Smuraglia: “Non bisogna stancarsi di cercare la pace” da:ANPI NAZIONALE

La questione della Siria (e di tanti luoghi del mondo in cui si combatte, si uccide, si muore) ci pone problemi ancora più complessi della pur fondamentale richiesta di pace. Possiamo tollerare che in qualsiasi parte del mondo vi siano oppressioni, soggetti privati della libertà o sottoposti a regimi autoritari Possiamo tollerare che le proteste e le opposizioni vengano soffocate nel sangue? Alcune nostre organizzazioni hanno aderito alla veglia per la pace, proposta dal Pontefice.
Hanno fatto bene, perché le parole di Papa Francesco sono state e sono importanti e perché dove si parla di pace l’ANPI non può mancare, perché è per principio contro la guerra e aderisce rigorosamente e puntigliosamente al dettato dell’art. 11 della Costituzione.
Ma al tempo stesso, la questione della Siria (e di tanti luoghi del mondo in cui si combatte, si uccide, si muore) ci pone problemi ancora più complessi della pur fondamentale richiesta di pace.
Possiamo tollerare che in qualsiasi parte del mondo vi siano oppressioni, soggetti privati della libertà o sottoposti a regimi autoritari? Possiamo tollerare che le proteste e le opposizioni vengano soffocate nel sangue? Certamente no. Ed allora, all’invocazione della pace ed al rifiuto della guerra come mezzo di soluzione dei conflitti, bisogna unire una forte pressione politica, perché l’ONU faccia la sua parte fino in fondo, perché i Governi si incontrino e cerchino le intese necessarie.
Certo, il quadro non è confortante: ai veti dell’ONU si aggiungono i fallimenti del G20 e di altri incontri governativi.
Ma non bisogna stancarsi, né arrendersi.
Bisogna insistere perché si cerchi, in tutti i modi, di realizzare, nel mondo, non solo la pace, ma anche la libertà, l’uguaglianza, la non discriminazione, la dignità di ogni essere umano.
Bisogna chiedere al nostro Governo di farsi promotore di ogni iniziativa al riguardo, di essere fra i primi a proporre soluzioni, partendo dall’Europa (a proposito, perché l’Europa tace e non trova il modo di assumere posizioni unitarie contro la sopraffazione, l’autoritarismo ed altri mali che imperversano nel mondo?).
Insomma, anche in questo campo bisogna essere più attivi, tutti e a tutto campo, se vogliamo estirpare, dovunque, la malapianta della barbarie, l’uccisione di bambini, l’incarceramento degli oppositori, la violenza sulle donne e su chiunque sia diverso.
Un altro compito dell’ANPI, tra i tanti, ma non meno importante e decisivo degli altri.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi.

Siria, l’esodo dei rifugiati è la vera arma di distruzione di massa Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Il numero di morti causato dalla crisi in Siria ha gia’ superato i due terzi del numero di vittime causate dal conflitto nei Balcani tra il 1991 e il 1999. E siamo “solo” a meno del terzo anno di guerra. Gli oltre 100.000 morti in 2 anni e mezzo, sono il triplo delle vittime del conflitto in Libia nel 2011. La stima è dell’Unicef che parla anche dell’esodo dei rifugiati, vera e propria arma di distruzione di massa. Rispetto alla crisi in Iraq del 2003-2011, il conflitto siriano ha gia’ prodotto oltre il triplo dei bambini rifugiati, con una media di oltre 335.000 bambini profughi l’anno. I bambini sfollati (circa 2 milioni tra interni e verso l’estero) sono invece piu’ di quelli causati dal conflitto in Libia del 2011 e dalla crisi in Sudan del 2003-2010 messi insieme. Nonostante il conflitto in Libano, suo paese confinante, sia durato oltre 15 anni (dal 1975 al 1990), la crisi siriana – conclude l’Unicef -ha gia’ causato il doppio dei bambini rifugiati.

 

Senza tema di smentita siamo di fronte a una delle piu’ gravi crisi umanitarie nel mondo: un milione di bambini sono stati costretti a fuggire dal paese e sono attualmente rifugiati in Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto; 740 mila di essi hanno meno di undici anni. Oltre tre milioni sono coinvolti in modi diversi dal conflitto all’interno dei confini nazionali” sottolinea il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera al convegno “I bambini in Siria: una generazione a rischio”, organizzato a Roma dall’Unicef Italia e dal ministero degli Affari esteri.

