Giovedì 3 ottobre 2013 si terrà l’assemblea provinciale di viva la Costituzione catania per illustrare i temi dell’appello e della manifestazione del 12 a Roma

Noi sottoscritti,
cittadini comuni, esponenti di associazioni, forze politiche e sindacali, aderiamo all’appello “La Via Maestra” dell’assemblea dell’8 settembre promossa da, Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, e Gustavo Zagrebelsky e lavoriamo per una forte partecipazione del territorio Catanese.
Giovedì 3 ottobre si terrà una grande assemblea provinciale per illustrare i temi dell’ appello e della manifestazione.
Le firme per le adesioni si raccolgono presso l’indirizzo: vivalacostituzionect@gmail.com
oppure sulla pagina FB: Viva la Costituzione – Catania.

LA VIA MAESTRA

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione.
La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione.
La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi.
In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva.
Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia.
Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale.
Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato.
Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile.
Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali.
Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.

Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Gustavo Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti , Lorenza Carlassare.

Agatino Giuffrè,
Alberto Rotondo,
Alessandra Simona Mangiameli,
Alessandro Mangiameli,
Andrea D’Urso,
Andrea Privitera,
Angela Cuva,
Anna Rita Barbagallo,
Annamaria Agosta,
Annamaria Decubellis,
Antonia Cosentino,
Antonino Giaconia,
Barbara Costantino,
Benedetto Spampinato,
Carmelo Alaimo,
Chiara Sciuto,
Cinzia Colajanni,
Claudia Urzì,
Claudio Colletti,
Costanzo Daniela,
Daniela Cristaldi,
Davide Cadili,
Denny Vittorio,
Domenico Cosentino,
Elena Leone,
Elena Majorana,
Emanuele Ungheri,
Faro Angela,
Francesca Spampinato,
Franco Russo,
Gabriele Centineo,
Gabriella Battiato,
Gabriella Celona,
Genny Mangiameli,
Giancarlo Consoli,
Giacomo Palazzolo
Gianmarco Musumeci,
Giovanni Caruso,
Giovanni Nicotra,
Giovanni Vindigni,
Giuseppa Palella,
Giuseppe Alì,
Giuseppe Privitera,
Giuseppe Strazzulla,
Giusy Clarke Vanadia,
Grazia Rapisarda,
Irina Cassaro,
La Ferrera Francesco,
Liberti Caterina Maria,
Luca Cangemi,
Luciano Bruno,
M. Antonia Anastasio,
Marcella Giammusso,
Marcella Renis,
Maria Gabriella Puglisi,
Maria Giovanna Curcio,
Maria Liberti,
Maria Luisa Falcone,
Mario Bonica,
Massimo Violetta,
Mirko Maccarronello,
Nellina Laganà,
Noemi Romano,
Nuncibello Giuseppe Rosario,
Paolo Parisi,
Patrizia Maltese,
Piera Bettanin,
Riccardo Cavallo,
Rosa Spataro,
Rosanna Leotta,
Rosaria Pluchino,
Salvatore Cuccia,
Salvatore Emmanuele,
Salvatore Fassari,
Salvatore Secchi,
Salvatore Torregrossa,
Santa Cardì,
Santina Sconza,
Santo Trovato,
Sebastiano Nicosia,
Sonia Anastasi,
Vittorio Bertone,
Vittorio Turco,

Rosa Balistreri: Mafia e Parrini

Il treno che Bucò il Fronte.mov

Sanità, rischio default Regioni se il governo non dà 2 miliardi. Tra il 2011 e il 2015 ne ha tagliati 31 | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Tutte le Regioni andranno in default se il Governo non assicurera’ i 2 miliardi promessi per non evitare, dal 1 gennaio 2014, l’introduzione dei ticket. L’allarme viene dall’assessore alla Salute della Toscana, Luigi Marroni, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni, alla audizione davanti alla Commissione Bilancio e Affari Sociali oggi alla Camera.

