Legge di Stabilità, la protesta contro i tagli delle vittime delle stragi Autore: redazione

 

La rabbia per il mancato inserimento dei risarcimenti alle vittime di strage nella Legge di stabilita’ monta anche a Firenze. Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, evidenzia come il “27 del mese” si confermi giorno ‘negativo’ per chi ha a che fare con stragi terroristiche ed eversive: il 27 maggio 1993 esplose la bomba in via dei Georgofili e “per ironia della sorte”, oggi, 27 novembre, si accende il “disco verde alla piu’ tribolata Legge di stabilita’ di questi ultimi 20 anni, e come prevedile, malgrado le promesse dello stesso Governo in carica, nella finanziaria non c’e’ l’emendamento composto di nove punti che avrebbe sanato la 206 del 2004 legge in favore delle vittime delle stragi”.
In una nota, Maggiani Chelli, continua dicendo: “Quindi ora forse capiamo perche’ il Governo, nella veste del primo ministro, ha avanzato la proposta che il prossimo 27 maggio quello del 2014, sia la giornata dedicata alla cultura nella citta’ di Firenze e che migliore data del 27 maggio, data del ricordo delle vittime della strage di via dei Georgofili, non ci fosse. Era ancora una volta, ahime’, non una pensata di un animo nobile, protesa a cambiamenti, bensi’ l’azione di chi ancora una volta usa le vittime delle stragi mentre di li a poco le avrebbe abbandonate a se stesse. Infatti di quale anno della cultura stiamo parlando? Di quello dell’ipocrisia?”. I parenti delle vittime di via Georgofili non possono “impedire che il 27 maggio prossimo sia a Firenze la giornata dedicata a qualunque minestra riscaldata si ami rimestare per dare lustro a istituzioni sorde ai richiami delle vittime della strage di via dei Georgofili”, ma se le cose non cambiano quel giorno i familiari daranno vita ad un presidio “di protesta”.

I precari di oggi hanno un futuro: poveri tutta la vita e senza pensione Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

«Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati – disse il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua il 6 ottobre 2010 – rischieremmo un sommovimento sociale». Lo studio «Pensions at a Glance» pubblicato ieri dall’Ocse ha finalmente dissolto tutte le reticenze. Finalmente tutti i precari, i lavoratori autonomi e indipendenti sanno che avranno un presente da working poors e un futuro di povertà da anziani. «L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le generazioni future – sostiene la ricerca – i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia».
Sul banco degli imputati ci sono il metodo contributivo e l’assenza delle pensioni sociali. Secondo l’Ocse, il metodo contributivo è legato strettamente all’ammontare dei contributi. Quindi penalizza tutti coloro che hanno un lavoro precario e nelle loro vita attraversano periodi crescenti di disoccupazione e precariato, quindi di retribuzione e di contribuzione diseguali. Al termine di questo zigzagare tra lavori e non lavori, queste persone rischiano di non percepire una pensione degna di questo nome. E, in futuro, non godranno delle pensioni sociali «per attenuare il rischio di povertà tra gli anziani». Una catastrofe, dopo più di mezzo secolo di Stato sociale.
Il sistema contributivo è stato tuttavia una manna per i conti pubblici. Ha garantito la stabilizzazione della spesa pensionistica. Nel 2010 era il 15,4% del Pil rispetto alla media Ocse del 9,3%. In virtù della riforma, nel 2050 sarà del 14,7%, mentre la spesa media nei paesi Ocse crescerà all’11,4%. La riforma Fornero del 2012 ha consolidato questi risultati, garantendo la stabilità del sistema tra il 2010 e il 2050. L’aumento dell’età pensionabile a 69 anni ha contribuito a questo fine, ma per l’Ocse non basta. «L’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il lavoro è ancora relativamente bassa: 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne – precisa l’Ocse – Le politiche per promuovere l’occupazione e l’occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere più lunghe sono essenziali».
La riforma dovrebbe continuare, evitando che i lavoratori «lascino il mercato in anticipo». in condizioni di crescente precarietà. Un circolo vizioso che rischia di trasformarsi in una dannazione perché lavorare 40 e più anni non garantisce comunque una pensione pari o quasi all’ultimo stipendio, come invece avveniva nel sistema precedente. Per questa ragione l’Ocse insiste sullo sviluppo dei sistemi integrativi privati e le assicurazioni vita. Due strumenti che non hanno prodotto i risultati attesi in Italia, molto probabilmente per i bassi salari (28.900 euro, pari a 38.100 dolari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse). Ciononostante, nella logica neoliberista, l’Ocse sollecita a proseguire sulla strada della privatizzazione della previdenza a carico del lavoratore mentre i giovani non hanno la possibilità di versare i propri contributi e la percentuale degli over 55 che lavorano (sempre più precariamente) è «relativamente bassa», al 40,5%.
L’obiettivo che spinse 17 anni fa alla trasformazione del sistema, il suo costo elevatissimo, è stato dunque raggiunto. Le pensioni sono state vincolate alla crescita del Pil. Se oggi il Pil non cresce, e non crescerà nei prossimi anni, gli assegni previdenziali saranno ancora più poveri. Ciò peggiorerà l’attuale macroscopica diseguaglianza ai danni dei nuovi entrati sul mercato del lavoro, oltre che ai danni di chi non avrà una carriera professionale con regolari versamenti dei contributi.
Lavorare più a lungo, lavorare peggio, guadagnare sempre meno e, nel caso di chi ha iniziato a lavorare dopo la riforma Dini del 1996, non arrivare alla pensione contando sulla capacità di consumare di più. Nei fatti questa situazione è il rovesciamento della teoria del Nobel per l’Economia Franco Modigliani che rifletteva sull’attitudine dell’individuo al risparmio nella fase attiva della vita per poi consumare di più durante il pensionamento. Chi avrà lavorato per tutta la vita con il metodo contributivo, in maniera precaria, intermittente o indipendente, non ha più speranza di rientrare nel «ciclo vitale del lavoratore» sperimentato nel secondo Dopoguerra. E nel 2050 non consumerà quanto accumulato nel frattempo, continuando a lavorare da povero a 70 anni. E oltre

