Pussy Riot, dal carcere annuncia inizio sciopero della fame e denuncia minaccia di morte da: controlacrisi.org

 

Nadezhda Tolokonnikov, la Pussy Riot in prigione per l’ormai famosa “preghiera punk” anti-Putin cantata nella cattedrale moscovita di Cristo il Salvatore, annuncia che da oggi sarà in sciopero della fame.

Ma non solo. La Pussy Riot denuncia anche minacce di morte che sarebbero avvenute da parte dell’amministrazione del carcere in cui sta scontando la condanna a due anni per teppismo motivato da odio religioso.”Da lunedì 23 settembre dichiaro lo sciopero della fame. E’ un metodo estremo, ma sono assolutamente certa che sia l’unica via d’uscita dalla situazione in cui mi ritrovo. L’amministrazione del carcere si rifiuta di ascoltarmi”, dichiara la giovane.

Il suo messaggio è stato consegnato alle agenzie russe dal marito Petr Versilov, Tolokonnikova e descrive le condizioni disumane in cui vivono, facendo riferimenti a orari di lavoro e a un clima di violenza costante.

Tolokonnikova dichiara che lei, come le altre carcerate, è costretta anche a lavorare dalle 7.30 del mattino fino a dopo la mezzanotte. Molte sono le detenute che vengono picchiate da altre, senza che nessuno faccia nulla.

“Per questo dal 23 settembre dichiaro lo sciopero della fame e mi rifiuto di partecipare a questo regime di lavoro in schiavitù nella colonia penale”, dichiara la giovane.

Nello scorso luglio, un tribunale ha respinto la richiesta di scarcerazione anticipata, proprio dopo aver bocciato l’analoga richiesta fatta dalla compagna di band Maria Alekhina, che sconta due anni di carcere come lei.

Tolokonnikova è stata arrestata nel marzo 2012 con Maria Alekhina e a una terza ragazza, Ekaterina Samutsevich. Ma la Samutsevich è stata scarcerata a ottobre alla fine del processo di appello, perché è stata fermata dai sorveglianti della cattedrale prima che si fosse esibita.

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