Sempre nella stessa audizione è venuti fuori un dato ancora più allarmante: tra il 2011 e il 2015 le Regioni hanno subito tagli in sanita’ per oltre 31 miliardi, tra blocco dei contratti, economie di spesa, tagli dovuti alla spending review e riduzione dei finanziamenti. Nel 2013, in particolare, il Fondo sanitario nazionale e’ stato ridotto, con la spending review e la Legge di stabilita’, di oltre 1,8 miliardi rispetto al 2012, ma “la crisi non puo’ e non deve mettere in discussione la tenuta del nostro sistema nazionale sanitario”, ha commentato Marroni. “Le ultime manovre – ha spiegato Marroni – hanno vanificato quanto previsto dal Patto per la salute per il 2010-2012”. Il Fondo per le risorse finanziarie previsto dal Patto per la salute nel 2012 e’ passato da 111,8 miliardi originari a poco piu’ di 109 miliardi; poi e’ sceso a circa 108 miliardi con la spending review per poi essere infine ridotto a 107,9 miliardi. A questo, per l’assessore, si sono aggiunte ulteriori misure che gravano sui bilanci regionali come l’aumento di due punti dell’Iva, la crescita del prezzo della benzina e delle tariffe per beni e servizi. “Siamo insomma in una fase di fortissima sofferenza di risorse”, ha sintetizzato l’assessore, che ha ricordato l’impegno del Governo per trovare 2 miliardi per evitare l’introduzione dei ticket, “non formalizzato in atti”. La richiesta delle Regioni “e’ tornare a risostenere il Fondo sanitario e di alleggerire l’aggravio indiretto di costi dovuto a leggi normative che appesantiscono il sistema”.

Grecia, da oggi una intera settimana di scioperi contro i licenziamenti pubblici Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Si apre oggi una nuova settimana cruciale per la Grecia, dove e’ prevista la mobilitazione dell’intero settore pubblico contro le politiche occupazionali del governo conservatore del premier, Antonis Samaras. La “settimana degli scioperi”, come l’ha definita l’Adedy, uno dei due maggiori sindacati della Grecia che raggruppa i dipendenti del settore pubblico, si apre con l’astensione dal lavoro per cinque giorni degli insegnanti delle scuole medie e superiori e dei dipendenti degli istituti previdenziali insieme a quelli dell’Ufficio di collocamento (Oaed), mentre l’Adedy ha indetto un’astensione dal lavoro di tutti i dipendenti pubblici dell’Attica dalle 11:30 sino alla fine dell’orario del lavoro, con la consueta protesta alle 12:00 ai Propilei, nel centro di Atene.

Sempre per oggi e’ in programma uno sciopero di 48 ore degli insegnanti delle scuole private, mentre quelli delle scuole elementari statali hanno indetto un’astensione dal lavoro di tre ore e annunciato la loro partecipazione allo sciopero generale di 48 ore indetto dall’Adedy per mercoledi’ 18 e giovedi’ 19. Per mercoledi’ alle 11:30 e’ prevista una manifestazione di protesta nella centralissima piazza di Klathmonos e per le 10:30 dello stesso giorno la manifestazione del Pame, il sindacato vicino al Partito Comunista di Grecia, nell’altra centralissima piazza della capitale, quella di Omonia. La Gsee, l’altro maggiore sindacato che rappresenta i lavoratori del settore privato, ha annunciato che partecipera’ alle manifestazioni con un’astensione dal lavoro di quattro ore per mercoledi’ 18 settembre. Problemi in vista anche per chi avra’ bisogno di cure a causa dello sciopero generale di tre giorni indetto dai medici ospedalieri per il 17, 18 e 19 settembre e del personale paramedico che aderira’ allo sciopero di 48 ore dell’Adedy. Anche i dipendenti amministrativi delle Universita’ si asterranno dal lavoro per tutta la settimana in segno di protesta contro la decisione del governo di mettere in mobilita’ 1.500 loro colleghi. Infine anche l’Ordine nazionale degli avvocati ha deciso un astensione dal lavoro per il 17 e il 18 settembre contro alcune norme inserite nel nuovo codice degli avvocati preparato dal governo.

