I Siciliani giovani/ agosto-settembre 2013/ www.isiciliani.it

* Il secolo lungo

Gian Carlo Caselli“Salvate il soldato B.”

Nando dalla Chiesa Giovani scienziati antimafiosi

R.O.Evviva, la mafia non c’è più”

SbavaglioUna festa dei Siciliani Giovani

Riccardo Orioles Un giudice a Berlino

Giovanni Caruso Ultimi fra gli ultimi

Sebastiano Gulisano e Pietro OrsattiMalo Muos

Grazia Bucca Le mamme di Niscemi

Pietro OrsattiMafia a Roma: la Cupola e il cupolone

Antonio MazzeoMessina; l’antipolitica

Luciano MironeIl caso Manca

Umberto SantinoChiesa e mafie

Vincenzo RosaCatania: le mani sulla città

Carmelo CataniaPane e amianto

Satira/ MAMMA! a cura di Gubitosa, Kanjano e Biani

Claudia CampeseModica/ Il Festival del giornalismo

Giovani di Libera“People Have the Power!”

Carmine Spina Storie di ordinari soprusi

Andrea ZoleaNdrangheta: Un successo annunciato

Attilio OcchipintiNdrangheta: un boss fra le donne

Elio Camilleri“Mai dire mafia”, parola di Scelba

Arnaldo CapezzutoAvvoltoi, cornacchie e ciucciovettole

Rino GiacaloneNon toccate Salemi!

Bruna IacopinoOfficine Zero

Alessio Di FlorioGolden Lady

Paolo FiorUna bomba all’asilo

Simona Di StefanoEmanuele, le pecore e i mafiosi

Marcella GiammussoIl femminicidio di ogni giorno

Marika De MariaLa mafia in Val d’Aosta

Salvo OgnibeneEmilia-Roimagna: la giovane antimafia

Gruppo Pio La TorreEmilia-Roimagna: la mappa della mafia

Tito GandiniNord & Sud

Mirtiam CuccuMemoria: Agnese Borsellino

Antonio CIminoMemoria: Chinnici che aprì la strada

Riccardo De GennaroDue partiti privi di coraggio

Giovanni AbbagnatoArriva il Coworking

Fabio VitaI cloni di Bitcoin

Chi sogna di giorno”/ Ricordo di Enzo Baldoni

Giuseppe Fava Promemoria italiano

EBOOK:Antonella Beccaria/ DUE AGOSTO

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Siria: la linea rossa di Vladimir Putin

Manifesto dell’assemblea per la Costituzione: la via maestra Si è tenuto ieri a Roma l’Assemblea aperta dalle associazioni per la Costituzione. Ecco il manifesto firmato da Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky.


La via maestra

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.
2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.
3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

