Vincono i lavoratori. Fiom condannata da: lo spiffero

Pubblicato Giovedì 19 Dicembre 2013, ore 8,25

 

Quindici operai della Flexider fanno causa al sindacato dei metalmeccanici Cgil: presentò in ritardo un ricorso e in 23 vennero licenziati. Il Tribunale di Torino dà loro ragione e impone un risarcimento. L’avvocato Ianniello: “Sentenza storica”

Capita anche che la vertenza se la facciano i lavoratori, da soli, e a risultare colpevole non sia il padrone, bensì il sindacato. Legge del contrappasso, si dirà, o forse più semplicemente segno dei tempi che passano, sta di fatto che per la prima volta a memoria di cronista un gruppo di operai – 15 per la precisione – ha trascinato davanti al giudice la Fiom di Torino per comportamento inadempiente e il Tribunale ha dato loro ragione.

 

 

 

I fatti risalgono all’agosto del 2009 quando la Flexider di corso Romania a Torino – società operante nell’industria meccanica, elettromeccanica, elettronica e siderurgica – mette in mobilità 25 lavoratori in seguito alla dismissione di un ramo d’azienda, nello specifico quello dell’automotive. Il provvedimento va impugnato, dopotutto c’è il celebre articolo 18 a tutelare i lavoratori, che vanno a bussare alla porta della Fiom per essere difesi. L’organizzazione di Maurizio Landini si mette subito a disposizione, purché tutti prendano la tessera del sindacato. Così fu, peccato che le pratiche per il reintegro vengono consegnate in ritardo rispetto ai 60 giorni dal licenziamento previsti dalla legge e così da un giorno all’altro i lavoratori si ritrovano a spasso. Tutti tranne due, per i quali le carte erano state depositate in tempo utile. Di qui la decisione di 15 di loro di rivolgersi a un avvocato e chiedere giustizia, questa volta proprio nei confronti del sindacato.

 

 

 

Ieri il Tribunale di Torino ha giudicato la Fiom colpevole e l’ha condannata per perdita di chance a un risarcimento in media di 4mila euro nei confronti di ciascuno dei lavoratori, oltreché al pagamento delle spese processuali. «Una sentenza storica – afferma Michele Ianniello (foto), legale dei lavoratori – anche se ritengo decisamente irrisorio l’importo riconosciuto ai miei assistiti e per questo ricorreremo in appello». Nella denuncia gli operai della Flexider avevano chiesto un risarcimento che raggiungeva l’importo complessivo di 800mila euro, ma per il giudice la tardiva presentazione delle pratiche per il reintegro è stata frutto di un concorso di colpe, giacché anche gli stessi lavoratori non si sarebbero mossi celermente per far partire il procedimento. Parallelamente era stato avanzato anche un esposto presso la Procura della Repubblica, per valutare eventuali risvolti penali della vicenda, ma in questo caso il procedimento è stato archiviato.

Bruxelles, la protesta autorganizzata contro i trattati dell’austerity Fonte: tribuno del popolo | Autore: andrea stratta

Agricoltori, cittadini, lavoratori, disoccupati, artisti, sindacati, ong, associazioni senza fini di lucro, collettivi e partiti si sono dati appuntamento a Bruxelles ieri mattina per manifestare (le foto) la netta opposizione alle nuove politiche di austerity del TSCG (Trattato sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governance) nell’Unione Economica e Monetaria e al tratta di libero scambio tra UE e Stati Uniti. Tra le critiche mosse dai manifestanti al TSCG vi sono: il rigore sul bilancio che farà ricadere sulle spalle del popolo il debito accumulato dal sistema finanziario e impedirà lo sviluppo delle politiche pubbliche; l’aumento delle disuguaglianze sociali attraverso la privatizzazione dei servizi pubblici e l’ulteriore diminuzione della spesa degli Stati per sanità, istruzione, pensioni.

L’Alleance ha anche rimarcato più volte il problema dell’aumento del deficit democratico causato dalla pressochè totale mancanza di un dibattito pubblico sull’argomento.Per quanto riguarda l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, gli organizzatori della protesta hanno evidenziato tre livelli differenti di problematiche. Dal punto di vista della persona, si contesta la deregolamentazione in materia ambientale e sanitaria, con pesanti ricadute a livello di qualità dei prodotti (pesticidi,OGM ecc.). Per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, essa viene ancora più sottomessa alla logica del profitto, della competitività e della concorrenza. Le ricadute, in questo caso, saranno in termini di distruzione di posti di lavoro nel settore agricolo e industriale, oltre a un ulteriore peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro. Ultimo punto preso in esame è quello del cittadino come elettore. Infatti, consentendo agli investitori privati di ricorrere contro uno Stato che applichi nei loro confronti una legislazione che ne danneggi il profitto, si registrerà una riduzione significativa del peso dei voti.

Dalle 10,30 i manifestanti si sono radunati in rue Belliard, la via che conduce al Parlamento Europeo, per dare vita a un corteo diretto alla Commissione Europea. Ci sono stati alcuni momenti di tensione con le forze dell’ordine, dovuti al lancio di alcuni petardi, quando i manifestanti si sono schierati di fronte ai check-point (con tanto di filo spinato, mezzi blindati e le immancabili autobotti con gli idranti) a difesa della Commissione.
Durante la fase conclusiva del corteo, si sono registrate alcune cariche della polizia federale belga e il fermo di alcuni manifestanti.