GRECIA: I PROFESSORI IN SCIOPERO SCRIVONO AGLI STUDENTI Fonte: Atene Calling

 

Cara nostra studentessa, caro nostro studente

è passato ormai molto tempo da quando questi giorni di settembre erano per tutti noi un dolce ritorno a scuola, con lo scambio delle esperienze estive, con la progettazione e le decisioni sul nuovo anno scolastico, con il rinnovo della promessa che faremo tutto il possibile per vivere bene. È passato ormai molto tempo da quando i governi dei Memoranda, e tutti coloro che li servono, hanno deciso di distruggere la Scuola Pubblica, di trasformarla in un’azienda grigia e severa, che avrà spazio solo per i figli di pochi.

 

Qualcuno cerca di convincerci che si tratta di una cosa normale e logica. Aspettano di farci “abituare” alla distruzione. Ma tutti sappiamo che questo sarà difficile che succeda. Perché non possiamo vivere così. Ma anche perché vorrà dire che dobbiamo rinunciare, sia noi che tu, a essere delle persone. Ad un mondo migliore. Alla forza del tuo impeto giovanile e creativo, al desiderio forte di cambiare le cose intorno a te contro le abitudini ed il compiacimento dei grandi.

 

Dopo questo settembre, quindi, niente sarà lo stesso. Noi, i tuoi professori, abbiamo deciso di ribellarci con uno sciopero per la difesa della Scuola Pubblica, della nostra e della tua vita. Di fronte a noi abbiamo i dirigenti dei ministeri, i manager ben pagati, i telegiornali, che non hanno smesso di ripetere che la nostra lotta nuocerà alla scuola… non la loro politica barbara! Queste persone, vivendo da anni nei salotti del potere, non sono in grado di rendersi contro dei tuoi bisogni, delle tue ansie, dei tuoi sogni. Queste persone del sistema, sanno solo fare i conti e in questi conti hanno trovato che la Scuola Pubblica è di troppo.

 

Durante l’estate, hanno portato avanti l’opera distruttiva della fusione/abolizione di scuole. Hanno chiuso all’improvviso, in una notte, molte scuole e hanno abolito alcune specializzazioni dell’educazione tecnologica, spingendoti tra le “braccia” delle scuole private. Nel contempo, il governo cerca di completare la trasformazione della scuola in un campo di esami forzati, un centro di allenamento per gli esami, visto che invece di elaborare un programma che mirerà alla conoscenza sostanziale e versatile e che ridurrà la pressione insopportabile che stai vivendo, crea un meccanismo disumano di setaccio di persone, basato sugli esami continui, dalla Scuola Media fino al tuo ultimo giorno nel Liceo.

 

Vogliono spaccare la tua gioventù. Vogliono farti abituare al controllo, così domani sarai un impiegato obbediente. Vogliono cacciarti via dalla scuola, così diventerai un lavoratore non specializzato “conveniente”, se riuscirai a trovare un lavoro. Progettano una vita scolastica sgraziata e spiacevole, con più ragazzi nelle classi e nei laboratori, con meno professori che correranno trafelati, ognuno di loro in molte scuole, per assolvere il loro compito. Con lo stesso disprezzo per qualsiasi cosa viva e bella, le stesse persone secche ci impongono di essere “valutati”, cioè di trasformare quello che amiamo di più (i nostri studi e la nostra educazione, i programmi ed i lavori che facciamo insieme a te, tutte quelle ore di gite, di spettacoli teatrali, di discussioni, di prove e di concerti) in “carte” che riempiranno la nostra cartella, per salvarci dal licenziamento. Insieme a questo, hanno creato un asfissiante codice disciplinare che ci vuole persone docili, che pensino a “insegnare” e a niente altro.

