Sicilia, i rifiuti tossici avvelenano gli abitanti dell’isola da: lettera 43

Sicilia, i rifiuti tossici avvelenano gli abitanti dell’isola

 

Scarti radioattivi. Residui di pirite. Amianto. Le scorie contaminano la terra siciliana. E i morti aumentano.

 

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Il primo a parlare dei rifiuti radioattivi in Sicilia fu il pentito Leonardo Messina, nel 1992.
Il boss di maggiore spicco della mafia isolana, capocantiere presso una delle miniere per l’estrazione di kainite, raccontò a Paolo Borsellino che nelle cave di Pasquasia, dove lui lavorava, si celavano rifiuti atomici provenienti dall’Est Europa.
Ora, secondo il presidente della commissione speciale per le miniere dismesse siciliane, Giuseppe Regalbuto, quegli stessi scarti tossici stanno uccidendo decine di persone. Regalbuto ha presentato alla procura di Caltanissetta un dossier in cui è presente una mappa delle aree più a rischio della Sicilia.
MORTI SOSPETTE. «Troppe morti sospette degli abitanti si verificano vicino ai siti segnalati», ha detto a Lettera43.it. «La Regione Sicilia ancora dorme e non mette in moto nessun meccanismo per mappare tutte le miniere dismesse e le problematiche ambientali e di salute che ne riguardano».
La procura di Caltanissetta ha aperto un’indagine per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale. Ecco di seguito i siti finiti nel mirino dei magistrati.

 

 

Miniera di Pasquasia (Enna)

 

Dal 1959 al 27 luglio 1992 la miniera di Pasquasia ha sfornato sali alcalini misti, in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Senza preavviso, ha cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari. Sono molteplici i report che certificano la presenza di scorie radioattive all’interno delle cave in provincia di Enna. Nel manuale di «indirizzi generali e pratiche di gestione dei rifiuti radioattivi», stilato nel 1990, dall’Enea (l’organo nazionale deputato per legge all’individuazione di soluzioni per l’eliminazione dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia), si parlava chiaramente «di azioni per la costruzione, in collaborazione con l’azienda Italkali di Palermo, di un laboratorio sperimentale sotterraneo nella miniera attiva di sali di Pasquasia».
Nel 1997 la procura di Caltanissetta dispose un’ispezione su una galleria profonda 50 metri, costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea, e rilevò la presenza di alcune centraline di rilevamento. Non si riuscì mai a chiarire che cosa esattamente dovessero monitorare. Numerose sono state le interrogazioni parlamentari in merito al mistero di Pasquasia che non hanno avuto mai risposta. Nel frattempo la Regione Siciliana, ha avviato la bonifica superficiale della zona, dissequestrando la miniera. Ammonta a 20 milioni di euro il costo delle operazioni affidate alla azienda bergamasca 1 Emme.
«La bonifica non comprende il sottosuolo», ha detto a Lettera43.it Marco Lupo, il dirigente del dipartimento Acqua e Rifiuti dell’assessorato alla Energia della Regione Siciliana.
L’ex consegnatario della miniera, Pasquale La Rosa, imputato per disastro ambientale per non aver smaltito quegli scarti d’amianto, è stato assolto da ogni accusa. Così, a seguito delle operazioni di bonifica, potrebbero persino riprendere le attività estrattive. Strano ma vero, la prima ditta a essersi dichiarata interessata a un’eventuale ripresa delle estrazioni di sali è proprio la Italkali. Quella che la possedeva già negli Anni 80, quando tutto ebbe inizio.

 

Miniera San Giuseppe (Siracusa)

 

La miniera San Giuseppe, nel Siracusano, è nota come la “cava dei veleni”.
Secondo la denuncia presentata da Regalmuto, per anni sono stati depositati rifiuti tossici di derivazione industriale.
I campionamenti effettuati in quella che era un tempo una cava di pietra calcarea utile per l’edilizia hanno accertato la presenza di un’ingente quantità di pirite di ferro, sottoprodotto della lavorazione dell’acido solforico, smaltita negli Anni 70. Quando ancora non era entrata in vigore la legge che disciplina lo smaltimento dei rifiuti speciali, nocivi e pericolosi.

 

Cave di Mussomeli (Caltanissetta)

 

La storia delle cave di salgemma di Mussomeli è stata dimenticata da chiunque. Nessuno ne vuole parlare.
Il luogo, come altri in Sicilia, sarebbe stato destinato a ricevere cumuli di scorie radioattive e rifiuti tossici da un lungo quanto silente peregrinare di camion.
Molti cittadini di Mussomeli sostengono che i camion che giungevano nella miniera sparivano misteriosamente.
Inoltre, attraverso le falde acquifere la miniera starebbe lentamente restituendo ciò che nasconde.

