge, aggiunge: „Non ho bisogno di una faccia nera per risolvere i problemi dell’immigrazione, ma di qualcuno che lotti per me affinchè io abbia pari dignità come cittadino”.

Raisa Ambros
(08 gennaio 2014)

L’avviso di garanzia per il Sindaco di Marsala Giulia Adamo. E adesso che succede? da: tp 24 politica

 

 

10.30 –  E’ un vero e proprio terremoto giudiziario quello che sta scuotendo l’Ars. L’inchiesta sulle spese pazze fatte dai deputati regionali svela come siano stati spesi i soldi destinati ai gruppi del parlamentino Siciliano. Sono 97 in tutto gli indagati per spese fatte con i soldi dei contribuenti che hanno dell’assurdo. Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Maurizio Agnello, Luca Battinieri e Sergio Demontis hanno spulciato carte e faldoni per mesi. Adesso i 13 capigruppo della scorsa legislatura hanno ricevuto un avviso di comparizione davanti ai Pm. Dovranno giustificare le spese.
Ci sono i 179 euro e 40 centesimi che l’ex capogruppo Fli Livio Marrocco si sarebbe fatto rimborsare per l’acquisto dei fumetti Diabolik. Ci sono i gelati e i caffè, gustati dai parlamentari nei loro uffici. C’è la borsa Luis Vuitton da 440 euro comprata dalla signora Rosa Anna Restivo, nel dicembre 2009, per conto di Giulia Adamo. Sulla ricevuta c’è scritto che si tratta di un regalo per la signora Ferrara “x iniziat. Polit.”. Altro regalo che sarebbe stato fatto con i soldi del Gruppo Misto è quello per il matrimonio del figlio dell’assessore Nino Strano: una coppa d’argento da 1.600 euro. Una spesa che ora viene contestata alla Adamo in concorso con l’ex onorevole Guglielmo Scammacca della Bruca.
E ancora i deputati si sarebbero fatti rimborsare anche le cene e i pranzi in gettonatissimi ristoranti. Il 22 dicembre 2009 ad esempio c’erano 100 persone al ristorante La Scuderia, a Palermo. La fattura è stata pagata su autorizzazione dell’attuale sindaco di Marsala. 2.500 euro.
All’onorevole Totò Lentini, ex Gruppo Misto anche lui, viene contestato l’acquisto di 8 iPad per un totale di 5970 euro. I deputati di Fli all’ars sentivano freddo, e hanno speso 79 euro per due stufe. Altre spese: le cravatte e carrè di seta Hermes per “finalità non istituzionali” pagate dal conto del Gruppo Misto: 1320 euro. Il Pd con i soldi del gruppo pagava di tutto. Le cialde per il caffè negli uffici, le bottiglie d’acqua, i concerti a sostegno del partito, i sondaggi. E anche loro i regali di nozze: 5990 euro. I democratici mandavano tanti sms, anche questi tutti rimborsati: 20.816 euro. Il gruppo pd avrebbe usato oltre un milione e mezzo. Spuntano anche bonifici fatti per esponenti del partito non eletti all’ars, e soldi pagati in nero a due collaboratori.
C’è di tutto. Si sono fatti rimborsare anche le mance date ai camerieri delle focaccerie dove facevano spuntino, sempre con i nostri soldi, quelli del gruppo Pdl. Stiamo parlando di deputati da 15 mila euro al mese. Il gruppo Mps sul conto avrebbe messo anche un pasto per 200 persone, e una consulenza da 4000 euro a una società della moglie del deputato Giovanni Greco. L’Udc non se la passa meglio. Con il capogruppo Rudy Maira che deve giustificare il leasing per due Audi A6. Il primo a comparire davanti ai Pm, il 24 gennaio, sarà Francesco Musotto.

