Su questo numero di ANPInews 88/2013 (in allegato): Smuraglia: “Manifestazione del 12 ottobre a Roma: è ovvio che sulla linea del 2 giugno non ci sono problemi, mentre ce ne sarebbero – per l’ANPI – se l’obiettivo fosse quello di creare “un’altra sinistra”, non perché esso non sarebbe lecito, ma perché non rientrerebbe tra i nostri compiti e nella nostra natura. Stiamo aspettando chiarimenti definitivi, un eventuale invito per la manifestazione (che ancora non abbiamo avuto) e poi decideremo con serenità e chiarezza, come sempre. Naturalmente, la decisione deve essere nazionale, trattandosi – appunto – di una manifestazione nazionale “

 

 

(Il testo integrale è pubblicato nelle “Notazioni” a pag.4)

 

 

 

 


 

 

APPUNTAMENTI

 

 

 

Sabato 21 settembre a Roma, su iniziativa dell’ANPI di Reggio Emilia, Fondazione Nilde Iotti, Istituto Alcide Cervi, presentazione del libro: Ma il mito sono io. Storia delle storie di Lucia Sarzi. Interverrà, tra gli altri, la Vice Presidente Nazionale dell’ANPI, Marisa Ombra 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Da Lucrezia Reichlin a Tito Boeri ed altri, sono in molti, e qualificati, a dirci la verità: la ripresa è ancora lontana e mancano le premesse per un vero rilancio

 

Numerosi e qualificati commentatori mettono in serio dubbio le manifestazioni di ottimismo che, anche da parte governativa, ci vengono spesso elargite in questo periodo, in tema di economia e di ripresa. Da Lucrezia Reichlin a Tito Boeri ed altri, sono in molti, e qualificati, a dirci la verità: la ripresa è ancora lontana e mancano le premesse per un vero rilancio. Tutto questo mi preoccupa non poco, specialmente dopo un’intera estate in cui si è parlato sempre e solo di altro (…)

 

 

Stiamo perfezionando la preannunciata adesione dell’ANPI alla Federazione internazionale dei Resistenti. Un modo concreto per consentire all’ANPI non solo  di entrare nella FIR, ma di assumere un ruolo incisivo, di propulsione e di spinta di tutto l’antifascismo europeo. E ce n’è bisogno, perché da noi (e non solo) le iniziative neonaziste si moltiplicano

 

 

Stiamo perfezionando la preannunciata adesione dell’ANPI alla Federazione internazionale dei Resistenti. L’ANPI parteciperà concretamente, attraverso due suoi rappresentanti, al Congresso di Sofia, ai primi di ottobre; e il Congresso eleggerà, per la parte ANPI, un Presidente onorario, un Vicepresidente effettivo e un componente dell’esecutivo. Non è un problema di posti, ma un modo concreto per consentire all’ANPI non solo  di entrare nella FIR, ma di assumere un ruolo incisivo, di propulsione e di spinta di tutto l’antifascismo europeo. E ce n’è bisogno, perché da noi (e non solo) le iniziative neonaziste  si moltiplicano e, purtroppo, anche con l’aiuto di qualche “benpensante, magari di centro-sinistra (il Sindaco di Cantù) si tengano lo stesso, nonostante le nostre proteste (…)

 

 

Riguardo al voto sulla la decadenza di Berlusconi si sente parlare di “campagna acquisti” e del progetto di approfittare del voto segreto (da parte di qualche provocatore) per addebitare al PD la colpa di un eventuale esito negativo. Tutte miserie, favorite dalle incertezze politiche, dai continui ricatti sul Governo, dal prolungarsi di una situazione che, secondo la legge Severino, avrebbe dovuto essere risolta “immediatamente”

 

 

Questa settimana, ci sarà la prima votazione sulla decadenza di Berlusconi da Senatore. Non sarà quella definitiva, ma almeno un passo saliente verso lo scioglimento di un nodo che, in ottobre, dovrà comunque risolversi, col voto finale sulla legge Severino e con la sentenza che il 18 ottobre emetterà la Corte d’appello di Milano, riformulando l’entità della pena accessoria già comminata al predetto.Si sente parlare di “campagna acquisti” e del progetto di approfittare del voto segreto (da parte di qualche provocatore) per addebitare al PD la colpa di un eventuale esito negativo (…)

 

 

Manifestazione del 12 ottobre a Roma: è ovvio che sulla linea del 2 giugno non ci sono problemi, mentre ce ne sarebbero – per l’ANPI – se l’obiettivo fosse quello di creare “un’altra sinistra”, non perché esso non sarebbe lecito, ma perché non rientrerebbe tra i nostri compiti e nella nostra natura. Stiamo aspettando chiarimenti definitivi, un eventuale invito per la manifestazione (che ancora non abbiamo avuto) e poi decideremo con serenità e chiarezza, come sempre. Naturalmente, la decisione deve essere nazionale, trattandosi – appunto – di una manifestazione nazionale

 

 

Da varie parti vengono richieste e proposte relative alla manifestazione preannunciata per il 12 ottobre a Roma, per iniziativa di Rodotà, Zagrebelsky, Landini ed altri. Come ho già avuto occasione di scrivere su queste news, c’è stata una notevole incertezza, dopo la manifestazione del 2 giugno a Bologna contro la progettata riforma costituzionale (a cui l’ANPI aveva partecipato in prima persona), sulle modalità di prosecuzione della battaglia.In agosto, sono maturate iniziative diverse e anche diversamente interpretate e interpretabili, alcune nell’ambito degli orientamenti emersi a Bologna, il 2 giugno, altre più squisitamente e specificamente politiche, tanto che molti giornali hanno pensato alla volontà di creare un nuovo soggetto politico di sinistra (…)

 

 

 Anpinews n.88

Difendere la Costituzione sì, un altro partito no- Dichiarazione del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia, manifestazione preannunciata per il 12 ottobre a Roma, per iniziativa di Rodotà, Zagrebelsky, Landini ed altri.

Da varie parti vengono richieste e proposte relative alla manifestazione preannunciata per il 12 ottobre a Roma, per iniziativa di Rodotà, Zagrebelsky, Landini ed altri.

Come ho già avuto occasione di scrivere c’è stata una notevole incertezza, dopo la manifestazione del 2 giugno a Bologna contro la progettata riforma costituzionale (a cui l’ANPI aveva partecipato in prima persona), sulle modalità di prosecuzione della battaglia.

In agosto, sono maturate iniziative diverse e anche diversamente interpretate e interpretabili, alcune nell’ambito degli orientamenti emersi a Bologna, il 2 giugno, altre più squisitamente e specificamente politiche, tanto che molti giornali hanno pensato alla volontà di creare un nuovo soggetto politico di sinistra.

Ho chiesto dei chiarimenti, perché è ovvio che sulla linea del 2 giugno non ci sono problemi, mentre ce ne sarebbero per l’ANPI se l’obiettivo fosse quello di creare un’altra sinistra, non perché esso non sarebbe lecito, ma perché non rientrerebbe tra i nostri compiti e nella nostra natura.

Stiamo aspettando chiarimenti definitivi, un eventuale invito per la manifestazione del 12 ottobre (che ancora non abbiamo avuto) e poi decideremo con serenità e chiarezza, come sempre. Naturalmente, la decisione deve essere nazionale, trattandosi, appunto,di una manifestazione nazionale. Al più presto, la Segreteria discuterà sul tema, sulla base degli elementi di conoscenza disponibili e deciderà.

Nel frattempo, tengo a precisare, per quelli che hanno fretta e presentano ordini del giorno, formulano richieste impellenti, ecc.: che manca quasi un mese; che la battaglia per la difesa e attuazione della Costituzione non si esaurisce solo con le grandi manifestazioni, ma richiede un impegno continuativo, iniziative anche locali di discussione e riflessione, costituzione di ampi comitati per la Costituzione, e tante altre cose che ho auspicato e richiesto con la relazione presentata al Comitato nazionale del 26 giugno, approvata all’unanimità e poi ampiamente diffusa.

Mi sorprende il fatto che mentre diversi Comitati provinciali hanno preso posizione, promosso manifestazioni, costituito comitati, alcuni di quegli organismi periferici che adesso mostrano molta fretta per aderire ad una manifestazione nazionale, finora non abbiano fatto nulla sul piano indicato in quella relazione, che costituiva anche una direttiva e un impegno per tutti. Ricordo ancora una volta che la battaglia non sarà né facile né semplice ed avrà bisogno del contributo e dell’apporto di tutti  e soprattutto di una ricchezza e molteplicità di iniziative.

Corte Costituzionale, il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Giuliano Amato di Redazione Il Fatto Quotidiano | 15 settembre 2013

Nicola Morra, capogruppo del M5S al Senato, si augura un passo indietro dell’ex vice di Craxi dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano: “Non faccia una frittata della giustizia”. Il M5S presenterà un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al Guardasigilli

Giuliano Amato

Nominato da soli tre giorni giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato colleziona già le prime richieste di dimissioni. A chiedere un passo indietro è il Movimento 5 Stelle per voce di Nicola Morra, capogruppo al Senato, che fa riferimento all’articolo del Fatto Quotidiano. Il gruppo presenterà un’interrogazione urgente al premier Enrico Letta e al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.

