Facchini della logistica non più schiavi. L’accordo migliora busta paga e condizioni di lavoro Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Ricordate la lotta dei facchini della logistica tra Piacenza e Bologna? I sindacati di base Cobas Lavoro privato e Si Cobas annunciano la formalizzazione di un “accordo migliorativo delle condizioni di lavoro” per gli addetti, 260 circa, che operano nei magazzini Gsi (Grandi salumifici italiani) e Camst di Interporto di Bologna, entrambi gestiti dalla coop Logima. La loro lotta dura da diversi mesi. Numerose e pesanti le cariche della polizia nel corso dei sit in davanti ai cancelli deller aziende. I sindacati confederali si sono tenuti sempre a distanza dalle varie vertenze, ma questo non ha impedito ai migranti di ottenere solidarietà in tutta Italia.

L’accordo e’ con Gli a cui Logima fa capo. L’intesa prevede che, a decorrere dallo scorso novembre, 13esima, 14esima, ferie, permessi e Tfr matureranno sulle 168 ore (mentre ci sono periodi in cui questa quota puo’ calare) e dall’1 dicembre il livello minimo per assunti a tempo indeterminato e’ il quinto; prevista anche la busta paga con calcolo mensilizzato, riconoscimento degli scatti di anzianita’ a partire dal 2008.
Ci sono anche voci di integrazione in aumento della busta paga e un “orario di lavoro equamente suddiviso su tutti i dipendenti, e non in base alla simpatia e vantaggi personali”, sottolineano i Cobas in una nota, con eventuale accordo da verificare su banca ore da gennaio 2014. Le ferie “non saranno piu’ imposte” e le visite del medico competente saranno “a carico dell’azienda con rimborso spese se effettuate fuori sede”. Dell’intesa, approvata ieri in assemblea (“Vanno a star meglio, soprattutto le donne”, dice Nicoletta Frabboni dei Cobas), fanno parte anche elementi per la sicurezza sul lavoro, con anche una “distribuzione equa fra tutti i dipendenti di merci pesanti e leggere”; saranno poi eletti gli Rls, i rappresentanti sindacali per la sicurezza: la presentazione delle candidature è entro il 31 gennaio 2014, e le elezioni entro il 10 febbraio .

E in vista di trasformazioni societarie di Gli i lavoratori soci saranno assunti come dipendenti. Tutto questo e’ frutto, per i Cobas, della “grande partecipazione allo sciopero riuscitissimo” di 24 ore del 19 e 20 novembre: “Le cose stanno cambiando e miglioreranno ancora se controlleremo l’applicazione dei risultati raggiunti”. Cobas Lavoro privato e Si Cobas ringraziano “per la partecipazione e la solidarieta’ alla lotta, i lavoratori e delegati di Fercam, Ikea e Geodis ed i licenziati dalla cooperativa Granarolo che ancora aspettano un posto di lavoro. A loro restituiamo la nostra solidarieta’ e partecipazione alle iniziative per l’ottenimento di quanto il Prefetto di Bologna promette da mesi e non mantiene”.
L’esito della vertenza con Gli fa ben sperare: “Ha finalmente capito che deve applicare al 100% il contratto nazionale merci trasporto logistica, che tutto deve svolgersi regolarmente secondo le leggi vigenti, solo cosi’ il mondo della logistica e trasporti puo’ uscire dal terreno paludoso dello sfruttamento di chi lavora, dell’evasione contributiva e fiscale”, concludono i Cobas.

Appello a Napolitano, Letta, Barroso e Draghi: Invertire la rotta da: controlacrisi.org

 

Al Pre­si­dente della Repub­blica, Gior­gio Napolitano

 

Al Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri, Enrico Letta

 

Al Pre­si­dente della Com­mis­sione Euro­pea, José Manuel Barroso

 

Al Gover­na­tore della Banca Cen­trale Euro­pea, Mario Draghi

 

La crisi dura ormai da sei anni. Inne­scata dalla povertà di massa figlia di trent’anni di neo­li­be­ri­smo, esa­spera a sua volta povertà e disu­gua­glianza. Mol­ti­plica l’esercito dei senza-lavoro. Distrugge lo Stato sociale e sman­tella i diritti dei lavo­ra­tori. Com­pro­mette il futuro delle gio­vani gene­ra­zioni. Pro­duce una gene­rale regres­sione intel­let­tuale e morale. Mina alle fon­da­menta le Costi­tu­zioni demo­cra­ti­che nate nel dopo­guerra. Ali­menta rigur­giti nazio­na­li­stici e neofascisti.