 

Miniera di zolfo di Ciavalotta (Agrigento)

 

La provincia di Agrigento, un tempo, era nota per la presenza di un notevole numero di siti minerari.
La “Ciavolotta” a pochissimi chilometri da Favara è rimasta attiva fino ai primi Anni 70.
L’associazione Legambiente, a seguito delle numerose denunce nel corso degli anni, ha voluto effettuare un sopralluogo per verificare lo stato delle cose.
Le ricerche hanno portato alla luce diverse discariche di amianto, sfabbricidi, materie plastiche e altri rifiuti non identificabili perché incendiati.
In alcuni punti del parco minerario non cresce più un filo d’erba.

 

Bosco Grande e Lago Soprano (Caltanissetta)

Sono 21 già i morti nel 2013, 12 per neoplasie.
Secondo le denunce, negli abissi del Lago Soprano si trovano alcuni residui di Cesio 137, isotopo altamente radioattivo.
A sei chilometri dal paese nisseno c’è poi il cosiddetto “mostro di sale”. Nata come miniera di zolfo, sino a quando non si scoprì la kainite, è rimasta attiva fino al 1988.
Oltre al presidente Ragalmuto, anche la provincia di Caltanissetta ha presentato un esposto sui fatti alla procura.
L’ex assessore del Comune ha chiesto di verificare se nella montagna creatasi con il materiale di scarto della lavorazione della kainite siano presenti radionuclidi naturali riconcentrati, come il Potassio 40.
La zona, secondo le denunce contaminata da rifiuti tossici e ospedalieri, è una riserva naturale

Movimento lgbt il 7 dicembre in piazza: “Governo sordo ai nostri diritti” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Numerose associazioni del movimento lgbt (Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, M.i.t., Associazione radicale ‘Certi diritti’, Equality Italia) hanno indetto per sabato 7 dicembre 2013 a partire dalle 15 una manifestazione nazionale a Roma, in piazza dei Santi Apostoli, dal titolo “Love is right”.

“È inaccettabile il totale disinteresse che il Governo italiano mette in campo in tema di diritti delle persone lgbt, e piu’ in generale dei diritti umani- si legge nella nota congiunta- Col silenzio il Governo ha risposto ai nostri appelli in concomitanza del vertice a Trieste tra Italia e Russia al quale ha preso parte il presidente Vladimir Putin, promotore di norme persecutorie nei confronti delle presone gay, lesbiche e trans”.

Nessuna reazione neanche quando la Russia, nei giorni scorsi, “ha investito l’Italia del primato di interlocutore esclusivo in tema di adozioni internazionali di bambini russi, un’alleanza stretta proprio in virtu’ del mancato riconoscimento in Italia delle famiglie omogenitoriali. E ancora: nemmeno un fiato dal Governo italiano, e poche le voci isolate dal Parlamento, sul referendum tenutosi domenica scorsa in Croazia e che ha visto esprimersi una maggioranza (molto relativa, visto che solo il 36% degli aventi diritto ha votato) a favore di un emendamento della carta costituzionale che escluda il matrimonio tra persone dello stesso sesso”. Un fatto “estremamente allarmante che rappresenta il concretizzarsi della dittatura delle maggioranze teorizzata da Tocqueville. Puo’ il diritto di una minoranza essere sottoposto al voto di una maggioranza? Qual e’ il limite di questa deriva pilatesca dei sistemi democratici europei che riducono la politica a uno strumentale sondaggio, in contesti di profonda ignoranza opportunisticamente alimentata, delegittimando di conseguenza organi e istituzioni che sono in realta’ la spina dorsale della democrazia? Puo’, uno strumento democratico come il referendum, essere utilizzato per imporre il volere di una maggioranza sulle condizioni di vita di una minoranza?”.

