“Le miniere di Rosso Malpelo ridotte a discariche di veleni” da : la stampa .it

 

L’Arpa siciliana: “Contaminazioni come nella Terra dei fuochi”

 

L’ex miniera di Pasquasia (Enna), una delle più preoccupanti

 

laura anello

 

palermo

 

 

Se quella campana è la Terra dei Fuochi, questa è la terra dei silenzi, delle omertà, dei misteri. Misteri come il picco dei tumori in provincia di Caltanissetta, che tra il 2007 e il 2009 sono stati 3.788, mentre la media nazionale è di 1.260. Misteri come quello, infinito e buio, della miniera di Pasquasia, in provincia di Enna, chiusa in fretta e furia nel 1992 dopo che il pentito di mafia Leonardo Messina – diventato capomastro nella cava – aveva dichiarato a Paolo Borsellino che Cosa Nostra in quelle gallerie ci aveva nascosto i peggiori rifiuti tossici d’Europa.

 

 

 

Segreti che adesso cominciano a emergere, disegnando la mappa di una Sicilia ad alto rischio, dove il cuore di zolfo e di salgemma che aveva decretato lo sviluppo economico di queste campagne alla fine dell’Ottocento è diventato pattumiera di scorie, polveri, reflui liquidi, metalli pesanti, materiali radioattivi. E dove all’allarme cave si aggiunge adesso quello sulle discariche: «L’emergenza dei rifiuti tossici esiste – dice il direttore dell’Agenzia regionale protezione ambiente, Francesco Licata di Baucina – e noi abbiamo un monitoraggio di molti dei siti che con tutta probabilità sono caratterizzati da contaminazioni nel sottosuolo».

 

 

 

Per prime ha tirato in ballo quattro vecchie discariche ad Agrigento, Enna, Gela e Messina. Ma è solo l’inizio, il grosso è nel sottosuolo. Sono 691 le miniere abbandonate, dedali e pozzi dove i lavoratori più preziosi, un tempo, erano i «carusi» di otto-dieci anni.

 

 

 

Secondo la commissione per le miniere dismesse dell’Unione regionale Province siciliane, nella lista nera ce ne sono cinque. La prima è Pasquasia a Enna, che da gioiello dell’Italkali (terza fornitrice di sali potassici in tutto il mondo) è diventata la sentina di ogni sospetto, con un alto tasso di radioattività che nessuno sa spiegare, verbali secretati, testimonianze su esperimenti mai chiarite. La seconda è quella di Bosco Palo, nel ventre dell’Isola, tra Serradifalco e San Cataldo. Qui gli ex operai sono morti come mosche. Qui, l’anno scorso, 31 dei 69 decessi furono causati dal cancro. Qui, nel 2012, quattordici anni dopo la dismissione, due dei tre pozzi furono trovati aperti. Qui, nel 1990, un vigile urbano intercettò una fila di container pronti a scaricare illegalmente rifiuti speciali ospedalieri le cui tracce furono ritrovate in un casolare misterioso pieno di documenti bruciacchiati. Si chiamava Gaetano Butera. È morto pochi mesi fa, di cancro anche lui. Qui c’è un lago inserito tra le riserve per la nidificazione degli uccelli dove ci sono tassi di radioattività record. Poco lontano c’è la miniera Raineri, a Mussomeli. E infine la cava San Giuseppe, tra i paesi di Melilli e Augusta, e la Ciavolotta ad Agrigento, a due passi dalla Valle dei Templi.

 

 

 

«Appare logico ipotizzare che l’area mineraria dismessa tra Enna e Caltanissetta possa essere l’area finale dello stoccaggio illegale di rifiuti speciali», dice il deputato di Sel Erasmo Palazzotto, che ha presentato un’interrogazione al governo, mentre all’Assemblea regionale siciliana il Movimento 5Stelle ha ottenuto la costituzione di una sottocommissione d’inchiesta. D’altronde, già nel 1999 Legambiente calcolava che in Sicilia si producevano 47 mila tonnellate di scorie tossiche e nocive, ma ne venivano smaltite oltre 90 mila. I primi erano veleni domestici. Gli altri di importazione.