 

7.00 – E’ così. Ogni volta che il Sindaco di Marsala, Giulia Adamo, parte per le sue vacanze post natalizie, la Procura di Palermo la cerca.
L’anno scorso la prima donna di Marsala era in Brasile, e le arrivò la notizia che la Procura di Palermo stava indagando sulle sue spese fatte ai tempi in cui era capogruppo all’Ars del Pdl – Sicilia. Aveva comprato, dicevano gli investigatori, un gioiello con i soldi destinati al funzionamento del gruppo. “Ma quando mai”, disse lei. Tornò a fine Gennaio dal Brasile e chiarì: non era un acquisto per uso personale, ma un vassoio, anzi una coppa, regalata al figlio di Nino Strano, altro campione della politica siciliana (quello che, da senatore, quando cadde il governo Prodi, si mangià la mortadella direttamente nel suo banco…), per il suo matrimonio. Un regalo di nozze, insomma. Solo che Strano non se lo ricorda, e nemmeno suo figlio. “E regali non ne abbiamo ricevuto tanti” disse l’ex assessore siciliano al turismo.
Ma comunque, Giulia Adamo era sicura: “Ho chiarito tutto in Procura”.
E invece a quanto pare no.
Gennaio 2014, Giulia Adamo è in Vietnam, e la Procura di Palermo che sta indagando sugli sprechi all’Ars e sulle spese pazze dei gruppi parlamentari – cioè degli acquisti di cose assurde e inutili fatti con i soldi pubblici – le ha mandato un avviso di garanzia. Come lo ha mandato ad altri capigruppo dell’Ars noti dalle nostre parti: Livio Marrocco e Paolo Ruggirello.
Sono tredici gli indagati. L’inchiesta della Procura di Palermo è terminata. Ora loro hanno venti giorni di tempo per chiarire, chiedere ancora una volta di essere sentiti, presentare memorie.
In realtà gli esponenti politici sono stati convocati in Procura per i prossimi giorni dai sostituti procuratori Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Luca Battinieri, nonché dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci.
L’inchiesta è partita nell’ottobre 2012 quando i finanzieri del nucleo tutela spesa pubblica della polizia tributaria entrarono all’Ars acquisendo tutta la documentazione sulle spese dei gruppi parlamentari. Ma l’indagine riguarda in totale 97 persone: 83 sono parlamentari della scorsa legislatura. Con i soldi dei contribuenti avrebbero comprato borse Louis Vuitton, cravatte, profumi e persino soggiorni in alberghi di lusso e regali di nozze.

 

Con l’avviso di garanzia, l’Amministrazione Comunale di Marsala raggiunge un titolo non invidiabile, ma sicuramente che la pone come una realtà unica nel suo genere, una roba da “Città Europea del vino”. E’ infatti l’unica città che ha, al momento, sottoposti ad indagine sia il Sindaco, sia il vicesindaco, Antonio Vinci (Pd) che è stato raggiunto da un avviso di garanzia perchè è accusato di aver utilizzato indebitamente l’auto blu del Comune.

 

Il tutto nel silenzio assoluto dei partiti della maggioranza, a cominciare dal Partito Democratico, che sulla questione morale, a Marsala, è ormai latitante e reticente.

Nell’attesa di ricevere il comunicato del Sindaco Adamo, proponiamo quello che inviò l’anno scorso, in occasione della fuga di notizie sull’inchiesta conclusa con gli avvisi inviati in questi giorni:
“Nel Nord la Lega ha fatto un mare di porcherie, e a me la stampa contesta in maniera indegna l’acquisto di una coppa regalata ad un assessore, che non so neanche com’è fatta, non l’ho mai vista”.
Indegna stampa, indegna la Procura.
Idea: perchè non si dà un incarico, a nome della città di Marsala, ad un avvocato per citare in giudizio la Procura che danneggia l’immagine della città

Un referendum d’imperio Fonte: il manifesto | Autore: Alessandro Dal Lago

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Con il “refe­ren­dum” sul reato di immi­gra­zione clan­de­stina, Beppe Grillo ha chia­rito a tutti, anche ai seguaci più fedeli, la sua idea di demo­cra­zia. Che su 24.000 votanti, con­vo­cati all’ultimo momento, quasi 16 mila abbiano votato per l’abrogazione e 9.000 con­tro farà tirare un respiro di sol­lievo, ma non deve far gioire nes­suno. Que­sta non è demo­cra­zia diretta, è impo­si­zione demagogica.