Lorenza Carlassare

Don Luigi Ciotti

Maurizio Landini

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky

Damasco: “Abbattuti missili e un F-22, Usa sotto choc” da: My World

Guerra di nervi, guerra diplomatica. Ma soprattutto, per ora, guerra di informazioni non confermate, come la paternità siriana del presunto attacco del 21 agosto con armi chimiche alla periferia di Damasco, oggetto delle indagini Onu. Il falso più evidente: gli Usa pretendono di intervenire militarmente in Siria dopo “due anni di inazione”. E’ vero il contrario: da almeno 15 mesi, gli Usa e i loro alleati stanno già combattendo il regime di Assad, attraverso una sanguinosa guerra segreta, che stanno perdendo. L’intervento aereo servirebbe proprio a invertirne l’esito, fornendo ai guerriglieri – come in Libia – il decisivo vantaggio dell’aviazione. Ma la Siria non è laLibia: è difesa dalla Russia e, in caso di attacco, anche dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah al confine tra Libano eIsraele. In questo quadro si inserisce la fuga di notizie incontrollate che, alla vigilia del possibile raid, parlano addirittura di prove di guerra aerea già in corso: test cruciali, per sondare le reali capacità siriane di difesa? Fra il 30 e il 31 agosto, Damasco avrebbe addirittura abbattuto un sofisticato caccia F-22 Raptor, nonché quattro missili cruise lanciati subito dopo, forse per rappresaglia. 
Proprio l’ipotetico scontro aereo nei cieli siriani, oltre al clamoroso isolamento internazionale dell’America di fronte al conflitto, secondo molti Il cacciabombardiere stealth F-22 Raptorblog potrebbe aver contribuito all’improvvisa frenata di Obama, convintosi a richiedere il voto del Congresso e quindi, di fatto, a rinviare l’attacco sulla Siria – che peraltro la propaganda militare di Assad ha dichiarato di non temere. Secondo voci non verificabili, attribuite per lo più a fonti siriane, due Mig-29 avrebbero individuato, inseguito e abbattuto l’F-22, avanzatissimo “caccia invisibile”, inviato forse in avanscoperta. Abbattere un Raptor? Operazione impossibile, se non con l’assistenza tecnologica russa  come quella che potrebbero offrire le unità aeronavali di Mosca di stanza a Tartus, sul mare di fronte alla capitale siriana. Sul web si sprecano titoli a effetto: “Aviazione Usa sotto choc”. Anche perché l’attacco contro Assad verrebbe sferrato utilizzando gli F-16 americani con base in Giordania e gli F-15 dislocati in Iraq e in Turchia, in ogni caso velivoli non invisibili ai radar.
Idem per l’altrettanto ipotetico abbattimento dei Tomahawk, forse intercettati in volo – tutti e quattro – in teoria da batterie di missili antiaerei S-300, a meno che i russi non abbiano nel frattempo dotato la Siria di difese missilistiche ancora più efficaci. La diffusione di queste voci, attualmente prive di riscontri attendibili, tende evidentemente a rafforzare la convinzione che in Siria non sarebbe praticabile una “no-fly zone” come quella imposta alla Libia, dal momento che la distruzione delle difese siriane comporterebbe rischi enormi e perdite molto elevate. Il labirinto nel quale è finito Obama non è delimitato solo dalla “linea rossa” evocata come limite insuperabile – quello delle armi di distruzione di massa Il lancio di un missile da crociera Tomahawk– ma, molto prima, dalla decisione (segreta) di muovere guerra contro Assad, armando milizie territoriali, siriane e non, reclutate e coordinate dall’intelligence e dalle forze speciali.
Si tratta di formazioni arabe, per lo più jihadiste, addestrate nelle basi in Giordania e in Turchia, equipaggiate e finanziate con l’aiuto delle dittature petrolifere del Golfo come l’Arabia Saudita, con l’obiettivo di trasformare in guerra civile l’iniziale protesta democratica contro il regime di Assad. Proprio i sauditi sarebbero giunti addirittura a minacciare Putin di colpire col terrorismo ceceno (succursale caucasica dello stragismo salafita, targato Al-Qaeda) le Olimpiadi Invernali di Sochi del 2014 se la Russiacontinuerà a difendere strenuamente la Siria dall’aggressione in corso. Russiache – ripetono gli osservatori più cauti – continuerà invece a mantenere un basso profilo, limitandosi ad adottare reazioni “asimmetriche” e non militari. Finora, gli unici lanci di missili ufficialmente confermati sono quelli “preliminari” di Israele, che a sua volta si prepara al peggio distribuendo maschere antigas alla popolazione e aggiustando il tiro delle sue rampe di lancio puntate verso il Golan, la Siria e l’Iran.

L’ANPI Nazionale sulle prossime iniziative di Forza Nuova e CasaPound:

Roma, 9 settembre 2013

 “le Autorità competenti, a livello governativo, regionale e locale proibiscano manifestazioni che assumono un netto carattere fascista, pubblicamente utilizzando simboli e vessilli del passato regime; e comunque siano vigilanti affinché non appaiano, in qualunque occasione, i predetti simboli, che suonano – di per sé – oltraggio alla Resistenza ed ai valori costituzionali”

 