Precari: il bluff di Crocetta e la paura dei Partiti di Governo di perdere oltre 320 mila voti da: linksicilia

 

IL DISEGNO DI LEGGE APPROVATO IERI SERA DALLA GIUNTA REGIONALE SEMBRA UNA FOLLIA. IN REALTA’ E’ UNA SCELTA FREDDA E RAZIONALE. INTANTO SCARICA SUL COMMISSARIO DELLO STATO E SU ROMA LA RESPONSABILITA’ DEL MANCATO RINNOVO DEI CONTRATTI E DELLA MANCATA STABILIZZAZIONE. E PUNTA A FARE CAPIRE A LETTA E AL PD NAZIONALE CHE SENZA I VOTI DEL PRECARIATO IL PARTITO DEMOCRATICO SICILIANO SPROFONDERA’ SOTTO IL 10 PER CENTO. SPALANCANDO LE PORTE AI GRILLINI E AD ALTRI NUOVI MOVIMENTI POLITICI

Ieri sera sui quotidiani on line della Sicilia rimbalzava la notizia del disegno di legge sui precari approvato dalla Giunta di Rosario Crocetta. A parte l’impatto mediatico, tra gli addetti ai lavori prevaleva una considerazione logica: come può il Parlamento dell’Isola approvare una precari bislegge che prevede una spesa di oltre 300 milioni di euro all’anno senza prima avere approvato il Bilancio 2014?
Qualcuno ha obiettato che, di certo, Sala d’Ercole, prima di approvare la legge sul rinnovo dei contratti dei precari e – addirittura! – sulla loro stabilizzazione, approverebbe Bilancio e Finanziaria.
A nostro modesto avviso, la chiave di lettura di tutto quello che è avvenuto ieri sera è un po’ diversa. Apparentemente – ma solo apparentemente – il disegno di legge del Governo di Rosario Crocetta sulla proroga dei contratti ai precari e sulla loro stabilizzazione, senza il Bilancio di previsione 2014, è una follia. Invece è un atto estremamente razionale. Con alle spalle un disegno politico preciso che adesso cercheremo di illustrare.
La prima necessità del Governo regionale è quella di scaricare su Roma la questione precari della Sicilia. L’esecutivo siciliano di Crocetta, qualche settimana addietro, ha detto di aver trovato, tra le pieghe del Bilancio 2014, oltre 300 milioni di euro per prorogare il contratto dei 24 mila precari degli enti locali (che, forse, potrebbero anche essere di più). L’ha detto, ma non ha mai reso pubblica questa ‘scoperta’, perché l’assessore luca bianchiall’Economia, Luca Bianchi, fino ad oggi, non ha mai presentato la ‘bozza’ con il progetto di Bilancio e Finanziaria 2014 (adesso si chiama legge di stabilità).
Ieri, invece di presentare la ‘bozza’ di Bilancio con i 300 milioni di euro ‘trovati’, la Giunta Crocetta ha presentato il disegno di legge per la proroga e la stabilizzazione dei precari. La mossa è chiarissima: il Governo regionale passa la ‘palla’ al Governo nazionale. Se l’Ars, nei prossimi giorni, dovesse approvare il disegno di legge sui precari, a parola passerebbe al Commissario dello Stato, ufficio che dipende dal Governo nazionale e, segnatamente, dal ministero degli Interni. 
A questo punto se il Commissario dello Stato non dovesse impugnare una legge sostanzialmente priva di copertura finanziaria (in assenza del Bilancio regionale 2014 dove prendere i 300 milioni di euro?), i soldi per rinnovare il contratto a questi precari dovrebbe per forza di cose tirarli fuori lo Stato. Se, viceversa – eventualità più probabile – il Commissario dello Stato dovesse impugnare la legge, la ‘colpa’ sarebbe dello Stato (e, segnatamente, del ministro degli Interni Angelino Alfano che, ‘casualmente’, non è del PD) e la politica siciliana proverebbe, almeno, a salvare la faccia con i precari.
I sindacati, ieri sera, hanno capito il gioco: non a caso Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno detto di apprezzare la volontà del Governo di risolvere la questione, ma prima di esprimere un giudizio positivo compiuto vogliono veder come va a finire. 
Siamo arrivati alla domanda delle domande: come andrà a finire? A nostro bilanci pubbliciavviso, male. Perché, sempre a nostro modesto avviso, il ‘ritrovamento’, da parte del Governo, di 300 e passa milioni di euro per pagare il rinnovo dei contrari ai 24 mila precari degli enti locali è solo un bluff.
I conti della Regione fanno acqua da tutte le parti. La situazione, per il 2014, è drammatica. La Regione, quest’anno, ha ‘spalmato’ un ‘buco’ di un miliardo di euro sui conti degli anni futuri, appesantendo l’indebitamento finanziario. E ha subito un ulteriore taglio secco di 914 milioni di euro dal Governo nazionale. Non solo. Si accinge a subire un ulteriore taglio di 800 milioni di euro, sempre da Roma.
Già in queste condizioni, il prossimo anno, salterà un ‘pezzo’ consistente di spesa corrente. Prendere 300 milioni dal Bilancio 2014 per pagare il rinnovo dei contratti ai precari degli enti locali significherebbe tagliare 300 milioni dalla spesa corrente, ovvero togliere il lavoro ad altri soggetti. Perché in Sicilia, piaccia o no, il 90 per cento di spesa corrente è fatta per lo più di stipendi.
Tuttavia la politica siciliana – e segnatamente il PD, l’Udc e le varie ‘frattaglie’ governative – scontano un problema molto serio: non perdere il contatto con gli 80 mila precari siciliani. Perché, come questo giornale scrive spesso, a rischio non sono solo i 24 mila precari degli enti locali (che forse, lo ribadiamo, potrebbero essere ancora di più, perché nessuna ha contezza di quello che hanno combinato i Sindaci con il precariato: basti pensare ai 13 mila precari degli Ato rifiuti creati negli ultimi anni proprio dai Sindaci), ma tutti i precari.
Gli 80 mila precari (e forse più di 80 mila), in termini elettorali, considerate le rispettive famiglie e le ‘attese escatologiche’ che creano nel territorio, valgono 320-340 mila voti. Consenso che premia chi governa e chi deve andare a governare. Ma il ‘premio’ (cioè i voti) c’è se ci sono i contratti per i precari. Se dovessero andare a mare i contratti…
La verità è che, soprattutto dal 2006 in poi, le elezioni, in Sicilia, sono state contrassegnate dalla presenza di questa enorme massa di precariato che, solo nella competizione per il rinnovo di Sala d’Ercole, condiziona l’elezione d oltre 40 parlamentari. Questo spiega la paura della politica tradizionale siciliana – e segnatamente di PD e Udc e altri gruppi governativi -: se il Movimento 5 Stelle, nella nostra Isola, con il precariato schierato con i vecchi Partiti, è diventato comunque, anche se di poco, la prima forza politica, che succederà alla vecchia politica siciliana privata del precariato?
Gli 80 mila precari, le loro famiglie e il clima di attesa che sempre si crea attorno al tema del precariato al momento del voto (le promesse dei politici di creare nuovo precariato) hanno spinto gli elettori siciliani verso le urne. Ma se a gennaio – cosa non improbabile per mancanza di soldi – PD, Udc e formazioni politiche governative dovessero perdere il rapporto con il precariato, gli effetti, per queste formazioni politiche potrebbero essere dirompenti.
Intanto, alle imminenti elezioni europee, questi precari, sentendosi traditi da PD, Udc e formazioni politiche governative, potrebbero decidere di non recarsi alle urne, avvantaggiando, di fatto, i Partiti di opposizione. Ma molti di questi potrebbero decidere di votare gli schieramenti politici alternativi (per esempio i grillini) o altre formazioni politiche (per esempio i Forconi se riusciranno ad organizzarsi canalizzando la protesta su binari e proposte politiche solide).
A rischiare di più sono PD, Udc e formazioni governative. Che verrebbero penalizzate (è probabile che, senza i precari, il PD siciliano scenda sotto il 10 per cento: basti pensare alla Cisl, che su precariato basa parte della propria forza elettorale).
Insomma, la fine del precariato potrebbe finalmente imprimere alla politica siciliana una svo