 

Con­ce­pita nel segno della spe­ranza, l’Europa unita arbi­tra della scena poli­tica con­ti­nen­tale rap­pre­senta oggi, agli occhi dei più, un potere ostile e minac­cioso. E la stessa demo­cra­zia rischia di appa­rire un mero simu­la­cro o, peg­gio, un peri­co­loso inganno.

 

Per­ché? È la crisi come si suole ripe­tere la causa imme­diata di tale stato di cose? O a deter­mi­narlo sono le poli­ti­che di bilan­cio che, su indi­ca­zione delle isti­tu­zioni euro­pee, i paesi dell’eurozona appli­cano per affron­tarla, in osser­vanza ai prin­cipi neoliberisti?

 

Noi cre­diamo che quest’ultima sia la verità. Siamo con­vinti che le ricette di poli­tica eco­no­mica adot­tate dai governi euro­pei, lungi dal con­tra­stare la crisi e favo­rire la ripresa, raf­for­zino le cause della prima e impe­di­scano la seconda. I Trat­tati euro­pei pre­scri­vono un rigore finan­zia­rio incom­pa­ti­bile con lo svi­luppo eco­no­mico, oltre che con qual­siasi poli­tica redi­stri­bu­tiva, di equità e di pro­gresso civile. I sacri­fici impo­sti a milioni di cit­ta­dini non sol­tanto si tra­du­cono in indi­genza e disa­gio, ma, depri­mendo la domanda, fanno anche venir meno un fat­tore essen­ziale alla cre­scita eco­no­mica. Di que­sto passo l’Europa la regione poten­zial­mente più avan­zata e fio­rente del mondo rischia di avvi­tarsi in una tra­gica spi­rale distruttiva.

 

Tutto ciò non può con­ti­nuare. È urgente un’inversione di ten­denza, che affidi alle isti­tu­zioni poli­ti­che, nazio­nali e comu­ni­ta­rie il com­pito di rea­liz­zare poli­ti­che espan­sive e alla Banca cen­trale euro­pea una fun­zione prio­ri­ta­ria di sti­molo alla crescita.

 

Ammesso che con­si­de­rare il pareg­gio di bilan­cio un vin­colo indi­scu­ti­bile sia potuto appa­rire sin qui una scelta obbli­gata, man­te­nere tale atteg­gia­mento costi­tui­rebbe d’ora in avanti un errore imper­do­na­bile e la respon­sa­bi­lità più grave che una classe diri­gente possa assu­mersi al cospetto della società che ha il dovere di tutelare.

Étienne Bali­bar, Alberto Bur­gio, Luciano Can­fora, Enzo Col­lotti, Mar­cello De Cecco, Luigi Fer­ra­joli, Gianni Fer­rara, Gior­gio Lun­ghini, Alfio Mastro­paolo, Adriano Pro­speri, Ste­fano Rodotà, Guido Rossi, Sal­va­tore Set­tis, Gia­como Tode­schini, Edoardo Vesen­tin

La cassa integrazione nel 2013 raggiunge il miliardo di ore Fonte: rifondazione.it

 