L’Italia e’ tra i protagonisti di quell’ondata che “lambisce l’Europa- continua la nota- l’arretratezza del nostro paese in tema di diritti delle persone LGBT non preoccupa minimamente il Governo, sordo ai ripetuti appelli della comunita’ lgbt”. Sul versante parlamentare si e’ aperta in Commissione Giustizia del Senato la discussione sul testo di legge Scalfarotto-Verini-Gitti contro l’omotransfobia, provvedimento anacronistico ed inadeguato, che malgrado le buone intenzioni di alcuni, sembra lontano dalla possibilita’ di un miglioramento. Pochi e assolutamente insufficienti, poi, i progressi dei progetti di legge per il riconoscimento delle coppie lgbt, prodotti in gran numero all’indomani del verdetto delle urne, sull’onda dell’ormai consueta e sempre sterile propaganda elettorale fatta sulla pelle delle persone lgbt, ma da allora rimasti intrappolati nelle sabbie mobili della politica italiana. Nessun dibattito e’ stato poi aperto sulle persone transessuali, vero e proprio bersaglio in quest’Italia imbarbarita, ne’ sul superamento della legge 40 sulla procreazione assistita, l’ostacolo evidente che la lobby clericale in questo Paese ha posto alla realizzazione del desiderio di genitorialita’ per tutte e tutti. Il Governo Letta, insomma, “si mostra totalmente inadeguato a confrontarsi con temi di questa portata e nel contempo questo Parlamento ha perso qualsiasi ambizione a rappresentare le persone lgbt e dar voce alle loro istanze”.
Per le persone lesbiche, gay e transessuali, e per coloro che vogliono uscire dal medioevo culturale di questo Paese, l’unica strada e’ portare avanti con coerenza e dignita’ un progetto che chiede uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell’integrita’ individuale, di coppia e collettiva. Il tempo dei diritti e’ questo e nessun compromesso e dilazione sono accettabili.

Le associazioni che compongono il movimento lgbt hanno scelto di scendere in piazza per rivendicare un sistema di leggi che garantisca le liberta’, l’autodeterminazione, i diritti civili:
– Vogliamo una reale estensione della legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica SENZA SCONTI PER NESSUNO! – Il matrimonio egualitario per le persone omosessuali – Altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero – Riconoscimento e tutela della genitorialita’ omosessuale – Il cambio dei dati anagrafici senza l’obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali – La riscrittura della legge 40

La manifestazione verra’ condotta sul palco da Vladimir Luxuria e vedra’ alternarsi gli interventi dei rappresentanti delle associazioni, di volti noti del mondo dello spettacolo e di storie di vita e di diritti negati dalle voci di cittadini e cittadine gay, lesbiche e trans.
Hanno gia’ aderito, tra gli altri, le attrici Maria Grazia Cucinotta, Ottavia Piccolo e Claudia Gerini, la conduttrice radiofonica La Pina. Sono stati organizzati vari pullman dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, dalla Campania, dalla Toscana, da Torino, da Genova, da Milano, da Trento: per informazioni consultare il sito Loveisright.it.

Province, il 6 dicembre l’Usb ha dichiarato lo sciopero nazionale | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Uno sciopero “di tutti i lavoratori e le lavoratrici delle Province, comprese quelle delle Regioni a Statuto Speciale, per l’intero turno di lavoro del prossimo venerdi’ 6 dicembre” e’ stato indetto dall’Usb Pubblico Impiego.
L’Usb ha inoltre indetto una conferenza stampa per il 5 dicembre a Roma, sotto la sede dell’Anci, in via dei Prefetti 46 a Roma alle ore 12.30, prima della riunione in cui l’Anci discutera’ della legge di stabilita’ e della seconda rata Imu. “Nel corso della conferenza stampa verranno approfondite le ragioni dello sciopero, sotto il profilo giuridico, economico e politico – fa sapere Usb riferendosi al ddl ‘svuota Province’ – Nonostante i tentativi operati in seno alla Commissione Affari costituzionali della Camera, e nonostante le audizioni in Commissione dei vari soggetti coinvolti, il testo della riforma complessiva delle Autonomie Locali approdato in aula non contiene significativi elementi di novita’ o di miglioramento”.Secondo l’Usb P.I. il testo “appare pasticciato, confuso e sgrammaticato sotto il profilo costituzionale. Rimangono le pesanti ricadute sul personale, sia in termini economici, sia in termini di mobilita’, sia in termini di dequalificazione professionale – conclude – Da tale riforma risultano particolarmente colpiti i lavoratori con contratto di lavoro precario e grandi incertezze rischiano di determinarsi anche sulle societa’ partecipate dalle Province e dalle aziende che svolgono servizi in appalto”.