 

La trappola della Turchia per gli Alawiti
La situazione in Turchia è drammatica. I siriani, in particolare Alawiti, stanno accampati per lo più nei parchi di Istanbul, mentre i bambini mendicano per le strade di che sfamare la famiglia, con la paura di violenze e vendette in nome di una presunta ‘responsabilità collettiva’: I profughi alawiti hanno l’unica colpa d’avere la stessa fede religiosa del presidente Bashar al Assad. Almeno 3mila alawiti sono scappati nelle ultime settimane da Aleppo, scrive il quotidiano turco Hurriyet, dopo che il loro quartiere e’ stato occupato da ribelli jihadisti del Fronte al Nusra, vicino ad Al Qaida, e sono passati in Turchia.

 

Definire “miserabili” le condizioni dei rifugiati siriani in Turchia sembra quasi un eufemismo. Il rapporto presentato ieri a Istanbul dall’Associazione per i diritti umani e la solidarieta’ per i popoli oppressi (Mazlumder) è piuttosto esplicito. Il presidente di Mazlumder Halim Ylmaz ha spiegato che lo studio e’ il risultato di tre mesi di ricerche sui profughi siriani concentrati a Istanbul. Secondo Ylmaz il numero di rifugiati siriani in Turchia supera ormai il mezzo milione: 200 mila sono residenti nei campi profughi delle province meridionali, mentre i restanti 300 mila vivono al di fuori dei campi, soprattutto nelle aree di Istanbul e Izmir. Nella relazione si legge che molti dei rifugiati siriani arrivati l’anno scorso nell’area di Istanbul si trovano soprattutto nei distretti di Fatih, Bahelievler, BaŸakŸehir, GaziosmanpaŸa, Esenyurt e Kuukekmece. “L’opinione condivisa da tutti i profughi e’ che stare nei campi e’ come essere in una prigione”, sostiene il rapporto. Secondo l’analisi di Mazlumder, molte delle famiglie siriane a Istanbul hanno almeno cinque o sei figli, che finiscono inevitabilmente per strada a fare l’elemosina perche’ non riescono a trovare un posto di lavoro anche a causa della barriera linguistica. La Direzione Disastri ed Emergenze (Afad) ha stimato che Ankara ha speso piu’ di 736 milioni di dollari per servizi medici, cibo e altri tipi di aiuti umanitari destinati ai siriani. Evidentemente con scarsissimi risultati.

 

Le testimonianze
”Ci hanno attaccato. Abbiamo dovuto fuggire. Non sono siriani, sono jihadisti di altri paesi. Sono venuti per la Jihad, o per arricchirsi” spiega Hasan, un rifugiato, ora a Istanbul con la moglie e i cinque figli. ”I ribelli hanno preso il controllo del quartiere e ci hanno costretti a lasciare le nostre case. I miliziani di Al Nusra hanno sequestrato nostri ragazzi per chiedere riscatti” racconta Ahmed. I profughi alawiti non hanno assistenza, la loro presenza e’ malvista dalla polizia turca. Parlano arabo, non trovano lavoro per l’ostacolo della lingua. ”I nostri bambini chiedono l’elemosina. E’ il solo modo per comprare il pane” spiega la cognata di Hasan. Alcune famiglie piu’ fortunate sono ospitate in una ‘cemevi’, ‘moschea’ alawita, di Istanbul. Moschea che dopo il loro arrivo e’ stata attaccata da alcuni uomini armati. Gli alawiti turchi chiedono per i correligionari siriani campi separati, per evitare rappresaglie da parte dei profughi sunniti vicini ai ribelli, come quelli gia’ ottenuti dai cristiani. Dopo la guerra, che lo ha fatto esplodere, sara’ difficile, se non impossibile, ricomporre in Siria il complesso mosaico etnico e religioso del paese.