Come si fa a «votare» su un tema simile, senza alcuna pre­pa­ra­zione, dalle «10 alle 17» del 13 gennaio?

E poi, con che diritto ven­ti­quat­tro­mila elet­tori hanno dato un parere «vin­co­lante» (per for­tuna con­tra­rio al reato) al gruppo par­la­men­tare del Senato, come si legge sul blog? Forse, Grillo e Casa­leg­gio non lo sanno, ma l’articolo 67 della Costi­tu­zione vieta espres­sa­mente il man­dato impe­ra­tivo. E quindi sarebbe ora che il M5S, che tiene tanto alla lega­lità, al punto di essere con­tra­rio a svuo­tare le car­ceri, la smet­tesse con la bar­zel­letta del man­dato vincolante.

La que­stione di que­sta biz­zarra con­sul­ta­zione online ha due impor­tanti aspetti, uno di metodo e uno di merito. Per comin­ciare, la deci­sione auto­cra­tica di far votare gli iscritti in poche ore e senza pre­av­viso dimo­stra come, al di là delle chiac­chiere sulla demo­cra­zia diretta, il duo Grillo-Casaleggio con­si­deri il Movi­mento 5 Stelle come cosa pro­pria. Que­sto, d’altra parte, è il metodo seguito sin qui: le «par­la­men­ta­rie» con poche decine di migliaia di votanti, gli addetti alla comu­ni­ca­zione impo­sti agli eletti, il divieto di andare ai talk show e così di seguito. Detto in poche parole, i par­la­men­tari sono liberi di pen­sare quello che vogliono, pur­ché seguano le indi­ca­zioni dei lea­der e fac­ciano quello che ordina la mag­gio­ranza degli iscritti con­vo­cati all’ultimo momento. Rispetto ai refe­ren­dum di Grillo, le pri­ma­rie del Pd sono state un capo­la­voro di demo­cra­zia diretta…

E se l’esito del “refe­ren­dum” fosse stato oppo­sto? Nel video Gaia , pro­dotto da Casa­leg­gio e Asso­ciati qual­che anno fa, si pre­vede, tra il serio e il faceto, che tra una tren­tina d’anni saranno indetti refe­ren­dum su scala glo­bale su temi come la pena di morte. Ven­gono i bri­vidi a pen­sare come potrebbe andare. Soprat­tutto per­ché, nella visione di Casa­leg­gio e Grillo, i refe­ren­dum non hanno biso­gno di quo­rum. Insomma, chi par­te­cipa ha il diritto di deci­dere per tutti. È lo stesso spi­rito del refe­ren­dum di ieri. Que­sta sarebbe la demo­cra­zia che ci aspetta? Che suc­ce­derà quando Grillo chia­merà a votare poche migliaia di iscritti su un tema sen­si­bile come l’amnistia?

Quanto al merito, l’imporre di punto in bianco una con­sul­ta­zione di que­sto tipo rivela quanto sia con­ser­va­tore, al limite della xeno­fo­bia, l’atteggiamento del duo Grillo-Casaleggio in mate­ria d’immigrazione (d’altra parte, per capirlo, bastava dare un’occhiata al loro libro Il grillo canta al tra­monto ). Per Grillo, i “sacri con­fini della patria” non devono essere vio­lati, i “veri immi­grati siamo noi” e così via. Un cam­pio­na­rio di luo­ghi comuni rea­zio­nari, del tutto simile agli slo­gan della Lega e del resto della destra. Ora, Grillo ha capito bene che la mag­gio­ranza dei suoi par­la­men­tari e degli atti­vi­sti era favo­re­vole ad abro­gare il reato. E quindi, con 24.000 voti su 100.000 iscritti (teo­rici), potrà lavarsi le mani dell’intera fac­cenda, per­ché il “popolo” ha deciso. Come ha detto Ber­lu­sconi, un movi­mento in mag­gio­ranza di sini­stra è gover­nato da un lea­der di destra…

