Grecia, la mobilitazione popolare spinge il governo ad indagare. Spuntano alcune testimonianze… | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Continuano le proteste e le manifestazioni anti-fasciste in tutta la Grecia dopo l’assassinio la scorsa settimana del rapper antifascista Pavlos Fyssas. Migliaia di persone sono scese in piazza ieri ad Atene, a Salonicco e in altre città della Grecia per protestare contro “il mostro del fascismo” incarnato dal partito Alba Dorata. Per la prima volta dopo l’ingresso di Alba dorata in Parlamento, nel giugno 2012, i partiti di sinistra e i sindacati hanno partecipato a una manifestazione congiunta. L’ondata di proteste ed indignazione ha mosso anche il governo a fare qualcosa. Perquisizioni e interrogatori per tentare di capire le ramificazioni e le complicità di Alba dorata sono in corso in tutta la Grecia.

Stanno spuntando anche alcune testimonianze dirette sulle azioni e l’organizzazione di Alba dorata, da cui emergono connessioni con la polizia e una struttura piramidale che ai vari livelli coinvolgeva personaggi politici della destra. Le autorità greche stanno indagando sulle notizie in base alle quali uno psichiatra del principale ospedale psichiatrico di Atene avrebbe garantito a membri del partito di estrema destra Alba dorata certificati per ottenere il porto d’armi senza avere effettuato i test richiesti. Il ministro della Salute della Grecia, Adonis Georgiadis, ha aggiunto che secondo le stesse notizie lo psichiatra avrebbe invitato l’esercito a imbracciare le armi contro il governo. Il governo ha ordinato un’indagine sulle attività di Alba dorata e la Corte che si occupa del caso ha sentito le testimonianze delle vittime di aggressioni e dei giornalisti che hanno intervistato attuali o ex membri del partito, oltre che di rappresentanti delle comunità di immigrati. Inoltre sono cominciate una serie di perquisizioni nelle sedi del gruppo e negli uffici dei sostenitori sospettati di essere coinvolti in aggressioni. Nell’ambito di questi controlli la polizia fa sapere di avere arrestato a Creta un 34enne, dopo che in una perquisizione nella sua casa sono stati scoperti una pistola finta, un coltello militare e un manganello di metallo flessibile. Il giovane aveva anche tesserini di Alba dorata e altre attrezzature con il logo del partito. Alcuni alti funzionari di Alba dorata in passato hanno espresso ammirazione per Adolf Hitler; il partito ha ottenuto circa il 5% dei voti nelle elezioni dell’anno scorso e secondo gli ultimi sondaggi prima dell’omicidio aveva un consenso che si aggirava intorno al 12%. Un nuovo sondaggio pubblicato l’altro ieri mostra invece un calo di popolarità al 6,8% dal 10,8% di giugno, anche se il movimento resta comunque il terzo partito del Paese. Nei mesi scorsi gli esponenti di Alba dorata sono stati accusati diverse volte di attacchi violenti in diverse città della Grecia, perlopiù contro gli immigrati. I deputati del movimento hanno inoltre lanciato spesso insulti contro parlamentari di origine musulmana in Parlamento, definendoli agenti turchi. Spesso ci sono stati anche scontri e combattimenti fra sospetti membri del partito e attivisti antifascisti o sostenitori di gruppi di sinistra. Finora, tuttavia, erano stati registrati solo feriti.

Secondo la polizia, la manifestazione ha richiamato 10.000 persone ad Atene, che hanno sfilato in due cortei distinti, prima di riunirsi davanti al Parlamento. Settemila di loro si sono poi diretti verso la sede del partito neonazista, pochi chilometri più a nord. “Pavlos vive, distruggete i nazisti!”, si leggeva sullo striscione esposto dall’associazion Keerfa, pilastro della lotta antirazzista e a lungo rimasta sola nelle sue denunce delle violenze xenofobe commesse dai simpatizzanti di Alba dorata. La rete di associazioni che combattono il razzismo, Diktyo, ha riferito in un comunicato di 300 casi di aggressioni a sfondo razzista registrati nel paese dall’ottobre 2011.

