“Sempre di più gli italiani che lavorano nonostante la malattia”. Lo dicono i medici al convegno Fimmg da: controlacrisi.org

Negli ultimi due anni, con l’aggravarsi della crisi economica, sono sempre di piu’ gli italiani che vanno al lavoro anche quando sono malati o chiedono al medico di andare a lavorare. E’ questa la sensazione che ormai da tempo raccolgono i medici di famiglia, come e’ emerso al convegno della Federazione italiana medici medicina generale (Fimmg), in corso a Roma. Non ci sono i numeri, per il momento, ma il fenomeno viene descritto in modo chiaro a livello pubblico.
Le ragioni, dal punto di vista contrattuale, sono molte, e riguardano le norme che legano la produttività in busta paga alla presenza sul luogo di lavoro. Al di là di questo, però, la denuncia dei medici mette in luce il peso del lavoro nero nell’economia del paese. E’ nelle zone del lavoro nero, infatti, che la presenza sul posto di lavoro riguarda la totalità della retribuzione. Infatti, come sottolineano i medici, i settori dove il fenomeno si manifesta più frequentemente sono i call center e la distribuzione commerciale.
”Il fenomeno e’ particolarmente evidente nel Nord Est – dice Guido Marinoni, componente del Consiglio nazionale della Fimmg – dove la crisi sta colpendo pesantemente e la paura di perdere il lavoro e’ grande. Cosi’ pero’ c’e’ il rischio di vedere ridotti i buoni risultati ottenuti con la vaccinazione antinfluenzale, per la maggiore circolazione dei virus”.
A chiedere di lavorare al medico, nonostante la malattia, sono soprattutto le categorie piu’ deboli, come donne e giovani. ”Negli ultimi tempi – aggiunge Alfredo Petrone, responsabile medici Inps della Fimmg – abbiamo notato la richiesta di andare a lavorare, nonostante la malattia. Ovviamente noi non ci facciamo influenzare nella decisione medica, ma il fenomeno esiste. A chiedere di tornare subito a lavoro sono soprattutto le donne e i giovani, in particolare quelli impiegati nella grande distribuzione e nei call center”. Alla base, continua Petrone, ”c’e’ la paura di perdere il posto di lavoro, in un clima in cui la precarieta’ e’ all’ordine del giorno. Chi si ammala, quando nella propria azienda, o tra gli amici, si sono registrati licenziamenti e richieste di cassa integrazione, e’ spaventato. E rimanere a casa in malattia lo fa sentire esposto a rischi”. Cosi’ pero’ ne va anche della salute. ”C’e’ il rischio – sottolinea Marinoni – di vedere ridotti i buoni risultati ottenuti con la vaccinazione antinfluenzale, per la maggiore circolazione dei virus, si e’ piu’ soggetti a recidive, e c’e’ il pericolo di complicanze e diffusione del contagio”.
A sollevare il problema della condizione lavorativa e del diritto al riposo è anche la mobilitazione contro l’apertura festiva degli esercizi commerciali. L’otto dicembre “migliaia di dipendenti del commercio saranno obbligati a lavorare per tenere aperti centri commerciali e megastore”.
“Dopo aver gia’ perso il diritto alle domeniche – continua l’Usb – in aggiunta ai bassi salari e ai turni massacranti, i lavoratori del commercio vengono sistematicamente privati anche dei diritti piu’ elementari come quello al riposo e alla gestione del tempo di vita, al poter trascorrere una festivita’ con i propri cari”

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