Assemblea Generale del Comitato “VIVA la COSTITUZIONE CATANIA” presso la CGIL di via Crociferi, alle ore 18,30 del 3 ottobre p.v.

 

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COMUNICATO

É  convocata l´Assemblea Generale del Comitato “VIVA la COSTITUZIONE CATANIA” presso la CGIL di via Crociferi,  alle ore 18,30 del 3 ottobre p.v.

Odg.:

1)    Presentazione del manifesto “La via Maestra” di M.Landini, S.Rodotá, Don L. Ciotti, L.Carlassale, G.Zagrebelsky.

2)    Partecipazione alla manifestazione del 12 ottobre pv a Roma in difesa della Costituzione, contro le proposte di modifica dell´art. 138.

Interverranno:

1)    Giovanna Marano, giá Presidente Comitato Centrale FIOM

2)    Prof. Ettore Palazzolo, Universitá di Catania

3)    Prof. Mario Serio, Universitá di Palermo

4)    Alessio Grancagnolo, Unione degli Studenti

Si raccomanda di dare massima diffusione all´iniziativa .

Comitato Viva la Costituzione Catania

No Muos: quando un popolo si ribella alla sudditanza da: controlacrisi.org

corteo-no-muosdi Lorenzo Baldo – 29 settembre 2013 – FOTOGALLERY
Palermo. L’immagine di Emmanuel, 2 anni e mezzo, che corre felice verso gli agenti in tenuta antisommossa posizionati davanti alla presidenza della Regione Siciliana vale più di mille parole. L’ennesimo tentativo di creare paura e tensione a ridosso della manifestazione organizzata dal movimento No Muos con lo spauracchio di una possibile presenza dei “black bloc” si infrange dinnanzi ad un popolo variopinto che protesta pacificamente. “Questa è la mia terra ed io la difendo e tu?”, è Salvatore Borsellino a ricordare le parole di Giuseppe Gatì, il ragazzo salito alle cronache per la contestazione a Vittorio Sgarbi, in difesa del pool antimafia, morto nel 2009 a 22 anni in un incidente sul lavoro. “Sono qui oggi insieme ai cittadini siciliani – afferma con forza il fratello del giudice assassinato da Cosa nostra e leader delle Agende Rosse –, per impedire che contro la mia terra venga perpetrata l’ennesima violenza”.  Per Borsellino il presidente della Regione, Rosario Crocetta, è stato “non solo debole, ma contraddittorio ed ondivago. Crocetta prima si era opposto a queste centrali di morte, poi si è tirato indietro con la scusa delle penali. Io penso che ci sono elementi di salute pubblica che giustificano lo stop alla costruzione del Muos. Le antenne non devono essere costruite e cercheremo con ogni mezzo di impedirlo”.