“Giuliano Amato si dimetta da giudice della Corte costituzionale”, ha detto Nicola Morra. “Lo chiediamo con forza e decisione dopo aver letto l’articolo sul Fatto Quotidiano, relativo ad una intercettazione telefonica del 21 settembre 1990 che è agli atti di un processo per tangenti a Viareggio”. Il capogruppo M5S contesta l’incongruenza tra il ruolo di cui Amato è appena stato investito e il suo comportamento nei confronti di una testimone nell’ambito di un processo per corruzione. “E’ una vicenda che si sviluppa in epoca pre Mani Pulite dove l’allora deputato e vice segretario del Psi di Craxi telefonò e chiese alla vedova di un esponente socialista di non fare nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. ‘Non fare i nomi con i giudici, niente frittate’, disse Amato alla vedova dell’esponente del Psi”.

“Se non si vuole che ora Giuliano Amato faccia lui una frittata della Giustizia, si dimetta da giudice della Corte Costituzionale”, è la richiesta del M5S. “Il Movimento 5 Stelle presenterà anche una interrogazione urgente al presidente del Consiglio ed al Ministro della Giustizia”.

Scandalo della Tav in Toscana arrestato anche politico siciliano da: la repubblica palermo.it

 

Walter Bellomo, dirigente Pd regionale, è finito agli arresti domiciliari. E’ accusato di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d’ufficio per i lavori della Tav a Firenze. Aveva fatto “squadra” nel sistema coordinato dalla presidente di Italferr Maria Lorenzetti, che gli aveva promesso anche un incarico di prestigio per la Finocchiaro

di ROMINA MARCECA

 

Nel “gioco di squadra”, come lo chiamava la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti del Pd, lui era uno dei più fidati. “Un vero amico”, lo definiva la Lorenzetti. Gualtiero (detto Walter) Bellomo, dirigente regionale del Pd ed esponente storico della sinistra ecologista, è stato risucchiato così nell’indagine sulla Tav di Firenze.

Il “gioco di squadra” consisteva in scambio di favori, elargizione di incarichi, vantaggi per gli affiliati, come dire una consulenza a me, un progetto a te, e tutti andavano a casa soddisfatti, prima o poi. Secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti c’è tutto questo intorno ai lavori Tav di Firenze, il nodo ferroviario da attraversare con un tunnel cittadino per i treni superveloci. I carabinieri del Ros, che hanno portato avanti le indagini coordinate dai pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei con 31 indagati, hanno arrestato la Lorenzetti, ai domiciliari con altri cinque accusati di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d’ufficio.

Walter Bellomo, geologo, segretario cittadino dei Ds alla fine degli anni Novanta e candidato dei Ds alle regionali del 2006, per i lavori della Tav era membro della commissione Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente.

Per il gip “Maria Rita Lorenzetti perseguiva obiettivi precisi di comune interesse che diventano per ciò stesso le finalità dell’organizzazione criminale”. Come quando dice a Bellomo di averlo promosso per un incarico prestigioso presso Anna Finocchiaro, elogiandolo anche perché sa “fare squadra”. Lo stesso Bellomo che – risulta sempre dalle indagini – nel giro di favori si lamenta perchè la Finocchiaro non lo avrebbe inserito, come promesso, in un posto sicuro della lista Pd alle elezioni del febbraio 2013.

Di Bellomo, cui il gip attribuisce capacità di ricatto nell’ambito dell’ordinanza, Maria Rita Lorenzetti dava il giudizio di uno “competente” con “professionalità” e con “capacità di relazione: autorevolezza nelle relazioni e fare squadra non è una cosa semplice”. Dalle indagini è emerso pure che la Lorenzetti si adoperò per procurare un posto di lavoro alla Coop Centro Italia, in Umbria, ad una parente di Bellomo, per incentivarlo ad aiutare la “squadra” indagata dalla procura di Firenze.

(16 settembre 2013)

Tav Firenze, quando la Lorenzetti chiamò la Finocchiaro: “Walter è uno bravo” da: il fatto quotidiano

Nel “gioco di squadra” della ex presidente della Regione Umbria anche la segnalazione di un suo uomo di fiducia per un incarico di prestigio alla senatrice: “Gliel’ho detto ad Anna: lui merita, ti devi impegnare”. E chi si metteva di mezzo – come un architetto della Regione Toscana – era uno “stronzo” e “bastardo”

Tav Firenze, quando la Lorenzetti chiamò la Finocchiaro: “Walter è uno bravo”

Ha contattato amici, “politici vicini” e persone “fidate”. Secondo gli inquirenti Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria finita ai domiciliari, per portare a termine i suoi obiettivi avrebbe cercato i più svariati agganci nei posti che contano, dalla Regione Toscana al ministero, arrivando perfino a Bruxelles. E’ quanto trapela dall’inchiesta sulla Tav fiorentina che, per gli inquirenti, contiene alcune conversazioni “particolarmente significative”. Come quella in cui la ex presidente arriva a contattare anche Anna Finocchiaro alla quale “segnala” Walter Bellomo, membro della commissione Via del ministero dell’Ambiente. La telefonata sarebbe stata fatta nella speranza del “conferimento di un incarico di prestigio, esaltandone i meriti e le capacità professionali nel gioco di squadra dimostrate proprio per questa situazione che sta andando finalmente in porto”. Nella telefonata del 5 luglio 2012 Maria Rita Lorenzetti riferisce a Bellomo di averlo sponsorizzato. “Gliel’ho detto ad Anna (Finocchiaro, ndr) – si legge nelle carte – C’è sulla spending review la possibilità che cancellino i consigli di amministrazione (…) Lei mi ha detto se ne fa un altro (…) L’importante è Walter le ho detto… perché lui lo merita… lui è uno bravo. Anna, ti devi mettere d’impegno”.