E. Romagna, la Fiom in piazza il 5 contro la de-industrializzazione e la fine degli ammortizzatori sociali da: controlacrisi.org

 

“Lo sciopero del 5 dicembre prossimo ha l’obiettivo di mettere al centro della discussione la vera emergenza del paese, che e’ il rischio de-industrializzazione e l’implosione del sistema di protezione sociale di questo paese”. Dunque “serve un piano straordinario di politica industriale che sia capace di individuare e promuovere i settori strategici sui quali progettare il futuro manifatturiero dell’Italia e che consenta di riconvertire i settori in crisi, evitando la chiusura di siti produttivi o la svendita di pezzi strategici del nostro sistema industriale con la sola logica del fare cassa nel breve termine”. Così Valerio Bondi, segretario provinciale della Fiom reggiana, in una sua dichiarazione a sostegno dello sciopero regionale di 8 ore, indetto giovedi’ da tutto il settore metalmeccanico.La Fiom-Cgil dell’Emilia-Romagna, che l’ha indetto, invita a “occupare” Piazza del Nettuno, a Bologna, a partire da meta’ giornata sino a sera.
Da Reggio Emilia sono pronti 21 pullman per partecipare alla manifestazione. Continua Bondi: “Serve un piano di intervento sugli ammortizzatori sociali che sia in grado di affrontare i prossimi 18 mesi che saranno delicatissimi e, nei quali, verranno al pettine i nodi della disastrosa riforma elaborata dall’allegra coppia dei tecnici Monti-Fornero. Se non si mette mano al rifinanziamento della cassa in deroga per i prossimi 12 mesi, almeno con risorse equivalenti a quelle del 2013, e non si gestisce un provvedimento di estensione della cassa integrazione per ulteriori 12 mesi noi rischiamo – nel corso del 2014 – licenziamenti di massa ed ulteriore avvitamento delle situazioni di crisi”. “E’ semplicemente assurdo- prosegue il segretario- pensare che nel momento in cui gli effetti della crisi diventano piu’ crudi il Governo intervenga con una logica di riduzione della protezione sociale, perche’ questo vuole dire da un lato interrompere possibili percorsi di salvataggio e, dall’altro, fare implodere quei meccanismi di ‘tenuta sociale’ che hanno permesso di gestire anche le situazioni piu’ complesse, innescando in tal modo dinamiche delle quali e’ complicato capire dove possano portare”.
Terzo ed ultimo elemento, conclude l’esponente della Fiom, “a fronte di una disoccupazione che acquisisce carattere strutturale e di un rischio concreto di esclusione sociale per la generazione under 35, va aperta con urgenza una discussione sul come si ripensa e si ridisegna un sistema di welfare con caratteri universali e su basi nuove”.

Casa Pound, dal Cavaliere ad Alba Dorata Fonte: micromega | Autore: Guido Caldiron, Giacomo Russo Spena

 

Venerdì scorso i Fascisti del Terzo Millennio hanno ospitato nel loro quartier generale i neonazisti greci, un’evidente svolta a destra: l’intento è unire tutti i movimenti nazionalisti europei. Il guru di tale svolta pare l’evergreen Adinolfi il quale contro la crisi economica propone da tempo una “nuova alchimia movimentista peronista”.

Né svastiche né celtiche. Nessuna testa rasata. L’immaginario naziskin assente. Come i saluti romani: i camerati tra loro si limitano a stringersi l’avambraccio destro nel saluto del legionario. Tanti giovani di Blocco Studentesco, ben vestiti e più figli di una borghesia annoiata che fascisti di borgata. Pochi giornalisti, Casa Pound non è più sulla cresta dell’onda. Le ultime batoste subite in diverse tornate elettorali ne hanno sancito un’evidente marginalità politica. Eppure venerdì scorso ospitavano i greci più temuti del Continente: i rappresentanti del movimento di estrema destra, ma la stampa ellenica non esita a chiamarli esplicitamente neonazisti, di Alba Dorata, venuti appositamente in Italia per confrontarsi con i “fascisti del Terzo Millennio”. Un evento annunciato da migliaia di manifesti su tutti i muri della Capitale.

Centocinquanta le persone accorse nel cuore del quartiere multietnico dell’Esquilino per l’iniziativa. Lo staff comunicazione del gruppo neofascista ad accogliere i cronisti e ad accompagnarli al sesto piano del palazzone, luogo del dibattito. Ovunque camerati impettiti a controllare e scrutare facce non conosciute: disciplina e ordine, di stampo militarista, la fanno da padroni. L’ambiente è ripulito. Sui muri decine di fanzine incorniciate di Casa Pound raccontano anni di iniziative. Nulla è lasciato al caso.