 

Reclutamenti forzati nelle fila dei ribelli
I jihadisti si sono resi responsabili di ripetute violenze contro le minoranze religiose, alawiti e cristiani soprattutto. Martedi 12 civili alawiti sono stati uccisi da Al Nusra vicino a Homs. Come gli altri 200mila profughi siriani fuggiti in Turchia, gli alawiti di Aleppo sono stati avviati verso i campi costruiti lungo il confine. Ma sono fuggiti di nuovo, per timore di altre violenze: ad opera di altri profughi, per lo piu’ sunniti. ”Le autorita’ turche volevano portarci nei campi. Ma abbiamo rifiutato, non siamo andati” racconta Hasan. ”La maggior parte della gente nei campi appoggia i ribelli. Costringono gli uomini ad andare a combattere contro il regime. Abbiamo sentito anche da conoscenti reduci da quei campi che avevano subito minacce di morte, e che alcune donne erano state stuprate”. L’opposizione turca accusa il governo del premier Recep Tayyip Erdogan, schierato con l’insurrezione siriana e contro il suo ex amico Assad, di tollerare operazioni di ‘reclutamento’ nei campi. Cosi molti sono fuggiti a Istanbul, dove c’e’ una forte comunita’ di alawiti – un ramo ‘liberale’ dello sciismo – turchi. Centinaia ora sopravvivono in qualche modo in strada, a Fatih, Kumkape, Sirinevler.

 

In Siria la scuola non esiste più
In Siria circa 1,9 milioni di bambini della scuola dell’obbligo hanno dovuto abbandonare gli studi nell’ultimo anno scolastico: si tratta del 39% dei 4.860.000 studenti registrati, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione di Damasco. Secondo quanto riferisce l’Unicef, in Siria oltre 3.000 scuole delle 22.000 totali esistenti sono state danneggiate o distrutte e oltre 930 sono utilizzate come rifugi per sfollati. In Libano il governo stima che ci saranno quasi 550.000 bambini siriani in eta’ scolare nel paese entro la fine di quest’anno, oltre ai 300.000 bambini libanesi nel sistema scolastico pubblico. Nel 2013, solo il 15% dei bambini rifugiati siriani stavano studiando in sistemi formali e non. In Giordania, circa i due terzi dei siriani bambini in eta’ scolare non vanno a scuola. Dei 30.000 bambini che vivono nel campo profughi di Zaatari, 12.000 sono registrati per la scuola. Mentre in Iraq 9 bambini rifugiati su 10 che vivono nelle comunita’ di accoglienza sono fuori dal sistema scolastico.

Le aule prefabbricate donate dall’Unicef
Le ultime tre settimane hanno visto piu’ di 50.000 nuovi rifugiati arrivare nella Regione del Kurdistan, circa la meta’ dei quali sono bambini che avranno bisogno di sostegno per continuare a studiare. L’Unicef ”lavora per assistere centinaia di migliaia di bambini perche’ continuino a studiare. 70 classi prefabbricate, su un totale di 300, sono gia’ nei governatorati in cui le infrastrutture scolastiche sono state maggiormente danneggiate”. L’organizzazione Onu a tutela del minore ”ha fornito cartelle (con all’interno materiali di cancelleria) a piu’ di un milione di bambini in tutti e 14 i governatorati”. Migliaia di kit per l’apprendimento e l’insegnamento, forniture ricreative e materiali per l’istruzione per la prima infanzia stanno invece ”per essere consegnati”. Nell’attesa, l’Unicef, con il ministero dell’Istruzione e Unrw, lancera’ questo mese un programma per l’apprendimento a domicilio che permettera’ a oltre 400.000 bambini coinvolti nelle zone piu’ calde del conflitto di continuare a seguire il programma di studi nazionale”.

Il berlusconismo, malattia senile/servile del comunismo: un acrostico | Fonte: micromega | Autore: Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, uno dei maggiori poeti italiani, aderisce alla manifestazione del 12 ottobre, motivando la sua partecipazione con questa poesia.

Il berlusconismo, malattia senile/servile del comunismo: un acrostico 

P olitica vuol dire, innanzitutto, non tradire il mandato
D ei propri elettori (specie se quel mandato è molto chiaro).

P olitica, inoltre, significa combattere il devastatore
D elle istituzioni, e non certo allearcisi.