Secondo gli inquirenti è questo uno dei favori promessi per ripagare l’impegno della “squadra”, come viene definita nelle carte. Ma non il solo. Ed è proprio Walter Bellomo una delle figure chiave per l’accusa, che, si legge, “si propone come uomo di fiducia nella commissione ministeriale Via dando ampie rassicurazioni e mettendosi a disposizione per risolvere il problema della classificazione come rifiuto degli scarti della fresa, declassificandolo, e per superare il contenuto della delibera della Regione Toscana che ribadiva tale classificazione”. E’ chiaro dunque, per la Procura, quali favori mirano ad ottenere “Bellomo – si legge tra l’altro – sponsorizza Corezzi presso la Regione quale uomo che ha dato una mano per il parere per svincolare gli scarti della fresa dal regime dei rifiuti e che merita di essere premiato”. Ed è ancora Bellomo, in un’altra occasione, che “ne approfitta – si legge nelle carte – per chiedere alla Lorenzetti un interessamento per un posto di lavoro per una sua parente che vive a Terni“. La Lorenzetti “assicura il suo interessamento” garantendo di conoscere molto bene Giorgio Raggi della Coop CentroItalia che è “un amico mio carissimo”.

Maria Rita Lorenzetti si attiva anche oltre i confini. Perfino all’Unione europea, dove dice di avere ancora buoni agganci. “Lo capirai! Bruxelles – dice al telefono con il tecnico Italferr Valerio Lombardi il 4 maggio 2012 – l’ho bastonata perché ai tempi di Prodi quando c’era ancora la partita del terremoto qua… insomma siamo riusciti a portare a casa parecchie cose“. E aggiunge: “Un po’ di gente la conosco lì… mi farò dire con esattezza dove sta in modo tale da vedere… da vedere. Casomai un attimo ci facciamo una girata su”. A mettere loro i bastoni tra le ruote però ci pensa un funzionario della Regione Toscana. Nella telefonata del 12 aprile 2012, Maria Rita Lorenzetti viene informata da Lombardi dell’esistenza di una “bozza di verifica” destinata a creare “qualche problemino”. “Ieri – le comunica – abbiamo avuto una riunione in Regione Toscana nella quale ci hanno detto che vabbè… il terreno proveniente dalla fresa è un rifiuto e questo è scontato”.

La presa di posizione della Regione scatena la loro rabbia verso il funzionario che ha proposto la bozza, definito “stronzo” e “bastardo“. Lombardi spiega alla Lorenzetti che il funzionario “è certo di ricevere pressioni politiche” per fare un passo indietro. Ma che non ha intenzione di cambiare idea. Quel funzionario “scomodo”, poi, viene allontanato dalla Regione e per loro è una vittoria. “Sai che lo hanno cacciato?” dice Valerio Lombardi il 29 giugno 2012 al collega di Italferr Antonello Martino. Lui commenta ridendo: “Se non altro nell’area di Firenze siamo riusciti a togliere uno stronzo (…) se non altro abbiamo levato di mezzo un coglione”. Perché l’obiettivo degli indagati, per gli inquirenti, è chiaro: non avere ostacoli per portare le terre di scavo della Tav alle ex miniere di Santa Barbara a Cavriglia, in provincia di Arezzo. Sulla scelta, scrivono infatti, “la commissione Via ministeriale pilotata da Bellomo dà parere favorevole a una seconda collina a Santa Barbara sulla scorta delle analisi e dei pareri (del tutto inattendibili)…con il preciso intento di far apparire l’assenza di problemi ambientali”.

21 Settembre 2013 ore 17,30- Via Paternò,17- Dallo sbarco degli alleati e l’inizio della Resistenza alla legge truffa del 1953

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21 settembre. Roma, alla Biblioteca Borghesiana “Poesie per la pace”

C’è bisogno di pace, di parole di pace, di ricordare la pace, di vivere la pace, di leggere e di ascoltare la pace. Soprattutto in questi giorni.
A tal proprosito ricordiamo l’Associazione di Promozione Sociale Sica Italy che, in collaborazione con l’Associazione di Volontariato The Way to the Indies, con il Gruppo della Falun Dafa di Roma e con la mediapartneship della rivista on line art a part of cult(ure) è riuscita ad organizzare in Italia il 21 e il 22 settembre prossimo, Poems for Peace®.