L’aspetto vera­mente tra­gico di que­sta vicenda è che il reato di clan­de­sti­nità, insieme a tutta la Bossi-Fini (e non dimen­ti­chiamo la Turco-Napolitano) non è solo una norma mal­va­gia, per­ché impe­di­sce ai pesche­recci di soc­cor­rere i bar­coni (altri­menti rischiano di essere incri­mi­nati per favo­reg­gia­mento), ma è anche stu­pida: il risul­tato è l’ingorgo delle pro­cure con migliaia di pro­ce­di­menti che por­tano a una multa che nes­sun migrante è in grado di pagare.

Era neces­sa­rio un refe­ren­dum per­ché i gruppi par­la­men­tari del M5S votas­sero con­tro una legge simile?

Rappresentanza, “non applicate quell’accordo”. Il No alla Cgil parte dall’Emilia Romagna Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Quello firmato sulla rappresentanza sindacale “e’ un accordo che penso arriveremo a dire che noi non lo applicheremo, speriamo con il consenso dei nostri iscritti”.
Lo scontro nazionale tra Cgil e Fiom approda subito anche in Emilia-Romagna dove il numero uno regionale della sigla dei metalmeccanici, Bruno Papignani, spara a zero sull’intesa sulla rappresentanza raggiunta tra i leader confederali; “un accordo fatto esplicitamente contro la Fiom”, manda a dire oggi Papignani dalle frequenze di Radio Tau. Ma in Emilia-Romagna e a Bologna, “dove se non c’e’ la Fiom non c’e’ il sindacato dato che il 50% dei lavoratori sono del settore metalmeccanico”, la sigla delle tute blu ha tutta l’intenzione di far valere il suo peso e la sua netta opposizione a quanto deciso dai vertici. Fino al punto di non applicare l’accordo sulla rappresentanza. E mettendo in conto fin d’ora resistenze nell”apparato’ Cgil.
“Io penso che la Fiom non possa fare a meno della Cgil e viceversa- dice Papignani- ma stavolta temo si sia voluto fare fuori il gruppo dirigente della Fiom da parte del segretario generale della Cgil” e a Bologna la Camera del lavoro rispecchia l’impostazione romana: “Qui abbiamo i pasdaran della Camusso. Dunque non ho dubbi che Gruppi (segretario della Camera del lavoro di Bologna, ndr) sara’ super d’accordo con questo accordo e con il metodo Camusso”, afferma Papignani. Fosse cosi’ lo scontro con la Fiom (con cui spesso i rapporti sono stati piu’ che tesi) sarebbe pressoche’ inevitabile. Dunque la Fiom si battera’ perche’ i lavoratori dell’industria possano votare per esprimersi su quell’accordo, ma se questo non succedera’ “dovremo andare nelle assemblee congressuali con un emendamento contro questo accordo e il gruppo dirigente che lo ha firmato. C’e’ una questione di democrazia interna molto pesante. Di questo accordo, esplicitamente contro la Fiom, abbiamo saputo solo da internet, e questo – sottolinea Papignani – vale per noi e come per quei segretari che ora magari giustificano l’accordo perche’ tengono famiglia”. Eppure, per Papignani, la Cgil dovrebbe ribellarsi perche’ l’intesa raggiunta sconfessa tante battaglie condotte fin qui. “Si dovevano stabilire delle regole applicative dei due accordi precedenti invece si e’ fatto un ‘testo unico’ che peggiora gli accordi”; un’intesa che, la stronca Papignani, “di fatto costituisce un ruolo diverso del sindacato, cambia la funzione della Cgil, va contro l’accordo interconfederale del 28 giugno, ha profili di incostituzionalita’ rispetto ai diritti sindacali e rompe qualunque rapporto di credibilita’ tra noi e il segretario generale della Cgil”. Papignani, proprio per ‘colpa’ di Camusso, vede all’orizzonte un altro congresso spaccato, come gia’ fu l’ultimo di Bologna.
Del resto, sferza ancora, “fare un accordo per una lotta di potere e guardare alla politica e non ai lavoratori per risolvere i problemi sono cose che fanno male a un sdindacato”. Ma pare che la Cgil non ne imbrocchi una da un po’, perfino in occasione delle primarie, con gli endorsment a Gianni Cuperlo, alla fine “ha perso, perche cittadini e iscritti al Pd hanno votato Renzi. La Cgil ha perso la sua spinta propulsiva anche in politica”, conclude Papignani.