La Segreteria nazionale dell’ANPI a conoscenza del fatto che si preannunciano un altro incontro, in Lombardia, di esponenti della destra nazifascista europea, e in provincia di Treviso una Festa nazionale di CasaPound, con un programma, all’apparenza innocuo,  ma sono note manifestazioni e dichiarazioni di esponenti di questo gruppo tutt’altro che conformi alle regole ed ai principi costituzionali;

 

considerato

inoltre che nel Paese si stanno moltiplicando episodi e manifestazioni razziste o xenofobe;

 

sottolinea

la necessità che qualunque manifestazione resti rigorosamente ancorata ai principi della Carta Costituzionale e delle leggi  vigenti;

 

invita

le Autorità competenti, a livello governativo, regionale e locale a proibire manifestazioni che assumano un netto carattere fascista, pubblicamente utilizzando simboli e vessilli del passato regime; e comunque a vigilare affinché non appaiano, in qualunque occasione, i predetti simboli, che suonano – di per sé – oltraggio alla Resistenza ed ai valori costituzionali;

 

sollecita

l’applicazione rigorosa della legge “Mancino” in tutti i casi in cui si manifesti apologia o rimpianto del regime fascista e/o si esprima odio razziale e incitamenti alla xenofobia, attacchi ad ogni tipo di diversità;

invita

le proprie organizzazioni periferiche, e in particolare quelle dei luoghi direttamente interessati alle citate vicende ad intervenire presso le Autorità competenti perché siano rispettate la Costituzione e le leggi che ad esse fanno riferimento;

invita

altresì le organizzazioni provinciali e regionali competenti per territorio ad organizzare manifestazioni che sottolineino il carattere antifascista della Costituzione repubblicana e il rifiuto di ogni manifestazione o iniziativa che si richiami, in modo diretto o indiretto, ad un passato di lutti, di barbarie, di rovina e di privazione della libertà.

 

L’ANPI nazionale dedicherà prossimamente una giornata di riflessione su quanto sta accadendo in Italia in questi mesi, su ciò che si è realizzato dopo il documento antifascista del 25 luglio 2012 approvato dall’ANPI e dall’Istituto Cervi e su quali iniziative occorra ancora adottare per ottenere più efficaci risultati sul piano dell’antifascismo, del rispetto e attuazione della Costituzione e della democrazia.

 

                                                                                     

La Segreteria Nazionale ANPI

I torturati di via Tasso

Lettera al papa del comitato No MUOS di Piazza Armerina

 

 

Piazza Armerina, 6 settembre, 2013

Un gruppo di attivisti e pacifisti, guidati da Agostino Sella e Cinzia Vella del comitato No MUOS di Piazza Armerina, si trova a Roma per prendere parte alla veglia e al digiuno in Piazza San Pietro. Il gruppo donerà al pontefice il libro Piazza No MUOS.

Nelle stesse ore in Sicilia, da Caltagirone a Monreale e da Palermo a Ragusa per giungere sino alla base MUOS di Niscemi, numerose sono le iniziative per dire No alla guerra: digiuni, preghiere, assemblee e dibattiti promossi da confessioni religiose, movimenti pacifisti, singoli cittadini.
Segue il testo della lettera.

Caro Papa Francesco,

 

spirano sempre più forti i venti di guerra sul Mediterraneo, non più mare di pace, e la nostra terra di Sicilia non è più isola di cultura ma portaerei per fini bellici di superpotenze che si alimentano, insaziabili, dei profitti dell’economia di guerra.

 

Consapevoli di non dire nulla di nuovo, Le evidenziamo alcuni fatti:

 

ñ  all’interno della stupenda sughereta di Niscemi in Sicilia (Sito di Interesse Comunitario), la Marina Militare degli Usa, senza interpellare il Parlamento Italiano e la cittadinanza, ha installato, a partire dal 1991, 46 antenne per le telecomunicazioni con truppe e mezzi bellici nel Mediterraneo (può ricavare ulteriori informazioni dal libro Piazza No MUOS che abbiamo l’onore di donarLe);

 

ñ  è in costruzione, sempre all’interno della sughereta, il quarto impianto terrestre del MUOS, composto da tre parabole gigantesche che hanno il compito di guidare i droni (aerei senza pilota perché il pensiero umano è pericoloso), sommergibili, truppe e singoli soldati. La guerra sarà a portata di joystick.