Legge di Stabilità, via un altro pezzo di sanità pubblica: la denuncia della Cgil-Fp Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Il maxiemendamento del Governo sulla Legge di Stabilita’ approvato ieri in Senato non solo conferma il taglio di 1,150 miliardi al Fondo Sanitario Nazionale per il biennio 2015 -2016 – colpendo le risorse contrattuali che avrebbero consentito di valorizzare la professionalita’ e di premiare il merito di medici ed operatori della sanita’ pubblica – ma finanzia con 400 milioni di euro i policlinici universitari privati dal 2014 al 2024. Lo denunciano Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp Cgil e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. “A fronte di scelte politiche di potere di investimento nel privato – spiegano i sindacati – i cittadini avranno un servizio pubblico sempre piu’ povero, gia’ decurtato di oltre 30 miliardi di tagli lineari in pochi anni. Prima di pensare a destinare risorse ai policlinici universitari privati il Governo si impegni a dare nel prossimo incontro con il sindacato del 3 dicembre una risposta alle nostre richieste di stabilizzazione per i 35mila precari della sanita’, e a finanziare la formazione specialistica sanitaria dell’Universita’ pubblica nella quale e’ stato perfino ridotta la possibilita’ di accesso ai laureati. Il Governo cambi rotta. Non vorremmo che anche dopo il prossimo passaggio alla Camera il testo definitivo della Legge di Stabilita’ porti per Natale carbone per la sanita’ pubblica e doni natalizi per l’universita’ privata”.

“L’otto io lotto”, il sindacalismo di base fa la festa al lavoro festivo Autore: fabrizio salvatori

 

“L’otto io lotto, ma non solo”. Il 3 dicembre ci sarà a Roma un’assemblea all’Universita (16.30 Università Sapienza – Scienze politiche) dei lavoratori del commercio. L’iniziativa è in preparazione dell’8 dicembre, giornata festiva e scadenza a cui, dopo alcune riuscite iniziative dei mesi scorsi, il sindacalismo conflittuale e diverse realtà dei movimenti sociali stanno lavorando in molte città.
Il settore del commercio è caratterizzato da bassi salari, forte precarietà, flessibilità totale e completa disponibilità alle esigenze delle aziende. Una condizione oggi aggravata dalla pretesa di annullare le domeniche e le festività. Per le lavoratrici e i lavoratori del commercio il calendario non ha giornate segnate in rosso, le festività non esistono. La disponibilità a lavorare deve essere totale, a comandare è la sola logica dell’interesse economico delle direzioni aziendali.

“Questa condizione è paradossale: in un paese dove crescono ogni giorno i senza lavoro – si legge in una nota a firma di Usb – chi un lavoro ce l’ha è costretto a lavorare anche la domenica. Grazie all’obbligo del part-time (cioè al mezzo salario), infatti le aziende si garantiscono la possibilità di strozzare i lavoratori, imponendogli di lavorare durante le festività pur di arrotondare gli stipendi da fame”.