E contro quella che viene definita una vera e propria “sudditanza” di Crocetta nei confronti degli USA e del loro diktat sull’installazione del Muos in Sicilia c’è il comitato delle “mamme no-Muos” a far sentire forte la propria protesta. Sono donne di diverse età che portano al collo un cartello con scritto “non siamo cavie”, difendono il diritto alla salute dei loro figli e di tutti quei siciliani che si trovano a vivere vicino alle parabole Muos. Quello stesso cartello pende al collo di centinaia di partecipanti: uomini, donne, vecchi e bambini. Tornano in mente le parole dei professori Massimo Zucchetti (ordinario di Impianti nucleari del Politecnico e research affiliate del MIT – Massachusetts Institute of Thecnology) e Massimo Coraddu (consulente esterno del Dipartimento di energetica), messe nero su bianco in un rapporto del 2011. Stralci di quel rapporto erano stati riportati in una scheda preparata dal giornalista scrittore, Antonio Mazzeo, per conto della Delegazione di sindaci e rappresentanti dei Comitati No MUOS, in audizione a Roma (11 settembre 2012) davanti alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati e del Comitato d’inchiesta sull’uranio impoverito del Senato della Repubblica. Il rapporto dei due ricercatori aveva rilevato “l’insostenibilità ambientale del nuovo impianto” e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli americani. “Nella valutazione redatta dalla US Navy nel 2008 – avevano scritto Zucchetti e Coraddu – non viene neppure esaminato quello che probabilmente è il peggiore dei rischi possibili: un incidente che porti all’esposizione accidentale al fascio di microonde, pericolosissimo e potenzialmente letale, anche per brevi esposizioni, a distanze inferiori a circa 1 Km”. “Nonostante gli scarni dati disponibili – avevano aggiunto i due ricercatori – con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi, con un incremento del campo nettamente superiore. C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”. Possibilità quindi di ammalarsi con maggiori probabilità di Cancro o di qualche forma di leucemia, così come aveva già spiegato Rino Strano, medico, referente regionale del Wwf Italia ed esponente dei Comitati No Muos. “Siamo condannati a morte da queste antenne che stanno già procurando, leucemie, casi di cancro, malformazioni e noi non possiamo dire nulla perché ci sono accordi segreti tra Usa e Italia”. Il dott. Strano specificava di parlare delle 41 antenne NRTF N8 (già attive in provincia di Caltanissetta, in contrada Ulmo, ndr) che “da vent’anni stanno distruggendo la nostra terra e la nostra gente”. “Ho presentato un documento che è stato subito allegato agli atti: un ‘Registro-Tumori’, redatto dalla provincia di Caltanissetta, riguardante un periodo che va dal 2004 al 2008 e dalla quale si evince un aumento considerevole dei casi di morte per tumore fra gli abitanti della zona di Niscemi (dove si trovano le parabole Muos, ndr). Ho trovato anche un militare americano che ha lavorato per 4 mesi sotto le ‘antenne della morte’, ammalatosi di Leucemia, il militare,  ha riferito che molti suoi colleghi si sono ammalati di leucemia, molti fra loro sono già morti, altri ancora, presentano i sintomi di un possibile tumore alla tiroide. Ho consegnato una relazione medica contenente la cartella clinica del militare consistente in 324 pagine, la mia relazione medica ed un dvd riportante la registrazione dell’intervista rilasciata dal militare, intervista fatta, attraverso il militare”.
Mesi fa il New York Times aveva definito la base Nato di Sigonella “Capitale” per i suoi attuali 7500 droni in servizio. A questo serviranno le due antenne alte 149 metri e le tre grandi parabole dal diametro di oltre 18 metri. Eccolo il sistema di telecomunicazioni satellitari della marina Usa, il Muos (Mobile User Object System), dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra. Una sorta di mega telecomando planetario per i Droni. Così come ha spiegato il giornalista Ennio Remondino Sigonella sarà collegata direttamente a due satelliti: l’Ufo e l’Inmarsat. I droni “siciliani”, resistenti a lunghe distanze di volo anche fino a 20 chilometri dal suolo, comunicheranno con loro. Grazie ai propri sensori radar saranno quindi in grado di intercettare oggetti fermi o in movimento. Le informazioni raccolte verranno di seguito