12 ottobre. Agnoletto: “Dacci oggi la nostra Costituzione quotidiana” Autore: vittorio agnoletto da: controlacrisi.org

 

La Costituzione è la pietra fondante della nostra convivenza democratica. Ma nel difenderla dobbiamo fare attenzione a non essere recepiti come “elitari”: dobbiamo rendere esplicito il collegamento tra la difesa della Carta costituzionale e il diritto al lavoro, all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Solo così riusciremo a parlare a quei milioni di italiani che ogni giorno lottano per la sopravvivenza.

“Noi possiamo avere la democrazia, o possiamo avere la ricchezza concentrata nelle mani di pochi; ma non possiamo averle entrambe”, così scriveva Louis Breandeis giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti dal 1916 al 1939.

Una grande e semplice verità, facilmente comprensibile da ciascuno, che restituisce concretezza alla parola democrazia sottraendola a dibattiti spesso astratti e sottomessi alle esigenze contingenti di in una specifica fase politica.
E la Costituzione è la pietra fondante della nostra convivenza democratica.

L’iniziativa del 12 ottobre e il percorso individuato sono quindi utili e necessari, ma dobbiamo fare molta attenzione a non essere vissuti come “elitari”; dobbiamo evitare che i milioni di persone che ogni giorno lottano per la sopravvivenza, per arrivare a fine mese, per pagare l’affitto, le bollette e il muto si sentano estranei a questa battaglia, la vivano come qualcosa di completamente avulsa dalla propria drammatica quotidianità.

Dobbiamo rendere esplicito il collegamento tra la difesa della Carta Costituzionale e il diritto al lavoro, all’assistenza sanitaria e all’istruzione, diritti garantiti dalla Costituzione. Dobbiamo in tutti i modi avere la capacità di rendere comprensibile a chiunque che la lotta per una giustizia sociale fondata sulla redistribuzione delle ricchezze rappresenta la miglior modalità per applicare la Costituzione che, non a caso, ha come riferimenti il diritto al lavoro, alle cure e allo studio.

La nostra campagna in difesa della Carta Costituzionale deve certamente rivolgersi a tutti, ma con la capacità di individuare riferimenti precisi nelle classi subalterne; in poche parole dobbiamo far vivere, alle persone alle quali ci rivolgiamo, la materialità della Costituzione.

Una Costituzione, la nostra, già più volte calpestata: sospesa a Genova in quel drammatico luglio 2001, ignorata dieci anni dopo quando 27 milioni di persone votarono in difesa dell’acqua pubblica e stracciata le tante volte che la nostra bandiera ha sventolato su carri armati e cacciabombardieri.

Il ripudio della guerra è un elemento cardine e oggi più che mai attuale della nostra Carta Costituzionale; sbaglieremmo a ritenere che sia ormai archiviato il rischio di un ulteriore ampliamento del conflitto in Siria e a non considerare come la guerra sia prepotentemente tornata ad essere per molti governanti la continuazione delle politica con altri mezzi. La nostra campagna deve coinvolgere tutto il mondo pacifista e anche i tanti, singoli e associazioni, che si sono mobilitati raccogliendo l’appello del Papa.

Sono tempi difficili, non raramente abbiamo l’impressione che rischi di prevalere una depressione collettiva; i nostri avversari ci descrivono come dei conservatori, isolati, con gli occhi rivolti al passato.
Non perdiamoci d’animo, torniamo con la mente alle parole di Bertolt Brecht nella famosa poesia “A chi esita” “Su chi contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla corrente? ……………….. Questo tu chiedi. Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua.”
La posta in gioco è grande.

L’appello lanciato da Rodotà, Landini, don Ciotti, Zagrebelsky e Carlassare s’intreccia con la consapevolezza di molti: lo scardinamento dell. art.138 ha l’obiettivo di consegnare il testo Costituzionale alle decisioni delle temporanee maggioranze parlamentari.

Sullo sfondo il timore, non certo infondato, che il governo Letta punti a trasformare l’attuale assetto istituzionale in senso presidenzialista o comunque attraverso un rafforzamento ulteriore dell’esecutivo (le formule utilizzate sono infinite: cancellierato forte, repubblica semipresidenziale ecc.) destinato inevitabilmente ad allontanare ancor più la popolazione dalla partecipazione e ad esasperare la delega e la personalizzazione della politica che in Italia ha già prodotto immensi danni.

Senza pensare a quali rischi esporremmo noi stessi e le future generazioni in un Paese che non è riuscito in vent’anni nemmeno ad approvare una legge sul conflitto d’interesse, pietra d’angolo per evitare una pericolosa concentrazione di potere.