È la logica dello sfruttamento selvaggio, senza freni né controlli. Si tratta di una pratica in uso soprattutto nei centri della grande distribuzione. I centri commerciali hanno strozzato il piccolo commercio (lo dice la Confcommercio), distruggendo centinaia di migliaia di posti di lavoro (ogni posto nella GDO significa sei posti in meno nel piccolo dettaglio) e moltiplicando il lavoro precario. Organizzano: USB (Unione Sindacale di Base), CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario), Anomalia Sapienza, Tilt, Cinecittà Bene Comune.

BENINCASA SALVATRICE PARTIGIANA STAFFETTA UCCISA IL 18 DICEMBRE 1944 – documenti archivio storico

Benincasa benincasa_archivio storico 002 benincasa_archivio storico_pag2 benincasa_archivio storico_pag1 Dichiarazione madre S.Benincasa 001 Dichiarazione madre S.BenincasaNacque a Catania il 5 gennaio 1924. All’età di 2 anni si trasferì con la famiglia a Trieste per motivi di lavoro
del padre. Nel 1939 ci fu un ulteriore spostamento a Milano dove Salvatrice cominciò a lavorare presso la
Montecatini. Di famiglia antifascista, da parte di madre erano da sempre socialisti. Nel luglio 1944 aderì alla
Resistenza ed entrò a far parte delle Brigate Matteotti. Sorpresa a Monza mentre eseguiva un incarico che le
era stato affidato, fu fermata e torturata dalla SS nei locali della G.I.L. Dopo aver rifiutato ogni forma di
collaborazione, fu portata sul ponte di Via Mentana, a poche decine di metri dall’edificio ancora esistente.
Era il 17 dicembre 1944. Il giorno successivo il suo cadavere venne rinvenuto senza documenti nel cimitero
urbano di Monza. Venne inumata come “sconosciuta” e tale restò fino all’aprile del 1945, quando la madre
Lucia Blancato, ne riconobbe il corpo. Una lapide la ricorda in Via Mentana a Monza.
Intervista a Mirella Torchio 10/12/2011
Mirella Torchio è nata a Monza nel 1933. Abitava coi genitori, due sorelle e due fratelli a Monza, proprio nel
palazzo a fianco dell’allora Casa della G.I.L.; il papà di Mirella era ferroviere e l’edificio era appunto adibito
dalle Ferrovie dello Stato ad abitazioni per i dipendenti. I genitori, entrambi antifascisti, iscrissero Mirella alle
Canossiane per evitare che dovesse indossare la divisa da Piccola Italiana. Mirella rammenta che il padre
venne processato per una frase pronunciata negli spogliatoi delle FS in ricordo di Matteotti e che la mamma,
Carla Arrigoni, era in contatto con la famiglia di Gianni Citterio, in particolare le sorelle Elena e Ida – che
Mirella ha conosciuto. Carla nascondeva i volantini antifascisti nella cartella di scuola di Mirella e li
recuperava prima che Mirella entrasse a scuola. In largo Mazzini c’erano spesso perquisizioni, ma a
nessuno veniva in mente che nella cartella di una bambina potessero esserci documenti contro il regime.
Dopo l’8 settembre nella sua casa rimasero nascosti cinque militari meridionali in fuga e, in un’altra
occasione un partigiano. La mamma di Mirella praticava le iniezioni a domicilio e pur non essendo
esattamente un’infermiera, aveva qualche nozione in fatto di medicazioni. La sera del 17 dicembre il custode
della G.I.L., che conosceva bene la mamma di Mirella, le chiese di fare qualcosa per una giovane donna che
versava in gravi condizioni per i pestaggi subiti; Mirella ricorda che la mamma disse che era una partigiana e
che era “conciata”…La mattina dopo quella giovane donna giaceva per terra sul ponte, uccisa. Era
Salvatrice Benincasa.

 