 

Cominciamo questo anno scolastico in meno: con delle scuole chiuse nell’educazione tecnica e generale, con oltre 10.000 colleghi ai quali hanno tagliato la strada verso la scuola. È una situazione che tu conosci in prima persona: perché sono anche i tuoi genitori che subiscono lo stesso violento attacco con i tagli ai salari, i licenziamenti, la chiusura dei negozi e il disperato mostro della disoccupazione. Perché sei anche tu che tutti i giorni devi contare i pochi spicci di fronte alla mensa, avvelenare il tuo successo agli esami di ammissione con lo stress per le possibilità economiche, che ci chiedi se ha più senso studiare quello che volevi o se c’è qualche altra facoltà che ti porta ad un “salario più sicuro” per sfuggire, magari, dalla miseria. Perché sono anche i tuoi fratelli e i tuoi amici, cioè i nostri studenti di ieri, che ci dicono che qui non ce la fanno più e che cercano fortuna all’estero, sulla strada dell’emigrazione, che in passato avevano percorso i loro nonni e speravamo che non dovessimo rivivere per forza.

 

I nostri problemi sono comuni. Non solo per noi e per te che viviamo, creiamo, lottiamo e sogniamo nello stesso spazio, ma per l’intera società. Una società che può permettersi di subire inerte gli attacchi che si susseguono uno dopo l’altro. Ed è per questo che noi, i tuoi professori e le tue professoresse, abbiamo deciso di ribellarci in questa lotta decisiva, che romperà la putrefazione del “niente può succedere”. In questa lotta vogliamo al nostro fianco tutti i lavoratori. Vogliamo i tuoi genitori, ma abbiamo bisogno anche di te. Non per evitare gli obblighi che sono nostri. Il costo della lotta lo subiremo noi, completamente, nonostante le zozzerie che trasmettono alcuni media. Ti vogliamo al nostro fianco, come anche dentro l’aula, perché è la tua partecipazione che dà senso alla nostra lotta. Solo insieme possiamo rompere il dominio del fatalismo e della miseria, solo insieme possiamo rimanere in piedi e dimostrare che non siamo solamente “un altro mattone nel loro muro”, un altro ingranaggio nella loro macchina.

 

Dopo questo settembre quindi, niente sarà più uguale. Questa lotta o sarà vinta dalle politiche della Troika e del governo che la serve, che ci impongono la devastazione e la miseria, o sarà vinta da noi, aprendo la strada per la scuola del futuro, per una vita creativa e libera, per tutti. Noi, i tuoi professori e le tue professoresse, ti chiediamo di stare al nostro fianco, di aggiungere la tua determinazione alla nostra e di diventare parte dell’enorme fiume popolare che riempirà le strade del paese e vincerà!

 

Con affetto, i tuoi professori e le tue professoresse in lotta!

 

La Federazione dei Professori di Insegnamento Secondario scrive agli studenti

Le “attiviste anonime” contro il sessismo: la rivoluzione nella pubblicità parte dal web Fonte: redattoresociale.it

 

 

Migliaia di “rivoluzionarie silenziose”, che dalla rete, dai blog, sfidano grandi multinazionali che si ostinano a usare il corpo delle donne per pubblicità sessiste. “Attiviste anonime”, le chiama Lorella Zanardo, scrittrice e documentarista, autrice de Il corpo delle donne, il video di 25 minuti che ha dato sfogo alla rabbia accumulata nel corso degli anni di sfruttamento dell’immagine femminile. E che ha dato il via a questa “rivoluzione”: “Oggi il 60-70 per cento delle pubblicità sessiste viene ritirata proprio perché sul web scattano immediatamente le segnalazioni”, racconta Zanardo, che oggi a Milano partecipa all’incontro organizzato dal Comune “Quando comunicazione fa rima con discriminazione”. Due le ricette per fare di una segnalazione un’arma vincente contro le pubblicità sessiste: “Toni educati e firme in calce”. È l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap) l’ente che può sanzionare le pubblicità sessiste. “La novità più interessante – prosegue Zanardo – è che anche i pubblicitari ora ci pongono più attenzione”.