Apostolos Gkletsos, ex-deputato e componente del comitato centrale di Alba Dorata, e Konstantinos Boviatsos, Radio Bandiera Nera Hellas, entrano in sala accompagnati da uno scrosciante applauso. Andrea Antonini, vicepresidente di Casa Pound Italia, introduce il dibattito. Le sue parole suonano inequivocabili: «Condividiamo il programma politico di Alba Dorata, è un’unione anche umana contro la repressione giudiziaria e di sangue». Il riferimento è agli ultimi fatti accaduti in Grecia: la magistratura conduce un’inchiesta per specifici reati criminali che ha già portato in carcere diversi esponenti di primo piano del movimento, mentre due giovani militanti sono stati uccisi da un commando rimasto senza nome, anche se è arrivata una rivendicazione firmata da uno sconosciuto gruppo di estrema sinistra.

Si ha la sensazione di assistere ad un cambio di paradigma importante per Casa Pound che implica una svolta. A destra. Estrema destra.
In Italia Alba Dorata finora aveva stretto rapporti soprattutto con Forza Nuova, mentre i Fascisti del Terzo Millennio – nel loro tentativo di rinnovare il “campo” con nuovi slogan e un immaginario a metà strada tra le sottoculture giovanili, il futurismo e Terza Posizione –, avevano prediletto altri movimenti ellenici di stampo più laico e non nazionalsocialista.

Un libro, scritto dal giornalista Dimitri Deliolanes, ripercorre la storia e l’ascesa di Alba Dorata. Per lui si tratta dell’unico partito esplicitamente neonazista presente in un parlamento nazionale dell’Unione Europea. La costruzione politico-ideologica del gruppo risale all’inizio degli anni ’80. In un editoriale del numero 5 (maggio-giugno 1981) della loro omonima rivista, si legge:

Siamo nazisti, se ciò non disturba a livello espressivo, perché nel miracolo della Rivoluzione Tedesca del 1933 abbiamo visto la Potenza che libererà l’umanità dal marciume ebraico, abbiamo visto la Potenza che ci condurrà in un nuovo rinascimento europeo, abbiamo visto la splendida rinascita degli istinti ancestrali della razza, abbiamo visto una fuga possente dall’incubo dell’uomo massa industriale verso una nuova e nello stesso tempo antica ed eterna specie d’uomo, l’uomo degli dèi e dei semidei, il puro, ingenuo e violento uomo del mito e degli istinti.

Eppure Apostolos Gkletsos precisa subito: «Non siamo nazisti, il nostro è un movimento politico e ideologico. Un movimento nazionalista e popolare». Più volte le frasi dell’ospite greco sembrano mettere in imbarazzo i militanti di Casa Pound. Come quel costante richiamo alla «razza bianca europea» o alle radici cristiane dell’Europa e alla «Grecia (che) svolge da sempre un ruolo di scudo contro l’invasione islamica: prima i persiani, ora i turchi».

Gkletsos, vestito con una giacca elegante, ha una cinquantina d’anni, capelli corti e barba lunga. Non parla italiano. A Konstantinos Boviatsos il compito di tradurre. I due di Alba Dorata sviscerano il programma del loro partito: «Primo punto: fuori gli immigrati dalla Grecia». Applausi della platea. Poi, l’invito rivolto ai ragazzi greci a ritornare nelle campagna dove «c’è ancora lavoro, soprattutto per i giovani che invece trascorrono il tempo nelle caffetterie delle città a bere». E, ancora. «Siamo contro il capitalismo e il comunismo, crediamo nella proprietà privata ma non nella plutocrazia», aggiunge Gkletsos che si scaglia contro l’Europa dei memorandum e dell’austerity. L’opposizione ai dettami della Troika è del resto una delle ragioni del successo elettorale del movimento ellenico, ora dato nei sondaggi tra il 15 e il 20 per cento.

Strappano consensi, i due ospiti, anche quando parlano degli anni ’70 («Il terrorismo è solo di sinistra»), della classe politica corrotta e di una futura Europa forte e libera, «Europa nazione» urla qualcuno dal pubblico.