Roma, 27 novembre 2013 Ai familiari di Raimondo RICCI

Carissimi,
la Segreteria Nazionale ha appreso con estremo dolore la notizia della scomparsa di
Raimondo, da tempo affetto da problemi di salute ma fino all’ultimo indomito come
sempre.
Raimondo ha avuto una vita complessa e importante di cui una parte ha voluto raccontare
in un suo prezioso libro. Ma in realtà c’è stato, nella sua vita, un impegno così come una
passione morale senza eguali. Combattente per la libertà, deportato, strepitoso avvocato,
giurista finissimo, parlamentare, ovunque ha svolto la sua attività, Raimondo si è fatto
apprezzare da tutti per il suo impego, per la sua capacità professionale, per la sua fedeltà
a valori e ideali inopponibili.
Ha dedicato lavoro e impegno ad Istituti storici ed infine – in modo particolare – all’Istituto
Ligure per la Storia della Resistenza; infine, anche in condizioni non facili, si è dedicato
con la consueta passione all’ANPI, diventandone poi Presidente Nazionale.
Con un curriculum simile, è logico che Raimondo Ricci lasci un grande vuoto e un grande
dolore e il rimpianto di quanti l’hanno conosciuto o hanno lavorato con lui.
Per noi, Raimondo, è stato maestro e per lungo tempo amico. Per questo lo piangiamo,
assicurando che non lo dimenticheremo mai.
L’ANPI Nazionale ha delegato Marisa Ferro che l’ha conosciuto, ha lavorato con lui, ha
mantenuto rapporti amichevoli anche nell’ultimo, difficile periodo. Marisa, però ci
rappresenta tutti nell’inviare alla famiglia, alla figlia Marina, al figlio Emilio, ai nipoti, la
nostra commossa ed affettuosa partecipazione che ci sentiamo di esprimere anche a
nome dell’intero Comitato Nazionale.
Vi siamo particolarmente vicini, con tutto l’affetto con cui ricordiamo Raimondo e con la
commozione di un distacco particolarmente doloroso.
Un caro abbraccio a tutti voi.
La Segreteria Nazionale ANPI

ANPINEWS 98/13

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

Segnaliamo due significative iniziative ANPI a difesa della Costituzione che vedranno la partecipazione e l’intervento del Presidente Smuraglia:

30 novembre, Genova – Palazzo Ducale:  La Costituzione va difesa non snaturata

2 dicembre, Monza – Sala Maddalena: La Costituzione è il nostro futuro. Difendiamola insieme

Il 30 novembre, a Osimo (AN), col patrocinio, tra gli altri, dell’ANPI Nazionale: decima edizione del Premio Nazionale Renato Fabrizi

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

In occasione di un recente Convegno storico sul 1943 ho incontrato  un gruppo di giovani, iscritti e non iscritti all’ANPI: quando si arriva a loro ci si accorge che davvero non tutto è perduto. Se riusciranno, quelli disponibili, a conservare la loro freschezza, la loro curiosità e la loro voglia di capire, non ci sarà quella “terra di nessuno” che molti temono. Bisogna solo frequentarli, questi ragazzi, il più possibile, aprire e tenere aperto il dialogo e il confronto; e sono certo che non ci deluderanno

A margine di un importante Convegno storico, sul 1943, organizzato dall’Istituto Veneto di storia della Resistenza, dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e dall’ANPI (andato benissimo), con l’aiuto della Presidente ANPI di Padova e del Coordinatore regionale del Veneto, ho incontrato  un gruppo di giovani, iscritti e non iscritti all’ANPI. Ancora una volta, l’incontro è stato molto bello, sono stato subissato di domande e di interrogativi di ogni genere e a  tutti ho cercato di rispondere in modo adeguato (spero di esserci riuscito). Più di due ore, di quelle che alimentano le speranze e la fiducia che in “futuro”  ci sarà, anche per merito di  questi giovani aperti e disponibili al confronto ed alla riflessione (…)

Stiamo assistendo a discorsi ed atti che assumono connotati sempre più eversivi, come la stessa manifestazione preannunciata per il 27, in pratica contro l’applicazione di una legge del Parlamento, approvata da tutti i maggiori gruppi parlamentari (e dunque anche da quelli che oggi protestano). Che un Paese civile debba tollerare tutto questo e che il quadro che si offre ai cittadini e alle nuove generazioni sia di questo tipo, è davvero insopportabile

 

Va in scena, mentre scrivo, l’ultimo atto della prima vicenda di Berlusconi che sia riuscita ad arrivare fino ad una sentenza definitiva. Saranno giorni di fuoco, perché c’è tutto un bombardamento di accuse, di richieste (ancora la grazia!), di provocazioni, di minacce. Discorsi ed atti che assumono connotati sempre più eversivi, come la stessa manifestazione preannunciata per il 27, in pratica contro l’applicazione di una legge del Parlamento, approvata da tutti i maggiori gruppi parlamentari (e dunque anche da quelli che oggi protestano). Che un Paese civile debba tollerare tutto questo e che il quadro che si offre ai cittadini e alle nuove generazioni sia di questo tipo, è davvero insopportabile. Io continuo a sperare che questa vicenda si concluda e che si torni a parlare dei problemi reali del Paese, quelli che si aggravano d’ora in ora, mentre a Roma si parla d’altro (…)

