L’Europa boccia l’Italia sul precariato Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Con due sen­tenze del 12 dicem­bre la Corte di Giu­sti­zia euro­pea con sede in Lus­sem­burgo ha boc­ciato la legi­sla­zione ita­liana che nega il rico­no­sci­mento delle tutele dei pre­cari della pub­blica ammi­ni­stra­zione. La prima ordi­nanza, chia­mata con il nome del ricor­rente «Car­ratù», riguarda un con­ten­zioso con le Poste. Azienda ormai pri­va­tiz­zata, che si per­mette di entrare nel capi­tale azio­na­rio di Ali­ta­lia ver­sando 75 milioni di euro, le Poste si com­por­tano come qual­siasi altra ammi­ni­stra­zione sta­tale che assume un eser­cito di circa 250 mila lavo­ra­tori a cot­timo: licen­zia e rias­sume con con­tratti pre­cari 133 mila per­sone nella scuola, 30 mila nella sanità, fino a 80 mila nelle regioni e negli enti locali.

Con­fer­mando una tesi del Tri­bu­nale di Napoli, la Corte euro­pea sostiene che lo Stato ita­liano è il datore di lavoro di ultima istanza e quindi deve rispet­tare la diret­tiva 70 del 1999 della Com­mis­sione Euro­pea che proi­bi­sce a tutti gli stati mem­bri dell’Unione di rin­no­vare i con­tratti pre­cari oltre 36 mesi, cioè tre anni. Lo Stato ita­liano deve quindi prov­ve­dere a sta­bi­liz­zare diret­ta­mente i pre­cari e que­sto vale per tutti i livelli dell’amministrazione.

Per quanto riguarda la seconda sen­tenza, chia­mata «Papa­lia», riguarda un mae­stro della banda musi­cale del comune di Aosta, pre­ca­rio da 30 anni. «Que­sta sen­tenza può essere estesa per ana­lo­gia a tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale – sostiene Mar­cello Paci­fico, pre­si­dente del pic­colo e com­bat­tivo sin­da­cato Anief – il caso esa­mi­nato è equi­pa­ra­bile a quello dei 250 mila pre­cari sto­rici della P.a. Che hanno già svolto almeno 36 mesi di servizio».

La Corte euro­pea ha riba­dito che deve essere appli­cato il decreto 368 del 2001, ema­nato per rece­pire la diret­tiva euro­pea, e mai da allora appli­cato. Per­ché lo Stato, come qual­siasi altra azienda alla ricerca della scor­cia­toia per non assu­mere e pro­lun­gare all’infinito lo sfrut­ta­mento di lavoro inter­mit­tente, senza tutele pen­sio­ni­sti­che e per la disoc­cu­pa­zione, ha modi­fi­cato il testo del decreto nel 2007. Ciò ha pro­vo­cato l’apertura di una pro­ce­dura di infra­zione da parte della Com­mis­sione Euro­pea nel 2010 per quanto riguarda il per­so­nale ammi­ni­stra­tivo (Ata) nella scuola.

Nel 2012 ne è stata aperta un’altra per tutti i docenti pre­cari. Nel corso del 2013, infine, a favore di tutti i pre­cari alle dipen­denze di pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni. Le sen­tenze della Corte di Giu­sti­zia che riguar­dano espli­ci­ta­mente i pre­cari della scuola sono pre­vi­ste tra il luglio e il set­tem­bre 2014. Nel frat­tempo si stanno mol­ti­pli­cando le ordi­nanze dei tri­bu­nali nazio­nali (da Trento a Tra­pani) che con­dan­nano al risar­ci­mento dei danni per il pre­ca­riato plu­rien­nale inflitto. I giu­dici ita­liani dovranno suc­ces­si­va­mente appli­care gli orien­ta­menti della corte euro­pea, deci­dendo se pro­ce­dere ad una sta­bi­liz­za­zione oppure ad un risar­ci­mento. Per il governo ita­liano, sem­pre attento ad appli­care con pun­ti­glio i det­tami della Troika sulla parità del bilan­cio o sulla ridu­zione del debito pub­blico, l’applicazione delle sen­tenze euro­pee a difesa dei diritti dei pre­cari potrebbe essere una cata­strofe finan­zia­ria. Sta­bi­liz­zare la mostruosa ano­ma­lia creata in 20 anni di pre­ca­riato sel­vag­gio ha un costo proi­bi­tivo. Limi­tarsi a risar­cire i danni pro­cu­rati potrebbe essere peg­gio. La Corte potrebbe con­dan­nare lo Stato ita­liano a pagare multe fino a 8 milioni di euro per sin­golo caso.

Il governo Letta ha raf­for­zato l’anomalia in nome dell’austerità, bloc­cando il rin­novo del con­tratto per il 2014, gli scatti di anzia­nità e l’ incre­mento per l’indennità di vacanza con­trat­tuale. I 67 mila docenti assunti nei pros­simi tre anni dal mini­stro dell’Istruzione Car­rozza non coprono i pen­sio­na­menti e non c’è nes­suna idea per rias­sor­bire i 138 mila pre­cari assunti solo quest’anno. La legge «D’Alia» ban­dirà con­corsi con riserva di posti al 50% per i pre­cari con tre anni di con­tratto negli ultimi dieci minac­cia anzi di licen­ziarne una gran parte dei 250 mila esi­stenti. O di pro­ro­garli. Il 27 dicem­bre è arri­vata infine la beffa.

Il mini­stero dell?Economia ha chie­sto il gra­duale recu­pero degli scatti matu­rati nel 2012, già ero­gati, fino a 150 euro. Gli assunti dovranno pagare allo Stato i costi dell’austerità. I sin­da­cati sono sul piede di guerra. Per il Movi­mento 5 Stelle «il governo ha oltre­pas­sato la linea get­tan­dosi nell’agghiacciante sce­na­rio in cui versa la Grecia».

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