Infine, tocca ad uno dei leader di Casa Pound, Simone Di Stefano, il compito di sancire il matrimonio con Alba Dorata: «Vogliamo unire tutti i movimenti nazionalisti europei». Il progetto sembra quello di allearsi con chiunque critichi l’Europa delle banche in nome di un’identità nazionale persa o che si pensa a rischio: dal Front National di Marine Le Pen ad Alba Dorata. Peccato che Le Pen in Italia parli con la Lega e al massimo con Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), mentre invece i nazisti greci siano qui in carne ed ossa. Il discorso di Di Stefano è all’insegna dell’amor di patria: difesa del popolo italico contro l’invasore che vuole imporre privatizzazioni e «comprare la nostra Nazione». Con tanto di elogi per quelli che evidentemente considera come fiori all’occhiello dell’economia nostrana, da Eni e Finmeccanica. Viene interrotto continuamente dagli applausi compiaciuti dei camerati presenti. Ricorda i marò detenuti in India e auspica una Romania fuori dall’Europa e politiche severe contro l’immigrazione.

Annunciata dalle ripetute contestazioni contro il ministro Kyenge e il suo progetto sullo Ius Soli – «Riteniamo che l’unico principio sul quale la cittadinanza debba essere concessa è lo Ius Sanguinis , che riconosce la cittadinanza su criteri oggettivi come il sangue, la filiazione e l’etnia» – e dall’omaggio reso in tutta Italia al «Samurai d’Occidente» Dominique Venner, l’estremista di destra francese che si è tolto la vita il 21 maggio di quest’anno nella cattedrale di Notre Dame a Parigi per protestare contro la legge sui “matrimoni gay”, la svolta di Casa Pound sembra completarsi ora con l’abbraccio con Alba Dorata e, forse, con la corsa per le europee insieme alla galassia della destra più dura e impresentabile d’Europa. Da “cuccioli” del centrodestra, quasi un’avanguardia giovanile e sociale della destra plurale inaugurata da Berlusconi, i “fascisti del Terzo millennio” sembrano ora ritrovare pericolosamente le loro radici ideologiche e culturali.

In realtà, a ben guardare, questa loro ultima evoluzione in senso radicale era però stata ampiamente annunciata dalle analisi di Gabriele Adinolfi, l’ex Terza Posizione e Nar, che del circuito di Casa Pound Italia è spesso stato indicato dalla stampa come il “nume tutelare”. Già alla fine dello scorso anno, anticipando i tempi rispetto alla crisi del berlusconismo e all’annuncio di un riassetto organizzativo dell’intera area della destra italiana, Adinolfi aveva diffuso un “documento politico” significativamente intitolato In fase di golpe – il Cavaliere al golpe tentato nei suoi confronti farà riferimento solo in tempi recenti – in cui annunciava la fine della «sospensione berlusconiana della normalità liberticida», vale a dire il ritorno in primo piano sulla scena italiana degli adepti della governance globale, del mondialismo e della globalizzazione, da cui l’estrema destra sarebbe sempre stata avversata.

Secondo questa prospettiva, il lungo dominio del Cavaliere, avrebbe rappresentato una sorta di momento felice per i neofascisti: «Quasi vent’anni di eccezionale normalità che in Italia si è manifestata nel berlusconismo, ovvero nell’espressione del populismo liberale nella sua difesa dal totalitarismo degli apparati (…). Si è trattato dell’unica epoca, oltre alla brevissima parentesi craxiana, in cui, dalla messa in moto della strategia della Trilateral in poi (1973) si è avuta la percezione della democrazia quale essa viene comunemente ed erroneamente creduta. Perché nella percezione comune – ma infondata storicamente – la democrazia garantirebbe libertà d’opinione, d’espressione e d’organizzazione. Possibilità, queste che nella normalità eccezionale dell’Italia gappista e postgappista non sono mai state rispettate e da ora lo saranno sempre meno, con restringimenti sempre più soffocanti di quanto era stato finora concesso ai cittadini/sudditi».

Una volta chiusa la protettiva parentesi del berlusconismo, all’ombra della quale fenomeni come quelli di Casa Pound ma anche di Forza Nuova e di buona parte della nuova estrema destra italiana hanno potuto svilupparsi e mettere radici, Adinolfi annunciava tempi bui nei quali rinsaldare necessariamente le fila, sia rivendicando la propria filiazione dal «fascismo storico, politico, culturale» – «Fare fascismo, farlo nel movimento, farlo esprimendo nuove sintesi che partano dai suoi parametri, offrendo esempi organizzativi e chiavi di lettura politica e culturale» -, sia affrontando i temi e le conseguenze della crisi economica attraverso quella che viene presentata come una «nuova alchimia movimentista “peronista”».