Conversando con… Luigi Marino Presidente dell’Associazione Maksim Gorkij (ex Italia-Urss) di Napoli e dell’Anpi regionale campano.

http://www.libera.tv/videos/1552/conversando-con-luigi-marino.html

Da gennaio oltre 500 morti nei luoghi di lavoro | Fonte: rassegna

Dall’inizio dell’anno sono documentati 539 lavoratori morti per infortuni sui luoghi di lavoro e oltre 1.150 se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere (stima minima su percentuali rispetto ai morti sul lavoro che ogni anno si rilevano costanti con variabili del 50/55% sul totale delle morti). Tra l’altro, di altri tantissimi lavoratori (oltre 500) che muoiono sulle strade e in itinere, e non solo, si sa solo che hanno denunciato la morte di un parente e che la loro morte non è riconosciuta come infortunio mortale, e spesso viene riconosciuta solo dopo lunghi processi. Sono i dati diffusi dall’osservatorio Indipendente di Bologna sui morti sul lavoro, curato da Carlo Soricelli. Dal 1 gennaio 2008, giorno d’apertura dell’Osservatorio, sono stati monitorati 3.689 lavoratori morti sui luoghi di lavoro comprese le vittime morte anche molto tempo dopo a causa dell’infortunio. Con le morti sulle strade e in itinere si arriva a superare le 7.200 vittime