Si tratta della Giornata della Poesia per la Pace. Non è un’iniziativa locale, ma un’iniziativa mondiale di cui sì è sentito parlare lo scorso anno quando è iniziata da SICA grazie all’unione di diverse organizzazioni internazionali che lavorano con l’Associazione inglese «Peace one day», con l’ONU e con l’Unicef, per celebrare la Giornata Mondiale della Pace il 21 settembre di ogni anno.

La pace, si sa, cerca luoghi ove insediarsi con tutte le infinite opportunità che porta con sè.La pace chiede strade, piazze ed anime dove fermarsi.
La poesia, a sua volta, è incontenibile, esce dalla penna o dalla tastiera e si moltiplica, sfugge, si annida e celebra ogni cosa che tocca.
Il 21 settembre a Roma presso la Biblioteca Borghesiana (Largo Monreale) è in programma un Reading di poesie di pace con i poeti Antonio Veneziani, Maria Grazia Calandrone, Bianca Madeccia, Anna Maria Curci… e con gli artisti Maria Borgese, Ivan Cozzi ed altri che leggeranno, fra l’altro, i contributi lasciati dagli abitanti del territorio (una poesia che hanno composto o che amano, scritta su un foglietto, su un sasso, su un pezzo di stoffa…).

L’incontro sarà introdotto dalla presentazione dell’ebook Poesie per la Pace.
Un’antologia che raccoglie versi, video e foto realizzati da tutti i partecipanti a Poesie per la Pace del 2012.

Il 22 settembre a Genzano di Roma al “Podere di Romolo” (via di Montecagnolo 23) verrà poi inaugurata la Tenda Blu (il nuovo spazio teatrale di rappresentazione, formazione e ricerca di Argillateatri) con una festa in onore della pace con performances e letture.

Gli intervenuti costruiranno, inoltre, l’Albero della Pace appendendo ai rami di un ulivo antico poesie e pensieri per fermare anche solo per un giorno le guerre e ad affermare, per sempre, la Pace.

Ovunque libereremo la pace attraverso la poesia e la poesia, di certo, libererà noi!
La Giornata Internazionale della Pace è stata stabilita con una risoluzione delle Nazioni Unite nel 1981. La prima Giornata della Pace è stata celebrata nel mese di settembre 1982. Nel 2002 l’Assemblea Generale ha dichiarato ufficialmente il 21 settembre come data definitiva per la Giornata Internazionale della Pace.

“Peace One Day” ha iniziato le sue attività nel 1999 proponendo un’iniziativa di cessate il fuoco in Afghanistan per consentire a medici ed infermieri di raggiungere in quel giorno i bambini per poterli curare in condizioni di sicurezza.
SICA è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede a Austin, Texas. La sua missione è di promuovere e celebrare le attività che emergono dallo sviluppo e l’espressione dei propri talenti o doni interiori. SICA prevede una vivace cultura umana che arricchisce e ravviva lo spirito umano e amplia la nostra comprensione degli altri.

Poesie per la pace – E tu, con chi farai pace?
Roma – BIBLIOTECA BORGHESIANA – 21 settembre 2013 – ore 17
Genzano – IL PODERE DI ROMOLO – 22 settembre 2013 – dalle ore 16

“Basta parole. La disoccupazione è la vera arma di distruzione di massa”. Parla una precaria di Roma Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Una generazione bruciata: in 3 anni e’ crollato di un milione il numero degli under 35 che lavorano, di cui 750 mila unita’ proprio nella fascia tra i 25 ed i 34 anni. Le tabelle dell’Istat sulla disoccupazione uscite ieri traducono in numeri certi il dramma della crisi che ha minato i sogni e il futuro dei giovani di oggi proprio negli anni nei quali si costruisce, si trova un lavoro dopo la laurea, magari si mette su famiglia. “Bisogna smettere di dire che e’ la vigilia della ripresa se non si traduce nel fatto che riprende l’occupazione”, afferma la leader della Cgil Susanna Camusso, che torna a chiedere una politica economica che cominci “dagli investimenti” e che dia “reddito ai lavoratori”. Controlacrisi ha intervistato Laura (il nome è di fantasia), precaria da una vita che ha poco più di 34 anni. Vive a Roma e da quando ha terminato gli studi ha ottenuto un solo breve periodo di lavoro a tempo determinato.

Ci sono ormai due o tre generazioni cancellate dalla storia economica di questo paese. Ti senti di appartenenere a quelle generazioni e perché?
Appartengo a una generazione decisamente sfortunata, anzi, decisamente penalizzata nel mondo del lavoro, e quindi anche su tutto il resto. Faccio parte di quei 935.000 giovani tra i 25-34 anni che non hanno lavoro. quel che peggiora la situazione è pensare al futuro. Quando si lavora lo si fa quasi sempre in nero. Il dramma vero è che la mancanza di lavoro causa numerose altre mancanze: potersi permettere una casa, che sia in affitto, che sia un mutuo. Permettersi a 30-35 anni di costruire una famiglia? Per molte di noi è quasi impossibile. Forse un atto di incoscienza o di grande coraggio, ma non ci sono le risorse economiche per crescere e andare avanti. La mancanza di lavoro porta alla paralisi della nostra vita.

 

Come tiri avanti con una crisi che ormai dura da cinque anni…
Te la cavi solo con “l’arte dell’arrangiarsi”, che non è che mi dia stabilità né economica, né tanto meno psicologica. Si passa da un lavoro all’altro senza fermarsi per una giornata intera. La mattina lavoro in un call center, per quattro ore, con un contratto che si rinnova di 6 mesi in 6 mesi, e un guadagno con cui a mala pena riesco a pagare l’affitto di una stanza. Il pomeriggio mi arrangio a fare qualche babysitteraggio. La sera se mi chiamano dal ristorante sotto casa riesco a fare un paio di giornate come cameriera. non arrivo mai a vivere. Sopravvivo, passando da un lavoro all’altro e non riuscendo mai ad arrivare a fine mese. Niente soldi da parte, zero. Ho dovuto persino fermare l’automobile e il motorino, perché non ho soldi per pagare le assicurazioni. Non tiro avanti, mi arrangio. E quando possono, quasi mai, ho un aiuto economico dai miei genitori.

Dov’è la ripresa di cui si sente parlare?
Quelli che parlano di ripresa dovrebbero scendere un po’ in strada tra la gente. Le case non si riescono a prendere in affitto. I miei amici che lavoravano a Roma stanno tutti rientrando nelle loro regioni perché non hanno più lavoro e non possono permettersi di restare qui. A trent’anni sono moltisismi i giovani che rientrano a casa dei genitori. Ed è allucinante. Un processo di involuzione tremendo.

Nel tuo giro di amici e conoscenti ce ne sono molti che sono andati all’estero per lavorare?
No, nel mio no. sono molti quelli che hanno seguito la professione dei genitori, da attività commerciali a varie categorie di professionisti (avvocati, medici). E mi raccontano che i clienti oggi non hanno i soldi per pagare, pagano a rate, quando hanno qualcosa quando riescono. Così il sistema economico è fermo. Nessuno guadagna, nessuno riesca a far circolare soldi.

 

Il massimo che è durato il tuo lavoro quanto è stato?
Un anno e mezzo in un’azienda di Finmeccaniza, nel 2011, mi pare,poi sono stata ferma tre mesi per malattia. Nel frattempo mi era scaduto il contratto e non mi è stato rinnovato.

 

Quando qualche politico o sindacalista parla di disoccupazione cosa provi? Cosa vorresti dirgli?
Credo moltissimo nelle lotte dei cittadini, a partire dal singolo, e soprattutto alle lotte e alla solidarietà che si attivano nelle piccole comunità (amici, conoscenti, gruppi sociali legati da un territorio o da una idea di appartenenza). Ccco, gli vorrei dire che i politici dovrebbero essere come queste persone che lottano nel piccolo. senza badare ai loro interessi personali economici. Ma interessarsi dei cittadini come fossero i propri vicini di casa, i propri familiari, amici, conoscenti. gli vorrei anche dire che per fare politica è necessaria una preparazione culturale, una conoscenza del mondo, ma anche e soprattutto avere la capacità di stare nella gente, sentirsi tra la gente come se fosse la propria famiglia. Preoccuparsi e avere cura dei cittadini. vorrei anche dire che chi sceglie di fare politica non sceglie di fare il commerciante, quindi dovrebbero salire in politica solo persone con valori molto alti, altissimi. nobili. Gli interessi economici devono essere sempre l’interesse legato al paese e ai cittadini. Ma non lo so se è possibile oggi questa idea di politica. Tutto purtroppo ruota intorno agli interessi economici. I cittadini da un politico, come da un sndacalista si aspettano di averli dalla propria parte. punto e basta. Non ci sono alternative in questo. Non per me. Parlano tanto di armi di distruzione di massa. E questa storia della disoccupazione cosa è? Ma si stanno rendendo conto di cosa sta accadendo nel paese reale? Stiamo tornando nel medioevo. Vai avanti solo con i favori e le conoscenze famigliari.

Gli esperti parlano di una crescita economica in futuro ma senza lavoro. Cosa pensi di fare?
Non lo so. Di certo non voglio sopravvivere. Né tanto meno vivere per arrivare a metà mese come se fosse fine mese. Non è la ricchezza a interessarmi, ma la stabilità, quella che dovrebbe appartenere a ogni cittadino. Ho pensato di lasciare l’italia, più volte, ma la mia situazione familiare non mi permette, almeno ad oggi, questo passaggio. E in linea generale credo che gli italiani dovrebbero essere messi in condizoni di collaborare con l’estero per migliorare, crescere e apportare collaborazioni utili, ma soprattutto dovrebbero essere messi in condizoni di restare nel proprio paese. Non sentirsi costretti ad abbandonarlo

G20 di San Pietroburgo: la valutazione del sindacato mondiale Fonte: cgil

 

A una decina di giorni dalla conclusione  del vertice dei Capi di Stato e di Governo del G20 ( San Pietroburgo 5-6 settembre), la Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) e il Comitato Consultivo Sindacale presso l’OCSE (TUAC) – che hanno rappresentato il sindacato mondiale e i sindacati dei paesi del G20 in una breve sessione di consultazione con i leader (a cui ha partecipato anche Letta) – hanno diffuso la loro valutazione sui risultati del summit.

I leader del G20, riunendosi a San Pietroburgo, avevano la questione dell’occupazione e della crescita tra i tre principali temi della loro agenda.

Ma il focus del G20 sull’occupazione è stato soverchiato dagli eventi in Siria, apparentemente non affrontati ufficialmente, ma determinanti il clima e le discussioni informali tra i leader. Gli sviluppi diplomatici della vicenda siriana successivi alla conclusione del G20 lasciano intendere che – dietro l’apparente fallimento di ogni mediazione sul tema – qualcosa si era già mosso a San Pietroburgo e, forse insperatamente, si era avviata una trattativa tra Mosca e Washington.

Secondo ITUC e TUAC,  al di là della questione siriana, sul tema ufficiale dell’agenda relativo all’economia globale, diverse importanti questioni, emerse anche dalla riunione dei Ministri delle Finanze e del Lavoro del luglio scorso a Mosca, sull’occupazione di qualità, la contrattazione collettiva e i diritti sul lavoro hanno trovato un loro spazio nella dichiarazione finale dei Capi di Stato e di Governo.

Il vertice ha fatto anche potenziali passi avanti nella lotta  contro l’evasione fiscale globale.

La questione chiave – secondo i sindacati mondiali – è come queste parole saranno seguite da azioni dei governi che implementino realmente gli impegni presi e costituiscano, in molti casi, reali cambiamenti delle politiche fin qui seguite, al di là delle solenni dichiarazioni dei Leader (vedi l’allegata traduzione della dichiarazione in occasione del 5° anniversario del G20).

La Dichiarazione finale – secondo l’analisi di ITUC e TUAC –  riconosce che il “bisogno più urgente è di accrescere l’abbrivio della ripresa globale, generare una crescita più alta e posti di  lavoro migliori”. Nonostante citino il bisogno di rafforzare la domanda e il sistema di contrattazione dei salari e la definizione dei salari minimi, le raccomandazioni del vertice riguardano, però,  soprattutto soluzioni di lungo termine, con poche proposte di azioni immediate. Allo stesso tempo, il Piano di Azione di San Pietroburgo, deliberato al vertice, non riflette nemmeno quei cambiamenti di linguaggio e di priorità che emergono in alcune parti della Dichiarazione finale – notano ancora ITUC e TUAC.

Di fronte ad un quadro di instabile prospettiva economica, con la crescita in stallo nelle economie emergenti, bassa crescita e alta disoccupazione nell’Eurozona, crescenti ineguaglianze un po’ in tutti i paesi, c’è ancora una carenza di risposte nella azioni per creare domanda, posti di lavoro, spostare l’attenzione dalle politiche di aggiustamento strutturale a investimenti intelligenti e sostenibili, sostegno della contrattazione collettiva e politiche attive del mercato del lavoro. Questo dovrebbe costituire un’azione globale coordinata, non soltanto l’impegno isolato di qualche governo.

Sulla evasione fiscale e la doppia non  tassazione delle multinazionali, le decisioni di San Pietroburgo di adottare il piano d’azione dell’OCSE sull’erosione della base fiscale e lo slittamento dei profitti (BEPS) e di impegnarsi allo scambio automatico delle informazioni fiscali entro la fine del 2015 rappresentano, secondo ITUC e TUAC, dei passi avanti decisivi (vedi in allegato traduzione del documento del G20 sulle politiche fiscali).  Nella speranza che non facciano la stessa fine degli impegni che erano stati assunti al vertice di Londra del 2009 sulla eliminazione dei paradisi fiscali, non ancora realizzati.

Nonostante il vertice si sia tenuto qualche giorno prima il quinto anniversario della bancarotta della Lehman Brothers (15/9/2011), ancora una volta è stata perduta l’opportunità di portare a termine le necessarie riforme del sistema finanziario , come era stato promesso nei vertici di Londra e Pittsburgh.

Il vertice ha approvato i Principi per gli investimenti di lungo termine da parte degli investitori istituzionali, preparati dall’OCSE. Saranno positivi – notano ancora ITUC e TUAC –  se riusciranno a spostare l’intervento degli investitori istituzionali dagli obiettivi speculativi di breve termine ad investimenti di lungo termine nell’economia reale e produttiva. Purtroppo, il Piano d’Azione adottato ripete le vecchie ricette sull’ambiente “favorevole agli investitori”, invece di promuovere l’attenzione ai diritti ambientali e sociali, alla crescita sostenibile e alle creazione di lavori di qualità.

Dal punto di vista del processo, ci sono stati progressi nel riconoscimento del ruolo di L20 (i sindacati internazionali e dei paesi del G20), nella conferma del mandato alla Task Force sull’occupazione e nell’invito a proseguire negli incontri tra i Ministri del Lavoro e delle Finanze, che per la prima volta si sono riuniti insieme a Mosca nel luglio scorso.

Mentre sono previsti altri appuntamenti dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali sotto la presidenza russa, la prossima presidenza australiana sarà avviata da un incontro degli sherpa nel mese di dicembre.

Ilva, la soluzione c’è. Si chiama requisizione. E la Costituzione la prevede Autore: Dino Greco da: controlacrisi.org

Presidi e cortei in tutti e sette gli stabilimenti del gruppo Riva Acciaio. Riparte con forza la mobilitazione dei lavoratori dopo la chiusura degli impianti, decisa dal vertice dell’azienda siderurgica. Una decisione motivata dalla famiglia Riva con il sequestro da 916 milioni di euro effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Taranto, nella vicenda Ilva. E che ha provocato la sospensione di circa 1400 addetti.

I presidi di fronte alle aziende “si trasformeranno in cortei in tutte le città interessate a partire dalle 9.30 di oggi”. I lavoratori di tutti i siti industriali del gruppo sono mobilitati: da Verona a Caronno Pertusella (Varese), da Lesegno (Cuneo), a Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e ad Annone Brianza (Lecco). A Verona, dove è localizzata l’azienda più grande del gruppo, 500 persone stanno sfilando per le vie della città al grido “Commissario, commissario”. I manifestanti si sono diretti al municipio per incontrare il sindaco Flavio Tosi.

Un appello al governo arriva anche da Fulvio Conti, vicepresidente di Confindustria. L’associazione degli industriali chiede al governo di fare tutto il possibile per “preservare l’industria siderurgica, l’industria dell’acciaio in italia”. L’acciaio, sottolinea Conti, “è un’industria di base, essenziale e fondamentale per l’economia nazionale. L’italia è il secondo produttore di acciaio in Europa, non possiamo perdere anche questo primato, abbiamo bisogno di mantenere questa grande risorsa industriale”. Parole condivisibili, ovviamente, ma del tutto prive di indicazioni concrete circa il modo con cui superare l’impasse.

Tra le ipotesi su cui starebbe lavorando l’esecutivo, con irresponsabile ritardo, fra una smentita e un ripensamento, oltre alla cassa integrazione per i dipendenti, ci sarebbe anche quella del commissariamento, misura che consentirebbe il ripristino delle attività produttive senza ricorrere alla cassa integrazione. Cosa per altro del tutto possibile, come ha dimostrato lo stesso tribunale di Taranto smontando la vergognosa strumentalizzazione del managemet di Riva che ha motivato la chiusura degli impianti con il sequestro dei beni aziendali.

E’ questa, secondo Maurizio Landini, la scelta da compiere immediatamente: “Serve che il governo sia in grado, in prima persona, di consentire la prosecuzione dell’attività. I Riva non sono in grado di dare un futuro – ha detto il segretario della Fiom – per cui nell’immediato serve il commissariamento, ma in prospettiva si può ragionare su un intervento diretto, anche transitorio, dello Stato, per favorire un nuovo assetto proprietario dell’Ilva”.

Il segretario della Fiom allude alla requisizione del grande impianto siderurgico, ipotesi subito scartata da Zanonato con una motivazione francamente risibile, quella in base alla quale l’esproprio dei Riva comporterebbe un indennizzo economico insostenibile degli attuali proprietari. Ora, è vero che la Costituzione prevede che ciò avvenga quando lo Stato ricorra ad una simile decisione, ma è non meno vero che i danni umani e ambientali di cui i Riva si sono resi responsabili dovrebbero comportare – essi sì – un cospicuo risarcimento della collettività. E il saldo non sarebbe certo a svantaggio dei lavoratori, dei cittadini di Taranto e del Paese.

La verità è che il ministro, il governo di cui fa parte, lo stesso Pd, non possono oltrepassare le Colonne d’Ercole ideologiche, il recinto culturale che rende blasfema qualsiasi ipotesi di intervento della politica nei rapporti di proprietà. Anche quando l’interesse sociale (“La libertà, la sicurezza, la dignità umana”) sia così apertamente calpestato.

Oggi il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato incontra il presidente dell’Ilva, Ferrante. Fatica sprecata.