Centrale in questo riposizionamento imposto alla destra radicale del nostro paese dalla caduta del Cavaliere, risulta perciò la battaglia in difesa dello Ius Sanguinis, poi effettivamente attuata da Casa Pound come da Forza Nuova negli ultimi mesi, considerato come l’ultimo baluardo di fronte alle strategie cosmopolite e globalizzanti. «Lo Ius Sanguinis – scriveva infatti Adinolfi nel medesimo testo – va identificato come perno e come frontiera invalicabile. Di più: come una linea di fronte sulla quale è vietato capitolare (…). Chi nutre anche soltanto un dubbio riguardo alla centralità dello Ius Sanguinis è dalla parte del grande fratello». Rinunciandovi a favore dello Ius Soli «si tradisce l’idea stessa di nazione trasformandola da unità perenne, sacra e indissolubile di stirpe patria a luogo di residenza d’elezione per chi decide di stabilirvisi come se si trattasse di una località di villeggiatura».

E proprio contro la disneyland del “Nuovo ordine mondiale”, in nome del sangue e della stirpe, oggi Casa Pound sposa Alba Dorata.

Il nuovo reddito minimo? Una beffa Fonte: sbilanciamoci | Autore: Chiara Saraceno

 

Il governo ha stanziato 120 milioni per allargare la sperimentazione della carta acquisti. Ma una cifra così ridotta per una platea così ristretta non costituisce certo l’atteso arrivo anche in Italia di quella garanzia di reddito per i poveri che esiste in quasi tutti i paesi Ue

120 milioni in tre anni per allargare un po’ la sperimentazione della nuova carta acquisti destinata alle famiglie povere assolute (Isee non superiore a 3.000 euro) con figli minori. Una sperimentazione già avviata nei 12 capoluoghi di provincia e, utilizzando i fondi europei, negli ambiti territoriali delle tre regioni meridionali. Uno stanziamento così ridotto per una platea così territorialmente e categorialmente ristretta non può essere certo annunciato come il lungamente atteso arrivo anche in Italia di quella garanzia di reddito per i poveri che esiste in quasi tutti i paesi Ue, oltre che in diversi paesi Ocse. L’esiguità dello stanziamento appare quasi una beffa, a fronte dei miliardi (almeno 4) impegnati per compensare l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa per quest’anno, e che ancora non sembrano bastare del tutto.

Le stime più conservative, incluse quelle della commissione di esperti istituita dallo stesso ministro Giovannini, valutano che, per coprire almeno la metà del gap tra il reddito disponibile e la soglia di povertà assoluta alla totalità dei poveri, occorrerebbero tra il miliardo e il miliardo e mezzo circa all’anno. Nonostante gli sforzi del ministro Giovannini e della viceministra Guerra, il governo delle ex larghe intese onora gli impegni presi solo verso una parte del paese e della sua (ex) maggioranza.

L’introduzione di una misura di sostegno al reddito a livello nazionale per chi si trova in povertà, a prescindere da dove abita e in che famiglia vive, così come la revisione dell’Imu, faceva, infatti, parte degli impegni presi da Letta all’atto del suo insediamento. Purtroppo, il Pd sembra persino essersi dimenticato di avere depositato una proposta di legge in materia. A parte il ministro Giovannini e la viceministra Guerra, il sostegno al reddito per il poveri non ha trovato nel governo e nella sua maggioranza sostenitori altrettanto convinti, tenaci (e ricattatori) di quelli che si sono battuti per l’abolizione dell’Imu per quest’anno e la sua ristrutturazione per l’anno prossimo. Con l’ulteriore beffa che questa ristrutturazione, sotto forma di Iuc, sia più svantaggiosa dell’Imu proprio per i gruppi sociali in cui più elevata è l’incidenza della povertà.

La Iuc, infatti, graverà anche sugli affittuari. Dato che, a differenza che nell’Imu, viene lasciato ai comuni decidere se, quanto e a chi effettuare detrazioni, a seconda del comune, potrebbe inoltre essere più svantaggiosa per le famiglie numerose con figli.

La scarsità delle risorse messe a disposizione, inoltre, crea una disparità entro la stessa categoria di poveri potenziali destinatari della nuova carta acquisti. Non basterà che siano in condizione di povertà assoluta, vivano in una famiglia (deve esserci almeno un minore) e città (ammessa alla sperimentazione) “giuste” e siano disponibili a sottostare a tutte le condizioni richieste. La scarsità dei fondi obbligherà a formare graduatorie del bisogno, riducendo e frammentando ancora una volta proprio i diritti dei più vulnerabili, minori inclusi.