Hanno dai 14 anni in su, sono sempre connesse e hanno “un’alta concezione dello Stato, altro che generazione senza valori”. Così Lorella Zanardo racconta le spesso giovanissime (e giovanissimi: il 40 per cento dell’attivismo per le donne in rete è condotto da ragazzi) attiviste. Sono il target del suo lavoro nelle scuole, con cui Zanardo cerca di creare una nuova coscienza civica sul tema dei diritti. Non si riconoscono in un modo di vestire, né nel femminismo degli anni ’70. non frequentano solo un tipo di scuola, ma sono diffuse “a macchia di leopardo” in tutti gli istituti e nelle università. Spesso non si conoscono nella vita reale, ma condividono le battaglie su piattaforme come Soft revolution o Un altro genere di comunicazione . Lorella Zanardo le ringrazia ogni volta che spiega i risultati delle campagne di sensibilizzazione che conduce nelle scuole medie superiori con il gruppo Il corpo delle donne: “È grazie a loro che abbiamo conseguito questi risultati”. L’ultimo, a giugno: un premio consegnato proprio dallo Iap.

In un momento in cui i movimenti dal basso paiono interrogarsi sul loro futuro (come nel caso dei pacifisti) l’attivismo per le questioni di genere sembra indicare una strada nuova. “Sono già il cambiamento – commenta Zanardo -. Non è detto che non arrivi prima o poi il momento in cui sarà opportuno contarsi e capire quanto incidiamo realmente”. Per ora è molto difficile ottenere dati su quanto pesa il “movimento”. Quel che è certo è che l’Italia potrebbe diventare un punto di riferimento: “Quando racconto cosa sta succedendo qui in Australia, nei Paesi del Nord Europa, in Germania mi guardano con gli occhi fuori dalle orbite: non ci credono che degli attivisti possano bloccare delle multinazionali”, prosegue la documentarista. E forse i motivi per cui gli italiani sono tanto efficaci è che dal punto di vista del rispetto dei diritti “va talmente male che abbiamo dovuto attuare degli strumenti per la pura sopravvivenza”, aggiunge. “Tempi interessanti”, li definirebbero i cinesi:un periodo stimolante ma che richiede tanto lavoro. Persino alcune amministrazioni comunali come Milano se ne sono accorte: hanno seguito l’input venuto dai movimenti e hanno vietato le pubblicità sessiste. “Sono solo i media che si ostinano a raccontare sempre il vecchio e non si accorgono di quanto stia già avvenendo”, conclude Zanardo. (lb)

