Lavoro, sanità, scuola: per gli stranieri la discriminazione è “istituzionale” Fonte: redattoresociale.it

 

Sottoinquadrati a livello lavorativo, poco seguiti a scuola, esclusi dall’erogazione di prestazioni di welfare: dai bonus bebè ai contributi per la casa, alle prestazioni sanitarie anche in presenza di disabilità. La discriminazione anche giuridico-istituzionale è una costante ricorrente per i cittadini stranieri che vivono nel nostro paese. Una realtà che viene messa in luce quest’anno anche dal dossier statistico immigrazione 2013, che allo stigma e al razzismo dedica un focus consiste. Il rapporto è infatti realizzato da Idos per Unar, l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.

I rom. L’emblema dello stigma sono i cittadini di origine rom (circa 150 mila tra italiani e stranieri), additati come “abitanti dei campi”, “estranei”, “pre-moderni”. La metà dei bambini rom lascia la scuola nel passaggio dalle elementari alle medie e sono solo 134 quelli iscritti nelle scuole superiori italiane.

La casa . Il dossier sottolinea che l e compravendite immobiliari da parte di immigrati sono diminuite nettamente negli anni della crisi economica, passando da 135 mila nel 2007 a poco più di 45 mila nel 2012, soprattutto perché i mutui sono sempre più difficoltosi da ottenere e da saldare. Anche gli affitti, oltre a incidere per il 40 per cento sul reddito degli immigrati, si trovano con difficoltà e spesso nelle aree più degradate, con contratti non sempre regolari.

Il lavoro . Diversi i punti critici che caratterizzano anche l’inserimento nel mondo del lavoro: il sottoinquadramento, una condizione che riguarda il 41,2 per cento degli occupati stranier i; la diffusione del lavoro sommerso; l’acuirsi del lavoro sfruttato e paraschiavistico nonostante un elevato tasso di sindacalizzazione; l’offerta prevalente di lavori a carattere temporaneo; il ridotto inserimento in posti qualificati; l’elevata incidenza degli infortuni (15,9 per cento del totale).

La scuola . Negativo è anche il sistema scolastico per gli stranieri , soprattutto per la carenza di risorse economiche e professionali; di requisiti burocratici talvolta escludenti; carenza di interventi di sostegno per l’apprendimento della lingua italiana; orientamenti “selettivi” ed esiti insoddisfacenti, specialmente per gli studenti che non sono nati in Italia, nell’ammissione agli esami di scuola media e dispersione.

La sanità . Atti discriminatori si rilevano anche in campo sanitario. In Italia, infatti  solo 6, tra le regioni e le province autonome, hanno formalmente ratificato l’accordo finalizzato a s uperare le disuguaglianze di accesso degli immigrati ai servizi sanitari. Ancora si riscontrano lentezze e indecisioni,  nell’iscrizione al Servizio Sanitario dei minori figli di immigrati senza permesso di soggiorno.

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