La cassa inte­gra­zione può essere con­si­de­rata un ter­mo­me­tro che misura la feb­bre del paese, allora l’Italia può essere con­si­de­rata un malato molto grave. Da gen­naio a novem­bre, infatti, le ore richie­ste e auto­riz­zate dal governo sono state poco meno di 990 milioni, ed è quasi una cer­tezza che entro la fine dell’anno, insieme al Natale, si festeg­gerà il miliardo. È la terza volta che accade dall’inizio della crisi: l’anno record fu il 2010, con 1,2 miliardi, men­tre nel 2012, furono 1,1 miliardi. A for­nire que­ste cifre è stata ieri la Cgil, che ha ela­bo­rato i dati dell’Inps. Tra­dotto in lavo­ra­tori, il quasi miliardo fa 520 mila lavo­ra­tori in cassa inte­gra­zione a zero ore, con un taglio del red­dito com­ples­sivo di 3,8 miliardi di euro, ovvero 7.300 euro in meno per ogni sin­golo lavo­ra­tore. A essere col­pito più di tutti è il Nord, sta­volta, Lom­bar­dia in testa, in par­ti­co­lare nel set­tore della mec­ca­nica.
Con que­sti dati, ha osser­vato il segre­ta­rio con­fe­de­rale della Cgil Elena Lat­tuada, «si pro­spetta l’ennesimo, tri­ste, anno record in ter­mini di ricorso alla cassa inte­gra­zione da quando, ora­mai sei anni fa, siamo stati inve­stiti da una vio­lenta crisi». Il pro­blema è che la legge di Sta­bi­lità non pare for­nire alcuna rispo­sta, anzi si parla di rimet­tere mano all’istituto della cig, cosa che pro­vo­che­rebbe un sisma sociale di non poco conto. Dice ancora l’esponente della Cgil: «Non si ha con­tezza alcuna dello stato di pro­fonda sof­fe­renza in cui versa la gran parte del Paese. Quest’ultimo è in ginoc­chio e la situa­zione sociale diventa sem­pre più inso­ste­ni­bile: serve una svolta e serve ora».
Il rap­porto della Cgil segnala come la richie­sta di cassa nei primi undici mesi dell’anno sia sostan­zial­mente in linea con le ore con­cesse nello stesso periodo del 2012, per un totale pari a 989.964.700 (-1,41%). Rimane quindi senza varia­zioni la richie­sta media di ore pari a 80/90 milioni di ore al mese, costante a par­tire da gen­naio 2009, così come ele­vata l’incidenza delle ore di Cig per lavo­ra­tore occu­pato nel set­tore indu­striale pari in undici mesi a 145 ore per addetto. Per quanto riguarda il solo mese di novem­bre, invece, le ore di cig richie­ste e auto­riz­zate sono state 110.047.398, in aumento sul mese pre­ce­dente del +21,34 per cento.
Nel det­ta­glio dell’analisi di corso d’Italia si rileva inol­tre come la cassa inte­gra­zione ordi­na­ria a novem­bre regi­stri un decre­mento del –21,06 per cento rispetto a otto­bre. Un primo segnale di inver­sione di ten­denza, si spe­re­rebbe, se non fosse che da ini­zio anno essa regi­stra invece un +3,36 per cento sui primi undici mesi del 2012. E se la richie­sta di ore per la cassa inte­gra­zione straor­di­na­ria (cigs) non fosse supe­riore del 20,46 per cento rispetto a otto­bre, men­tre il dato da ini­zio 2013, pari a 418.978.243 ore auto­riz­zate, segna un +14,26 per cento sullo stesso periodo dello scorso anno.
Quella che cre­sce, e di molto. è la cassa inte­gra­zione in deroga (cigd): a novem­bre ha regi­strato un aumento del +134,91 per cento sul mese pre­ce­dente. In cre­scita è anche il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs (+18,10 per cento) e quello dei ricorsi per crisi azien­dale (+20,90 per cento). Altro segnale pre­oc­cu­pante è la dimi­nu­zione di domande di ristrut­tu­ra­zione azien­dale (184 per un –9,80 per cento) e di rior­ga­niz­za­zione azien­dale (214, per un –2,73 per cento), a fronte dell’aumento del ricorso alla cassa in deroga o straor­di­na­ria. Vuol dire che, pas­sata l’epoca dei tagli, siamo in quella delle chiu­sure e dei fallimenti.