Roma, le proposte del Prc in vista del bilancio: “Un carico fiscale più spostato sui ricchi”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Entro pochi giorni il consiglio comunale inizierà il dibattito sul Bilancio 2013 e, a breve, quello del 2014. Tradizionalmente, la discussione pubblica sul bilancio verte soprattutto sulle spese. Il Prc ha voluto attirare l’attenzione sulla necessità di una discussione pubblica sulle entrate del comune (e della Regione) e sulla loro composizione, proponendo che si ponga mano ad una profonda riforma delle tasse locali. Fabio Alberti, segretario romano del Prc, martedì 17 ha tenuto una conferenza stampa nel corso della conferenza stampa sul tema presso la Sala del Carroccio in Campidolgio.
“Si sono infatti intrecciati negli anni due fenomeni – sottolinea Alberti -: una crescente disuguaglianza sociale e la riduzione della progressività del sistema fiscale (aumento dell’Iva da 12% a 21%, riduzione dell’aliquota irpef massima da 72% al 43%, cedolare secca…) aggravata dal cosiddetto federalismo fiscale”.
In pratica, mentre nel 2009 il bilancio di parte corrente del Comune di Roma era costituito per il 50% da trasferimenti statali, nel 2012 è passato al 20%. Il taglio in soli quattro anni è stato quindi di oltre 1,2 miliardi. I tagli sono stati sostituiti con tasse, imposte e tariffe locali ad aliquota fissa “che non rispettano la progressività prevista dall’art. 53 della Costituzione”, dice Alberti. E così inevibitabile che dal 2009 ad oggi l’incidenza delle tariffe salga dal 20% al 29%, l’addizionale Irpef dal 5% al 9% e l’Ici-Imu passa dal 14% al 33%.
Il costo complessivo della tariffe (servizi comunali, trasporti, rifiuti, acqua) è aumentato dal 2009 di 581 milioni (+ 17%). “Il punto è che le tariffe sono notoriamente regressive, cioè pesano di più su chi ha di meno”, non manca di sottolineare il segretario romano del Prc.
“La non progressività delle aliquote delle addizionali comunali e regionali Irpef costa ai ceti medi e popolari circa 100 milioni all’anno – aggiunge – Una cifra anche superiore è il costo della non progressività delle aliquote e delle detrazioni IMU, dalla quale sono esentati i costruttori e il Vaticano. La trasformazione dell’IMU prima casa in Service Tax costituirà uno spostamento del peso fiscale dai proprietari agli inquilini. Lo spostamento del carico fiscale dai ceti più abbienti ai ceti popolari e medi è evidente e valutabile in centinaia di milioni di euro. Questo ha contribuito alla disuguaglianza sociale, che cresce rapidamente. Dal 2005 al 2010 a Roma aumentano del 50% sia i contribuenti con redditi inferiori a 5.000 euro che quelli con più di 100.000 euro . Nello stesso periodo il reddito medio del 10% più ricco della città passa da 16 a 22 volte quello del 10% più povero”.
“Sosteniamo quindi – ha proposto Alberti – la necessità di una riforma redistributiva del sistema impositivo locale, nella direzione della progressività prevista dalla Costituzione e per ridurre le disuguaglianze. I criteri di tale manovra dovrebbero essere:
* spostamento del carico fiscale dai ceti popolari alle grandi ricchezze, attuando una progressività delle aliquote su tutte le imposte comunali (addizionale IRPEF, IMU, Service Tax);

* spostamento del carico fiscale dal lavoro alla rendita introducendo una “imposta di scopo” sui grandi patrimoni immobiliari (legge 296/2006), per finanziare un Piano per il Lavoro e ridurre le tasse sul reddito;

* ridefinizione delle politiche tariffarie (e delle esenzioni) per orientare i consumi di servizi pubblici (es. tariffa rifiuti legata alla produzione di indifferenziato) e ampliando la solidarietà nei confronti delle fasce deboli.

* seria partecipazione del Comune alla lotta all’evasione fiscale
Secondo il Prc, già a ‘legislazione vigente’ esistono margini d’intervento per avviare localmente l’inversione di tendenza. E ciò può avvenire già nella definizione del bilancio 2013, che il Comune si appresta a discutere, e dalle modalità di istituzione della futura Service Tax. Nello stesso tempo il Prc chiede che il Comune di Roma apra una vertenza con il governo per avere l’autonomia fiscale necessaria. “Nel prossimo periodo organizzeremo un incontro seminariale – conclude Alberti – a cui invitiamo tutte le forze sociali sindacali e politiche della sinistra romana, per approfondire e discutere più in dettaglio le misure che possono essere prese nel breve e nel medio periodo. Alle forze sociali, sindacali e politiche della sinistra romana proponiamo di costruire una comune battaglia per una riforma costituzionale del sistema fiscale locale”.