Ilva, “basta concessioni ai Riva”. Ambientalisti in fermento dopo la sentenza della Cassazione Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Basta concessioni ai Riva, che per anni hanno intascato immensi profitti senza spendere un centesimo per ridurre l’impatto devastante dell’Ilva sui lavoratori e sui cittadini di Taranto”. Così in una nota Roberto Della Seta, di ‘Green Italia’, movimento politico ecologista, all’indomani della sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato il sequestro di più di otto miliardi ai Riva. Per Della Seta “al di la’ della sentenza della Cassazione, ci sono le leggi e la Costituzione che permettono, in casi eccezionali com’e’ senz’altro questo, l’esproprio ai privati. Tra la ‘roba’ dei Riva c’e’ l’Ilva, si ricominci da quella”.

Per la procura, nel tesoretto i soldi risparmiati in sicurezza
Secondo i consulenti della procura di Taranto che ordinò il sequestro, gli oltre 8 miliardi sarebbero una cifra equivalente alle somme che dal 1995 (anno di acquisizione della Italsider pubblica) l’Ilva avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti del Siderurgico, e in particolare quelli dell’area a caldo (sotto sequestro dal 26 luglio 2012, anche se la fabbrica non si e’ mai fermata), alle normative ambientali, pregiudicando l’incolumita’ e la salute della popolazione. La tesi degli inquirenti tarantini e’ che gli investimenti non eseguiti si siano tradotti in un guadagno illecito: un tesoretto che i Riva avrebbero accumulato risparmiando sulla salute dei cittadini. In totale sotto sequestro erano finiti beni, di cui e’ custode e amministratore giudiziario il commercialista Mario Tagarelli, per poco meno di due miliardi, di cui le liquidita’ ammontano a circa 56 milioni di euro.

“Grazie ai magistrati abbiamo conosciuto il bubbone dell’Ilva”
Secondo Della Seta, “da quando la magistratura ha fatto conoscere a tutti il bubbone dell’Ilva, la risposta della politica e dei governi e’ stata prima compiacente, in perfetta continuita’ con anni di rapporti complici tra politici di ogni colore e famiglia Riva, e poi timida e incerta, segnata piu’ dal tentativo di salvaguardare la continuita’ produttiva dell’impianto che da scelte forti e coraggiose per il risanamento rapido e radicale del siderurgico tarantino”.
L’errore, spiega l’esponente ecologista, “e’ proprio questo: immaginare che si possa difendere il lavoro annacquando gli interventi di conversione dei processi produttivi. Nel mondo, i luoghi-simbolo della siderurgia, da Bilbao a Pittsburgh alla Corea alla Ruhr, vivono da decenni un’epoca di grandi trasformazioni: in alcuni casi si e’ deciso di puntare su diverse vocazioni industriali, in altri si sono realizzate rilevantissime azioni di ambientalizzazione. Noi soli abbiamo scelto la via del piccolo cabotaggio, rappresentata nel modo piu’ emblematico dalla nomia a commissario di Enrico Bondi che e’ stato anche l’ultimo fiduciario dei Riva. Insomma la colpa se le cose a Taranto non si risolvono non e’ dei magistrati – conclude Della Seta – ne’ di quelli che sequestrano gli impianti ne’ di questi che sbloccano i beni personali dei Riva: e’ della politica che non vuole e non sa decidere”.

Le cronache dell’avvelenamento
Intanto, le “cronache dell’avvelenamento” raccontano che il 19 dicembre scorso, nella zona Bestat di Taranto, ”i cittadini, bambini compresi, hanno respirato aria che conteneva una concentrazione media di Ipa, Idrocarburi policiclici aromatici, di 80 nanogrammi a metro cubo. Questo significa che l’altro ieri ogni minuto di respirazione equivaleva a 2 minuti di fumo passivo in un’aula scolastica”. La denuncia viene dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, che giudica questa situazione ”inaccettabile” e chiede ai consiglieri comunali di Taranto di affrontare la questione nel corso della prossima riunione della massima assise cittadina, fissata per lunedi’.
”Ogni 50 minuti di respirazione di quella concentrazione di Ipa – aggiunge – equivalevano a 1 minuto di respirazione della concentrazione di Ipa prodotta direttamente da una sigaretta. Questo significa che ogni bambino ha respirato Ipa equivalenti a 28 minuti di sigaretta diluiti nell’arco delle 24 ore”. Ad attestarlo ci sono non solo le misurazioni eseguite con una strumentazione simile a quella in dotazione all’Ilva, ritenuta la principale fonte inquinante, e all’Arpa, ma anche ”le foto di diverse persone – spiega Marescotti – che hanno documentato visivamente una cappa di smog sulla citta’. La concentrazione di Ipa cosi’ elevata e’ stata misurata con circa cinquemila campionamenti di aria e questo e’ avvenuto al terzo giorno di vento proveniente dall’area industriale in una zona posta a tre chilometri dall’Ilva (la zona Bestat, appunto, dove si trovano molte scuole)”. Gli Ipa, conclude l’ambientalista, sono ”frutto di combustione e sono potenzialmente cancerogeni”.