P olitica, punto tre, sta nel capire la forza senza eguali
D el policida, senza stringere patti con chi nel patteggiare non ha eguali.

P ossibile che siate giunti a tanto?
D eputati a punire l’eversore,
L o avete tratto in salvo: Larghe Offese!

P ensare, poi, di toccare il Santo Graal della Costituzione,
D elegando un’impresa da giganti a uno stuolo di nani,
L ede non l’onestà, ma la decenza, squallida impresa violante.

S an Giorgio non uccide più il Biscione, ma lo rimette in vita:
I ncredibile scempio, sottomissione e smarrimento!
L iberatevi dalla sindrome di Hardcore,
V ergognatevi per la vostra defezione,
I gnobile o lucrosa, abietta resa,
O nulla potrà più sottrarvi alla penosa gogna della Storia.

Esplosione in fabbrica, morto anche terzo operaio da: controlacrisi.org

 

E’ morto l’operaio rimasto ferito ieri nell’esplosione di un silos in uno stabilimento industriale del lametino che ha provocato la morte di altri due suoi colleghi. Enrico Amati, di 47 anni, di Sinalunga (Siena), è deceduto nell’ospedale di Catanzaro dove era stato ricoverato con ustioni sul 90% del corpo.Le condizioni di Amato erano apparse subito gravissime. Tanto che era stato ricoverato a Catanzaro per l’impossibilita’ di trasportarlo in un centro gradi ustionati.

Nell’esplosione del silos hanno perso la vita altri due operai, Daniele Gasbarrone di Latina e Alessandro Panella di Velletri, entrambi di 32 anni.

Il tragico incidente mortale è avvenuto in una fabbrica di Lamezia Terme. Il silo di un’industria per la trasformazione di oli combustibili è esploso nel pomeriggio nell’area industriale: secondo le prime notizie fornite dalle forze dell’ordine, due operai sono morti e un terzo è rimasto ferito.

A quanto si apprende l’esplosione è avvenuta all’interno dello stabilimento di San Pietro Lametino della Ilsap Biopro, che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel.

| Autore: federica sorge Libri & Conflitti. La recensione di Dalla sua parte

 

Libri & Conflitti Dalla sua parte, di Isabella Borghese (edizioni ensemble) Francesca si è persa. La depressione del padre come un uragano ha spazzato via legami e certezze. Quando va a vivere da sola arrivano nella sua vita Paolo e Gemma, cuore e ragione, amore e rifugio. Il districarsi da un groviglio di sentimenti non sarà facile, così come riannodare i fili del rapporto con i genitori e con la voglia di fuggire da Paolo per evitare di amare.
Una vita che scorre incessante tra emozioni, fughe, rifugi, confronti e ripensamenti. Francesca, come un’eroina contemporanea non teme nulla, ha un solo compito: riprendersi in mano la vita facendo i conti con il suo passato. 
Avere tra le mani il romanzo scritto da un’amica del cuore è un’emozione forte. Leggere il romanzo scritto da un’amica del cuore è un’esperienza differente dalla lettura dell’opera di qualunque altro autore. Attraverso lo scritto di un autore sconosciuto si impara a conoscerne e ad apprezzarne il mondo, alla fine del libro l’autore è un amico, che, se il libro è bello, ci dispiace lasciare.

Il primo approccio con il libro scritto da un amico è la ricerca della sua voce tra le parole scritte, il tentativo di identificare esperienze e personaggi, avrà parlato di me? Questo sarà quel locale dove andavano qualche anno fa con tutto il gruppo? Questo personaggio sembra proprio “Antonio!”.

Così nell’accostarmi al personaggio di Francesca ho cercato istintivamente Isabella, la sua vita, le sue esperienze, il suo mondo, quasi come se “Dalla sua parte” fosse il suo diario. Ho dovuto ricredermi quasi subito però, perché Francesca sin dalla prime pagine rivendica prepotentemente la sua autonomia e si presenta come un personaggio del indipendente dalla sua autrice, Francesca vive la sua vita e ci riconsegna con garbo delicato e femminile la sua storia, quella di una donna la bivio: “tra lasciarsi andare e concedersi alla vita, punto e basta” di una donna “che non ha camminato con la facilità, non ne conosce l’incedere” eppure ritrova se stessa in una altrove da sempre agognato e cercato per lungo tempo, forse anni, in luoghi e persone sbagliate e poi finalmente trovato in una dimensione totalmente nuova nella quale riappacificarsi con il passato e con i suoi protagonisti restituiti ad un presente che “è cura che amorevolmente salva”.