I poveri, in Italia, nonostante siano in aumento, continuano ad essere considerati e trattati da cittadini di seconda o terza categoria. Le “sperimentazioni”, di fatto, non servono per mettere a punto uno strumento efficace ed efficiente, da attuare poi su tutto il territorio nazionale e per tutti coloro che si trovano in condizione di bisogno. Servono solo a coprire la mancanza di universalismo e a creare “categorie di meritevoli” più o meno casuali e temporanee. È già successo con la sperimentazione del reddito minimo di inserimento di una quindicina di anni fa.

Per altro, anche questo, poco più che simbolico, allargamento della “sperimentazione” della nuova carta acquisti ha un finanziamento discutibile e perciò incerto. Non si capisce perché la solidarietà aggiuntiva debba venire solo dalle pensioni alte (per altro già colpite per il secondo anno consecutivo dalla mancata indicizzazione) e non da tutti i redditi, e patrimoni, alti. Colpire solo le pensioni alte avrebbe senso e giustificazione solo se il loro importo fosse sproporzionato rispetto ai contributi versati. Il che è vero in alcuni casi, ma non sempre (si veda il recente articolo su lavoce.info in argomento 1 ). C’è quindi il rischio che qualcuno faccia ricorso alla Corte Costituzionale e che questa bocci, come è già successo, il prelievo. Ed allora il governo potrà scaricare sulla Corte la propria incapacità a trovare una forma equa e dignitosa di sostegno al reddito dei poveri.

(1) T. Boeri e T. Nannicini, Pensioni d’oro. Il diavolo sta nei dettagli

No Tav, sabato a Bussoleno un convegno per smontare il castello della repressione | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

“Smontare pezzo per pezzo la campagna di accusa del movimento No Tav svelando anomalie giuridiche e interpretazioni del diritto che rasentano la persecuzione”. Cosi’ il movimento spiega il convegno sul “Diritto alla resistenza” che si svolgera’ sabato al Teatro Don Bunino di Bussoleno. “Il movimento notav – proseguono – rivendica il suo diritto alla lotta, alla Resistenza per proseguire la battaglia in corso da oltre 22 anni per la difesa del territorio”. Una giornata di dibattito e approfondimento con diversi relatori, sulle tematiche della lotta della Val Susa, le vicende giudiziarie e “l’affermazione al diritto alla Resistenza del movimento valsusino”, spiegano. Diviso in due sessioni il convegno vedra’ al mattino una tavola rotonda sui temi dei reati in corso con l’analisi e l’approfondimento ad opera di alcuni avvocati del collegio di difesa notav ed altri esperti; una finestra sulle forme del controllo digitale, con il focus su Anonymus e altri attivisti del web; la presentazione di un lavoro di lungo periodo sul ruolo dell’informazione nel conflitto valsusino.
E l’intervento di Adriano Chiarelli, autore di Malapolizia, una controinchiesta sulle forze dell’ordine. Il pomeriggio si aprira’ con la presentazione del video prodotto dal Centro Sociale Askatasuna e dal Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno “Fermarci e’ impossibile” sugli ultimi anni della lotta contro il treno crociato. Previsti anche interventi di attivisti provenienti da altre parti d’Italia.

Call center, Usb: “Accordo vergognoso di Cgil, Cisl e Uil” | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

“Ennesimo accordo vergognoso di Cgil, Cisl e Uil per chi lavora nei call center. Stipendio ridotto da 1.000 a 600 euro sino al 2015 per ritornare a 1.000 gradualmente nel 2018. Pazzesco! Ma che aspettano i loro iscritti a mangiarseli!. Via da questi sindacati, azzerare Cgil, Cisl e Uil è ormai una necessità vitale per lavoratrici e lavoratori”. Così reagiscel’Usb per bocca di Fabrizio Tomaselli alla notizia dell’ennesimo accordo capestro ai danni dei lavoratori dei call center. Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, hanno siglato un contratto che prevede il riconoscimento del minimo tabellare (circa 1.000 euro netti al mese) ma ridotto al 60 per cento fino a gennaio 2015. Da quella data, poi, si risale di anno in anno fino a raggiungere il 100 per cento del minimo nel 2018. Una forma originale di “salario di ingresso” prolungato nel tempo. Inoltre, per le nuove assunzioni al termine del contratto, l’azienda utilizzerà i lavoratori già assunti sulla base di una graduatoria. Ma per potervi accedere i collaboratori dovranno sottoscrivere “un atto di conciliazione individuale conforme alla disciplina prevista dagli articoli 410 e seguenti del Codice di procedura civile”. Si tratta della rinuncia a diritti pregressi che non vengono nemmeno specificati