Incontro con Manuela Ulivi organizzato dala RagnaTela rete di associazioni tra cui ANPI Catania

In occasione della giornata mondiale contro la violenza alle donne, sabato 23 novembre si è svolto a Catania un incontro con la Presidente della Casa delle donne maltrattate di Milano, l’avvocata  Manuela Ulivi. L’incontro è stato voluto e organizzato dalla Ragna-Tela, una rete catanese di donne e uomini, al cui interno gravitano una ventina di associazioni, che si sono riunite più di due anni fa per contrastare la violenza sessista.

Durante il pomeriggio, nel salone gremito della CGIL , l’avvocata Manuela Ulivi ha raccontato della sua esperienza di avvocata civilista della casa di  accoglienza e del percorso che insieme alle altre donne è stato fatto per affrontare le problematiche relative alle violenze di ogni tipo alle donne. L’incontro è proseguito, dopo la presentazione di Anna Di Salvo e la relazione di Manuela Ulivi, con moltissimi interventi da parte di uomini e donne desiderose/i di raccontare le proprie esperienze e di chiedere consigli all’avvocata. 

La casa delle donne maltrattate di Milano è un’associazione di donne nata circa 20 anni fa, la prima fondata in Italia, che aiuta le “donne in stato di temporaneo disagio”, come Manuela Ulivi preferisce definire le donne che subiscono maltrattamenti, ad uscire dalla violenza, che quasi sempre ha le sue radici in famiglia ad opera di mariti, fidanzati, padri o parenti.

Tanti i punti su cui la Ulivi si è soffermata, prima di tutto sulla necessità di mettere la “Donna al centro”, ascoltandola e aiutandola ad esprimere la propria volontà, senza soffocarla imponendole le cose da fare ma creando con lei una relazione: “Spesso ci ritroviamo a dire agli altri cosa dovrebbero fare, soprattutto se sono donne. Stare a fianco della donna maltrattata, o essere anche solo un suo potenziale punto di riferimento, sapere per lei che c’è un’altra donna che è sempre disposta ad ascoltarla, è il senso anche del lavoro di un’avvocata che ha visto tutta l’ambiguità e la complessità del rapporto con un uomo violento” e ancora “Ho ascoltato storie di donne che mi hanno raccontato il loro privato, intimo e doloroso insieme. Aprendosi, mi hanno detto chi sono io: grazie alle relazioni, allo scambio di esperienze e al riconoscimento   delle violenze nascoste o psicologiche, semplicemente perché si è donne”

Mettere al centro la donna significa anche creare una rete di competenze e relazioni con gli addetti ai lavori,  i servizi sociali, le forze dell’ordine, le Procure, mantenendo sempre la donna protagonista dei diversi passaggi che la possono portare fuori dalla violenza.

Manuela Ulivi ha raccontato anche dei diversi progetti portati avanti dalla Casa delle donne di Milano come quello sulla “sicurezza”,  che permette di valutare il rischio per la donna di tornare a casa. “Le donne che subiscono violenza pensano di poterla gestire, ma è una sensazione di onnipotenza che può portare a situazioni di pericolo”, spiega la Ulivi. “È attivo anche un progetto per le giovanissime”

Un altro degli argomenti trattati è stato quello delle leggi: “Il problema non sono le leggi e, probabilmente non ne servono di nuove, il problema è la loro applicazione. La formazione dei magistrati che devono interpretarle, la formazione delle persone (professionisti, medici, avvocati, psicologi, servizi sociali, forze dell’ordine). Senza una forza d’urto contro ciò che non funziona non andiamo avanti. Maltrattamento è una norma che esiste dal 1939, dall’approvazione del Codice Penale, è stata applicata solo dopo che i centri antiviolenza hanno cominciato a porre il problema di che fine facessero quelle denunce di maltrattamento” “così come la misura cautelare del divieto di dimora, per allontanare, in attesa del giudizio, dall’abitazione domestica chi, anche dopo la denuncia, continuava a mantenere lo stesso tipo di condotta, misura che incomincia ora a essere applicata a Milano”

Un ultima battuta è sui mass media “Finalmente si parla di maltrattamento ed il fenomeno è all’attenzione di tutti. Anche se a volte è usato per farsi pubblicità e fare carriera”, denuncia l’avvocata, che confessa di essere «stufa dell’antiviolenza commerciale, quella delle campagne pubblicitarie alla Yamamay”. “Ci vanno tutti a nozze – insiste – perché è un argomento che paga e attira, poi noi facciamo il lavoro sporco. Ma non siamo crocerossine, noi mettiamo la donna al centro e attorno a lei tutti quelli che possono dare una mano” e racconta anche di come le donne  della Casa di Milano hanno deciso di non andare in televisione “Tante volte siamo state invitate – afferma – ma non volevano che raccontassimo la nostra esperienza, solo che portassimo una donna”.

Conclude  raccontando che  le socie della Casa si occupano anche di formare le operatrici dei centri di ascolto, negli ultimi anni sempre più in aumento: “Aprite gli sportelli, ma fatelo bene”, raccomanda l’avvocata.

Mirella Clausi                                                                     Catania, 28/11/2013

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