Mayday-mayday: nel mirino dei privatizzatori c’è il servizio sanitario pubblico Fonte: liberazione.it | Autore: Dino Greco

 

No, noi non ci stiamo. Non c’è alcuna dignità, né serietà informativa nel seguire (e rendicontare) l’interminabile, stucchevole sequenza di pseudo-eventi di cui si pasce la nostrana politica-politicante (e il giornalismo ‘embedded’ ridotto a pratica gossippara), approdata al più mortificante nonsense. Non ci stiamo a mettere nel nostro (pur piccolo) ventilatore il profluvio di idiozie che inondano Tv e carta stampata, armi di ‘distrazione’ di massa che obnubilano un’opinione pubblica tramortita e confusa.

 

Le accuse reciproche di mendacio fra Pd e M5S a proposito del voto segreto intorno alla decadenza (oppure no) di Berlusconi, il video a reti unificate promesso dal Caimano che va e che viene, il governo che un giorno cade e l’altro resta, i sedicenti ‘saggi’ che sbrodolano sulla Costituzione anziché applicarla, il memoriale di Lavitola che assicura sfracelli, la data del congresso in casa democrat e il balletto su chi fa il premier e chi il segretario: tutto, nel Palazzo e zone limitrofe, ruota intorno a queste dispute tardo-bizantine, quintessenza di una politica ridotta ad intrallazzo di corte e di cortigiani, priva di slanci e di verità, catalizzata dal destino personale di mediocri attori protagonisti, tutti o quasi tutti sideralmente lontani dalla realtà del Paese che chiede di essere governato e che invece inesorabilmente periclita.

 

Mentre va in scena questa invereconda commedia, le scelte – quelle che contano e segnano il destino delle persone – si compiono altrove. L’economia italiana – a dispetto della propaganda da ‘film luce’ sulla ripresa alle porte – è in piena recessione; il comparto manifatturiero, spina dorsale della nostra industria, perde ogni giorno pezzi pregiati; la disoccupazione è destinata ad aumentare anche per gli anni a venire; la domanda interna decresce a vista d’occhio perché l’impoverimento di massa (al netto della nicchia di nababbi perennemente all’ingrasso) abbatte i consumi.

 

In questo terrificante scenario (che Letta edulcora con frasette da Reader’s digest e che la premiata ditta Pd-Pdl ignora come Schettino sulla plancia del Concordia), i guastatori dell’austerity continentale si apprestano a dettare al governo (quale che sia o che sarà nel futuro prossimo) l’ennesima ricetta monetarista, fatta di ulteriori tagli della spesa sociale.

 

La prossima legge di stabilità – così si chiama oggi la ‘finanziaria’ costretta nel dogma del pareggio di bilancio – questa volta morderà fino all’osso.

 

Chi ha intelligenza delle cose e ha capito da che parte tira il vento sa che nel mirino c’è l’ultimo scampolo di welfare rimasto nella legislazione nazionale: il servizio sanitario pubblico: vedrete, vorranno calare lì la scure e ‘privatizzare’, cioè scaricare sulle spalle dei cittadini il costo delle cure, dopo avere già annichilito la prevenzione.

 

Ricordate? Mario Monti – poi debolmente smentitosi – lo aveva detto, certo non a caso, nel crepuscolo della sua pessima premiership. Non si dovrà attendere molto per vedere dove picchia il maglio: ottobre è vicino. Né il lavacro che si annuncia basterà a salvare un paese che in barba a tutti i distinguo sta procedendo verso il precipizio che ha visto schiantarsi la Grecia.

 

Bruno Amoroso, economista abituato a dire pane al pane e vino al vino, lo ha spiegato ieri, con rara lucidità, a Riccardo Iacona, nella trasmissione Presa diretta. Eppure, il governo bifronte insiste nel proprio suicida ‘inchino’ davanti all’oligarchia finanziaria che domina l’Europa.

Il default del Belpaese è purtroppo vicino. Quando ci si arriverà, e nel modo peggiore, non basterà più qualche impacco caldo