G20 di San Pietroburgo: la valutazione del sindacato mondiale Fonte: cgil

 

A una decina di giorni dalla conclusione  del vertice dei Capi di Stato e di Governo del G20 ( San Pietroburgo 5-6 settembre), la Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) e il Comitato Consultivo Sindacale presso l’OCSE (TUAC) – che hanno rappresentato il sindacato mondiale e i sindacati dei paesi del G20 in una breve sessione di consultazione con i leader (a cui ha partecipato anche Letta) – hanno diffuso la loro valutazione sui risultati del summit.

I leader del G20, riunendosi a San Pietroburgo, avevano la questione dell’occupazione e della crescita tra i tre principali temi della loro agenda.

Ma il focus del G20 sull’occupazione è stato soverchiato dagli eventi in Siria, apparentemente non affrontati ufficialmente, ma determinanti il clima e le discussioni informali tra i leader. Gli sviluppi diplomatici della vicenda siriana successivi alla conclusione del G20 lasciano intendere che – dietro l’apparente fallimento di ogni mediazione sul tema – qualcosa si era già mosso a San Pietroburgo e, forse insperatamente, si era avviata una trattativa tra Mosca e Washington.

Secondo ITUC e TUAC,  al di là della questione siriana, sul tema ufficiale dell’agenda relativo all’economia globale, diverse importanti questioni, emerse anche dalla riunione dei Ministri delle Finanze e del Lavoro del luglio scorso a Mosca, sull’occupazione di qualità, la contrattazione collettiva e i diritti sul lavoro hanno trovato un loro spazio nella dichiarazione finale dei Capi di Stato e di Governo.

Il vertice ha fatto anche potenziali passi avanti nella lotta  contro l’evasione fiscale globale.

La questione chiave – secondo i sindacati mondiali – è come queste parole saranno seguite da azioni dei governi che implementino realmente gli impegni presi e costituiscano, in molti casi, reali cambiamenti delle politiche fin qui seguite, al di là delle solenni dichiarazioni dei Leader (vedi l’allegata traduzione della dichiarazione in occasione del 5° anniversario del G20).

La Dichiarazione finale – secondo l’analisi di ITUC e TUAC –  riconosce che il “bisogno più urgente è di accrescere l’abbrivio della ripresa globale, generare una crescita più alta e posti di  lavoro migliori”. Nonostante citino il bisogno di rafforzare la domanda e il sistema di contrattazione dei salari e la definizione dei salari minimi, le raccomandazioni del vertice riguardano, però,  soprattutto soluzioni di lungo termine, con poche proposte di azioni immediate. Allo stesso tempo, il Piano di Azione di San Pietroburgo, deliberato al vertice, non riflette nemmeno quei cambiamenti di linguaggio e di priorità che emergono in alcune parti della Dichiarazione finale – notano ancora ITUC e TUAC.

Di fronte ad un quadro di instabile prospettiva economica, con la crescita in stallo nelle economie emergenti, bassa crescita e alta disoccupazione nell’Eurozona, crescenti ineguaglianze un po’ in tutti i paesi, c’è ancora una carenza di risposte nella azioni per creare domanda, posti di lavoro, spostare l’attenzione dalle politiche di aggiustamento strutturale a investimenti intelligenti e sostenibili, sostegno della contrattazione collettiva e politiche attive del mercato del lavoro. Questo dovrebbe costituire un’azione globale coordinata, non soltanto l’impegno isolato di qualche governo.

Sulla evasione fiscale e la doppia non  tassazione delle multinazionali, le decisioni di San Pietroburgo di adottare il piano d’azione dell’OCSE sull’erosione della base fiscale e lo slittamento dei profitti (BEPS) e di impegnarsi allo scambio automatico delle informazioni fiscali entro la fine del 2015 rappresentano, secondo ITUC e TUAC, dei passi avanti decisivi (vedi in allegato traduzione del documento del G20 sulle politiche fiscali).  Nella speranza che non facciano la stessa fine degli impegni che erano stati assunti al vertice di Londra del 2009 sulla eliminazione dei paradisi fiscali, non ancora realizzati.

Nonostante il vertice si sia tenuto qualche giorno prima il quinto anniversario della bancarotta della Lehman Brothers (15/9/2011), ancora una volta è stata perduta l’opportunità di portare a termine le necessarie riforme del sistema finanziario , come era stato promesso nei vertici di Londra e Pittsburgh.

Il vertice ha approvato i Principi per gli investimenti di lungo termine da parte degli investitori istituzionali, preparati dall’OCSE. Saranno positivi – notano ancora ITUC e TUAC –  se riusciranno a spostare l’intervento degli investitori istituzionali dagli obiettivi speculativi di breve termine ad investimenti di lungo termine nell’economia reale e produttiva. Purtroppo, il Piano d’Azione adottato ripete le vecchie ricette sull’ambiente “favorevole agli investitori”, invece di promuovere l’attenzione ai diritti ambientali e sociali, alla crescita sostenibile e alle creazione di lavori di qualità.

Dal punto di vista del processo, ci sono stati progressi nel riconoscimento del ruolo di L20 (i sindacati internazionali e dei paesi del G20), nella conferma del mandato alla Task Force sull’occupazione e nell’invito a proseguire negli incontri tra i Ministri del Lavoro e delle Finanze, che per la prima volta si sono riuniti insieme a Mosca nel luglio scorso.

Mentre sono previsti altri appuntamenti dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali sotto la presidenza russa, la prossima presidenza australiana sarà avviata da un incontro degli sherpa nel mese di dicembre.

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