L’altrove di Francesca è prima di tutto un luogo dell’anima nel quale la consapevolezza del passato e delle sue ripercussioni sul presente si traduce nella volontà di andare oltre, altrove, in una dimensione rappacificata e rappacificante con ciò che è stato e con ciò che sarà.
L’altrove di Francesca è poi un luogo fisico: la nuova casa , che la protegge come un guscio ed il suo laboratorio, che dista dalla casa il tempo distrattivo di scartare e gustare una rossana, nel quale attraverso l’espressione artistica Francesca riesce a sublimare il suo vissuto in quadri e gioielli che danno colore alle emozioni e plasticità alle immagini che evocano come un bacio color albicocca.

L’altrove di Francesca è poi un mondo di afferri del cuore: primo fra tutti Ciprino il gatto che, “con la sua presenza è compagnia e movimento”, Gemma, la donna orchidea, possibile porto sicuro e rifugio per la paura di amare, strategia di sopravvivenza e poi Paolo, l’amore guidato dall’istinto, una possibilità di mare libera da ogni paura.

E poi c’è un’altra dimensione temporale dell’altrove di Francesca: il passato, che si incarna in un padre, che è “amore e odio, rabbia e tenerezza”, in una madre, “mai conosciuta amica”, nella malattia del padre “che la veste e la fa sentire brutta”, nella paura d’amare, nella vergogna, nelle pareti di casa ingrigite dal fumo che però nel giorno di Natale, tornano ad accogliere Francesca, ormai donna, pronta a chiudere il cerchio a far coincidere i suoi “altrove”, finalmente “dalla parte del padre” con tutto l’amore di una figlia.

Se “meritare nella vita è verbo da guadagnare” Isabella con il suo romanzo si è senza dubbio guadagnata il merito di aver raccontato la storia di una donna che parla a tutte noi e di tutte noi con le parole dell’anima che sa curare le proprie ferite e portarci in salvo altrove, lontano dalla paura.

Presentazione di Dalla sua parte. domani 14 settembre, ore 19,00. Festa di Liberazione – Genzano di Roma presso la Festa di Liberazione – viale Vittorio Veneto (zona Olmata – Oasi) intervista di Fabio Sebastiani, direttore Controlacrisi.org.

Usb conferma lo sciopero del 18 ottobre e la partecipazione alla mobilitazione del 19 su casa e territorio | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

Il Coordinamento nazionale USB, riunitosi oggi, 13 settembre, a Roma, ha confermato e rilanciato lo sciopero generale del 18 ottobre che coinvolgerà tutte le categorie del mondo del lavoro, i precari, i disoccupati, i pensionati, i migranti, gli studenti, quanti lottano per i beni comuni, il diritto al reddito, il diritto all’abitare, la difesa dell’ambiente, promosso insieme alle altre organizzazioni di base.

 

Lo sciopero dell’intera giornata sarà articolato, nel settore dei servizi pubblici essenziali, assicurando le fasce di garanzia per gli utenti. Nel settore del Trasporto Pubblico locale solo per la città di Roma, dove si terrà la manifestazione nazionale con corteo da Piazza della Repubblica a Piazza S. Giovanni, lo sciopero sarà articolato in modo tale da garantire l’afflusso dei manifestanti al concentramento.

Il Coordinamento nazionale USB ha poi confermato la propria piena condivisione e internità anche alla giornata di mobilitazione e lotta del 19 ottobre che avrà al centro il diritto all’abitare, la lotta contro la devastazione del territorio (TAV, MUOS, MOSE, discariche, ecc.), il diritto al reddito e all’istruzione pubblica, gratuita e di qualità, per i diritti dei migranti e dei rifugiati. E ha deciso quindi di individuare promuovere e sostenere modalità di manifestazione tali da garantire la continuità tra lo sciopero generale del 18 ottobre e la manifestazione nazionale del 19 ottobre