Sabato 18 gennaio alle ore 15 presidio interetnico di fronte al Cara di Mineo

Per un 2014 di lotta al razzismo , alle guerre ed alle loro basi

Per la chiusura delle galere etniche e del Cara di Mineo

Per la smilitarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo

Alla luce del pessimo bilancio della riunione del consiglio comunale di Mineo, tenutasi il 2/1 in paese con l’esclusione proprio dei richiedenti asilo, è più che mai urgente dare visibilità alle richieste espresse dai migranti il 19/12 a Palagonia e prevenire che siano i carcerieri ad appropriarsi dei primi risultati delle mobilitazioni dei richiedenti asilo. Se aumentano le commissioni per l’esame delle richieste d’asilo non è certo frutto di concessioni governative, sempre più intenzionate ad affrontare la questione immigrazione come un problema di ordine pubblico, ma delle lotte e del tragico suicidio del giovane eritreo Mulue Ghirmay il 14/12 scorso.

E’ una vergogna che, dopo la strage di 368 migranti il 3 ottobre a Lampedusa e le crescenti proteste contro le galere etniche, chi ci governa di fronte al dimezzamendo settimanale di esami delle richieste d’asilo irresponsabilmente raddoppia le presenze nel mega-Cara di Mineo, incurante della crescente invivibilità; le legittime proteste sono causate dal non riconoscimento della soggettività migrante, affrontata finora solo con le minacce e la repressione poliziesca., mentre ci si potrebbe confrontare con le loro richieste

E’ una vergogna che chi gestisce il Cara continui impunemente a costringere all’indigenza migliaia di richiedenti asilo pagando il pocket money (diaria di euro 2,50) in sigarette (anche per i bambini), i migranti sono considerati oggetti da parcheggiare a tempo indeterminato per il loro megabusiness; chi gestisce il Cara pensa più ad ipocrite operazioni di facciata (la squadra di calcio, il nuovo film sulla “grande integrazione” dei migranti), anziché a provvedere a garantire corsi d’italiano, vestiti invernali, cibo decente, assistenza sanitaria adeguata ed a impedire che si ripetano casi di sfruttamento sessuale di donne migranti richiedenti asilo, che aggravano di molto la loro angosciante e disagiata permanenza.

Facciamo appello ai media ad accendere i riflettori su ciò che avviene dentro il Cara, dando voce a chi finora non ne ha avuto, cioè ai richiedenti asilo, già vittime delle peggiori ingiustizie planetarie e dei sempre più frequenti naufragi ; da parte nostra facciamo appello alle associazioni solidali del calatino, siciliane e nazionali affinché il Cara della vergogna venga chiuso al più presto, moltiplicando in alternativa gli SPRAR in piccoli e medi centri, per favorire così un reale inserimento sociale, seguendo l’esempio di comuni come Riace nella Locride, a costi molto inferiori ed a condizioni più umane, evitando inoltre la crescente militarizzazione della Sicilia, già avamposto di criminali ed anticostituzionali basi di guerra Usa e NATO (Sigonella, Niscemi…).

In vista della costruzione euromediterranea della Carta di Lampedusa a fine gennaioed a sostegno delle rivendicazioni dei richiedenti asilo del Cara di Mineo , facciamo appello all’associazionismo migrante ed antirazzista a costruire una grande manifestazione regionale all’inizio di febbraio di fronte al Cara di Mineo per la sua chiusura.

http://www.meltingpot.org/La-Carta-di-Lampedusa-Dal-31-gennaio-al-2-febbraio2014.html#.Us5xOdLuIro

Sabato 18 gennaio alle ore 15 presidio interetnico di fronte al Cara di Mineo