 

La popolazione si è costituita in comitati che, coadiuvati da tante persone di buona volontà, stanno affrontando la problematica sotto diversi aspetti. Ma, sullo scoglio della totale mancanza di trasparenza e di democrazia reale, si imputridiscono le cattive abitudini italiche date dai partiti e dai vizi dei politici che condizionano organi di stato e i mezzi di informazione alla mercé dei poteri forti.

 

In un balletto di atti istituzionali, di revoca della revoca, di dichiarazioni fallaci pure in contraddizione diacronica tra loro, di azioni repressive sempre più frequenti, in presenza della manipolazione mediatica pressoché universale, il messaggio univoco che arriva ai cittadini è che il “MUOS s’ha da fare”, costi quel che costi. Ma  l’opinione pubblica sta sempre più cogliendo il nesso tra MUOS e guerre: il fronte di chi sta aprendo occhi e mente è sempre più vasto e pone, tra l’altro, un grosso problema di democrazia reale. La sensazione è di impotenza e frustrazione per il non ascolto di istanze vitali per la società, quali il rifiuto di guerre e del riarmo, il rispetto della sovranità territoriale, la difesa della salute e dell’ambiente.

 

In questi giorni, la pace è in forte pericolo.

 

Le forze del profitto e della guerra hanno già deciso il futuro del pianeta, suddiviso in aree da immiserire progressivamente e da soggiogare. In questo quadro, l’Europa del Sud è condannata a essere prima avamposto per l’aggressione ai paesi del Medio Oriente e del Maghreb e successivamente oggetto di ulteriore militarizzazione per il dominio culturale definitivo sui popoli ridotti a miseria.

 

La Sua autorità, caro Papa Francesco, è forte. Abbiamo apprezzato il suo grido contro la guerra che scuote anche chi, nella Chiesa, è sordo ai venti della pace.

 

Ci rivolgiamo a Lei perché noi, “credenti e non credenti”, siamo convinti che in questa terra possano vincere la vita e le forze del bene sull’oscurità del male e della guerra.

 

Per questo accogliamo il Suo invito a partecipare in piazza San Pietro alla giornata di digiuno e di preghiera di giorno 7 settembre.

 

Siano le Sue parole di pace e speranza monito verso la politica e i piccoli uomini deboli e corrotti.

 

Grazie e un caro saluto fraterno.

COMITATO No MUOS Piazza Armerina

8 settembre 1943 : Badoglio annuncia al mondo la capitolazione dell’Italia

Un 11 settembre tira l’altro Fonte: Il Manifesto | Autore: Tommaso Di Francesco

Siamo già nel clima della guerra. I media americani annunciano che i bombardamenti sono già pronti a scattare su vasta scala sul territorio siriano. Dopo il fallimento del vertice di San Pietroburgo, martedì 10 ci saranno il voto definitivo del Congresso e il discorso alla nazione di Barack Obama. Vuol dire a ben vedere che l’intervento armato americano potrebbe cominciare l’11 settembre. Vi ricorda qualcosa?