trasmesse in tempo reale nella base centrale Mos (Mission operation support), di Sigonella dove hanno già fatto il loro ingresso segretamente altre flotte di droni, Black Hawk che già Usa e Cia utilizzano a livello internazionale. A rivelare la presenza in Sicilia degli armamenti segreti, oltre al NYT è l’Osservatorio di Politica Internazionale che ha sostenuto, testualmente: “In considerazione di tale situazione (l’allarme mondiale di attentati ad opera di al Qaeda, la Primavera Araba, l’attacco al consolato di Bengasi e le varie minacce di guerre, ndr), la Difesa Italiana ha concesso un’autorizzazione temporanea allo schieramento di ulteriori assetti americani a Sigonella”. E ovviamente ci saranno anche gli 800 militari Nato (entro il 2015), per far funzionare quello che a tutti gli effetti è un terrificante “war game”. Ed è contro questa politica di morte che i siciliani si oppongono. Sono le 16,15 quando il corteo parte da Piazza Politeama al coro di “No Muos fino alla vittoria!”. “No al Muos, no alla guerra, assediamo i palazzi del potere” è scritto sullo striscione che apre il corteo. Migliaia di persone provenienti da tutta Italia sfilano per le vie principali di Palermo, destinazione: la presidenza della Regione. Il balletto sul numero dei presenti è quello solito: 2000, 3000, 4000, di meno, di più. In piazza arriva Leoluca Orlando: “La nostra presenza – afferma il sindaco di Palermo – è una naturale conseguenza della scelta politica operata dall’amministrazione e dal Consiglio comunale che hanno espresso in modo chiaro la contrarietà a qualsiasi atto contrario alla naturale vocazione di Palermo e della Sicilia quali luoghi di pace e dialogo fra i popoli”. Poco più là c’è Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale del Pd, che afferma l’importanza di battersi affinché la Sicilia “non si trasformi in un avamposto militare”. C’è anche il leader di Azione Civile, Antonio Ingroia, a protestare contro il Muos. “L’unica speranza è non arrendersi mai” si legge su una maglietta dell’associazione antimafie Rita Atria, tra i principali sostenitori della manifestazione e delle iniziative No Muos. Tra la folla c’è anche Salvo Vitale, storico amico e compagno di lotte di Peppino Impastato, che osserva attento questo popolo in marcia per difendere i propri diritti. Nel suo sguardo brillano le sue battaglie accanto a Peppino. Ed è come se il tempo non fosse mai passato. Tra i partecipanti c’è pure Saverio Masi, il maresciallo dei carabinieri che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi superiori per non aver voluto catturare Provenzano e Matteo Messina Denaro in alcune occasioni. Dalla sala d’Ercole (dove si svolgono le sedute dell’Assemblea regionale siciliana, ndr), occupata da venerdì pomeriggio da dieci attivisti No Muos, viene diramato un comunicato stampa in cui vengono ribadite le ragioni dell’occupazione: “Il Muos è uno strumento di sopraffazione militarista e di insensibilità verso la salute delle persone. Serve a fare la guerra, a pilotare i droni per neutralizzare il rischio dell’obiezione di coscienza, ferire la carne viva del popolo niscemese. Il movimento No Muos si oppone al fatalismo rassegnato con cui qualcuno vorrebbe farci credere che tutto questo sia inevitabile, che la soggezione del presidente Crocetta verso le autorità statunitensi sia l’unico abito che il popolo siciliano può indossare in questo momento cruciale della nostra vita collettiva”. Nel frattempo i deputati del Movimento 5 Stelle Giorgio Ciaccio, Claudia La Rocca e Giampiero Trizzino srotolano uno striscione di venti metri che recita: “L’Italia ripudia la guerra (‘Italia’ è sbarrato e accanto, in rosso, è scritto ‘la Sicilia’), No muos”. Sono le 18,50 quando i manifestanti si posizionano tra Palazzo d’Orleans, sede della Regione, e l’ingresso secondario di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale. In molti gridano: “Non ci sono black block ma solo cittadini che ripudiano la mafia e la violenza!”. Poco prima delle ore 20 gli attivisti No Muos che avevano occupato Sala D’Ercole escono dal Palazzo dei Normanni tra i cori e gli applausi. “La lotta continua, si torna a Niscemi!”, gridano gli organizzatori. Ma la lotta continua – ancora più subdola e strisciante – anche nell’agone politico, tra le diplomazie internazionali, sulla pelle dei cittadini.

Noi siam di Marzabotto -29 settembre 1944 strage di marzabotto

“Li communisti de la capitale in festa” dal 3 al 6 ottobre. Rossoliberatutti | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Il “RossoLiberaTutti” parte. Quattro giorni di festa e dibattiti di Sinistra per Roma. Per chiudere in bellezza le feste estive e per immergersi in questo autunno che si annuncia piuttosto rovente. Come sempre, “li comunisti de la capitale” (Prc e Pdci) hanno fatto un bel lavoro: dal 3 al 6 ottobre tanti dibattiti politici e tanti spunti anche dalle presentazioni dei libri. Il posto è quello giusto, centro Arci “Concetto Marchesi”, in via del Frantoio, 9, in pieno quartiere tiburtino. Di fronte, tanto per capirci, a quel Casal Bruciato che negli anni settanta fu teatro di una grande rivolta popolare.
E si comincia il 3 ottobre proprio parlando del bisogno di case con con “Sto qui perchè una casa non ce l’ho”, antologia di racconti curata da di Isabella Borghese (modera Giacomo Russo Spena con Paolo Berdini, urbanista Walter De Cesaris, segretario Nazionale dell’Unione Inqulini Federica Sorge, avvocato Progetto Diritti Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani.
La stessa sera di apertura alle 19, “Se 100 giorni vi sembrano pochi… Per un osservatorio delle amministrazioni locali a Roma”. Un vero e proprio laboratorio politico che nasce all’indomani dell’affermazione di Ignazio Marino come sindaco di Roma. Il punto è quello del controllo popolare e politico su ciò che la giunta Marino sta facendo. Partecipano Fabio Alberti (Prc- Sinistra per Roma ) Anna Maria Bianchi (Carte in Regola) Marica di Pierri (ASud) Claudio Graziano (Arci) Andrea Maccarrone (Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli) Sandro Medici (Repubblica Romana) Simona Savini (Coord.to Acqua Pubblica Roma) Modera: Paolo Andreozzi (Sinistra per Roma).
Il giorno dopo alle 18 “Lotte di classe e Costituzione. Diagnosi dell’italia repubblicana” di Salvatore D’Albergo e Andrea Catone,, un libro a cura di Punto Rosso e Marx XXI. Partecipano Claudio Gambini Salvatore D’Albergo Gianni Ferrara Raffaele D’Agata Alessandro Hoebel. Si parla sempre di Costituzione anche nel dibattito a seguire, che sarà anche un momento di confronto in preparazione della scadenza politica del 12 ottobre. “Costituzione, la Via Maestra verso il 12 ottobre e oltre..”. Partecipano Fabio Alberti – Prc Sinistra Per Roma, Marco Bersani – Attac, Francesca Re David – Fiom Roma e Lazi, Marco Rosati – Pdci Sinistra Per Roma, Gabriella Stramaccioni – Libera.
Il 5 ottobre si parla di antifascismo con uno dei massimi esperti, Saverio Ferrari, autore de “I denti del drago. Storia dell’Internazionale nera tra mito e realtà”. Partecipano, oltre all’autore, Bianca Bracci Torsi – responsabile antifascismo PRC, Fabrizio De Sanctis – direzione nazionale PdCI, e neossegretario di Roma. E prima di cena “Un Piano per il Lavoro a Roma.Dalla proposta alla vertenza”. Partecipano Alberto Castagnola (Laboratorio Urbano Reset), Fabrizio De Sanctis (PdCi – Sinistra Per Roma), Claudio Di Berardino (Cgil Roma e Lazio), Guido Lutrario (Usb Roma e Lazio), Leopoldo Nascia (Sbilanciamoci). L’ultima presentazione vede come protagonista “Il Club Bilderberg. Gli uomini che comandano il mondo”, l’imperdibile saggio di Domenico Moro. Oltre a lui parteciperanno Fabio Nobile, Pdci Sinistra per Roma, Fabio Amato, responsabile esteri Prc. E per i dibattiti politici, a seguire, “Quale Europa dopo le elezioni tedesche?”. Partecipano Roberto Musacchio – Altramente, Fabio Nobile – direzione nazionale Pdci, Bruno Steri – direzione nazionale Prc, Franco Russo – Ross@

Grecia-Italia, Alba dorata minaccia di andarsene dal Parlamento. Arrestato il capo del partito | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Alba Dorata, il partito filo-nazista greco, ieri aveva minacciato di uscire dal Parlamento evocando urne anticipate e stamattina la polizia è andata a casa a prelevarlo con l’accusa di guidare una organizzazione criminale. Insieme a lui indagati altri due deputati.

Il governo di Atene aveva replicato seccamente e per bocca del suo portavoce esclude qualsiasi ipotesi di elezioni ipotizzando solo, nel caso, nuove consultazioni in quei collegi rimasti ‘orfani’ del loro deputati. “La democrazia non si puo’ ricattare” e anche in caso di uscita dalla maggioranza di Alba Dorata la Grecia non andra’ alle urne, ha fatto sapere Simos Kedikoglou, commentando la minaccia del partito filo-nazista Chrysi Avgi’ (Alba Dorata) che ha ventilato le dimissioni in massa dei suoi 18 deputati. Il portavoce del governo non ha pero’ escluso la possibilita’ di consultazioni parziali nei collegi elettorali dei parlamentari dimissionari. “La giustizia fara’ il suo corso e se ci sara’ bisogno di elezioni parziali esse si terranno nei collegi elettorali i cui deputati devono essere sostituiti”, ha detto.

Un duro botta e risposta che ha rialzato la tensione politica ad Atene – con un copione che mai come in queste ore appare familiare ai commentatori italiani – che arriva proprio mentre ad Atene si stanno per chiudere i negoziati fra governo e troika (Ue, Bce e Fmi) in vista della riunione dell’Ecofin del 15 ottobre che dovrebbe dare il via libera all’assegnazione della tranche da 1,2 miliardi di aiuti alla Grecia.

La minaccia delle dimissioni dei deputati di Alba Dorata è stata giustificara “per difendere l’onore del partito” dopo le serrate indagini avviate dalla magistratura sulle attivita’ illegali del gruppo filo-nazista in seguito all’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, ucciso il 17 settembre ad Atene da un militante del partito neo-nazi, il camionista Giorgos Roupakias. “Se il Paese entrasse in una nuova fase di destabilizzazione non sara’ per colpa di Alba Dorata ma per colpa di coloro che la demonizzano e la colpiscono in modo cosi’ sporco e illegale”, ha detto Michaloliakos riferendosi a quella che egli ha definito una “caccia alla streghe” nei confronti degli iscritti e dei simpatizzanti del suo partito.

L’annuncio di Alba Dorata, sulla cui attività clandestina c’è la lente di ingrandimento dei giudici, arriva a poche ore dall’inquietante iniziativa del sindacato dei riservisti delle forze speciali dell’esercito (Keed) che, con un documento pubblicato sul proprio sito web, ha chiesto le dimissioni del governo di coalizione e la formazione di un nuovo esecutivo sotto la guida del presidente della Corte Suprema, proprio come fecero i colonnelli nel 1967 con l’allora presidente della Corte Suprema, Constantinos Kollas. L’altra sera, comunque, il Keed ha diffuso un altro comunicato in cui ha negato di avere intenzioni golpiste. Dal canto suo, il portavoce del governo Simos Kedikoglou, dopo aver definito la vicenda “seccante”, ha affermato che “la maggior parte degli uomini che fanno parte delle forze armate e’ fedele alla democrazia”.

Iil premier Antonis Samaras incontrera’ stamattina i rappresentanti della troika, i tedeschi Matthias Mors (Ue) e Clauss Masuch (Bce) e il danese Paul Tomsen tornati domenica scorsa ad Atene per verificare l’andamento del piano di risanamento dell’economia, a poche ore dalla partenza per gli Usa.

Grecia, anche diversi poliziotti tra gli arrestati di Alba dorata di questa mattina Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Ci sarebbe anche un bel gruppo di poliziotti nei 36 personaggi di Alba dorata raggiunti dai provvedimenti della Corte suprema e più della metà arrestati stamattina in Grecia con l’accusa di aver dato vita a una organizzazione criminale. A riferirlo sono i media locali dopo l’operazione di alcuni reparti dell’antiterrorismo che hanno portato all’arresto, tra gli altri, del capo di Alba dorata, Michaloliakos. Assieme a lui è stato fermato anche il portavoce, Ilias Kasidiaris, anch’egli parlamentare, mentre tra i ricercati vi sono anche i deputati Ilias Panayotaros, Yannis Lagos e Nikos Michos. Se supportata da prove, come sembra, l’accusa di organizzazione criminale consente di emettere mandati di arresto contro deputati senza previa autorizzazione del Parlamento.

Le accuse sono di corruzione, estorsione, riciclaggio, rapina e omicidio (relativamente al caso di Pavlos Fyssas e a quello di un ragazzo proveniente dal Pakistan). Questi reati sono inseriti nella cornice giuridica dell’associazione a delinquere. Secondo le prove raccolte, infatti, Alba Dorata è organizzata e funziona come una vera e propria organizzazione criminale dedita ad attività illegali e a violenze razziste.

Le accuse sono di corruzione, estorsione, riciclaggio, rapina e omicidio (relativamente al caso di Pavlos Fyssas e a quello di un ragazzo proveniente dal Pakistan). Questi reati sono inseriti nella cornice giuridica dell’associazione a delinquere. Secondo le prove raccolte, infatti, Alba Dorata è organizzata e funziona come una vera e propria organizzazione criminale dedita ad attività illegali e a violenze razziste. – See more at: http://atenecalling.org/maxioperazione-contro-alba-dorata-decapitato-il-partito-nazista/#sthash.BIJqwD8c.dpuf
Le accuse sono di corruzione, estorsione, riciclaggio, rapina e omicidio (relativamente al caso di Pavlos Fyssas e a quello di un ragazzo proveniente dal Pakistan). Questi reati sono inseriti nella cornice giuridica dell’associazione a delinquere. Secondo le prove raccolte, infatti, Alba Dorata è organizzata e funziona come una vera e propria organizzazione criminale dedita ad attività illegali e a violenze razziste. – See more at: http://atenecalling.org/maxioperazione-contro-alba-dorata-decapitato-il-partito-nazista/#sthash.BIJqwD8c.dpuf

La polizia ha in mano diverse intercettazioni telefoniche, che collegherebbero i membri di Alba Dorata con l’assassinio di Fyssas il 18 settembre. In relazione all’omicidio di Fyssas, che le forze dell’ordine fecero passare in prima battuta come una conseguenza di una lite per motivi di tifo sportivo, nei giorni scorsi si sono dimessi due generali della polizia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’annuncio fatto venerdi’ scorso dai 18 deputati del partito di estrema destra che hanno minacciato di lasciare tutti insieme il Parlamento aprendo le porte ad elezioni anticipate. Intanto, almeno un centinaio di militanti del partito filo-nazista greco Alba Dorata si sono minacciosamente radunati davanti alla sede del quartier generale della polizia di Atene, in Viale Alexandra, dove – al 12.mo piano – sono in corso gli interrogatori di deputati e membri del partito.

Greenpeace, attivisti in carcere Fonte: Il Manifesto

 

Spazi vuoti al posto delle immagini. Grigi, neri e bianchi. Ieri i siti di alcune testate liberali di Mosca, tra cui Lenta e Novaya Gazeta, non hanno inserito foto nella homepage. Una rimostranza, suggerita da Greenpeace, per protestare contro i due mesi di custodia cautelare affibbiati dal tribunale di Murmansk a Denis Sinyakov, fotografo russo.
Sinyakov è uno dei trenta attivisti di Greenpeace che a bordo della Arctic Sunrise, nave battente bandiera olandese, hanno ingaggiato nei giorni scorsi una protesta contro la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya. È operata da Gazprom e si trova nel Mare di Barents. Mosca ne sta rastrellando i fondali, resi accessibili dallo scioglimento dei ghiacci artici. Con Gazprom è molto attiva anche Rosneft, altra corazzata russa dell’energia. Ma qualche fetta di questa grande torta andrà anche alle grandi compagnie straniere. Mosca ha concesso loro lucrosi diritti d’esplorazione. È questa nuova, grande corsa all’oro nero – partecipa anche l’Eni – la ragione dell’iniziativa di Greenpeace, fermata senza troppi complimenti dalla guardia costiera russa, che ha respinto i due attivisti che hanno cercato di scalare la struttura e preso in consegna la Arctic Sunrise.
La custodia cautelare, di tre giorni o due mesi, nella maggioranza dei casi, è scattata nelle ultime 48 ore per quasi tutti gli attivisti della Arctic Sunrise, inclusi il portavoce di Greenpeace Roman Dolgov (russo), il capitano Pete Willcox (americano) e l’italiano Cristian D’Alessandro. Domenica i giudici di Murmansk, la città portuale dove si sta conducendo l’inchiesta, si pronunceranno sul resto dell’equipaggio.
Per tutti l’accusa, con una pena che può arrivare fino a 15 anni, è quella di pirateria. Una forzatura, secondo molti giuristi. Tra questi Aleksandr Skaridov, docente di diritto marittimo all’accademia navale Makarov di San Pietroburgo. Per l’esperto, intervenuto sul sito di Russia Oggi, inserto mensile allegato a Repubblica e promosso Rossiyskaya Gazeta, giornale controllato dal governo di Mosca, questo reato si configura solo se l’obiettivo è prendere il controllo di un’imbarcazione. La piattaforma di Gazprom, essendo fissata al fondale, tale non è.
Skaridov però afferma che la Arctic Sunrise ha solcato le acque territoriali russe, non certo per esercitare il diritto pacifico di passaggio, quando cioè si segue una rotta, si esce da un porto o vi si entra. In altri termini è stata violata la sovranità marittima di Mosca, e questa dovrebbe essere l’accusa.
Il presidente russo Vladimir Putin è della stessa opinione. Martedì ha riferito che gli ecologisti non sono dei pirati, ma hanno comunque sia infranto la legge nazionale e il diritto internazionale. Parole che esortano a credere che l’accusa di pirateria potrebbe decadere, spostando su un altro piano l’azione del tribunale di Murmansk. Del resto la giustizia russa, che non brilla per indipendenza, s’adegua spesso alle consegne dall’alto. I casi delle Pussy Riot e dell’oligarca Mikhail Khodorkovsky lo dimostrano. Alle prime, dopo che Putin invocò una pena non troppo severa, sono stati scontati dodici mesi, a fronte di una richiesta di tre anni. Una forma di clemenza di cui il secondo, irriducibile delinquente, a sentire l’uomo forte di Mosca, non ha mai beneficiato. Se non i due mesi di condono stabiliti nell’appello lo scorso agosto. Un nulla, se comparato a una reclusione complessiva di quasi undici anni (terminerà nell’agosto 2014).
Nel giudizio di Putin sull’affaire Arctic Sunrise e nella possibile reimpostazione dell’inchiesta di Murmansk s’intravede il tentativo di arginare la slavina di critiche causata dall’accusa di pirateria. Tra l’altro l’accento riposto sulla legalità internazionale va accoppiato ai recenti orientamenti del Cremlino in politica estera. Mosca, sulla Siria, ha giocato con ottimo ritorno proprio la carta della legalità internazionale, opposta all’interventismo caldeggiato a Washington. Greenpeace, in ogni caso, respinge anche questa lettura e annuncia il ricorso, sostenendo che la sua nave, quando gli attivisti hanno cercato l’arrampicata sulla piattaforma, portandovisi a ridosso con dei gommoni, sostava a tre miglia nautiche dalla struttura, il limite che definisce il crinale tra acque territoriali e internazionali.