 

Tra sabato 23 e domenica 24 novembre 180 piazze in tutta Italia con i gazebo dell’ANPI, i nostri materiali, le nostre presenze. Un fiorire di confronti, di informazioni e di coinvolgimento di massa, che dovrebbe far riflettere chi sta ancora litigando su sciocchezze e chi insiste su riforme costituzionali sbagliate

Si è svolta la nostra “giornata del tesseramento”, dedicata alla Costituzione ed alle riforme costituzionali. 180 piazze, con i nostri gazebo, i nostri materiali, le nostre presenze. Un fiorire di confronti, di informazioni e di coinvolgimento di massa, che dovrebbe far riflettere chi sta ancora litigando su sciocchezze e chi insiste su riforme costituzionali sbagliate. Ho sentito ripetere in questi giorni l’affermazione che ci sarebbero le condizioni per fare almeno tre riforme (diminuzione del numero di parlamentari, differenziazione del lavoro delle due Camere,  aggiustamento del sistema delle autonomie). Tutti d’accordo, sembra; ed anche noi, su questo, siamo pienamente disponibili, a condizione che si facciano bene, ragionando sulle soluzioni migliori e confrontandosi apertamente sulle (poche) questioni che, al riguardo, si prospettano (…)

Il  25 novembre si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’ANPI è fortemente impegnata, anche su questo fronte. Vogliamo che non ci sia più una donna maltrattata, perseguitata, sfregiata, uccisa per presunte ragioni affettive, che in realtà si fondano sul concetto del “possesso”, per di più di una persona considerata come oggetto

C’è stata, ieri, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema attualissimo e da affrontare quotidianamente, perché i rimedi approvati per legge non possono essere sufficienti da soli a contrastare un fenomeno  così grave e complesso. La questione è, soprattutto e prima  di tutto, culturale. E dunque ben vengano queste “giornate” per richiamare l’attenzione, ma nella consapevolezza che occorre un lavoro quotidiano e assiduo per superare convinzioni e concezioni inveterate e dure a morire, non solo nella società, ma anche e soprattutto nella famiglia (…)

Il  Convegno storico cui ho accennato sopra ha visto tra gli organizzatori anche l’ANPI: questo è un giusto motivo di orgoglio, perché uno stretto rapporto con gli Istituti storici ed una ridefinizione del concetto stesso di memoria sono tra i più importanti obiettivi che ci siamo posti nell’ultimo Congresso

Come accennato all’inizio, a Padova, all’Università si sono svolte tre giornate (20-22 novembre) di riflessione e di discussione sul tema “1943: l’anno della svolta”, con particolare riferimento alla caduta del regime ed all’inizio del riscatto. Il Convegno era di carattere internazionale ed i relatori erano tra i più significativi e conosciuti studiosi di storia contemporanea, e tra di essi, anche illustri studiosi tedeschi e inglesi. Una sessione è stata presieduta e introdotta da me, in qualità di docente e Presidente nazionale dell’ANPI (…)

Putin in visita a Roma: In questo contesto, in cui bisognerebbe chiedere a Putin che cosa ne fa dei diritti umani, l’economia impone il silenzio e , magari, perfino il rispetto

E’ in corso,  in pompa magna (5 aerei e 50 macchine, con un vistoso seguito) la visita di Putin a Roma. Otre alla visita al Papa ed all’incontro con l’ “amico” Berlusconi, c’è tutto un fervore di incontri economici, trattative e stipulazione di contratti (…) 


Informiamo che su  

http://www.anpi.it/a1077

è possibile scaricare il formato per la stampa tipografica del vademecum:

La posizione dell’ANPI sulle riforme costituzionali

 

  ANPINEWS N.98

Ballata del Anarchico Pinelli

La storia siamo noi -Ideato e realizzato all’interno progetto APOFIL “Corti di Memoria” dai ragazzi del Liceo Classico “Giuseppe Solimene” di Lavello (PZ) con la collaborazione del Liceo Artistico “M. Festa Campanile” di Melfi e l’Istituto Tecnico Commerciale “Giuseppe Solimene” di Lavello. TRAMA. Un viaggio al contrario partendo dall’epilogo per arrivare all’inizio della storia ed alla sua probabile e naturale evoluzione. Ma qualcosa, inaspettatamente, determina il cambiamento. La storia, ambientata ai giorni d’oggi, richiama indirettamente la vicenda e i momenti che hanno portato, settanta anni fa, alla nascita di un’ideologia che ha negato il diritto fondamentale di un popolo alla sua esistenza