“Progetto Ansaldo”, l’allarme della Fiom: inconcepibile Fonte: Il Manifesto | Autore: Riccardo Chiari

 

Non c’è fine al peggio. Il piano del governo Letta sulle Ansaldo conferma la loro dismissione da Finmeccanica e tutt’al più una sorta di “parcheggio” delle tre aziende nel Fondo strategico della Cassa depositi e prestiti. Lì dove entreranno, con robuste quote di minoranza, colossi come Doosan per Ansaldo Energia, e Hitachi Rail per Ansaldo Sts e per una Ansaldo Breda che prima però dovrà essere “spezzata” in due (newco e badco), visto che il Fondo della Cdp non può investire in aziende in perdita. Al di là del bizantinismo del progetto, come andrà a finire è presto detto: Doosan e Hitachi poco alla volta finiranno per mangiarsi due gioielli del made in Italy nel mondo come Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, e l’unica azienda ferroviaria italiana, Ansaldo Breda.

Il “progetto Ansaldo” fa saltare sulla sedia la Fiom. I metalmeccanici della Cgil attendono che il ministro Zanonato risponda nel question time alle domande di Gennaro Migliore e Giorgio Airaudo di Sel. Poi non si trattengono più: «La Fiom ritiene inconcepibile – denuncia Massimo Masat – che due gioielli industriali vengano ceduti rafforzando l’industria estera. Consideriamo a dir poco miope proporsi di racimolare capitali stranieri attraverso la svendita di quel po’ di buono che è rimasto dell’industria italiana. Si rischia la desertificazione del nostro apparato produttivo».

Il coordinatore nazionale Fiom del gruppo Finmeccanica ricorda: «Dalla metà del 2011, Finmeccanica ha dichiarato l’intenzione di cedere asset importanti come Ansaldo Energia e come il settore ferroviario. Nonostante questa condizione di variabilità, Ansaldo Energia e Ansaldo Sts hanno continuato ad aumentare volumi produttivi, fatturato e profitti, dimostrando una grande solidità industriale». Le conclusioni sono presto dette: «Va sottolineato che queste aziende, come Ansaldo Breda, sono indirettamente controllate dallo Stato, che è il maggior azionista di Finmeccanica. In sostanza è il governo che dovrà spiegare le ragioni di queste cessioni». Che la Fiom ritiene inaccettabili: «Attrarre investitori stranieri dovrebbe significare agevolare l’insediamento di nuove aziende sviluppando occupazione, e non cedere imprese di qualità mettendo a rischio la stessa occupazione».

Ancor prima delle risposte del ministro, l’ex sindacalista Airaudo aveva già immaginato che andasse a finire così: «Si rischia di utilizzare la Cassa depositi e prestiti per nuove operazioni di cessione, invece che di rilancio industriale». Un allarme condiviso da Rifondazione: «Il governo blocchi immediatamente le nuove privatizzazioni – chiede Paolo Ferrero – che ripeterebbero lo stesso film: vantaggi per i ricchi, danni per il paese, disastri per i lavoratori». Anche la leader della Cgil Susanna Camusso, nella lettera di ieri al Corriere della Sera sulla non-politica industriale del governo, ha riservato un inciso ad Ansaldo Breda e Ansaldo Sts: «Come immaginare una politica dei trasporti senza poter contare su una capacità produttiva di riferimento?».

Parole al vento, viste le risposte “copia e incolla” del ministro Flavio Zanonato («Occorrono partnership anche internazionali che consentano un miglioramento della posizione di mercato delle aziende e un loro inserimento in sinergie internazionali che ne potenzino la competitività e ne allarghino gli sbocchi di mercato«), insieme alle miope, brutale e divisiva conclusione del presidente ligure Burlando: «L’intervento della Cassa depositi e prestiti deve fare pulizia dove bisogna farla, serve una bad company per Ansaldo Breda: non si può più consentire che Breda impedisca la crescita di Ansaldo Sts». Per il presidente della Liguria «l’intervento della Cassa depositi e prestiti deve fare pulizia dove bisogna farla, serve una bad company per Ansaldo Breda»

Erri De Luca: “Da scrittore essere denunciato rappresenta un riconoscimento”. Petizione online in sua difesa Autore: isabella borghese da: controlacrisi.org

Non si è ancora chiuso il dibattito scaturito a seguito delle dichiarazioni di Erri De Luca espresse circa due settimane fa. “La Tav va sabotata”, ha dichiarato infatti lo scrittore esprimendo una sua idea politica. Dichiarazione che nei gironi a seguire ha visto subito la solidarietà di artisti, da Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Andrea Rivera.

E dopo la denuncia della Lyon-Turin ferroviaire (Ltf), la società che dovrebbe realizzare la tratta comune della linea a alta velocità Torino-Lione, è stata proprio la procura di Torino ad aprire un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato, ma contro lo scrittore Erri De Luca.

Alberto Mittone, avvocato della società francese, ha dichiarato: “Riteniamo che De Luca abbia quantomeno istigato a commettere sabotaggi”.

“Da scrittore – dichiara Erri De Luca – essere denunciato per aver espresso pubblicamente le mie convinzioni, rappresenta un riconoscimento, una sorta di premio letterario. Si tratta di un procedimento che ribadisce la giustezza delle mie convinzioni”.

Arriva una petizione online in sua difesa firmata già da decine di intellettuali sia italiani che francesi.
“E’ importante che la consapevolezza su questa vicenda si allarghi – ha detto De Luca – Ma quella che sostengo non è una mia battaglia; è la battaglia della Val di Susa contro un’opera che non si farà mai”

Tunisia, rapper e artisti vari perseguitati da giudici e polizia | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

In Tunisia canzoni ancora sotto processo. Nel mezzo della crisi politica che attraversa il Paese, la magistratura e’ tornata a pronunciarsi sul caso del rapper Ahmed Ben Ahmed, noto con il nome d’arte Klay BBJ e gia’ condannato in contumacia a 21 mesi di carcere per aver criticato la polizia nelle sue canzoni. ”Il rapper tunisino Klay Bbj oggi davanti ai giudici per le sue canzoni. Mai gli artisti sono stati tanto molestati”, scrive sul suo profilo Twitter la blogger tunisina Amira Yahyaoui. Il sito d’informazione TunisieNumerique riferisce della condanna oggi a sei mesi di carcere senza la condizionale. E la blogger subito rilancia la contestazione, tra i suoi quasi 24mila follower su Twitter, con attacchi contro polizia e giudici.

Il processo a Klay Bbj era atteso come un nuovo verdetto per lo stato delle liberta’ nella Tunisia del dopo-Ben Ali con gli islamici di Ennahda al potere. Il rapper e’ accusato di oltraggio a pubblico ufficiale, comportamenti indecenti e diffamazione. A fine agosto, insieme all’altro rapper Ala Yaacoubi (alias Weld El 15), era stato condannato al carcere per un’esibizione al Festival Internazionale di Hammamet. L’omissione della notifica all’imputato dell’avviso per l’udienza era passata quasi inosservata. Klay Bbj aveva deciso di ricorrere in appello.

Sotto processo, tra gli altri, c’e’ Nasreddine Shili, il cineasta e produttore tunisino in liberta’ provvisoria. E’ colpevole di aver lanciato un uovo contro il ministro della Cultura, Mehdi Mabrouk. Negli ultimi giorni i riflettori si sono accesi anche sul regista 29enne Nejib Abidi, arrestato insieme ad altri sette artisti in un ‘blitz’ della polizia in un appartamento a La Fayette, zona centrale di Tunisi. Non solo regista. Abidi e’ anche il fondatore di Radio Chaa’bi e un ex sindacalista dell’Uget (Unione generale degli studenti tunisini). E’ noto per le sue posizioni in forte contrasto con le autorita’. Ha partecipato alle mobilitazioni a sostegno di Jabeur Mejri – colpevole di aver diffuso su Facebook post considerati offensivi per l’Islam – e Nasreddine Shili. Prima dell’arresto, dall’abitazione e’ sparito anche il materiale per l’ultimo documentario a cui stava lavorando. Insieme ad Abidi sono stati catturati l’ingegnere del suono Yahia Dridi, il regista Abdallah Yahia, il bassista Slim Abida, il pianista Mahmou Ayad, il clarinettista Skander Ben Abid e due ragazze. I media tunisini non ne rivelano le identita’, ma soli i nomi: Aya, che ironia della sorte in arabo significa ‘miracolo’, e Amal, ‘speranza’. Per loro non ci sono accuse ufficiali.