E’ la data che, come il Carbonio 14 per i reperti archeologici, come un compleanno o un marchio di fabbrica, definisce la natura di quello che gli Stati uniti sono diventati.
Non più l’unica potenza economica e militare dopo l’avvento della «nuova» Cina e degli emergenti Brics, ma sicuramente una potenza senza memoria dei disastri imperiali che ha provocato nel mondo, della crisi economica in agguato che per ora ha scaricato sulla più debole Europa e, comunque, eternamente alla ricerca di una ormai impossibile supremazia, corrosa dal declino economico e strategico. Che cosa ha imparato infatti l’America dalla litania di 11 settembre che l’hanno riguardata come responsabilità e che l’hanno attraversata fino a colpirla?
Nulla. Dal lontano, si fa per dire perché difficilmente dimenticabile, 11 settembre cileno, quando la Cia aiutò i militari golpisti di Pinochet a destituire nel sangue il presidente Allende democraticamente eletto, all’11 settembre 2001 quando quel che chiamiamo Al Qaeda, costituito da cellule e organismi spesso e volentieri in contatto con gli interessi statunitensi nel mondo (dall’Afghanistan, alla Bosnia), colpirono il simbolo delle Torri gemelle. Avvenimento, avvolto ancora in una nebulosa di responsabilità delle quali non sappiamo ancora granché, che ha vittimizzato la sensibilità americana, tanto che Gorge W. Bush ne ha tratto vantaggio per scatenare due guerre, una di vendetta in Afghanistan e l’altra inventata di sana pianta in Iraq. Entrambe sanguinose e inconcluse. E che ha prodotto tra l’altro gli inferni concentrazionari delle prigioni di Bagram e Abu Ghraib e del campo di concentramento di Guantanamo, che Obama non ha mai chiuso per mandare un messaggio alle cellule jihadiste e qaediste. Le quali, nonostante sia stato assassinato come da copione cinematografico Osama bin Laden, sembravano sconfitte e invece sono vive, forti e vegete proprio nella guerra civile siriana.
Ma, a quanto pare, vista la pervicacia a fare la guerra quasi da solo e comunque, Obama non sembra aver tratto nessun insegnamento nemmeno dagli eventi drammatici dell’11 settembre 2012, soltanto un anno fa, quando l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, l’uomo che aveva guidato l’intelligence Usa nell’intervento della Nato a fianco dei ribelli (tanti i jihadisti) fu assassinato a Bengasi da quegli stessi integralisti che aveva aiutato ad abbattere nel sangue Gheddafi. A quest’ultima data Obama dovrebbe davvero prestare attenzione. E invece non lo fa.
Ieri ha parlato. Martedì parlerà come «capo militare degli Stati uniti», ripetendo quel che ha detto a San Pietroburgo, spaccando il mondo e i suoi stessi alleati, che «l’intervento è per il bene dell’umanità». Ma il bene dell’umanità è la pace, non la guerra. Lì, in Siria, una guerra civile feroce c’è già, con eccidi efferati e uso di armi proibite da una parte e dall’altra. Una guerra civile, ecco il punto, per la quale gli Stati uniti di Obama non sono innocenti arbitri, perché da loro è stata alimentata con finanziamenti e armi ai ribelli attraverso la coalizione degli «Amici della Siria» (Stati uniti, la «democratica» ed atlantica Turchia, Gran Bretagna, più le petromonarchie dell’Arabia saudita e del Qatar). Un vero e proprio intervento armato, fatto anche di tante “operazioni coperte”, che dura da un anno e sei mesi e che ha sempre bloccato e impedito il dislocarsi sul campo di ben due missioni delle Nazioni unite.
Obama, se avrà avuto il placet del Congresso com’è credibile, parlerà tentando di convincere sulla limitatezza dell’intervento militare e sulla natura di guerra «umanitaria», sbattendo così la porta in faccia alle proteste dei pacifisti e alla preghiera del papa che chiede per la crisi in Siria, letteralmente, di «abbandonare ogni vana pretesa di azione militare per impegnarsi invece per una soluzione pacifica e per il dialogo».
Così facendo cancellerà ancora di più ogni ruolo presente e futuro delle Nazioni unite che chiedono di essere ascoltate, di verificare oggettivamente le responsabilità sulle armi chimiche, di condannare gli eventuali colpevoli, di intervenire come interposizione se è il caso. E così facendo coinvolgerà il mondo sull’orlo in una voragine bellica da terza guerra mondiale. Aprendo le porte, negli Stati uniti, anche elettoralmente, all’avvento di una nuova leadership statunitense, democratica o repubblicana che sia, che confermerà la guerra come primo anello imprescindibile del suo dna. Verso un altro 11 settembre.

Landini, Ciotti, Rodotà: La via maestra è la Costituzione Autore: Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky

 

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

 

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo  della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

 

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

 

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

 

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

 

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

 

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.

Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla