Rivolta al Cairo, in fiamme l’università | Fonte: Il Manifesto | Autore: Giuseppe Acconcia

Violenti scontri nella capitale, un morto. I giovani della «Fratellanza» contro golpe e normalizzazione. Proteste ovunque dopo la messa al bando del partito di Morsi come gruppo «terrorista»

Scorre di nuovo il san­gue dei soste­ni­tori dell’ex pre­si­dente Moham­med Morsi desti­tuito nell’estate scorsa da un golpe mili­tare, in seguito all’incendio dell’Università di Al Azhar. Gli edi­fici delle facoltà di Agra­ria, Eco­no­mia e la caf­fet­te­ria della facoltà di Scienze sono stati dati alle fiamme sabato mat­tina. Un gio­vane soste­ni­tore di Morsi è stato ucciso dalla poli­zia, nume­rosi sono i feriti men­tre sono 101 gli stu­denti arre­stati in seguito allo scop­pio dell’incendio. Secondo le forze di sicu­rezza, ad appic­care le fiamme sono stati gli affi­liati alla con­fra­ter­nita, alcuni dei quali colti men­tre tra­spor­ta­vano fuo­chi d’artificio, pistole e bot­ti­glie molo­tov. I Fra­telli musul­mani hanno par­lato invece di «accuse fab­bri­cate». Nell’ateneo erano in corso le ses­sioni di esami inver­nali che sono state imme­dia­ta­mente sospese.

Mah­moud al Azhari, por­ta­voce del gruppo «Stu­denti con­tro il golpe», ha dichia­rato che il gio­vane ucciso si chiama Kha­led al Had­dad ed è stato col­pito da alcuni pro­iet­tili spa­rati dalla poli­zia alle porte della facoltà di Eco­no­mia. Secondo un’altra asso­cia­zione stu­den­te­sca pro-Morsi, diversi stu­denti coin­volti negli scon­tri sono rima­sti feriti. Uno di loro, Tamim Mah­moud è stato col­pito da un pro­iet­tile alla testa ed è in con­di­zioni cri­ti­che. Bakr Zaki, pre­side della facoltà di Eco­no­mia, ha soste­nuto che i respon­sa­bili degli scon­tri sareb­bero per­sone estra­nee all’Università che hanno bloc­cato l’ingresso alle facoltà a stu­denti e al per­so­nale dell’ateneo. Il cam­pus di Nassr City si trova a pochi metri dal viale occu­pato dalla Fra­tel­lanza in seguito al colpo di stato del 3 luglio scorso.

Ma le vio­lenze non si pla­cano in tutto il paese in seguito alla dichia­ra­zione della Fra­tel­lanza come «gruppo ter­ro­ri­stico» secondo l’articolo 86 del codice penale. In Egitto l’appartenenza a un gruppo ter­ro­ri­stico è puni­bile con una reclu­sione fino a cin­que anni, men­tre il finan­zia­mento e la par­te­ci­pa­zione al movi­mento pos­sono costare anche la pena di morte. Secondo il vice pre­mier Hos­sam Eissa, tutti gli affi­liati alla Fra­tel­lanza sono sog­getti a prov­ve­di­menti restrit­tivi per ogni atti­vità di «pro­mo­zione ver­bale, scritta e finan­zia­ria» della con­fra­ter­nita.

E così l’esasperazione esa­cerba lo scon­tro tra laici e isla­mi­sti. Negli ultimi giorni, tre per­sone sono state uccise in scon­tri tra pro e anti Morsi a Minia e Damietta, due ad Assuan. Subito dopo la deci­sione di ina­sprire le misure con­tro la Fra­tel­lanza, il mini­stero dell’Interno ha annun­ciato l’apertura di una linea dedi­cata alle denunce di cit­ta­dini comuni con­tro chi fosse sospet­tato di far parte della con­fra­ter­nita. Un prov­ve­di­mento di que­sto tipo potrebbe deter­mi­nare il supe­ra­mento di una linea rossa che por­te­rebbe il paese verso il bara­tro di nuove vio­lenze. Qua­lora venis­sero col­piti i nervi della base sociale isla­mi­sta, cioè scuole, opere cari­ta­te­voli e ospe­dali con­trol­lati dalla Fra­tel­lanza, gli scon­tri tra pro e anti Morsi potreb­bero diven­tare incon­trol­la­bili. Per que­sto, il rap­pre­sen­tate regio­nale di Human Rights Watch, Sarah Leah Whi­ston ha dura­mente cri­ti­cato il governo egi­ziano. «Il governo vuole ster­mi­nare i Fra­telli musul­mani come prin­ci­pale gruppo di oppo­si­zione poli­tica», si legge in una nota.

Anche il por­ta­voce del Segre­ta­rio di Stato, Jen Psaki si è detto «pre­oc­cu­pato» per i recenti arre­sti di isla­mi­sti chie­dendo un «pro­cesso poli­tico inclu­sivo».
A inne­scare que­sti nuovi scon­tri è stato l’attentato con­tro la sta­zione di poli­zia di Man­soura che il 24 dicem­bre scorso ha cau­sato 16 vit­time tra gli agenti. Poche ore dopo decine di cit­ta­dini comuni hanno dato fuoco alle case di espo­nenti della Fra­tel­lanza in alcune città, roc­ca­forti del movi­mento, nella regione di Dakhleya. Men­tre il popo­lare pro­prie­ta­rio del canale tele­vi­sivo al Faraeen, Taw­fiq Oka­sha è apparso sugli schermi tele­vi­sivi inco­rag­giando i cit­ta­dini della regione a uscire di casa e con­ti­nuare negli attac­chi, seguendo l’esempio dei resi­denti di Man­soura. Con­tem­po­ra­nea­mente, il gior­nale online pro Morsi Al Mogaz è stato oscu­rato.

A ripor­tare in Egitto il clima del ter­ro­ri­smo degli anni Ottanta ci sono anche una lunga serie di esplo­sioni e rin­ve­ni­menti di ordi­gni in soli due giorni. Vari feriti aveva cau­sato una bomba ritro­vata pro­prio all’ingresso dell’Università Al Azhar lo scorso 25 dicem­bre. Altri tre ordi­gni sono stati rin­ve­nuti a due passi da piazza Rabaa al Ada­weya. Una bomba è stata fatta esplo­dere ieri dagli arti­fi­cieri della poli­zia di Kafr al Sheikh alle porte della sede del gover­na­to­rato locale.

Subito dopo l’attentato alla sede dei Ser­vizi di sicu­rezza e di poli­zia di Man­soura, l’ex primo mini­stro dell’anno di pre­si­denza Morsi, Hisham Qan­dil è stato tratto in arre­sto men­tre ten­tava di supe­rare il con­fine con il Sudan. L’accusa per Qan­dil riguarda la man­cata nazio­na­liz­za­zione della Tanta Oil Com­pany nono­stante una sen­tenza in que­sto senso della Corte ammi­ni­stra­tiva del Cairo.

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